Recensioni, Sinfonica

Zimerman Nowak- Musica Insieme Bologna 13 Novembre 2017

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Un’esecuzione del quarto concerto (il mio preferito, fra l’altro) di Beethoven da parte di Krystian Zimerman assolutamente magistrale. Il pianista polacco da tempo ha ormai raggiunto quella perfezione che solo una grande maturità permette. Sostenuto da un’ottima tecnica ha saputo estrarre dalla partitura tutte le sfumature anche più recondite suscitando il giusto entusiasmo del pubblico. A partire dalla sua vittoria nel 1975 al concorso Chopin ha seguito un percorso culturale e stilistico di assoluto rigore che trova oggi la sua migliore espressione nel perfetto equilibrio dell’esecuzione che si inserisce nel solco che ha visto in passato Brendel come capostipite. Purtroppo non ha concesso neppure un bis. Molto buona anche l’esecuzione dell’orchestra che però ha dovuto eseguire i quadri di un’esposizione in una versione orchestrale chiassona e priva di quella sottile ironia che la pervade nell’orchestrazione di Ravel.  Un’operazione di archeologia musicale ingiustificata e che ha depresso il valore dell’orchestra ben diretta da Nowak. Caloroso successo di pubblico (ma quando si gioca in casa..).
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Programma
Hector Berlioz Le carnaval romain, «ouverture caractéristique» op. 9 Ludwig van
Beethoven Concerto n. 4 per piano e orchestra op. 58 
Modest Musorgskij Quadri da un’esposizione (trascrizione per orchestra di Sergej Gorčakov)

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Recensioni, Sinfonica

Dantone Gatti Accademia Bizantina – Bologna Festival 3 Novembre 2017

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Un concerto “classicissimo” con un programma “classicissimo”, molto adatto a un pubblico eterogeneo raramente frequentatore di sale da concerto. Un ensemble con tutti i crismi dell’orchestra barocca: corni senza pistoni, fagotti e altri strumenti a fiato senza chiavi, violoncelli senza puntale, archi senza tiracantini  (questa mi è sempre sembrata proprio un’inutile preziosità dal momento che l’accordatura e il suono dipendono unicamente dal  manico e dal ponticello e con il tiracantino l’accordatura è più precisa), archetti impugnati in modo barocco (addirittura uno di un contrabbasso impugnato a metà!) etc. etc. Ma Mozart e Haydn richiedono un’orchestra barocca (e ci sarebbe da discutere su quali compositori anche antecedenti gradirebbero un’orchestra barocca con il suo suono ridotto in una sala come il Manzoni mentre le loro composizioni erano destinate a sale private di piccole dimensioni e con suonatori in piedi)? Ma tant’è: l’illusione di ricreare il non-ricreabile appare irresistibile anche per buttare un po’ di fumo negli occhi agli spettatori ma con il risultato di creare un suono troppo debole per una sala di grandi dimensioni. E la cosa vale a maggior ragione per il flauto solista, (anch’esso in legno e con struttura barocca) che è inevitabilmente risultato spesso sovrastato dall’orchestra. Ciò detto e quindi in un contesto tutt’altro che favorevole la prestazione del flautista Gatti è stata di qualità e l’orchestra ha dato il meglio di quanto poteva esprimere. Ma forse l’intera impostazione è da rivedere.
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Programma
Wolfgang Amadeus Mozart  Sinfonia n. 10 in sol maggiore K74,  Concerto in sol maggiore K313 per flauto e orchestra, Divertimento in re maggiore K136 
Franz Joseph Haydn Sinfonia n.81 in sol maggiore Hob. I:81

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Darrell Ang – Teatro comunale Bologna 25 Ottobre 2017

