Author Archives: Giovanni Neri
Der Rosenkavalier – La scala 7 Giugno 2016
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Ma perchè per assistere a un bello spettacolo dopo la miseria del teatro Comunale di Bologna bisogna emigrare alla Scala? Eppure il teatro bolognese è stato nel passato capace di grandi produzioni: il Ring degli anni ’90, il Faust degli anni ’80 e più recentemente Le nozze di Figaro di Martone e Mariotti. Vogliamo sottolineare che non è solo una questione economica ma ben diverso era il management? Der Rosenkavalier per alcuni non è la più bella opera di Strauss; per me è una di quelle che rivedrei in continuazione. La bellezza della musica che riflette perfettamente l’impareggiabile libretto di Von Hofmannsthal (nonostante il suo tedesco-austriaco impervio) ne fanno un capolavoro assoluto. Il valzer che viene ripetutamente ripreso nel corso dell’opera (una sorta di leitmotiv del postwagneriano Strauss) è fra le cose più belle del compositore di Monaco. Il finale, la fine del primo atto e tutta la vicenda della marescialla che accetta il passare del suo tempo senza tristezza ma con consapevole distacco e allo stesso tempo con affetto sono difficilmente riscontrabili in altre opere. Non posso negare che probabilmente la storia del libretto può essere apprezzata appieno proprio da coloro che con la marescialla condividono l’autunno della vita. Zubin Mehta rende perfettamente l’atmosfera dell’opera e ha i suoi momenti migliori nelle parti più liriche ma tutta l’orchestra offre una grande performance all’altezza delle sue tradizioni (ma a riprova che nessuno é perfetto un corno stecca nelle prime battute dell’opera). La scenografia si avvale di gigantografie in bianco e nero sullo sfondo che nel primo atto ingrigiscono eccessivamente l’ambiente ma trova una sua perfetta collocazione nel viale alberato e spoglio (da sunset boulevard invernale) della fine del primo atto che riflette perfettamente le considerazioni della marescialla. Perfetta invece l’ambientazione Hofburg della residenza dell’arrampicatore sociale Faninal (moderna versione del molieriano Bourgeois gentilhomme) e la collocazione Prater-bosco viennese dell’ultimo atto dove i personaggi grotteschi rendono appieno lo spirito carnascialesco di Von Hofmannstahl. La bellezza dell’opera risiede proprio nella perfetta fusione fra il piano intimistico della marescialla e dei due giovani innamorati e quello farsesco grottesco di Ochs, una fusione che in nessun altro libretto dello scrittore austriaco è rinvenibile. Il tocco finale del fazzoletto raccolto dal servitore di colore che fa della marescialla una equal opprtunity employer – all’inizio del ‘900! – completa lo spirito ironico, distaccato ma anche bonario e mitteleuropeo del libretto. Der Rosenkavalier è opera corale dove tutti i personaggi giocano un ruolo importante con la marescialla e Ochs in primo piano. La marescialla di Krassimira Stoyanova è perfetta, con una voce in grado di modulare tutti i toni della impervia partitura straussiana. L’Ochs di Günther Groissböck è di altissima qualità dal punto di vista vocale: dal punto di vista scenico è un po’ più debole a causa dell’eleganza della figura che dovrebbe invece, nella visione di Von Hofmannstahl, sottolineare la sua grossolanità con un aspetto grasso e basso. Tutti gli altri personaggi cantano molto bene: leggermente un tono sotto la Sophie di Christiane Karg cui manca l’ironia del personaggio ufficialmente dimesso ma sostanzialmente ben consapevole dei propri scopi. Giustamente molte le repliche scaligere giustificate da un grande successo di pubblico. Forse l’opera che dura 4 ore e mezza dovrebbe iniziare alle 18 e non alle 19 permettendo al pubblico un ritorno a casa più agevole come avviene ormai in tutti i grandi teatri europei.
