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E’ del tutto ovvio
.. che l’ “Elisir d’amore” è una favoletta leggera e sostanzialmente insulsa ma proprio per questo motivo è fondamentale una regia in grado di evitare di trasformarla in un “musical” con passi di danza a tutto palcoscenico, la presenza di majorettes (nell’età in cui si svolge l’azione!) etc. Insomma una sorta di buffonata perfetta per palati non troppo sofisticati che alle trovate registiche applaude sonoramente. E’ vero che una larga maggioranza degli spettatori dell’opera erano turisti sufficientemente soddisfatti di essere in un teatro veneziano ma anche a questo pubblico si dovrebbe il dovuto rispetto, ricordando che ci sono anche spettatori non turistici. .
La ripresa quindi della scenografia e della regia di venti anni orsono mostra tutta la sua vetustà.
Poi se il pubblico è soddisfatto di “panem et circenses” non c’è molto altro da obiettare se non rammaricarsi di quanto proposto e ricordare ben altre regie del capolavoro (sì, perché musicalmente l’opera donizzettiana è un gioiellino). Quindi è dl tutto inutile fare un’esegesi accurata di quanto rappresentato. Per molti aspetti converrebbe chiudere gli occhi e ascoltare soltanto orchestra e voci. Ma anche su questo la situazione non è rosea.
La direzione di Francesco Ivan Ciampa è nell’ambito di una buona professionalità ma niente di più (veramente niente ..). Un discorso molto più articolato vale per le voci. Un’ottima prova di Gilda Fiume nella parte di Adina soprattutto nell’ultimo duetto con Nemorino ha saputo trovare gli accenti giusti e ha sfoderato una notevole personalità interpretativa. Un discorso diverso vale per il Nemorino di Valerio Borgioni. Al di là di tutti gli sforzi interpretativi la voce è quella che è: molto ingolata che trova una buona collocazione quando l’emissione è nei mezzi toni ma fallisce non appena sale di volume e di altezza della partitura. Una prova appena al disopra della sufficienza. Nella norma il Dulcamara di Bruno Taddia (ma perché agghindarlo come un Mefistofele mentre si tratta di un imbonitore che deve farsi benvolere dai paesani?) e il Belcore di Alessandro Luongo. Finale applauditissimo dal pubblico già valutato precedentemente e amen.
CAST
Adina GILDA FIUME
Nemorino VALERIO BORGIONI
Belcore ALESSANDRO LUONGO
Il dottor Dulcamara BRUNO TADDIA
Giannetta BARBARA MASSARO
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del Coro Alfonso Caiani
Regia Bepi Morassi
Scene e costumi Gianmaurizio Fercioni
Luci Vilmo Furian riprese da Andrea Benetello
Movimenti coreografici Barbara Pessina
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice
PS I miei posts mancano di quella introduzione storico musicale dell’opera che è normale prassi nelle recensioni. Mi pare inutile duplicare quanto si può reperire nelle recensioni giornalistiche: Kurvenal si occupa solo di quanto rappresentato tagliando tutti i presupposti.
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(Giovanni Neri – 80)
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