Recensioni, Sinfonica

Liss Khozyainov – Teatro Comunale Bologna 8 Febbraio 2018

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Era veramente un pezzo che non assistevo a un concerto così brutto. Ma andiamo per ordine. Si presenta un giovincello di bruttissime speranze di anni 24 (2 più di quelli di Lisiecki!) che esegue il non bellissimo terzo concerto di Rachmaninov. Il suono è aspro, la tecnica non immacolata ma soprattutto il nostro gragnuola la tastiera impietosamente. Da salvare (forse) solo l’esecuzione del tema iniziale del concerto ma si tratta di una goccia nel mare. Si vede perfettamente che il pianista si sente un idolo e per questo ti rifila come due bis (di lunghezza entrambi eccessiva) due fantasie (ma meglio sarebbe dire due incubi) virtuosistiche di autori a me ignoti (ma credo che sia un titolo di merito – mi è stato detto che siano sue) su due famose arie operistiche, quella dell’ouverture del Guglielmo Tell e la ben nota “non più andrai..” delle nozze di Figaro.  Inutile dire che se proprio si vuole eseguire una parafrasi operistica non c’è che da scegliere nel repertorio del grande Franz. Due esecuzioni certamente non memorabili, kitsch e prive di qualunque aspetto artistico.  Ma non c’è nulla da dire: se un pianista suona male e non ha sensibilità artistica sceglie male anche i brani peggiori come bis, convinto in questo modo di fare impressione su un pubblico come sempre di bocca buonissima (diciamo più semplicemente ignorante e pronto a farsi turlupinare). Che infatti applaude: suonare forte e in fretta, anche alla “sperindio“, e il successo è garantito.  Ma “Dio li fa e poi li accompagna“. Il direttore Liss, agghindato con una casacca stile Kim Jong Hun ma con risvolti azzurrini (ovviamente confezionata su misura – non si troverebbe neppure da un robivecchi) dirige la brutta sinfonia di Rachmaninonv (il russo era un pianista le cui composizioni sinfoniche sono un suo sottoprodotto)  con una gestualità inutilmente violenta dalla quale non emerge un solo elemento positivo della composizione. Insomma un disastro. Che sia l’ultima eredità del non compianto Sani?
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Ho rimosso la mia iscrizione a facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
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 Sad
Programma
S.V. Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore n.3 Op.30
Sinfonia n. 3 in La minore Op.44
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Recensioni, Sinfonica

Albrecht Carcano – Teatro Comunale Bologna 4 Febbraio 2018

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Archiviato il brano d’occasione op. 80 di Beethoven (numero d’opera immediatamente antecedente a quello dell’op. 81 – la bellissima sonata “Les adieux” di ben altro spessore) con una prestazione assolutamente insufficiente delle voci femminili soliste del coro, Gabriele Carcano ha eseguito il famosissimo concerto di Mozart. Avevamo già recensito il pianista (v. link e link) ascoltato in concerti solistici con risultati molto brillanti. Non altrettanto si può dire per l’odierno concerto del salisburghese. Un primo tempo insufficientemente dinamico, una interpretazione discutibile con alcune imperfezioni tecniche, il risultato è stato inferiore alle aspettative. Un vero peccato perchè Carcano è un pianista abbastanza giovane (32 anni) e di grandi potenzialità che però deve evitare di cadere in alcuni manierismi del tutto innecessari. E’ quanto vale anche per il bis schumanniano (brano dai Davidsbundlertanze – ma perché eseguire un brano da un ciclo quando tanti ne esistono individuali?) dove un continuo squilibrio ritmico fra le due mani non ha di certo giovato all’interpretazione. Insomma una prestazione non all’altezza delle potenzialità di Carcano. Molto buona invece l’esecuzione della sinfonia beethoveniana: Albrecht ha saputo trarre il meglio dall’orchestra bolognese infondendo dinamica e cantabile in egual misura e ottenendo quindi un risultato di ottima qualità a riprova che un bravo direttore è in grado di estrarre da una compagine non eccelsa interpretazioni di ottimo livello. Applausi meritati da parte di un pubblico numeroso.
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 HappySad
Programma
L. V. Beethoven  Fantasia per pianoforte, coro e orchestra, Fantasia corale
 W.A. Mozart Concerto per pianoforte e orchestra n.24 in Do minore, K 491
 L.V.Beethoven Sinfonia n.4 in Si bemolle maggiore Op.60
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Mariotti Karg- Teatro Comunale Bologna 1 Febbraio 2018

