Cameristica, Recensioni

Rassekhi Carmarino – Bologna Filarmonica 7 Dicembre 2016

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Nella sequenza di respirazioni “bocca a bocca” per trovare fondi per la resurrezione dell’orchestra Mozart il violista Rassekhi dell’orchestra Mozart  e il pianista Carmarino hanno eseguito un programma nutrito. Diciamo subito che l’esecuzione della viola nei primi due brani non è stata impeccabile, soprattutto nell’ “Arpeggione”, notoriamente una delle sonate più difficili per violoncello. Non sono in grado di dire se la stessa difficoltà si riscontra nella trascrizione per viola ma in ogni caso il risultato non è stato di certo stratosferico. Qualche incertezza anche nel secondo brano dei Märchenbilder peraltro di buona esecuzione. Il brano maggiormente riuscito è stato certamente la sonata di Šostakovič, l’unico esplicitamente scritto per la viola nel quale Rassekhi ha saputo trovare le sonorità giuste. Di buona qualità il pianismo di Carmarino ma in toto il concerto non si può certo annoverare fra quelli memorabili
 SadHappy
Programma
F. Schubert Sonata in la minore “Arpeggione” D821
R Schumann Märchenbilder op. 113
D. Šostakovič Sonata per viola e pianoforte op.147

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Recensioni, Sinfonica

Mariotti Hamelin – Bologna Manzoni 3 Dicembre 2016

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Marc-André Hamelin è concertista di primissimo ordine ingiustamente finora trascurato dalle organizzazioni bolognesi (drammaticamente conservatrici – non uso l’aggettivo provinciale perché rimproveratomi da una lettrice…)  di cui ricordiamo una magistrale esecuzione (disponibile su CD)  del secondo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms con la direzione di Andrew Litton e la Dallas Simphony Orchestra. Nel concerto di ieri sera ha ancora una volta dimostrato le proprie doti. Dotato di un pianismo che nulla concede agli effetti speciali la sua esecuzione ha scavato a fondo nel significato musicale del quarto concerto con una esecuzione che ha ricordato da vicino il pianismo di Alfred Brendel. Tecnica raffinatissima ma sempre all’esclusivo servizio dell’interpretazione con una dinamica dei suoni che ha permesso di apprezzare in tutte le sue dimensioni gli aspetti più profondi della partitura senza alcuna sbavatura in tutti e tre i tempi. Di questo approccio se ne è avuta una prova fin dai primi accordi di apertura del primo tempo. In un’esecuzione che non esito a definire perfetta l’unico neo sono state le due cadenze del primo e dell’ultimo tempo, composte da Hamelin, i cui influssi para-jazzistici poco e nulla hanno avuto a che vedere con lo spirito del concerto e nei quali – a differenza di quanto ci si deve aspettare in una cadenza – i temi dei tempi cui esse facevano riferimento, sono risultati quasi inesistenti rompendo il discorso musicale con  una cesura francamente da evitare. L’interesse jazzistico del pianista è stato anche rimarcato dai due bis (di autore a me ignoto ma forse dello stesso Hamelin). Un esecutore, comunque di altissimo livello che  dobbiamo augurarci di potere risentire quanto prima in un  recital solistico.  Di ottima qualità l’esecuzione della quinta sinfonia di Beethoven, soprattutto nell’ultimo tempo e nella sua misteriosa  introduzione  mentre un po’ meno significativo è risultato il primo tempo. Non giudicabile il breve brano mahleriano. Ovviamente Michele Mariotti cerca di ottenere il meglio dall’orchestra del teatro comunale i cui limiti sono ben noti e nella quale ancora una volta per due volte (nel primo tempo del concerto e della sinfonia) la sezione dei corni ha lasciato a desiderare.
HappySadHappy
Programma
Gustav Mahler Blumine
Ludwig van Beethoven  Concerto n. 4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore Op. 58
Ludwig van Beethoven Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67

