Sinfonica

Roberto Devereux – Bologna Comunale “nouveau” 22 Aprile 2026


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Come sempre, sarebbe ingeneroso segnalare che quanto presente nel libretto di Cammarano poco ha a che vedere con la realtà storica. Ovviamente Elisabetta non abdicò mai e tampoco per una questione amorosa. Morì nel suo letto e la successione passò a James VI di Scozia (figlio della cugina in secondo grado Mary Stuart giustiziata per tradimento) che prese il nome di James I di Inghilterra. Roberto Devereux conte di Essex (che aveva poco più di trent’anni rispetto a Elisabetta) dopo esserne stato il “favorito” fu giustiziato per avere fomentato una rivolta antimonarchica, di fatto l’unica che subì Elisabetta I nei 44 anni del suo regno. Ma tant’è: un’opera non si giudica certo dalla sua aderenza alla realtà storica (si pensi ad esempio al Don Carlos di Verdi).  L’opera nella sua realizzazione bolognese potrebbe essere considerata una “provocazione” per una scenografia del tutto storico-tradizionale (se si pensa alle scenografie “creative” di pessimo gusto – non tutte ovviamente – che infestano i teatri d’opera, il cui alfiere è Damiano Mihieletto).  Qui sono i colori cupi che costituiscono l'”imprinting” scenografico ravvivati talora da costumi sgargianti dei protagonisti. E certamente va segnalata la scelta felice di un giullare che si aggira sulla scena a partire dalla ouverture.  Ma è tutta l’impostazione registica che sottolinea la tragedia dell’opera. E anche certe scelte piuttosto “ardite” (come quella di una Elisabetta dimessa dell’ultima scena) appaiono perfettamente significative. 
La direzione di Renato Palumbo (giustamente applaudita) è stata di grande qualità ottenendo dall’orchestra del comunale il meglio che è in grado di offrire. Le sottolineature non hanno mai sovrastato le voci ma le hanno accompagnate (per non dire sollecitate) ad esprimere le loro qualità. Va detto che il miglioramento complessivo dell’orchestra è significativo e la porta a un livello di eccellenza che le permette di competere a testa alta con altre orchestre italiane (e non solo). 

Un discorso più articolato vale per il cast. Purtroppo la sostituzione di Karen Gardeazabal nel solo di Elisabetta (forse se si annuncia la sostituzione si dovrebbe anche indicarne la ragione).  ha tolto una parte dell’interesse anche se Ekaterina Bakanova non ha sfigurato. Voce forte e drammatica non è sempre felicissima negli acuti ma riesce a rappresentare pienamente tutta la drammaticità del personaggio. Nel cast la voce forse un po’ meno felice è quella di Francesco Demuro che alterna a belle emissioni altre un po’ più metalliche e che ha avuto qualche scivolamento di intonazione. Certamente la sua parte è impervia (si pensi all’ultimo anno e a tutti i “soli” in cui è impegnato) e quindi certamente raggiunge una valutazione complessivamente positiva. La voce che invece è risultata più felice è quella di Vladimir Stoyanov, un baritono perfettamente nella parte e al quale non può essere imputata alcuna pecca. Bravissimo. Una valutazione a parte per Raffaella Lupinacci in un ruolo minore che non ha sfigurato rispetto agli altri più importanti protagonisti. Buoni professionisti gli altri interpreti.

Roberto Devereux è stata certamente la rappresentazione più felicefin qui  della stagione operistica premiata con un grande e meritato successo di pubblico.
PS Ero seduto di fianco a due ragazze di una ventina d’anni che per tutta la rappresentazione hanno compulsato i cellulari (fortunatamente in modalità a luminosità ridotta a differenza di un altro maleducato che tre posti più in là ha tenuto acceso in modo luminoso il cellulare nel primo atto. Poi se ne è andato… Ma le maschere che ci stanno a fare?). Ma la verifica non era seguente a una qualche segnalazione ma a una sorta di necessità impellente di verifica, una sorta di droga da tossicodipendenza informatica che mi ha veramente fatto capire come per certe persone il cellulare sia una fonte necessaria di vita. Cosa abbiano capito dell’opera non mi è chiaro ma mi è chiaro che siamo di fronte a una grave patologia.
PPS I miei posts mancano di quella introduzione storico musicale dell’opera che è normale prassi nelle recensioni. Mi pare inutile duplicare quanto si può reperire nelle recensioni giornalistiche: Kurvenal si occupa solo di quanto rappresentato tagliando tutti i presupposti. 
Happy
Happy
Maestro concertatore e Direttore Renato Palumbo
Regia Alfonso Antoniozzi
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del Coro Giovanni Farina
Team creativo
REGIA RIPRESA DA Luisa Baldinetti
SCENE Monica Manganelli
COSTUMI Gianluca Falaschi
LUCI Paolo Liaci
COSTUMISTA COLLABORATORE Gian Maria Sposito
Cast
ELISABETTA Roberta Mantegna (sostituita con Ekaterina Bakanova)
SARA Raffaella Lupinacci
ROBERTO DEVEREUX Francesco Demuro
IL DUCA DI NOTTINGHAM Vladimir Stoyanov
LORD CECIL Pierluigi D’Aloia
SIR GUALTIERO Nicolò Donini
UN PAGGIO Tommaso Norelli
UN FAMILIARE DI NOTTINGHAM Giuseppe Nicodemo
ATTORI
Domenico Indiveri
Giacomo Gaetano Liva
Giordano Boschi
Lisa Manzini
Lucia Fontanelli

