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Mario Brunello..
….è una vecchia conoscenza bolognese fine da quando nel 1986 vinse il concorso Čajkovskij, uno dei più prestigiosi concorsi mondiali, purtroppo oggi in parte svuotato di molta importanza a causa del boicottaggio legato alla guerra in Ucraina. Nei 40 anni che lo separano da quella vittoria non ha perso nulla della sua maestria, non solo mantenendo le sue eccezionali capacità violoncellistiche ma anche ampliando il suo repertorio sia dal punto di vista delle partiture (il violoncello, purtroppo, ha una letteratura ristretta, dovuta alla sua storia) che da quello degli strumenti. A suo merito va anche ascritto il tentativo di diffondere l’interesse per uno strumento che – almeno in Italia – non ha l’attenzione che merita. In questa ottica va iscritto il concerto in questione, con un concerto di un compositore novecentesco che, apprezzato ad esempio da Šostakóvič, solo recentemente ha fatto capolino con le sue composizioni nei programmi di musica classica (non dimenticando che parecchie delle sue musiche hanno fatto da sottofondo a pellicole famose). La musica di Wejnberg si svolge tutta in ambito tonale con non pochi riferimenti a melodie etniche. Il concerto per violoncello eseguito da Brunello merita l’attenzione finora non goduta perché – lontana dalle avanguardie novecentesche – è intessuto di musica di alta qualità. Il concerto richiede una tecnica violoncellistica di prim’ordine presentando tutte le difficoltà che lo strumento può offrire. Note al limite superiore dell’estensione, passaggi di grande agilità, doppie note in capotasto etc. Brunello ha saputo offrire un’interpretazione magistrale. Interessante che spesso si muova nell’estremità superiore della quarta corda (quella di do – forse per scelta timbrica) per note che potrebbero facilmente essere eseguite nelle prime posizioni della terza corda (sol). Coerentemente come bis ha eseguito un preludio di Wejnberg dedicato a Šostakóvič che – se non indicato da Brunello – avrebbe potuto essere direttamente Šostakóvičviano. Nella seconda parte del concerto la prima sinfonia Bruckner (versione Linz). Qui purtroppo non posso che confessare la mia difficoltà nei confronti del compositor austriaco. La sua musica mi pare sempre piagata dal timore di non dire mai abbastanza accavallando temi che non sempre sono consequenziali. Ovviamente il tempo più felice della composizione è il noto scherzo, brillante e rutilante. Chauan è un giovane direttore che gode di una grande gestualità (talvolta eccessiva) ma che della composizione di Bruckner ha dato un’interpretazione di grande qualità portando l’orchestra del comunale a un ulteriore livello di qualità. Una formazione che col passare del tempo ha conquistato sempre più autorevolezza e valore. Ottimo successo di pubblico.
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