Cast
Direttore |
Zubin Mehta |
Regia |
Harry Kupfer |
Scene |
Hans Schavernoch |
Costumi |
Yan Tax |
Luci |
Jürgen Hoffman |
Video |
Thomas Reimer |
CAST |
|
|---|---|
Die Feldmarschallin |
Krassimira Stoyanova |
Der Baron Ochs auf Lerchenau |
Günther Groissböck |
Octavian |
Sophie Koch |
Faninal |
Adrian Eröd |
Sophie |
Christiane Karg |
Jungfer Marianne Leitmetzerin |
Silvana Dussmann |
Valzacchi |
Kresimir Spicer |
Annina |
Janina Baechle |
Ein Polizeikommissar |
Thomas E. Bauer |
Ein Notar |
Dennis Wilgenhof |
Ein italienischer Sänger |
Benjamin Bernheim |
Ein Wirt |
Roman Sadnik |
Der Haushofmeister bei der Faninal |
Michele Mauro |
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Yoshida Masleev – FTCB Teatro Manzoni 6 Giugno 2016
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Il giovane Masleev è pianista di solidissime basi tecniche, di buona musicalità e di rispetto dello stile dei brani eseguiti. Il primo concerto di Čajkovskij è una partitura di impervie difficoltà tecniche risolte con apparente facilità dal giovane russo, vincitore del concorso Čajkovskij del 2015. Quello che appare ancora mancare è la maturità interpretativa che è qualità certamente alla sua portata se avrà la pazienza di continuare i suoi studi senza farsi attrarre da troppi concerti, un problema che purtroppo affligge molti giovani interpreti. Lo star-system della musica classica ha sempre più bisogno di nuovi talenti da immettere in un mercato diventato difficile e Masleev è certamente elemento molto “appetibile” per la sua giovane età e per la vittoria a uno dei più importanti concorsi pianistici del mondo. Due i bis eseguiti entrambi di Čajkovskij. Purtroppo l’esecuzione del concerto di ieri sera è stata piagata da un direttore assolutamente non all’altezza, che ha obbligato l’orchestra (e quindi il solista) a un volume di suono eccessivo che non ha permesso di cogliere le sfumature della partitura, la quale in molti casi si è risolta in un approccio muscolare e persino sgradevole. Yoshida è il massacratore della Butterfly di apertura della stagione 2014-2015 del teatro comunale (nelle recenti Nozze di Figaro si è fortunatamente limitato a un direzione piatta e incolore), ha una gestualità esasperata (mentre dirigeva pensavo alla signorilità composta ma autorevolissima di Abbado) e addirittura si esibisce in “stomping” del pulpito (tanto per aumentare il rumore). Che sia stato scelto per le aderenze giapponesi che hanno portato la Filarmonica bolognese a eseguire opere in Giappone con qualche dubbio relativo alla liceità dell’operazione? Una nota di biasimo assoluta per un direttore che speriamo di vedere sparire quanto prima dall’orizzonte bolognese.
Programma
Pëtr Il’ič Čajkovskij Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore, op. 23
Leonard Bernstein West side story: Symphonic dance
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Mitsuko Uchida – Ravenna Festival 1 Giugno 2016
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Mitsuko Uchida è giustamente da molto tempo ai vertici del pianismo mondiale e il concerto in questione ne è una riprova. Un programma ritagliato sulle caratteristiche principali della pianista giapponese che ha studiato a Vienna e che ora vive in UK: Mozart e Schubert. Il tratto principale di Uchida è certamente una musicalità perfettamente aderente allo stile dei brani eseguiti, un tocco felicissimo e un uso sapiente del pedale. Forse meno valido- oggi – è l’aspetto tecnico sottolineato da svariati errori nella prima serie di improvvisi di Schubert (D899) e comprovato dai tempi un po’ troppo “cauti” nel secondo e nel quarto improvviso della stessa serie. Bellissimo invece l’incipit del secondo improvviso della seconda serie (D935) con una impostazione interpretativa superba e una sonorità assolutamente perfetta. Bellissima certamente anche l’esecuzione del rondò mozartiano anche se certe libertà ritmiche possono apparire discutibili nel contesto dello stile del compositore salisburghese. Due bis: una celebre sonata di Scarlatti, resa assolutamente senza pedale ma con l’uso continuo di “una corda” (forse per avvicinarsi alle sonorità clavicembalistiche?) e un momento musicale di Schubert. Grande successo di pubblico per l’unica vera manifestazione solistica classica dell’ormai trasformato (in senso peggiorativo) festival ravennate, che costituisce la controprova che anche nell’arte esiste purtroppo un trend populistico.
Programma
Wolfgang Amadeus Mozart : Rondò in la minore K511
Franz Schubert: “Impromptus” Libro I D899, “Impromptus” Libro II D935
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Europa galante – Bologna Festival 31 Maggio 2016
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Della serie “horror” o “non ci facciamo mancare nulla” ci vengono ammannite due non richieste introduzioni “musicologiche” inutili, banali e la prima delle due cosí prolissa che la prima parte del concerto dura solo 25 minuti costringendo la compagine barocca a un “fuori programma” per riportare la durata musicale a un minutaggio decente. Archetti e impugnature di rigorosa impostazione barocca dimenticando che se si volesse tentare di riprodurre un vero contesto barocco bisognerebbe suonare in una piccola sala e non in un auditorium da più di mille posti! Ma illudersi non costa niente. Prima parte Vivaldiana: la musica del prete rosso è sempre gradevole ma durante l’ascolto non potevo dimenticare la caustica affermazione di Stravinskij che Vivaldi aveva composto 400 volte lo stesso concerto! Una esecuzione comunque di buon livello e gradita dal pubblico. Dopo il “fuori programma” di una sonata di Nicolò Corradini viene eseguito “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” di Monteverdi accreditato dalla musicologia corrente come primo abbozzo di melodramma. Il programma indica la presenza di “movimenti scenici” a contorno dell’esecuzione ma si tratta solo dei due protagonisti vocali che si aggirano un po’ spersi per il palcoscenico con un finale in cui il narratore cade volutamente “come corpo morto cade” quale improbabile incarnazione della redenta e defunta Clorinda. Purtroppo l’esecuzione è piagata dall’assenza nel programma di sala del testo che nella dizione imprecisa del tenore narratore risulta totalmente incomprensibile. Una esecuzione quindi complessivamente insufficiente. E con questo concerto si conclude la serie dei “grandi interpreti” 2016 del Bologna Festival con luci ed ombre. Senza lode e senza infamia.