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Veniamo al dunque: un concerto di certo non memorabile con un giovane direttore con tanta buona volontà ma ancora acerbo. Se ne è avuta prova nel brano di Ravel in cui è venuta a mancare quella caratteristica del compositore francese in grado di accoppiare gli stilemi classici (in particolare in questo hommage a Couperin) con le istanze della musica del primo novecento. Nella versione orchestrale del brano mancano poi alcuni “numeri”(la fuga e la toccata finale)  presenti nella versione originale per pianoforte il che rende la partitura un po’ monca soprattutto all’orecchio di chi conosce la versione per  il piano. Un po’ meglio l’esecuzione del brano di Fauré grazie alla sua orecchiabilità, in alcuni passaggi peraltro un po’ corrivo come nella Sicilienne. Difficile da giudicare l’esecuzione del Lago dei cigni Čajkovskij, una scelta discutibile di una musica fin troppo chiaramente dedicata al balletto e che nella versione solo orchestrale risulta piuttosto noiosa. Un plauso al primo violoncello e al primo violino dell’orchestra che hanno eseguito in modo eccellente il duetto di “soli” del lago dei cigni.  Folto pubblico ma successo piuttosto tiepido. Una nota ancora una volta una nota di assoluto demerito di un ufficio stampa inesistente, incompetente, impresentabile: nessun accenno al concerto su due dei quotidiani più diffusi a Bologna, ovvero Corriere e Repubblica.
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Programma
Gabriel Fauré                                     Pelléas e Mélisande
Maurice Ravel                                   Le tombeau de Couperin         
Pëtr Il’ič Čajkovskij                          Il lago dei cigni

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Recensioni, Sinfonica

Daniel Smith- Teatro comunale Bologna 21 Ottobre 2017

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Prima di commentare il concerto credo opportuno esprimere tutto il mio sdegno per una gestione dilettantesca e incapace del teatro (per essere chiari, sovrintendente Sani, comitato di indirizzo, direttore Macciardi e ufficio stampa – ammesso che esista e non si tratti di puro spirito). Nonostante le mie e altrui ripetute segnalazioni, sul sito del teatro continuano a essere indicati due direttori che non fanno più parte dei concerti sinfonici, sostituiti  da altri artisti. E ovviamente con programmi diversi e date diverse. Ma si può, dico? Neppure sul sito della filodrammatica di Centocelle una simile gestione sarebbe concepibile. Incapaci, dilettanti e totalmente disinteressati ai diritti degli spettatori. Senza neppure avere avuto la creanza di avvertire gli abbonati: un mio lettore mi ha ringraziato con un commento al blog perché avendo letto un mio post in materia si è risparmiato un’ora di auto per un concerto annullato!!! Per non parlare degli errori nel programma di sala: ma sanno costoro che Microsoft Word prevede un correttore automatico? O scrivono ancora con una Olivetti lettera 22? Bene, anzi male! Comunque il concerto è stato di ottima qualità con un giovane direttore che ha saputo da un lato valorizzare i brani eseguiti (fra cui le bellissime “Offrandes” di Messiaen, raramente eseguite) e dall’altro galvanizzare l’orchestra del teatro che ha risposto dando il meglio di sé. L’entusiasmo e l’energia di Smith hanno saputo rendere estremamente appetibili partiture del secolo scorso molto spesso confinate all’interno di programmi con brani più noti e più accettabili a un pubblico spesso svogliato e disattento e quindi trascurate. Ovviamente non tutto è stato perfetto e le classiche carenze dell’orchestra sono ancora un volta affiorate anche se in misura minore rispetto ad altri casi e comunque perdonabili in un contesto di alta qualità. Un direttore che merita di essere riascoltato in un programma di più vasto respiro. Grande successo di un non foltissimo pubblico.
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Happy 
Programma
Olivier Messiaen                               Les offrandes oublieées
Witold Lutosławski                          Concerto  per orchestra
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič     Sinfonia n. 12 in re minore

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Ticciati Tezlaff SNO – Prom RAH Londra 15 Agosto 2017

