Cameristica, Recensioni

Angela Hewitt – Milano Quartetto 21 Settembre 2016

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Angel Hewitt, catapultata all’ultimo momento a Milano in sostituzione della Uchida, è da molti anni ai vertici del pianismo mondiale e rappresenta quella schiera di pianisti di mezza età che non fanno della tecnica (peraltro eccellente) l’elemento principale del proprio pianismo ma ricercano l’essenza della musica che interpretano. Il repertorio della Hewitt spazia dal barocco al moderno senza tralasciare i grandi compositori quali Beethoven, Chopin, Ravel etc. Di certo è oggi considerata la vestale di Bach del quale sta completando la registrazione di tutte le composizioni per tastiera. L’esecuzione della Hewitt è perfetta dal punto di vista dello stile e immacolata tecnicamente ma non può non essere confrontata con quella dell’altro grande interprete bachiano contemporaneo: Andras Schiff.  L’interpretazione della Hewitt appare talvolta algida e meccanicistica nonostante l’uso del pedale a differenza di Schiff che non lo usa e il cui tocco però è in grado di animare l’ordito musicale pur nel rispetto totale dello stile. Naturalmente definire un corretto codice interpretativo bachiano è impresa impossibile essendo le sue composizioni per clavicembalo ma è proprio nella trasposizione per piano che si incentra la capacità dell’interprete di trovare la giusta chiave interpretativa.  Sia chiaro: il concerto è stato di altissimo livello e ha ottenuto il plauso incondizionato del pubblico. Un solo bis: l’aria di apertura delle Goldberg Variationen.
PS La Hewitt è la seconda pianista che ha adottato lo spartito su iPad, il che evita di ricorrere a un assistente per voltare le pagine. Ho parecchio tempo fa acquistato lo strumento che però richiede una sorta di interruttore da operare con il piede sinistro per voltare le pagine e che ha due difetti. Il primo è che l’uso del pedale “una corda” interferisce con il pulsante e si corre sempre il rischio di premere il pulsante anziché il pedale. Il secondo è che essendo il pulsante “wireless” non è bloccato e un movimento involontario del piede rischia di allontanarlo dalla portata del piede con ovvie conseguenze. Nel concerto di ieri sera la Hewitt non mai usato il pedale “una corda” e per evitare lo spostamento involontario della pulsantiera ha costantemente tenuto la gamba sinistra dietro quella destra. Nel caso di Bach si può pensare che la cosa funzioni ma con altri compositori la cosa è assai problematica. Sarebbe indispensabile trovare la maniera per agganciare il pulsante alla pedaliera: food for thought.

HappyHappy

Programma

 J.S. Bach

– Fantasia in do minore BWV 906

– Aria Variata in la minore “Alla maniera italiana” BWV 989

– Invenzioni a due voci BWV 772 – 786

– Invenzioni a tre voci BWV 787 – 801

– Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo BWV 992

– Capriccio in mi maggiore BWV 993

– Fantasia e fuga in la minore BWV 904

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Operistica, Recensioni

Die Zauberflöte – La Scala 12 Settembre 2016

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Cominciamo dai lati positivi: la regia di Peter Stein. Finalmente (ripeto finalmente!) una regia che riporta il Flauto Magico a quella che è la sua intima sostanza: una favola con vari lati istrionici (Monostato, Papageno) unitamente a una valorizzazione delle più alte doti umane. Sia chiaro: il riferimento alla massoneria e ai suoi ideali è indubitabile ma non può essere l’unica chiave interpretativa dell’opera, rendendola un racconto funereo nel quale i personaggi più strampalati sono vissuti come un’aggiunta da sistemare con il minimo risalto. Con Stein si ritorna, insomma, a una visione quale probabilmente era quella di Schikaneder e di Mozart (visto anche il posto nel quale ebbe luogo la prima rappresentazione). Ma con i lati positivi ci fermiamo qui. All’estremo opposto la regina della notte di Yasmin Özkan. In tutti i registri sforza vistosamente con notevoli difetti di intonazione fino a strillare letteralmente nei sopracuti. Una performance assolutamente al di sotto del minimo sindacale naturalmente applaudita da un pubblico ignorante che gode della musica (giustamente) e non capisce nulla dello scempio condotto dal “soprano”. Nel cast svetta certamente il Sarastro di Martin Summer, voce calda e possente, perfettamente a suo agio nella parte. Peccato che sia vestito come il califfo Al-Baghdadi con l’unica differenza che la veste è bianca anziché nera. Papageno (Till Von Orlowsky) è più da apprezzare per l’agilità da ballerino ma con un eccesso di latri istrionici che alla fine risultano stucchevoli. Vocalmente sopra la sufficienza. Buone le prove di Tamino (Martin Piskorski, a parte una stecca clamorosa) e di Pamina (Fatma Said) che ha una bella voce e interpreta molto bene l’aria dell’abbandono.  Monostato (Sascha Emanuel Krame) nella norma anche se la regia gli impone un eccesso di istrionismo mentre molto brave sono le dame e accettabili (non eccezionali) i tre bambini. Orchestra con molte sbavature diretta spesso (e in particolare nell’introduzione dell’ouverture) in modo fiacco e troppo lento. In totale: uno spettacolo molto al disotto degli standard della Scala che ha fra l’altro “dimenticato” di accendere il condizionamento obbligando gli spettatori di sesso maschile correttamente vestiti con giacca e cravatta a una sauna di difficile sopportazione.

