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Francamente,
dal concerto inaugurale della stagione 2026-2027 ci saremmo apettatti molto di più anche perché il resto della stagione del quarantennale promette molto bene. Il concerto per piano e orchestra di Casella vede il ruolo del pianoforte alla stregua di quello giocato nel brano di Taralli, ovvero uno degli strumenti dell’orchestra. Quanto al brano Lìsztiano non è un caso che sia pochissimo eseguito. “Quandoque bonus dormitat Homerus” e l’esecuzione di Campanella – vecchia gloria del pianismo virtuosistico italiano – nel ruolo di Konzermeister non è certo riuscita a rivitalizzarlo. Gli anni passano per tutti (a parte alcuni casi come quello di un Rubinstein novantenne a Bologna che fece faville). Che dire del brano di Taralli? Non resterà negli annali della musica. Si inscrive nel solco del rinnovanto interesse per la musica tonale (dopo gli eccessi del dodecafonismo e di autori come Webern) ma manca di una sua specifica personalità. Alla fine il trittico botticelliano del compositore bolognese è risultato il brano più interessante, con tutti i limiti della musica a programma. Bravi come sempre i solisti aquilani anche se il giovane direttore ha ancora molta strada da percorrere (ma che servono due braccia a dirigere se l’una è lo specchio dell’altra?).
Programma
Casella Concerto per archi, piano e percussioni
Liszt Malédictions
Taralli Piccola suite in stile antico
Respighi Trittico botticelliano
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