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Assistere a un concerto delle PROMs alla Royal Albert Hall è un evento che a prima vista può far storcere il naso a uno spettatore abituato ai riti delle sale più tradizionali. Nell’immensa arena gli spettatori al centro stanno in piedi (i biglietti costano solo 10 sterline) si muovono e addirittura in certi casi si portano un picnic. Il tutto però senza disturbare il concerto e gli altri spettatori che negli altri ordini di posti sono comodamente seduti. La RAH è una struttura che in passato ha persino ospitato incontri di boxe e nella quale oggi si tengono anche concerti rock: una arena multifuzione appunto che proprio per la sua collocazione davanti all’Albert Memorial (uno dei monumenti più kitch che io abbia mai visto) è l’epitome dei fasti imperiali inglesi. Ma veniamo al concerto. Ticciati (in questo caso alla guida della Scottish National Orchestra) è un giovane direttore oggi sulla cresta dell’onda in UK (ha diretto anche a Glyndebourne – con grande successo di critica  – “La clemenza di Tito”) che ha nella sua esuberanza la caratteristica migliore ma anche il suo limite. Ottima la sua direzione dell’Ouverture tragica di Brahms mentre discutibile è stata quella della “Renana” dove i tempi troppo tirati hanno compresso la grandiosità del primo e ultimo tempo. Perfetta invece la direzione del quarto tempo nel quale alcune sonorità Schumanniane ricordano quelle del suo grande antagonista Wagner. Quanto al concerto di Berg (e al violinista Tazleff, anch’esso molto osannato in UK e reduce da vari concerti al festival di Edinburgo) il giudizio è viziato dal fatto che il suono del violino si perde nell’immensa sala anche perchè lo spartito è denso di sonorità soffuse. Una esecuzione probabilmente di qualità che forse hanno potuto meglio apprezzare gli ascoltatori di BBC radio 3, dal momento che il concerto è stato trasmesso in diretta in radio come tutti quelli delle PROMs. Il brano di Larcher (prima esecuzione assoluta) mi è apparso poco interessante nonostante l’uso di strumenti inconsueti come il sassofono basso e persino lo strofinio dell’archetto del contrabasso su una sfera di alluminio. Mah….
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Happy
Programma

Johannes Brahms  Tragic Overture
Alban Berg Violin Concerto
Thomas Larcher Nocturne – Insomnia
Robert Schumann Symphony No 3 in E flat major ‘Rhenish


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Operistica, Recensioni, Sinfonica