Programma
Antonio Vivaldi
Sinfonia “Il Coro delle Muse” RV 149
Sinfonia da “La Griselda” RV 718
Sinfonia da “Ercole sul Termodonte” RV 710 (sostituita dal Concerto in sol minore RV 152)
Sonata op.1 n.12 “La follia” RV 63
Claudio Monteverdi
Combattimento di Tancredi e Clorinda
movimenti scenici a cura di Walter Le Moli
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MiTo …ma non Bo – 29 Maggio 2016
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E’ stata annunciata la nuova rassegna MiTo 2016 che Gott sei Dank ha deciso di evitare manifestazioni rock, pop, etc. Non ce ne è proprio bisogno visto che ne siamo sommersi da televisione etc. Ciò di cui vorrei rammaricarmi invece è che Bologna non abbia la capacità (o la voglia) di inserirsi in una manifestazione così ricca e che si tiene in Settembre ovvero senza interferire con altre stagioni. MiTo presenta artisti di affermata fama unitamente a giovani il cui ascolto sarebbe oltremodo interessante visto che di rassegne di giovani nell’ultraconservatrice Bologna non se ne vedono (se si escludono quelle che si tengono all’Accademia Filarmonica, più per necessità che per virtù…). Quale recondita ragione sia alla base di questo disinteresse è difficile capire: di certo è una grossa perdita e l’occasione sfumata di allacciare rapporti con le organizzazioni musicali di Torino e Milano. Si sarebbe ancora in tempo ma temo che manchi assolutamente la volontà…
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Le nozze di Figaro – Bologna Teatro Comunale 26 Maggio 2016
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Scordatevi la bellissima regia di Martone di qualche anno fa ed evitate il confronto con altre edizioni famose. Qui siamo in un altro contesto: un teatro fatto da giovani, con scenografie ridotte al minimo e una regia che dal materiale umano e musicale cerca di ottenere il meglio. Questo per dire che rispetto ad altre pretenziose rappresentazioni del teatro comunale (ad esempio la Carmen) l’opera è risultata gradevole non senza spunti di qualità e in grado di valorizzare la bellissima musica di Mozart e lo strepitoso libretto di Da Ponte. Il risultato è comparabile a quello del Don Pasquale dello scorso anno e forse la disastrata direzione del teatro farebbe bene a puntare su questo tipo di produzioni anziché lanciarsi in improbabili avventure modernistiche o cercare confronti di qualità con teatri di altri mezzi e di altre gestioni. Difficile fare una classifica differenziata dei vari interpreti. Di sicuro un plauso alla contessa di Alexandra Grigoras che ha saputo rendere la bellissima aria “Dove sono i bei momenti” con il pathos e la musicalità richiesti. Ovviamente di successo il Cherubino di Shahar Lavi forse più per l’accattivante presenza scenica che per la vocalità. Un po’ meno di valore vocalmente e musicalmente la Susanna di Alessandra Contaldo mentre i due ruoli maschili si sono mantenuti su un accettabile ma non eccezionale livello. Buono il Basilio di David Astorga e non valutabili gli altri protagonisti per la loro ridotta presenza (e anche per il taglio dell’aria di Marcellina – perchè?). Qualche pecca di sincronizzazione di orchestra e cantanti si è verificata soprattutto nei concertati anche per la responsabilità del direttore Hirofumi Yoshida che ha confermato il suo ridotto valore con una direzione piatta e del tutto poco significativa. Ma Le nozze di Figaro è opera complessa e il confronto con le grandi direzioni impietoso e questa esterofilia giapponese è tutta da capire: non abbiamo in Italia molti direttori della stessa qualità? Quanto alla regia e alla scenografia bisogna dare atto a Silvia Paoli di avere raggiunto un buon risultato attraverso un gioco di scatoloni e di armadi di costo minimo che ha comunque ottenuto il risultato voluto. In complesso quindi forse uno dei migliori risultati della stagione decretato anche da un non folto pubblico che non ha lesinato applausi sinceri, non inquinati da quella clacque che la direzione del teatro infligge regolarmente alle produzioni “importanti” e raramente di qualità.