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Cameristica, Recensioni

Viviana Lasaracina – Bologna Conoscere la musica 1 Dicembre 2016

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Dotata di una tecnica di prim’ordine Lasaracina affronta senza difficoltà partiture impervie senza tralasciare di sottolineare (non sempre) gli aspetti musicali presenti. Il suo entusiasmo la porta talvolta ad esagerare e quindi a commettere errori (in realtà in numero molto contenuto) che potrebbe facilmente evitare. Il suo è un pianismo esuberante che poco lascia all’introspezione, peraltro non misurabile in un repertorio tutto di origine russa. Di ottima qualità l’esecuzione del brano di Rachmaninov (autore molto amato come risulta anche dall’unico bis concesso, il suo più famoso Momento musicale) mentre forse due trascrizioni virtuosistiche in un solo concerto sono troppe, anche perché più che di trascrizioni si tratta di “rielaborazioni” a metà fra la trascrizione classica e la parafrasi di stampo Lisztiano. Brani di gusto discutibile ma ottimi per mettere in risalto le potenzialità tecniche della giovane pianista. Analogamente buona l’interpretazione della sonata di Scriabin nella quale però è mancato il lato (sempre presente in questo autore) di origine postromantica.  Una pianista che vorremmo risentire in un repertorio più articolato per potere meglio valutarne le doti interpretative e la sensibilità musicale su un ventaglio di autori meno culturalmente ristretto.
HappySadHappy
Programma
S. Rachmaninov  Variazioni su un tema di Corelli op. 42
P.I. Tchaikovky/M.Pletnev Suite dal balletto “Lo schiaccianoci”
A. Scriabin Sonata n.3 in fa diessis minore op. 23
I. Stravinky/G.Agosti Suite da “L’uccello di fuoco”

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Cameristica, Recensioni

Accademia bizantina -Galou- Bologna Manzoni 28 Novembre 2016

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Il concerto, a favore della fondazione FACE3DBo, si presenta subito come un’occasione mondana con un pubblico (confinato solo in platea) largamente composto da persone che mai hanno calcato una sala da concerto, con tutte le ovvie conseguenze. Circondato da tre signorine sulla trentina sono stato massacrato da telefonini accesi, chiacchiere etc. etc. Addirittura la signorina al mio fianco ogni minuto accendeva il telefonino in modo compulsivo come in preda a una crisi di astinenza senza averne alcun motivo. Le due signore nella fila dietro hanno a lungo commentato la bellezza della sala in cui non erano mai state e oltre non mi dilungo perché credo che l’atmosfera da “parvenus” sia chiara.  Purtroppo la maleducazione di cui sopra si riscontra anche nei concerti “normali” senza che vengano prese contromisure adeguate (e che sarebbero assolutamente possibili, solo che manca la volontà politica come nel caso di Musica Insieme o all’opera al Comunale). Ma veniamo al concerto. L’accademia bizantina è una buona formazione con una volontà esasperata di esecuzione filologica: ne fanno fede la presenza di archetti allungati e strumenti come la viola da gamba, il contrabbasso barocco etc. ma anche l’assenza dei tiracantini negli strumenti ad arco. L’uso solo dei bischeri impone lunghe e snervanti sessioni di accordatura senza che nessun vantaggio acustico se ne tragga: solo  un effetto scena di cui si potrebbe benissimo fare a meno. Mediamente il complesso suona bene. Ma del tutto inadeguato è risultato il primo violino nell’esecuzione de “Le quattro stagioni”, con evidenti incidenti di percorso, un suono spesso stridulo e, nel complesso, il tentativo di stupire il pubblico con velocità esasperate a scapito della musicalità. Insomma un’esecuzione da dimenticare. E non meglio sono risultate le arie interpretate dal contralto: una voce piccola piccola ed opaca e con una agilità certamente non prim’ordine. Da stigmatizzare anche  l’assenza dei testi delle arie nel programma. Un’aria viavaldiana come bis finale.
SadSad
Programma
 W.F. Bach Concerto per clavicembalo in fa mniore
A. Vivaldi Aria “Agitata infido flatu”
N. Jommelli Aria “Prigionier cha fa ritorno”
A. Vivaldi Aria “D’un bel viso”
A. Vivaldi Le quattro stagioni

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S.Paul Chamber Orchestra Kopatchinskaja – Musica Insieme Bologna 21 Novembre 2016