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(Giovanni Neri 80)

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As always, it would be unfair to point out that what appears in Cammarano’s libretto has very little to do with historical reality. Elizabeth, of course, never abdicated—least of all for a love affair. She died in her bed, and the succession passed to James VI of Scotland (son of her second cousine Mary Stuart, executed for treason), who became James I of England. Robert Devereux, Earl of Essex—more than thirty years younger than Elizabeth—after having been her “favorite” was executed for fomenting an anti‑monarchical revolt, in fact the only one Elizabeth I faced in her forty‑four‑year reign. But so be it: an opera is certainly not judged by its adherence to historical truth (one need only think of Verdi’s Don Carlos). The Bologna production could almost be considered a “provocation,” given its entirely traditional, historically minded staging—especially if one thinks of the “creative” and often tasteless sets (though not all, of course) that infest opera houses today, with Damiano Michieletto as their standard‑bearer. Here, dark colours provide the scenographic “imprint,” at times brightened by the protagonists’ flamboyant costumes. And the choice to introduce a jester wandering onstage from the overture onward is certainly a felicitous one. But it is the overall directorial approach that underscores the tragedy of the opera. Even certain rather “bold” choices—such as portraying a subdued, diminished Elizabeth in the final scene—prove entirely meaningful. Renato Palumbo’s conducting (rightly applauded) was of great quality, drawing from the Teatro Comunale orchestra the very best it has to offer. His nuances never overwhelmed the voices; rather, they supported them—one might even say encouraged them—to express their full potential. It must be said that the orchestra’s overall improvement is remarkable, raising it to a level of excellence that allows it to compete confidently with other Italian ensembles (and not only Italian ones). A more nuanced discussion is needed for the cast. Unfortunately, the replacement of Karen Gardeazabal in the role of Elizabeth (and perhaps, if one announces a replacement, one should also indicate the reason) diminished part of the interest, even though Ekaterina Bakanova did not disappoint. A strong, dramatic voice, not always at her happiest in the high register, but fully capable of conveying the character’s emotional intensity. In the cast, the least convincing voice was perhaps that of Francesco Demuro, who alternated beautiful phrases with others more metallic in timbre, and who had a few lapses in intonation. His role is certainly treacherous (consider the final act and all the solos he must tackle), so his overall performance remains decidedly positive. The most satisfying voice, however, was that of Vladimir Stoyanov, a baritone perfectly suited to the role and entirely without blemish. Excellent. A separate mention goes to Raffaella Lupinacci, who in a smaller role held her own perfectly well alongside the more prominent protagonists. The remaining cast members were solid professionals.  Roberto Devereux was undoubtedly the most successful production of the operatic season so far, rewarded with a great and well‑deserved public triumph.
P.S. I was seated next to two girls in their twenties who spent the entire performance compulsively checking their phones (fortunately with the brightness turned down, unlike another rude spectator three seats away who kept his screen glaringly lit throughout the first act—then left… But what are the ushers there for?). And this wasn’t in response to any notification, but rather a kind of compulsive need to check—an almost addictive digital dependency that made me realize how, for some people, the smartphone has become a vital source of life. What they understood of the opera is unclear; what is clear is that we are facing a serious pathology.
P.P.S. My posts lack the usual historical‑musical introduction to the opera that is standard practice in reviews. It seems pointless to duplicate what can easily be found in newspaper articles: Kurvenal deals only with what is staged, cutting away all the background
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3 thoughts on “Roberto Devereux – Bologna Comunale “nouveau” 22 Aprile 2026”

  1. Avatar di Antonio Contestabile Antonio Contestabile says:

    Ho assistito a una rappresentazione con la Gardeazabal e la sua interpretazione è stata eccellente sia musicalmente che teatralmente. Ho anche apprezzato l’interpretazione di Demuro che, soprattutto nella sua aria finale, ce l’ha messa veramente tutta con risultati per me positivi, soprattutto in questi tempi di scarsità di tenori. Non è facile avere un quartetto (soprano, mezzo, tenore e baritono) in grado di dare tutti un’interpretazione convincente, come mi sembra sia avvenuto qui a Bologna, di un’opera estremamente difficile e anche per questo forse meno rappresentata di quanto meriterebbe. Anche perché, al di là naturalmente della non corrispondenza con la realtà storica, la storia funziona più che in altre opere, con il disvelamento del tradimento affidato al ricamato scialle, l’arrivo in ritardo del salvifico anello e naturalmente la decapitazione finale del protagonista, come per Anna e Maria nella trilogia delle opere dedicate da Donizetti ai regali d’Anglia. Ottima la messa in scena, del resto ben collaudata dalla prima rappresentazione a Genova una decina d’anni fa con una delle ultime grandi interpretazioni di Mariella Devia prima del ritiro dalle scene. Chi, magari fra i giovani non cellulare-dipendenti, volesse vedere all’opera questa grande artista, può trovare la rappresentazione originale su YouTube.

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