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Cast

Direttore Ádám Fischer
Regia Peter Stein
Scene Ferdinand Wögerbauer
Costumi Anna Maria Heinreich
Luci Joachim Barth
Drei Knaben Solisti dei Wiltener Sängerknaben, Innsbruck: Moritz Plieger, Clemens Schmidt e Raphael Eysmair

Maestro del coro: Johannes Stecher

CAST

Papageno Till Von Orlowsky
Tamino Martin Piskorski
Pamina Fatma Said
Regina della notte Yasmin Özkan
Sarastro Martin Summer
Monostato Sascha Emanuel Kramer
Prima Dama Elissa Huber
Seconda Dama Kristin Sveinsdottír
Terza Dama Mareike Jankowski
Papagena Theresa Zisser
Primo sacerdote Philipp Jekal
Secondo sacerdote Thomas Huber
I uomo in armatura Francesco Castoro
II uomo in armatura Victor Sporyshev
Tre schiavi Marcel Herrnsdorf

Tenzin Chonev Kolsch

Thomas Prenn

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Milano musica – 12 Settembre 2016

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Trovandomi a Milano per motivi di lavoro ho avuto modo di scorrere i programmi dei concerti disponibili a Milano (tralascio la Scala che fa storia a sé). Comincio con il Mi-To (www.mitosettembremusica.it): per 20 (venti!) giorni sono organizzati a Torino e Milano 3-4 concerti al giorno durante il pomeriggio e la sera (ripetuti in giorni differenti nelle due città) a prezzi che variano fra i 10 e i 30 euro in tutti i teatri di Milano e Torino. Il periodo in cui vengono effettuati è quello delle prime tre settimane di Settembre, quando le altre attività ancora non sono iniziate e quindi senza sovrapposizioni. I concerti sono di vario livello ma sempre seri (purtroppo quest’anno non viene effettuata la trasmissione in streaming di alcuni di loro). Ora Torino dista 45 min. di treno da Milano e Bologna dista 65 minuti: possibile che non si possa prevedere una estensione, un sorta Mi-To-Bo? Qualcuno dei nostri provincialissimi organizzatori ci ha mai pensato? Nessuno è in grado a Bologna di offrire gli stessi concerti? Seconda opzione a Milano: le serate musicali (www.ipomeriggi.it). Qui sono offerti concerti (ripetuti in due giorni) di altissimo livello (si comincia con Mischa Maisky, tanto per dire) a prezzi che al massimo sono 20 (venti!) euro con parecchie opzioni di riduzione. L’abbonamento a 23 (ventitre) concerti costa 300€:  qualcuno vuole fare il confronto con la ridotta e costosa stagione di Musica Insieme o del Bologna Festival? Notare che in aggiunta a queste stagioni c’è anche quella storica del Quartetto (www.quartettomilano.it), a prezzi leggermente maggiori ma non di troppo. Insomma: possibile che Bologna non sia in grado di offrire un panorama se non uguale almeno simile?


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Quartetto Noûs – Cortina 11 Agosto 2016

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A chiusura del  Festival Ciani del 2016, sezione cortinese – ci sarà un’ultima manifestazione ad Angera(?) il 4 Settembre – il quartetto Noûs (con l’aggiunta del violoncellista C. Scaglione per il quintetto) ha eseguito due della pagine più note del compositore viennese.  Il quartetto Noûs (“mente” in greco antico) formato da quattro giovani musicisti italiani, nasce nel 2011 all’interno del Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. Frequenta l’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona nella classe del Quartetto di Cremona, la Musik Akademie di Basilea nella classe del M° Rainer Schmidt (Hagen Quartett) e si perfeziona con Aldo Campagnari (Quartetto Prometeo) e Hatto Beyerle (Alban Berg Quartett). Frequenta attualmente la Musikhochschule di Lubecca nella classe del M° Heime Müller (Artemis Quartett) e la Escuela Superior de Música “Reina Sofia” di Madrid nella classe del M° Günter Pichler (Alban Berg Quartett). Una esecuzione tutto sommato dignitosa di una giovane formazione, tecnicamente agguerrita ma ancora alla ricerca di quella fusione delle sonorità che è il tratto distintivo delle formazioni cameristiche. Il limite si percepisce soprattutto nelle sezioni dei brani che richiedono una sonorità piena, dove viene a mancare l’equilibrio fra le varie parti. Ma si tratta di formazione giovane e quindi aperta alla possibilità di grandi miglioramenti. Pubblico scarso come è ormai tradizione dei concerti del festival Ciani e una sala acusticamente inadatta a manifestazioni musicali.