Cast
Il Conte d’Almaviva |
Andrea Vincenzo Bonsignore
|
La Contessa d’Almaviva |
Alexandra Grigoras
|
Figaro |
Lorenzo Malagola Barbieri
|
Susanna |
Alessandra Contaldo
|
Cherubino |
Shahar Lavi
|
Basilio / Don Curzio |
David Astorga |
Bartolo / Antonio |
Jaime Pialli
|
Marcellina |
Silvia Zorita |
Barbarina |
Carmen Mateo Aniorte |
Antonio |
Jaime Pialli/Javier Povedano Ruiz (27, 29/5, 1/6) |
Don Curzio |
David Astorga |
Due contadine |
Maria Adele Magnelli / Rosa Guarracino (27, 29.05– 1.06) Marie Luce Erard |
Danzatori |
ARTEMIS DANZA Diletta Della Martira, Giulio Petrucci |
Direttore |
Hirofumi Yoshida
|
Regia |
Silvia Paoli |
Scene |
Andrea Belli |
Costumi |
Massimo Carlotto |
Luci |
Hugo Corugatti |
Assistente alla regia |
Giacomo Benamati |
Assistente alle scene |
Carlotta Orioli |
Maestro del Coro |
Andrea Faidutti |
Preparatori cantanti |
Giulio Zappa, Michele D’elia |
Progetto OPERA NEXT a cura della Scuola dell’Opera del TCBO in collaborazione Opera Estudio di Tenerife
Produzione del TCBO con l’Auditorium de Tenerife
Orchestra, Coro e Tecnici del TCBO
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Benjamin Grosvenor- Bologna Festival 25 Maggio 2016
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Apparso out of the blue e senza avere vinto alcun concorso (almeno così dalla sua scarna biografia disponibile in rete) il giovane (24 anni) Benjamin Grosvenor è stato una piacevole sorpresa al Bologna Festival. Il suo pianismo poggia su una solidissima base tecnica (ne è prova l’esecuzione del Tombeau de Couperin di Ravel e segnatamente della trascendentale Toccata che è certamente assimilabile come difficoltà ai più noti Gaspard de la nuit e Petrushka di Stravinskji) che però costituisce solo la piattaforma su cui impostare una esecuzione di altissimo livello. Una maturità artistica che nei giovanissimi solo pochi veri artisti sono oggi in grado di esibire a fronte di una massa di atletici muscolari quasi sempre privi di sensibilità musicale. Il programma presentato oltre al già citato Tombeau ha presentato alcuni brani poco eseguiti di Mendelssohn (preludi e fughe) e la sonata in sib minore di Chopin. Anche in questo caso è stata la musica a farla da padrone sia nella celebre marcia funebre ma soprattutto nelle sfumature dello scherzo e del primo tempo laddove molto spesso eccessi di velocità virtuosistici offuscano il portato musicale. E financo in Liszt, dove il rischio del funambolismo è costantemente presente, Grosvenor ha saputo tenere una misura encomiabile anche laddove la difficoltà tecnica avrebbe potuto suggerire una diversa impostazione. Naturalmente non sono mancati alcuni aspetti discutibili, ad esempio nel primo brano del Tombeau ove una impostazione un po’ troppo algida e tecnica ha mancato di mettere in risalto alcune sfumature molto importanti del brano. Ma – sia chiaro – in un contesto assolutamente positivo. Il giovane pianista ha concesso a un pubblico giustamente plaudente (ma purtroppo non osannante come nel caso del macellaio Matsuev…) tre bis assolutamente ignoti al sottoscritto. Food for thought..
