Recensioni, Sinfonica

Olli Mustonen – Teatro Comunale Bologna 25 Febbraio 2018

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Mustonen è una vecchia disgrazia del pubblico bolognese e in tempi non troppo lontani è rimasto impresso un suo concerto a Musica Insieme nel corso del quale eseguì sonate di Scarlatti come se si trattasse di compositore romantico, con sovrabbondanti “rubati“, pedale „a go-go“, eccessi dinamici etc. etc. Un vero disastro. Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio. Nel V concerto beethoveniano ha inanellato una serie abominevole di strafalcioni tecnici (clamoroso come esempio quello tre volte ripetuto del ribattuto del tema principale del rondò – forse ha dimenticato che il pianoforte moderno è dotato di doppio scappamento!), ha inserito accenti non previsti (ad esempio nell’arpeggio iniziale del primo tempo), ha costantemente suonato forte e mezzoforte, dimenticando i „piani“, ha usato una dose di pedale al limite del ridicolo (anche per coprire gli errori tecnici), come i veri dilettanti ha rallentato durante i passaggi tecnici più difficili, ha usato a profusione l’artificio di squilibrare ritmicamente le mani etc. etc. Il nostro Ollio non suona ma schiaffeggia la tastiera. Potrei continuare ma sarebbe come sparare sulla croce rossa. Ma che colpa ha il pubblico bolognese per essere afflitto per due stagioni consecutive da un ridicolo dilettante? La sua prestazione, nel corso della quale ha obbligato l‘orchestra a toni da banda di paese, ha reso l‘orchestra bolognese – non sempre di grande qualità- un gigante musicale per confronto, persino sottoposta come è stata ad attacchi costantemente errati! Insomma un’esecuzione che in una sala formata non da ingessati e mummificati ignoranti musicali – ad esempio alla Kozerthaus di Berlino – avrebbe scatenato una salva meritatissima di „buh“ qui solo timidamente ma doverosamente lanciati dal loggione. E patetica è stata la tentazione di qualcuno di definire „postmoderna“ la prestazione. Se suonare malissimo (peggio di un medio allievo di conservatorio)  vuol dire essere postmoderno, allora Mustonen è postmoderno. Se invece ha un significato diverso allora chiedo a chi ha espresso questa ardita valutazione di rispondere qui sul blog alla domanda: cosa vuol dire suonare „postmoderno“? Purtroppo Mustonen ha anche avuto il coraggio di esibirsi in un bis bachiano. Per la direzione delle opere sinfoniche di Sibelius utilizzo la fine dell‘ultima aria di Figaro nelle „Nozze di Figaro“: “il resto, il resto non dico, ognuno, ognuno lo sa…“. Si può solo fare voti che il pubblico bolognese non debba più essere sottoposto a una punizione come questa. Basta, e poi basta! (Per capire la vergognosa esecuzione leggere anche i commenti dei lettori del blog)
È praticamente impossibile chiamare il numero del teatro comunale che risulta sempre occupato e non è previsto un sistema per essere messi in coda: bisogna richiamare!! Oggi sul Corriere l‘orario di inizio del concerto è riportato in modo errato e probabilmente molti abbonati vorrebbero telefonare per sincerarsi dell‘orario giusto: inutilmente..E più in generale NON esistono indirizzi email del teatro cui inviare messaggi: ma si può? E il sovrintendente con il suo nuovo corso non si è preoccupato di  una falla di questa dimensione che si potrebbe risolvere nel giro di una mattinata?
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Ho rimosso la mia iscrizione a facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
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Programma
L.V.Beethoven  Concerto per pianoforte e orchestra n.5 in Mi bemolle maggiore Op.73 Imperatore
J.Sibelius  Sinfonia n.5 in Mi bemolle maggiore Op.82 – Finlandia Op.26
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Recensioni, Sinfonica

Liss Khozyainov – Teatro Comunale Bologna 8 Febbraio 2018

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Era veramente un pezzo che non assistevo a un concerto così brutto. Ma andiamo per ordine. Si presenta un giovincello di bruttissime speranze di anni 24 (2 più di quelli di Lisiecki!) che esegue il non bellissimo terzo concerto di Rachmaninov. Il suono è aspro, la tecnica non immacolata ma soprattutto il nostro gragnuola la tastiera impietosamente. Da salvare (forse) solo l’esecuzione del tema iniziale del concerto ma si tratta di una goccia nel mare. Si vede perfettamente che il pianista si sente un idolo e per questo ti rifila come due bis (di lunghezza entrambi eccessiva) due fantasie (ma meglio sarebbe dire due incubi) virtuosistiche di autori a me ignoti (ma credo che sia un titolo di merito – mi è stato detto che siano sue) su due famose arie operistiche, quella dell’ouverture del Guglielmo Tell e la ben nota “non più andrai..” delle nozze di Figaro.  Inutile dire che se proprio si vuole eseguire una parafrasi operistica non c’è che da scegliere nel repertorio del grande Franz. Due esecuzioni certamente non memorabili, kitsch e prive di qualunque aspetto artistico.  Ma non c’è nulla da dire: se un pianista suona male e non ha sensibilità artistica sceglie male anche i brani peggiori come bis, convinto in questo modo di fare impressione su un pubblico come sempre di bocca buonissima (diciamo più semplicemente ignorante e pronto a farsi turlupinare). Che infatti applaude: suonare forte e in fretta, anche alla “sperindio“, e il successo è garantito.  Ma “Dio li fa e poi li accompagna“. Il direttore Liss, agghindato con una casacca stile Kim Jong Hun ma con risvolti azzurrini (ovviamente confezionata su misura – non si troverebbe neppure da un robivecchi) dirige la brutta sinfonia di Rachmaninonv (il russo era un pianista le cui composizioni sinfoniche sono un suo sottoprodotto)  con una gestualità inutilmente violenta dalla quale non emerge un solo elemento positivo della composizione. Insomma un disastro. Che sia l’ultima eredità del non compianto Sani?
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S.V. Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore n.3 Op.30
Sinfonia n. 3 in La minore Op.44
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