Happy

Programma
Franz Schubert Quartetto n.14 in re minore D810 /Der Tod und das Mädchen)
                             Quintetto in do maggione D956

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Mullova Labèque – Cortina 2 Agosto 2016

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L’agonizzante Festival Ciani ogni tanto ha un guizzo di vitalità e propone un concerto di qualità con un pubblico drammaticamente esiguo anche a causa di una insufficiente e dilettantesca campagna pubblicitaria. Ieri sera saranno state presenti non più di 150 persone per due artiste che a Milano, al Quartetto, hanno riempito la sala senza un posto libero. Sono ormai molto lontani i tempi in cui il cartellone era composto da artisti quali Schiff, Argerich, Kremer etc. Oggi viene ammannita una serie di concertini di dubbia qualità, per lo più presso hotels con qualche eccezione come nel caso del concerto in questione, il concerto del “decennale” per celebrare appunto il compleanno del festival. Si comincia in perfetto orario teutonico come se le due artiste volessero al più presto sbrigare la pratica, insoddisfatte dell’uditorio e la stessa precisione temporale viene adottata per l’intervallo. Naturalmente si tratta di due professioniste ai vertici mondiali e quindi il concerto è di altissimo livello. E va sottolineata nel programma la presenza di due compositori moderni, Takemitsu e Pärt, con due composizioni molto belle e gradevoli, che comprovano che moderno non significa dissonante se non provocatorio, una notazione che ebbi già modo di fare in occasione del concerto del duo al Quartetto. Il resto del programma si è basato su tre composizioni classiche e senza dubbio la riuscita migliore si è avuta per la sonata di Schumann, una fra le ultime per del compositore di Zwickau, resa da un dialogo serrato fra i due strumenti con momenti di intensa liricità. Un bis a me sconosciuto, un brano molto melodico probabilmente tratto da qualche successo di musica leggera, che mi è parso una concessione a un pubblico molto educato ma non troppo competente formato in grande parte dagli allievi della accademia. Grande successo.

HappyHappy

Programma
W.A. Mozart sonata in la maggiore K.526
R. Schumann sonata op. 105
T. Takemitsu Distance de Fée
A. Pärt Fratres
M. Ravel sonata n. 2

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Cameristica

Estate – Bologna 27 Luglio 2016

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Anche questo anno Kurvenal va in “letargo” fino a Settembre (salvo qualche sporadico post se a Cortina l’ormai agonizzante Festival Ciani organizzerà qualche manifestazione degna di questo nome). A Bologna come sempre, nonostante l’aumento del flusso turistico, la musica classica sostanzialmente tace. Sono ormai lontani i tempi delle “feste musicali” e dei piccoli concerti nei giardini e nelle corti tenuti da giovani interpreti e dire che sarebbe così semplice prevederli magari con un accordo con il conservatorio. Eppure il panorama nazionale e internazionale pullula di iniziative recepite con successo (anche economico) dai turisti. Purtroppo dopo il non compianto assessore Ronchi e l’assessore meteora Conte il nuovo assessore brilla per il suo silenzio e le poche esternazioni fatte lasciano poco o nulla sperare. Chiosando E.M.Remarque  “A Bologna niente di nuovo….”

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Repin Korobeinikov – Pietrasanta 23 Luglio 2016

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Una serata tutta russa (esecutori e musica), a rischio pioggia (ma graziati) e con un pubblico foltissimo per due musicisti di altissimo livello. Che Vadim Repin sia da molti anni ai vertici del violinismo mondiale è noto. Le sue esecuzioni, che poggiano su una tecnica raffinata, tendono a evitare eccessi virtuosistici in favore di una ricerca costante della bellezza del suono e della valorizzazione artistica dei brani eseguiti. Se ne è vista una prova nella celeberrima sonata di Prokofiev che è stata certamente il brano più importante e meglio reso della serata. Meno interessanti i pezzi di Stravinsky e di Tchaikowsky, quest’ultimo ptrescelto per esaltare le capacità tecniche di Repin, che è stato assecondato da un pianista di ottima qualità. Un bis “strappacore” per un pubblico non particolarmente scafato: una trascrizione per violino e piano delle celebre canzone spagnola “estrellita”. Ovvio grande successo.

Happy

Happy

Programma
S.Prokofiev            Sonata n.2
I. Stravinsky          Divertimento per violino e pianoforte
P.I. Tchaikowsky Meditazione Op. 42 n. 1
                                   Valse scherzo Op. 23
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