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Un concerto da vedere oltre che da ascoltare con luci che si spengono ad esempio per il Canto bizantino con la Kopatchinskaja che recita il testo di Der Tod und das Mädchen, il tutto in una sequenza di brani arbitraria e con una “trascrizione” per orchestra d’archi del celebre quartetto di Schubert, che in larga misura non è altro che lo stesso quartetto in cui le parti sono replicate. Un’operazione di cui non si sentiva proprio il bisogno anche per il fatto che l’equilibrio quasi perfetto fra i vari strumenti della versione schubertiana viene qui alterato trasformando il tutto in una sorta di concerto per violino ed archi. La sete di novità fa brutti scherzi. Ciò detto va riconosciuta la verve e la tecnica eccellente della Kopatchinskaja (sottolineata anche da una mimica facciale e corporale non comune) anche se il suono nel concerto di Mendelssohn è risultato in alcune parti un po’ debole.  Una violinista che vorremmo riascoltare in un concerto più tradizionale, ad esempio violino e pianoforte o nell’esecuzione di brani puramente solistici come sonate e partite di Bach o nelle sonate di Ysaye. Ottima la qualità  del complesso della St.Paul Chamber orchestra. Naturalmente ottimo successo di pubblico (e quando mai il contrario a Musica Insieme?).
 SadHappySad
Programma
G. Klein Partita per archi (arrangiamento di V. Saudek)
F. Mendelssohn Concerto in re minore op. post. per violino e archi
Anonimo  Canto Bizantino sul Salmo 140 (arrangiamento per archi di P. Kopatchinskaja)
F. Schubert Lied La morte e la fanciulla in re minore D 531 (arrangiamento per archi di M. Wiancko)
J. Dowland Da Lachrimae or Seaven Teares: Lachrimae Antiquae Novae per quintetto d’archi
G. Kurtág Ligatura – Message to Frances-Marie (The Answered Unanswered Question) op. 31b (seconda versione) per archi e celesta
Da Kafka Fragments op. 24: Ruhelos per violino solo
F.Schubert Quartetto in re minore D 810 – La morte e la fanciulla (arrangiamento per violino e archi di P. Kopatchinskaja) 
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Bostridge Drake – Bologna festival 16 18 20 Novembre 2016

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Che Bostridge sia un inglese doc lo si potrebbe intuire dalla figura e dall’abito un po’ stile mod: alto, allampanato, dinoccolato e magro  (“come una saracca” si direbbe a Bologna); rispetto a qualche anno fa vestito un po’ più elegante (ma rigorosamente senza cravatta) e senza cantare con una mano in tasca. Tre concerti di qualità anche se è difficile capire perché non tutte le tre raccolte schubertiane siano state eseguite. Finalmente un interprete liederistico che richiede che il coperchio del piano sia solo parzialmente aperto per non coprire (come spessissimo accade) la voce in una sala che quanto ad acustica lascia molto a desiderare. Grande vocalità ma anche una chiara mancanza di esperienza teatrale operistica che è però parte importante di un concerto di Lieder come comprovato – ad esempio – dal grande concerto tenuto da Michael Schade alla Scala o dai concerti di Angelika Kirchschlager e di altri interpreti abituati a calcare i palcoscenici operistici. Questo nulla toglie, ovviamente, all’interpretazione vocale di Bostridge cui manca anche, però, una corretta pronuncia della lingua tedesca (grave nel caso del Lied). Insomma tre grandi concerti il cui programma è però risultato sbilanciato venendo a mancare l’integrale del Schwanengesang a favore di un concerto variegato con l’impiego del corno (un’ottima esecuzione del cornista Alessio Allegrini): una scelta interessante ma stranamente ingiustificata (o forse dettata dal noto e miope timore degli organizzatori che i concerti liederistici possano ricevere poca attenzione). Venendo alle tre serate possiamo affermare che la vocalità di Bostridge è di prim’ordine così come di prim’ordine è la resa multiforme del mondo Schubertiano, coadiuvato in questa impresa dall’ottima qualità del pianista Julius Drake e del cornista  e dall’affiatamento fra gli esecutori (ovviamente principalmente il pianista). Interessante anche il melologo di Britten, autore molto amato da Bostridge. Purtroppo l’acustica della sala non ha permesso a chi era nelle ultime file di udire la parte recitata del melologo e in tutte  e tre le serate il non avere distribuito i testi (se non acquistando a caro prezzo l’intero programma del Bologna Festival – al termine della stagione!) è una forma di provincialismo che non ricorre nelle sale da concerto di qualità. Grande successo di pubblico: il salone Bolognini era praticamente pieno a riprova che il Lied non è un genere disprezzato dal pubblico bolognese (vero Musica Insieme…) quando l’interprete è di qualità. Nel caso di Bostridge va anche aggiunto che il cantante è ormai anche una star mediatica cui ovviamente si perdona tutto, magari non essendo facile per il pubblico in Italia un confronto con altri interpreti. Ma ben venga il glamour se porta il grande pubblico ad apprezzare appieno un genere purtroppo poco praticato in Italia. Insomma speriamo bene per un genere musicale così trascurato nel nostro paese…
 Happy
Programma
F. Schubert  Die schöne Müllerin op.25 D.795
F. Schubert  Winterreise op.89 D.911
R. Schumann Liederkreis op.24
F. Schubert Auf dem Strom op.119 D.943 per voce, corno e pianoforte
F. Schubert  Lieder da Schwanengesang D.957
R.  Schumann Adagio e Allegro op.70 per corno e pianoforte
B. Britten  The Heart of the Matter per voce, corno e pianoforte
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Operistica, Recensioni

