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Non so come definire,
questa “performance” che differisce di molto dal classico “concerto”. Qui abbiamo luci variabili, fumi che si sprigionano dietro gli esecutori, ampio uso di amplificazioni elettriche (in particolare per le trombe), strumenti variabili (trombe diverse per Fresu, viola da gamba e un violoncello – colorato in tricolore – costruito dai rottami di un naufragio di migranti per Sollima, un pianoforte a coda operato anche direttamente sulle corde etc.). Non trovo performance similari nella mia memoria e l’unico accostamento è quello dei “Sons e Lumières” nei siti storici o quello del “Tattoo” al festival di Edimburgo. Non ho quindi gli strumenti culturali per valutare il tutto. Posso solo dire che non mi è piaciuto ma che però mi sono divertito (almeno fino a metà poi ha preso il sopravvento la ripetitività.). Sollima si è rivelato quel virtuoso che ben conosciamo (e ha caricato sulle sue spalle buona parte della performance). Meno in evidenza Fresu (perché suona sempre inchinato verso il basso?) mentre Campaner è intervenuta solo nell’ultima pate della performance eseguendo fra l’altro una riedizione di un celebre brano di Astor Piazzolla. Naturalmente successo di pubblico: ci si poteva aspettare qualcosa di diverso?
PS A differenza delle altre recensioni non inserisco le faccine di valutazione perché non saprei come utilizzarle.
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Musica Varia…
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(Giovanni Neri 80)
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