Programma
Felix Mendelssohn-Bartholdy Preludio e fuga in mi minore op.35 – Preludio e fuga in fa minore op.35
Fryderyk Chopin Sonata n.2 in si bemolle minore op.35
Maurice Ravel Le tombeau de Couperin
Franz Liszt Venezia e Napoli – da Années de pèlerinage, Deuxième année, Italie
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Davide Cabassi – Milano Quartetto 24 Maggio 2016
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Non va per il sottile il giovane Cabassi. Lo si percepisce dalle prime note delle Kinderszenen dove viene totalmente a mancare quell’aura di racconto favolistico che è la cifra della raccolta. Un’impostazione che si perpetua in tutti i brani della raccolta e nel Carnaval. Il pianismo di Cabassi è muscolare con dosi massicce di pedale, un tocco sempre granitico e una ricerca della velocità a scapito dell’interpretazione. Lo si percepisce soprattutto nel Carnaval schumanniano dove nei brani veloci si avventa aggredendoli più che suonandoli, anche in parte temerariamente, perché non sempre sorretto da una tecnica immacolata. Nella seconda parte vengono eseguiti dei brani interessanti e musicalmente molto piacevoli di N. Castiglioni (Dulce Refrigerium) che prevedono un breve intervento canoro dell’esecutore. Senza soluzione di continuità (perché?) Cabassi ha poi eseguito i Quadri di Musorgskij che pur dando luogo a risultati migliori rispetto alla prima parte hanno peccato degli stessi difetti. Quello che manca al pianista milanese è quell’opera di raffinamento stilistico che contraddistingue un interprete di valore da un interprete con solide basi tecniche ma carente di valori musicali in senso stretto. E non pare a chi scrive che questa faticosa catarsi sia alle viste. Come primo bis un virtuosistico Scarlatti con note ripetute. Il secondo e ultimo bis si è basato su una rivisitazione di “over the rainbow” che scatena un “bravo” a scena aperta (quasi una sorta di grido liberatorio) da parte di un pellegrino del pubblico che chiaramente digiuno di musica finalmente ha riconosciuto un brano. Senza commenti.
Programma
R. Schumann Kinderszenen op. 15
R. Schumann Carnaval op. 9
N. Castiglioni Dulce Refrigerium
M. Musorgskij Quadri di un”esposizione
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Stipendi teatro comunale – 22 Maggio 2016
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Credo che possa essere interessante confrontare gli emolumenti dei vertici del teatro comunale di Bologna con altre realtà bolognesi. Il sovrintendente percepisce 120k€ annuali per un impegno NON a tempo pieno (10K€ più del predecessore Ernani) ed eguale emolumento percepisce il direttore generale Macciardi il cui stipendio era nel 2014 di 93K€ (un bel salto in due anni a fronte del blocco generalizzato degli stipendi….). Il tutto senza alcuna giustificazione relativa a risultati raggiunti, a fronte di una situazione finanziaria asfittica e addirittura con scioperi minacciati ed esuberi da gestire. Per non parlare di tutte le situazioni non chiare di cui alle mie domande (http://wp.me/p5m12m-Sl). Derivo l’informazione sugli emolumenti da Repubblica.it (http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/03/26/news/teatro_comunale_guerra_su_stipendi_e_consulenze-136291231/) in quanto in barba alla trasparenza non sono riuscito a trovare l’informazione aggiornata sul sito del teatro (i dati presenti sono – volutamente ? – obsoleti …). Ma la cosa più interessante è un confronto con altre realtà. Ad esempio la presidente e AD di TPER (un incarico infinitamente più oneroso, con responsabilità gravissime e che obbliga a un lavoro quotidiano a tempo pieno certamente non inferiore alle 12 ore di cui ho esperienza personale) percepisce – udite udite – 87 K€ annui a fronte di risultati economici di tutto valore. Ora lascio ai lettori giudicare……
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Teatro comunale – 19 Maggio 2016
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Contrariamente al solito mi permetto un secondo post in data odierna: qualcuno si è accorto del silenzio assordante del giornalucolo locale “Il Resto del Carlino” sulla vicenda del comunale, degli esuberi, degli scioperi etc. ? Zitti e mosca, guarda caso… E il comitato di indirizzo ancora una volta non ha idee in materia (dimostrando – se mai vene fosse bisogno – la sua totale inadeguatezza e incompetenza), il sindaco se ne disinteressa (mai toccare temi scottanti in periodo elettorale soprattutto per argomenti che portano pochi voti) e intanto salta una delle poche (forse) interessanti rappresentazioni ovvero Le nozze di Figaro. La cosa forse può fare piacere all’incolto rockettaro Ronki che detesta il repertorio classico (che naturalmente non conosce) ma fa infuriare gli amanti della musica e dell’opera come il sottoscritto. Poi sulla sostanza della vicenda inutile dire che ancora una volta i sindacati esprimono tutta la corporatività che li contraddistingue in ogni settore e preferiscono che il teatro muoia (Sansone con tutti i filistei) piuttosto che accettare qualche piccola amara pillola in nome di un interesse più alto: la minacciata vita del teatro. Naturalmente confidando che tanto poi una soluzione all’italiana si troverà, proroga, accomodamento etc. Ma basta: le regole sono regole, vanno accettate e vanno fatte rispettare. Dura lex….