Le nozze di Figaro – La scala 2 Novembre 2016

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Premetto: ho visto l’opera solo in TV con tutti i limiti che ne conseguono. Ma…smorfie, mossette, ammiccamenti, insomma tutto il tipico repertorio dei guitti è ammannito dal regista a profusione in una non memorabile messa in scena scaligera de “Le nozze di Figaro” contestate non senza ragione dal loggione con ripetuti buuh.  Tutto considerato l’avere ridato ai personaggi i costumi dell’epoca era un ritorno che faceva ben sperare (dopo tante regie “creative”) ma i richiami erronei alla splendida realizzazione strehleriana (a partire dalla poltrona nella scena di Cherubino nel boudoir della contessa) hanno soltanto sottolineato l’impostazione velleitaria di questo Figaro. Se il tentativo era quello di resuscitare i crismi della commedia dell’arte si può per lo meno dire che essi mal si sposano con una vicenda che nella sua comicità racchiude problematiche serie che non possono essere totalmente dimenticate in una impostazione totalmente guittonesca. E certamente non sono le figuranti che compaiono in vari momenti a salvare l’impianto anche perchè il loro ruolo è incerto e a me totalmente incomprensibile. Il cast è certamente di prim’ordine anche se la prima aria della Damrau ha denunciato qualche incertezza riscattata comunque nel corso dell’opera e in una magistrale esecuzione dell’aria “Dove sono i bei momenti”. Alvarez è un conte d’Almaviva all’altezza della sua fama. Un po’ sottotono il Cherubino di Marianne Crebassa sia per una emissione vocale non felicissima sia per un “phisique du role” non adeguato e una gestualità artificiosamente impacciata. Tutti gli altri interpreti di ottima qualità a partire dalla Susanna del soprano di colore (finalmente!) Golda Schulz. Il direttore Franz Welser-Möst ha guidato l’orchestra dignitosamente in un contesto che non ha certamente facilitato la sua opera. In ultima sintesi uno spettacolo di buona qualità musicalmente ma non all’altezza della Scala per gli aspetti scenici. Peccato!
Sad HappySad
Direttore Franz Welser-Möst

Michele Gamba (19 nov.)

Regia Frederic Wake-Walker
Scene e costumi Antony McDonald
Luci Fabiana Piccioli

CAST

Il Conte Carlos Álvarez
La Contessa Diana Damrau
Figaro Markus Werba
Susanna Golda Schultz
Cherubino Marianne Crebassa
Marcellina Anna Maria Chiuri
Bartolo/Antonio Andrea Concetti
Don Basilio/Don Curzio Kresimir Spicer
Barbarina Theresa Zisser
Contadine Francesca Manzo

Kristin Sveinsdottir

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