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Opera giovanile di Donizetti (e riesumata solo recentemente)…
….. mostra tutta l’inesperienza del giovane musicista alle prese con un libretto che forse voleva essere “serio” ma che presenta anche un carattere giocoso: in una delle sue figure forse voleva fare il verso a Leporello. Peraltro di citazioni è piena l’opera: in primis Rossini con due “crescendo” rossiniani nell’ouverture e nel primo atto, e il “cheti cheti” all’inizio del secondo atto, a Mayr, al teatro barocco con un protagonista maschile impersonato da una soprano etc. Non mancano però indicazioni di quelle che saranno in seguito le caratteristiche musicali delle opere donizzettiane. Insomma una sorta di “prova d’artista” che non manca talvolta di una sua freschezza che ben si presta alla soluzione registica scelta.
Quello che forse nell’intento degli autori doveva essere un dramma serio è qui trasformato in una sorta di “opera buffa”anche con l’artifizio ormai troppo sfruttato del “teatro nel teatro”. Tutti i personaggi si comportano come una parodia del teatro drammatico, nei gesti e nelle espressioni. La scelta registica è quella di mostrare anche il “retro” del teatrino con un regista che smania nel tentativo di imporre una sua visione ai vari cantanti e i cantanti stessi che baruffano, si preparano all’entrata in scena e in un caso amoreggiano. Ma è una finzione che mostra rapidamente la corda con una sorta di ripetitività che finisce per annoiare anche se – ovviamente – è molto gradita da un pubblico non troppo smaliziato.
Le voci non sono tutte all’altezza . Mentre un’ottima performance è quella di Dave Monaco come Guido (il “cattivo” di turno) e anche quella di Omar Montanari come Gilberto (il “Leporello” dell’opera), meno brillante è risultata la figura di Enrico, una Teresa Iervolino che è mancata in alcune delle arie principali. Lo stesso dicasi per Giuseppina Bridelli come Elisa. Tutti gli altri protagonisti hanno dimostrato una buona professionalità a parte Christian Collia come Pietro, la cui voce non ha mai raggiunto il livello della sufficienza.
Una buona prestazione del direttore Corrado Rovaris cui va imputato però un eccessivo ritmo che ha messo talvolta a dura prova i cantanti. Per il resto un’opera diventata buffa cui attribuire una risicata sufficienza. Ovviamente successo di pubblico.
PS I miei posts mancano di quella introduzione storico musicale dell’opera che è normale prassi nelle recensioni. Mi pare inutile duplicare quanto si può reperire nelle recensioni giornalistiche: Kurvenal si occupa solo di quanto rappresentato tagliando tutti i presupposti.
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
direttore Corrado Rovaris
maestro del Coro Alfonso Caiani
regia Silvia Paoli
scene Andrea Belli
costumi Valeria Donata Bettella
light designer Fiammetta Baldiserri
Cast
Enrico, conte di Borgogna Teresa Iervolino
Pietro Christian Collia
Elisa Giuseppina Bridelli
Guido Dave Monaco
Gilberto Omar Montanari
Brunone Giuseppe Toia
Nicola Nicola Pamio
Geltrude Chiara Notarnicola
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(Giovanni Neri 80)
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