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Un concerto complessivamente di buon livello con una prima parte di difficile giudizio per due brevi brani Beethoveniani – ovviamente d’occasione –  che fanno parte dell’ultima stagione del compositore di Bonn ma che in nessun modo ne riflettono la ricerca sonora ed espressiva delle grandi composizioni coeve. Una esecuzione very average ma che non paiono rientrare pienamente nelle corde di Mariotti. Un discorso del tutto diverso vale invece per la sinfonia Mahleriana. Qui Mariotti è riuscito a trarre dall’orchestra il meglio (fatte salve alcune lacune individuali ben note) infondendo tutto l’energia necessaria ma anche dosando perfettamente i toni elegiaci dell’ultimo tempo. In questo caso perfettamente assecondato dal soprano Christiane Karg dotato di voce armoniosa e sempre perfettamente intonata. Un soprano dall’impostazione lirica e forse non dotata di grande capacità emissiva ma perfettamente inserita nella bellissima parte elegiaca che ha saputo rendere perfettamente lo spirito della composizione.  Un’esecuzione della sinfonia globalmente di grande qualità  nella quale i due interpreti sono sembrati capirsi perfettamente. Vorremmo risentire quanto prima la Karg a Bologna in un repertorio più vasto. Magari in un concerto liederistico come avviene alla Scala e nei maggiori teatri europei… vero sovrintendente Macciardi…. (PS il solito errore di tedesco nell’indicazione ritmica del secondo tempo di Mahler: “Im” al posto di “In”, Bewegung è femminile!!!)
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Programma:
L.V.Beethoven
Elegischer Gesang (Canto elegiaco), in Mi maggiore Op.118 per coro e orchestra d’archi
Meeresstille und glückliche Fahrt (Calma di mare e viaggio felice) Op.112 per coro e orchestra
G.Mahler  Sinfonia  n. 4
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McDonald Kobrin- Teatro Manzoni Bologna 29 Gennaio 2018

