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Quando ero molto giovane non avevo il coraggio di smettere la lettura di un libro che non mi piaceva. Lo consideravo una rinuncia, una specie di sconfitta costringendomi a leggere fino all’ultima riga. Ho impiegato molto tempo a liberarmi da questo complesso scoprendo poi che in molti casi il libro aveva avuto una cattiva critica. Lo stesso mi è accaduto con i concerti: ho ascoltato fino alla fine esecuzioni che mi parevano scadenti fino a scoprire che in realtà era una tortura cui potevo sottrarmi. E’ il caso del concerto in questione: viene chiamato “trio” ma in realtà è risultato un concerto di pianoforte con l’accompagnamento flebile di due archi molto spesso da intuire più che da potere ascoltare. Come aggravante una eccessiva “esuberanza” della pianista. Il problema è che l’acustica della sala Biagi (come ho inutilmente segnalato più volte) richiede una attenta valutazione da parte degli strumentisti per permettere un corretto amalgama dei suoni evitando la sovraesposizione del pianoforte che dovrebbe suonare con il coperchio semiaperto e riducendo il suo volume. Come è accaduto nel bellissimo concerto della violoncellista Hoffman. Un vero peccato perché il programma era molto interessante e probabilmente il trio Chimera è una formazione di valore quando esegue in una sala dall’ottima acustica ma nel concerto in questione il risultato è stato pessimo. In ottemperanza alla mia consuetudine ho abbandonato la sala dopo il trio di Haydn e quindi la valutazione della performance non può che essere del tutto negativa.
PS Anche in un pubblico rarefatto non sono mancati i soliti maleducati che durante l’esecuzione accendono il cellulare. Segnalo inoltre che nelle ultime file non si sente quanto pronunciato sul palcoscenico per motivi di acustica. E’ quindi necesario utilizzare un microfono.
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