Riccardo Muti – Ravenna Festival 8 Luglio 2017

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Qualcuno, non più giovanissimo, ricorda i concerti vocali e strumentali “Martini e Rossi” trasmessi dalla radio negli anni ’50? Ecco questo concerto di stile nazional-popolare per celebrare l’amicizia irano-italiana con tanto di bandiere delle due nazioni (e altre non meglio identificate azzurre), TV e radio in diretta, ne è la fedele copia: un inizio e una fine solo orchestrali e una sequenza slegata di note arie d’opera (solo verdiane in questo caso e strettamente monosex – solo maschili probabilmente in ossequio alla grande nazione iraniana che considera le donne materiale di serie B indegne di esibizioni solistiche) a uso di un pubblico che finalmente si ritrova in partiture conosciute e quindi a proprio agio. Un pubblico da stadio che gremisce il Pala de Andrè in tutti gli ordini di posti con l’aria condizionata che non ce la fa in una giornata caldissima.  Non smetterò mai di stigmatizzare queste operazioni che di culturale non hanno nulla ma servono ad attirare spettatori (paganti) e stupisce (ma forse neanche tanto) che un direttore serio come Muti si presti a questi concerti (ma alla moglie con tutti i guai che ha avuto si può rifiutare?). Ve lo immaginate un Mehta, un Abbado che dirigano un concerto di questo tipo? Amen: la vocazione sempre più nazional-etnico-popolare del Ravenna Festival si concretizza anche in questo e sono lontanissimi i tempi in cui aveva una valenza culturale raffinata che si teneva nel teatro Alighieri e non nel Palasport De Andrè nel quale ci si stupisce di non trovare installati stabilmente i canestri del basket: mancavano solo gli arbitri e i venditori di gassose e brustulli. Tifo da stadio con inevitabili battimani fuori tempo. Orchestra mista con componenti delle due nazioni. Le iraniane impalandranate in tute nere della serie sauna-fai-da-te e scarpe nere basse con velo rosso per le orchestrali e giallo per le coriste (le donne nel coro e in orchestra si può, gentile concessione della grande nazione iraniana). Il contrasto con le italiane nei loro bei vestiti scollati ed eleganti non poteva essere più stridente. Moltitudine di veli neri anche nel pubblico dove mancavano però la simpatica guida suprema Kamenei e il volto allegro e rassicurante di Ajmadinejad (quello che negli USA con bella sicurezza affermava che gli omosessuali in Iran non esistono)… Le voci non erano male (tenore e baritono ok – quest’ultimo con qualche incertezza nell’aria iniziale dei Vespri) ma una direzione discutibile nel bellissimo duetto Rodrigo Carlo del Don Carlo dove i tempi imposti hanno impedito il dispiegarsi del canto, tanto da fare sospettare che la ragione fosse nella  incapacità del duo di sostenere tempi più allargati. E cosa avranno pensato i dirigenti dello stato islamico del finale del duetto “libertà, libertà”? Basta “il resto è noia” o con Don Bartolo  “uffa che noia”!
A Berlino nessuno in sala si permette di accendere il telefonino durante le esecuzioni anche perché viene preventivamente redarguito in materia: quando viene chiesto di spegnerne la suoneria viene anche chiesto di NON accenderlo per qualsiasi motivo durante le esecuzioni. Possibile che non si possa ottenere lo stesso risultato in Italia?
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Programma 
Giuseppe Verdi
da “I vespri siciliani” sinfonia e aria di Procida “O tu Palermo”
da “Don Carlo” duetto di Don Carlo e Rodrigo “Dio che nell’alma infondere”
da “Simon Boccanegra” aria di Fiesco “A te l’estremo addio… Il lacerato spirito”, aria di Gabriele “Sento avvampar nell’anima”
da “Macbeth” aria di Banco “Studia il passo o mio figlio… Come dal ciel precipita”, coro “Patria oppressa”, aria di Macduff “Ah, la paterna mano”, coro “La patria tradita”, aria di Macbeth “Pietà, rispetto, amore”, battaglia, Inno di vittoria – Finale
da “La forza del destino” sinfonia

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Valcuha Fray – Ravenna Festival 30 Giugno 2017

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David Fray è un ovvio frequentatore del Ravenna Festival e nel concerto di ieri sera ha eseguito il concerto di Schumann, uno dei pezzi per pianoforte e orchestra più famosi dell’intero repertorio. Diciamo subito che non è stata un’esecuzione entusiasmante sotto ogni profilo. Fray si attarda in modo colpevolmente languido nelle parti cantabili e affretta eccessivamente in quelle più brillanti creando un contrasto che non sottolinea la partitura ma la frammenta togliendo quella caratteristica di continuità che tanta importanza ha in Schumann.  E purtroppo anche tecnicamente il concerto ha sofferto di non poche incertezze, soprattutto nell’ultimo tempo, dando luogo a una prestazione molto, ma molto discutibile. Avevamo sentito Fray ai “talenti” del Bologna Festival e l’impressione era stata migliore. La sensazione è di uno scadimento che vogliamo sperare temporaneo. Diversa è invece la valutazione della direzione di Valcuha che ha reso in modo egregio la famosissima sinfonia della Alpi di Strauss. Qui la varietà delle diverse parti (la sinfonia è una specie di resoconto di una ascensione) è stata resa con grande precisione e laddove necessaria con la dovuta enfasi. Un’esecuzione forse non memorabile ma di ottima qualità. Il concerto in un certo senso è lo specchio del Ravenna Festival decaduto a fesa nazional-popolare con “di tutto un po’”, ottimo per un pubblico eterogeneo ma ben distante dalla qualità dei primi anni.  Peccato.
A Berlino nessuno in sala si permette di accendere il telefonino durante le esecuzioni anche perché viene preventivamente redarguito in materia: quando viene chiesto di spegnerne la suoneria viene anche chiesto di NON accenderlo per qualsiasi motivo durante le esecuzioni. Possibile che non si possa ottenere lo stesso risultato in Italia?
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Robert Schumann Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op. 54
Richard Strauss “Eine Alpensinfonie”, poema sinfonico op. 64

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