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Le concert des nations – Bologna Festival 19 Maggio 2016
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Lo dico forte e chiaro e senza pudori: la fine del concerto è arrivata come una liberazione. Ho sofferto l’intero concerto vicino a un energumeno seduto scompostamente e praticamente in simbiosi con un mozzicone di sigaretta l’Offerta Musicale di Bach è risultata un tormento che ancora una volta un ineffabile Jordi Savall ci ha inferto. La raccolta di brani Bachiani (al pari dell’Arte della Fuga) è musica estremamente rarefatta nella sua algida geometria e richiede, per essere apprezzata, un contesto raccolto, un’esecuzione rigorosamente cameristica. Savall invece, come purtroppo è solito fare, si disinteressa del risultato convinto che il solo suo nome sia sufficiente a garantire un successo immeritato. Sia ben chiaro: nessun demerito individuale per gli strumentisti ma un’esecuzione complessivamente piatta e monotona e – in sostanza – estremamente noiosa. Sarebbe ora che qualcuno affermasse forte e chiaro che il re è nudo e che il Bologna Festival smettesse una volta per tutte di includere Savall nei suoi programmi. Con buona pace di chi si esalta anche in questo contesto come all’ascolto del canto gregoriano convinto di fare sfoggio di grande competenza musicale. Se non temessi l’ira funesta degli organizzatori mi lancerei nella famosa esclamazione di Fantozzi durante la proiezione della Corazzata Potemkin. Amen.
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Takàcs Kremer – Manzoni Factory 16 Maggio 2016
Avevo avuto modo di ascoltare Gábor Takács Nagy in quartetto e ne avevo un ottimo ricordo come violinista e come membro del quartetto. Nel concerto di ieri sera si è presentato nel ruolo – che svolge sempre più frequentemente- di direttore d’orchestra e con buoni risultati. La sua è una direzione energica che tende più alla visione di insieme di un brano che alla ‘analisi dettagliata dei particolari ma oggettivamente con buoni risultati. Sotto la sua bacchetta (virtuale, perché dirige senza) la filarmonica del teatro comunale ha saputo rendere appieno il significato musicale della seconda sinfonia di Čajkovskij (oggettivamente non un capolavoro del compositore russo) riscuotendo un giusto e caloroso applauso del pubblico. Un discorso diverso vale invece per i brani che hanno visto al violino Gidon Kremer. A parte la Sérénade mélancolique il cui spessore musicale è decisamente ridotto è stato eseguito il famosissismo concerto per violoncello e orchestra dell’ultimo Schumann nella trascrizione “originale” per violino. Una versione decisamente discutibile che sottolinea costantemente come il brano fosse previsto per il violoncello (vista la preponderanza di timbri scuri dell’orchestra) e nell’ambito del quale il violino non trova la giusta sonorità, perdendo quell’aura nobile e fiera che la versione per violoncello fornisce. A questo si aggiunga che Kremer, per sua natura, non è violinista aggressivo ed energico ma “di tocco” il che ha aggravato in senso negativo l’esecuzione del concerto. Mentre è comprensibile che data la rarefatta letteratura violoncellistica si tenti di arricchirla con trascrizioni di brani violinistici il discorso non vale al contrario e certe operazioni di archeologia musicale andrebbero evitate. Il contesto in cui certe trascrizioni avevano un senso (si pensi – ad esempio – anche alla trascrizione Beethoveniana della grande fuga op. 133 per pianoforte a 4 mani che certo non è neppure comparabile alla versione per quartetto) non è quello moderno con tutti i mezzi di riproduzione oggi disponibili. Peccato perché Kremer in altri contesti è capace di superbe interpretazioni: nel caso in questione la sua prestazione è stata appena sufficiente.
Programma
Robert Schumann
Concerto per violoncello e orchestra in la minore, op. 129
(trascrizione originale per violino e orchestra)
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sérénade mélancolique per violino e orchestra, op. 26
Sinfonia n.2 in do minore, op.17 “Piccola Russia”
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Lorenzo Bagnati – Talenti Bologna Festival 12 Maggio 2016
Il concerto comincia in perfetto orario e senza l’abominato pistolotto iniziale. Ben fatto, finalmente! Il giovane Bagnati (17 anni) è promettente: ha una buona tecnica, senso della musica interpretata e indubbia musicalità. La prima parte del concerto (Liszt e Ravel) è certamente la migliore mentre più carente è stata la seconda (Skryabin e Chopin) e segnatamente la sonata op. 58 di Chopin dove nel terzo tempo è mancata la poesia del canto e nell’ultimo tempo il desiderio di impressionare il pubblico ha travolto letteralmente il significato musicale della composizione. Bagnati è molto giovane e avrà certamente modo di maturare sotto ogni profilo perché la stoffa non manca: ha solo bisogno di essere ancora guidato evitando quella china – in cui molti giovani cadono – costituita da un troppo facile successo iniziale che non lascia spazio alla maturazione. Un bis.