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Preceduto dall’eco delle sue affermazioni al Busoni e al Van Cliburn Alexander Kobrin si presenta al pubblico bolognese con l’esecuzione di uno dei più famosi concerti di Mozart. Tecnica impeccabile e tocco cristallino, tutto il concerto viene però eseguito a mezzi toni come se insomma il pedale del “piano” fosse costantemente azionato con una sensazione “una corda” molto discutibile. Il pianismo di Kobrin è apollineo ma esangue e soporifero e alla fine dei conti noioso come un bel soprammobile che non lascia traccia nella memoria  degli ospiti di una serata. La stessa monotonia la si riscontra persino nella cadenza del primo tempo che non concede nulla al virtuosismo brillante: insomma un Mozart tutto mezzo piano, ultraintimistico che confrontato con la miriade di famose esecuzioni dello stesso concerto non lascia traccia. E lo stesso atteggiamento interpretativo è fornito in occasione dell’unico bis, il primo studio in la bemolle maggiore op. 25 di Chopin.  Senza volere fare della fisiognomica si potrebbe dire che la cifra interpretativa di Kobrin è identica all’espressione del suo volto che in tutta la serata non si è modificata, rimanendo assente, neppure in occasione dei ringraziamenti verso un pubblico come sempre oltremodo generoso per motivi che sono fin troppo chiari. Il concerto comunque non decolla neppure nel secondo tempo con l’esecuzione dell’elefantiaca sinfonia n. 5 di Mahler, certamente non uno dei suoi capolavori.  Una sinfonia che potrebbe tranquillamente essere eseguita in due rate tanto è diseguale la sua struttura che è  realmente di grande valore solo nell’ultimo tempo e specialmente nella grandiosa fuga conclusiva. La direzione di MacDonald è certamente lontana dall’essere memorabile: la sensazione che si deriva è che la partitura non sia approfonditamente nota al direttore che nonostante una generosa esibizione ginnica è costantemente costretto a sfogliare lo spartito e a inseguirlo più che a prevenirlo. Si potrebbe dire che McDonald non dirige ma si accompagna all’orchestra certamente non in grande serata specialmente negli ottoni (sorpresa?). Naturalmente successo (non clamoroso per fortuna) da parte del pubblico (ma a quando un bel “buh” o una salvifica salva di fischi?). Natualmente non manca nelle prime file un decerebrato che per due tempi tiene acceso il cellulare senza che nessuna delle maschere in sala intervenga.  Ma il cellulare non si usa meglio nel foyer?
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W.A.Mozart Concerto per pianoforte e orchestra n.23 in la magg, K488
G.Mahler Sinfonia n.5 in do diesis minore
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Chaslin Albanese- Teatro comunale Bologna 25 Novembre 2017

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Un concerto a due facce. Cominciamo da quella positiva. I due brani orchestrali scelti (Le preludes di Liszt e la sinfonia di Franck) sono emblematici del percorso musicale della seconda metà dell’800, che è segnato, fra le altre cose, dal ruolo dato agli ottoni e in particolare dallo sdoganamento del basso tuba, che tanta parte ha nelle opere wagneriane. Brani musicali rutilanti che Frédéric Chaslin ha saputo valorizzare con una direzione energica e partecipata, anche se proprio gli ottoni, (in particolare si indovini quali) ancora una volta, non hanno di certo offerto una prova entusiasmante (eufemismo – ma vogliamo mettere mano al problema una volta per tutte?). Allievo di Baremboin e direttore wagneriano, Chaslin ha trascinato l’orchestra, estraendone il meglio che è in grado di proporre con grande e giustificato successo di pubblico. Una prestazione ben diversa da quella offerta nella recente Aida al teatro comunale che dimostra come il repertorio mitteleuropeo sia ben più connaturato al direttore. Un discorso diverso per il concerto in sol di Ravel. Qui Giuseppe Albanese si è confrontato con le grandi esecuzioni di Argerich, Michelangeli e Haas (solo per fare qualche nome) e il confronto è stato impietoso, marcato soprattutto dall’inizio del secondo tempo. La semplicissima melodia di Ravel richiede un perfetto controllo delle sonorità e una scelta accurata delle sfumature che sono totalmente mancate nell’esecuzione di Albanese, che trova la sua cifra esecutiva in un virtuosismo atletico dimostrato dalla scelta, come secondo bis, di un tempo di una sonata di Haydn, eseguita come fosse uno studio di Clementi a una velocità esagerata per strappare l’applauso di un pubblico di bocca buona pronto a farsi abbindolare dai muscolari (come nel caso di Matsuev). Già la scelta di un tempo di una sonata per un bis è assai discutibile ma ancor più di pessimo gusto è stato richiedere al pubblico se voleva un brano melodico o brillante (modestissimo tentativo di ingraziarsi il pubblico) ed eseguire un pezzo brillante nonostante il parere contrario del pubblico! Nel concerto di Ravel, poi, non sono mancati casi di mancanza di sincronismo con l’orchestra. Quanto al primo bis (Alborada del gracioso di Ravel) il minimo che si può dire è che la sua lunghezza è eccessiva per un bis (anche se nel 1979 un Pollini d’annata eseguì come bis a Londra Les adieux di Beethoven ma in versione  integrale), e che la sua esecuzione è stata ancora una volta di stampo virtuosistico, trascurando tutte le sfumature, anche talvolta caricaturali, del brano. No good.
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Franz Liszt Les Préludes
Maurice Ravel Concerto in sol per pianoforte e orchestra
César Franck Sinfonia in re minore
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Zimerman Nowak- Musica Insieme Bologna 13 Novembre 2017