Programma
Franz Liszt Vallée d’Obermann da Années de pèlerinage, Première Année, Suisse – L es jeux d’eau de la Villa d’Este da Années de pèlerinage, Troisième Année
Maurice Ravel Jeux d’eau
Alexander Skrjabin Sonata n.9 op.68
Fryderyk Chopin Sonata n.3 in si minore op.58
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Il barbiere di Siviglia – Teatro comunale 11 Maggio 2016


Dopo un periodo di forzata assenza Kurvenal ritorna ai suoi affezionati lettori (fino al 12 Giugno – a partire da tale data per 15 giorni sarò a Berlino).
“Famolo strano” proponeva il coatto Carlo Verdone in una delle sue caratterizzazioni di un famoso film. Eccoci nuovamente di fronte a una tipica messa in scena della improvvida gestione Sani, che per necessità economica o per “virtù” (si fa per dire) ci ammannisce regolarmente scenografie non convenzionali. Nulla da eccepire se solo… fossero di buona qualità. Non è certamente il caso di questo Barbiere nel quale il lato buffonesco eccede oltre misura trasformando un’opera buffa in una pagliacciata della quale certamente non si sentiva il bisogno, strizzando nel contempo l’occhio alla sensibilità più corriva del pubblico (nel caso particolare particolarmente di bocca buona). La cosa da notare in queste regie “creative” (in questo caso di Francesco Micheli) è che sarebbero teoricamente motivate dal tentativo di non riproporre schemi ormai vieti, insomma per interessare il pubblico, mentre di fatto la convenzionalità del non convenzionale risulta più noiosa dei modelli che si vorrebbe mettere in soffitta. E non sono certo un paio di “trovate” (quale ad esempio il “Pace e bene” cantato da un Almaviva agghindato come un Beatle con mossette da cantante pop o don Basilio come Frankenstein) a risollevare lo spettacolo. E almeno fosse la parte musicale e vocale in grado di compensare con l’orecchio quello che l’occhio ha sofferto. Nyet. La replica cui ho assistito aveva la seconda compagnia di canto e purtroppo per mio errore ho assistito solo al secondo atto. Quanto basta, comunque. La direzione di Tenan è scialba e piatta e si limita a dare scolasticamente gli attacchi all’orchestra e ai cantanti (e non sempre con precisione..). Quanto alla Rosina di Raffaella Lupinacci il meglio che si può dire è che è piena di buona volontà ma ha terribili limiti nel registro intermedio che risulta costantemente ingolato. Meglio la compagnia di canto maschile senza particolari difetti ma anche senza particolari pregi. E dubito assai che il primo atto sia stato molto meglio.
Siamo ormai alla fine della stagione operistica e un consuntivo è possibile. Ebbene NON una sola opera è risultata al di sopra di un noioso grigiore e quando un’organizzazione non funziona la responsabilità non può che essere attribuita in prima battuta ai vertici. E’ inutile costantemente lamentarsi del budget e auspicare l’interesse di ipotetici “cavalieri bianchi” se il prodotto non ne giustifica la presenza. E questo nonostante l’ulteriore e imprevisto generoso contributo di 500K€ da parte del comune. La triste realtà è che il teatro comunale con la gestione attuale dovrebbe risolversi ad abbassare le proprie prospettive riducendosi ufficialmente a teatro di periferia e che fino a quando lo spirito che ancora aleggia è quello del rockettaro Ronchi (rimane ridicolmente e drammaticamente famosa la sua affermazione da spettatore presente solo con biglietto gratuito da assessore – qualcuno l’ha visto recentemente in teatro…? – che per attrarre più pubblico è necessario incrementare il numero di opere moderne come Qui non c’è perché!), del quale Sani è il perfetto sodale (a caro prezzo per il teatro a fronte di 30 licenziamenti), non c’è nulla da sperare. Amen.
PS In un mio precedente post http://wp.me/p5m12m-Sl avevo posto una serie di quesiti: qualcuno si immagina che abbiano avuto anche una sola risposta? Eppure rispondere agli abbonati oltre che un necessario atto di educazione è un dovere nei confronti del pubblico pagante. Mais tout se tient...
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Il cast
| Il Conte di Almaviva | Alessandro Luciano | |
| Bartolo | Marco Filippo Romano | |
| Rosina | Raffaella Lupinacci | |
| Figaro | Vittorio Prato | |
| Basilio | Abramo Rosalen | |
| Berta | Laura Cherici | |
| Fiorello | Gabriele Ribis | |
| Un ufficiale | Sandro Pucci | |
| Direttore | Carlo Tenan | |
| Regia | Francesco Micheli | |
| Scene e luci | Nicolas Bovey | |
| Costumi | Gianluca Falaschi | |
| Progetto Video | Panagiotis Tomaras | |
| Assistenti alla Regia | Erika Natati Valentina Brunetti |
|
| Costumista collaboratore | Gianmaria Sposito | |
| Maestro del Coro | Andrea Faidutti | |
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Orchestra Mozart – Bologna 8 Maggio 2016
E’ con grande dispiacere ma anche con grande rabbia che assisto alla prevedibile, inevitabile deriva del crowdfunding della Orchestra Mozart. Sul sito è oggi proposta una sorta di lotteria che assegna a sorte fra i sottoscrittori un abbonamento Spotify a fronte dell’inevitabile esaurimento di contributori, un fenomeno ampiamente prevedibile per un’iniziativa dilettantesca e velleitaria che potrebbe essere salvata solo dall’intervento di un improbabile “cavaliere bianco”, categoria oggi in via di rapido esaurimento senza un ritorno di immagine significativo. Ciò che maggiormente irrita è lo scadimento a livello di iniziativa pubblicitaria che avrebbe fatto orrore al fondatore dell’orchestra Abbado. E chi oggi rifiuta di aprire gli occhi di fronte alla realtà contribuisce unicamente a prolungare l’agonia di una iniziativa nata morta prima di nascere. Che alla fine servirà solo a rifornire parzialmente le casse disastrate dell’Accademia visto che i contributi non saranno resi in caso di fallimento. Ci manca solo che alla fine venga proposta una “riffa” felliniana… (Devo a una segnalazione di un lettore che desidera restare anonimo – ammettere di leggere Kurvenal come centinaia di assidui lettori è forse marchio di infamia? – che il regista dell’episodio “La Riffa” di Boccaccio ’70 non era Fellini ma De Sica).
PS scrivo queste righe essendo uno degli sventurati sottoscrittori…
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Quatuor Hermés – Talenti Bologna Festival 28 Aprile 2016
È stato un piacere ascoltare il concerto di questo giovane quartetto che ha già in repertorio composizioni poco eseguite ma meritevoli di ascolto. È il caso Èduard Lalo e Gabriel Faurè, esponenti della generazione di compositori francesi a cavallo della fine del XIX secolo che hanno improntato con le loro opere quella feconda stagione culturale. Mentre il brano di Lalo subisce ancora fortemente l’impronta beethoveniana ma senza venirne troppo condizionato, più innovativo è il quartetto di Faurè con quell’assolo iniziale di viola così inconsueto nella letteratura quartettistica. Fra i due brani francesi un interessante tempo di quartetto a sé stante del giovane Webern che mostra tutto l’influsso che Brahms ebbe sul compositore austriaco per lo meno nelle sue prime opere. Il Quator Hermés ha certamente favorevolmente impressionato il non folto pubblico con un’esecuzione stilisticamente impeccabile, un affiatamento degli strumentisti di notevole impatto e al contempo con una freschezza di impostazione che raramente si incontra nelle giovani compagini. Un concerto che certamente ha meritato di essere incluso nella rassegna dei “Talenti” del Bologna Festival.
PS Non possiamo che rallegrarci che il Bologna Festival abbia rinunciato alle noiose e inutili introduzioni iniziali…
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Teatro comunale – 28 Aprile 2016
In un mio post del 22 Marzo (http://wp.me/p5m12m-Sl) avevo riportato una mia lettera alla Repubblica di Bologna con una serie di domande relativamente alla scandalosa gestione del teatro comunale che – guarda caso – non era stata pubblicata, con tanti saluti all’onestà intellettuale di un giornale che si piccherebbe di essere un esponente indipendente dell’intellighenzia bolognese e che invece è dominato da consorterie controllate da ben individuati personaggi. Per fortuna ci pensa il corriere bolognese di oggi a sollevare gli stessi interrogativi con due lettere al giornale: fra questi l’aumento degli emolumenti ai vertici del teatro a fronte del silenzio assordante dell’organo di indirizzo e segnatamente del suo presidente per legge, il sindaco Merola. Ora qualcuno dovrebbe spiegarmi come sia possibile avere un organo – selezionato sulla base di criteri che con la musica nulla hanno a che vedere – nel quale un’unica persona – emanazione di Musica Insieme – ha una qualche competenza musicale e con un presidente che probabilmente vede l’opera e la musica classica in generale come il fumo negli occhi. Per non parlare del precedente assessore alla cultura – il rockettaro Ronchi – legato a doppio filo al sovrintendente, e di quello attuale – probabilmente riconfermato non per meriti ma per affiliazione alla tribù della Frascaroli – che in materia si è esibito in un silenzio assordante. E dire che proprio per legge ci sarebbe la possibilità di una delega almeno per quanto concerne il presidente non esercitata a favore di una persona di provata competenza per motivi incomprensibili. E intanto il teatro sprofonda sempre più nelle classifiche nazionali, regala soldi al sovrintendente e al direttore generale a fronte di bilanci “de paura”, butta soldi in opere moderne che non riscuotono alcun successo di pubblico, si appresta a “esodare” un largo numero di addetti ecc. Quousque tandem Sani abutere patientia nostra?
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