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Un’esecuzione del quarto concerto (il mio preferito, fra l’altro) di Beethoven da parte di Krystian Zimerman assolutamente magistrale. Il pianista polacco da tempo ha ormai raggiunto quella perfezione che solo una grande maturità permette. Sostenuto da un’ottima tecnica ha saputo estrarre dalla partitura tutte le sfumature anche più recondite suscitando il giusto entusiasmo del pubblico. A partire dalla sua vittoria nel 1975 al concorso Chopin ha seguito un percorso culturale e stilistico di assoluto rigore che trova oggi la sua migliore espressione nel perfetto equilibrio dell’esecuzione che si inserisce nel solco che ha visto in passato Brendel come capostipite. Purtroppo non ha concesso neppure un bis. Molto buona anche l’esecuzione dell’orchestra che però ha dovuto eseguire i quadri di un’esposizione in una versione orchestrale chiassona e priva di quella sottile ironia che la pervade nell’orchestrazione di Ravel.  Un’operazione di archeologia musicale ingiustificata e che ha depresso il valore dell’orchestra ben diretta da Nowak. Caloroso successo di pubblico (ma quando si gioca in casa..).
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Programma
Hector Berlioz Le carnaval romain, «ouverture caractéristique» op. 9 Ludwig van
Beethoven Concerto n. 4 per piano e orchestra op. 58 
Modest Musorgskij Quadri da un’esposizione (trascrizione per orchestra di Sergej Gorčakov)

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Dantone Gatti Accademia Bizantina – Bologna Festival 3 Novembre 2017

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Un concerto “classicissimo” con un programma “classicissimo”, molto adatto a un pubblico eterogeneo raramente frequentatore di sale da concerto. Un ensemble con tutti i crismi dell’orchestra barocca: corni senza pistoni, fagotti e altri strumenti a fiato senza chiavi, violoncelli senza puntale, archi senza tiracantini  (questa mi è sempre sembrata proprio un’inutile preziosità dal momento che l’accordatura e il suono dipendono unicamente dal  manico e dal ponticello e con il tiracantino l’accordatura è più precisa), archetti impugnati in modo barocco (addirittura uno di un contrabbasso impugnato a metà!) etc. etc. Ma Mozart e Haydn richiedono un’orchestra barocca (e ci sarebbe da discutere su quali compositori anche antecedenti gradirebbero un’orchestra barocca con il suo suono ridotto in una sala come il Manzoni mentre le loro composizioni erano destinate a sale private di piccole dimensioni e con suonatori in piedi)? Ma tant’è: l’illusione di ricreare il non-ricreabile appare irresistibile anche per buttare un po’ di fumo negli occhi agli spettatori ma con il risultato di creare un suono troppo debole per una sala di grandi dimensioni. E la cosa vale a maggior ragione per il flauto solista, (anch’esso in legno e con struttura barocca) che è inevitabilmente risultato spesso sovrastato dall’orchestra. Ciò detto e quindi in un contesto tutt’altro che favorevole la prestazione del flautista Gatti è stata di qualità e l’orchestra ha dato il meglio di quanto poteva esprimere. Ma forse l’intera impostazione è da rivedere.
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Wolfgang Amadeus Mozart  Sinfonia n. 10 in sol maggiore K74,  Concerto in sol maggiore K313 per flauto e orchestra, Divertimento in re maggiore K136 
Franz Joseph Haydn Sinfonia n.81 in sol maggiore Hob. I:81

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