Sinfonica

Elisir d’amore- Venezia Malibran 28 Agosto 2026


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E’ del tutto ovvio
           .. che l’ “Elisir d’amore” è una favoletta leggera  e sostanzialmente insulsa ma proprio per questo motivo è fondamentale una regia in grado di evitare di trasformarla in un “musical”  con passi di danza a tutto palcoscenico, la presenza di majorettes (nell’età in cui si svolge l’azione!) etc. Insomma una sorta di buffonata perfetta per palati non troppo sofisticati che alle trovate registiche applaude sonoramente.  E’ vero che una larga maggioranza degli spettatori  dell’opera erano turisti sufficientemente soddisfatti di essere in un teatro veneziano ma anche a questo pubblico si dovrebbe il dovuto rispetto, ricordando che ci sono anche spettatori non turistici. .
La ripresa quindi della scenografia e della regia di venti anni orsono mostra tutta la sua vetustà.
Poi se il pubblico è soddisfatto di “panem et circenses” non c’è molto altro da obiettare se non rammaricarsi di quanto proposto e ricordare ben altre regie del capolavoro (sì, perché musicalmente l’opera donizzettiana è un gioiellino). Quindi è dl tutto inutile fare un’esegesi  accurata di quanto rappresentato. Per molti aspetti converrebbe chiudere gli occhi e ascoltare soltanto orchestra e voci.  Ma anche su questo  la situazione non è rosea.

La direzione di Francesco Ivan Ciampa è nell’ambito di una buona professionalità ma niente di più (veramente niente ..). Un discorso molto più articolato vale per le voci.  Un’ottima prova di Gilda Fiume nella parte di Adina soprattutto nell’ultimo duetto con Nemorino ha saputo trovare gli accenti giusti  e ha sfoderato una notevole personalità interpretativa.  Un discorso diverso vale per il Nemorino di Valerio Borgioni. Al di là di tutti gli sforzi interpretativi la voce è quella che è: molto ingolata che trova una buona collocazione quando l’emissione è nei mezzi toni ma fallisce non appena sale di volume e di altezza della partitura. Una prova appena al disopra della sufficienza. Nella norma  il Dulcamara di Bruno Taddia (ma perché agghindarlo come un Mefistofele mentre si tratta di un imbonitore che deve farsi benvolere dai paesani?) e il Belcore di Alessandro Luongo. Finale applauditissimo dal pubblico già valutato precedentemente e  amen.
CAST
Adina GILDA FIUME
Nemorino VALERIO BORGIONI
Belcore ALESSANDRO LUONGO
Il dottor Dulcamara BRUNO TADDIA
Giannetta BARBARA MASSARO
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del Coro Alfonso Caiani
Regia Bepi Morassi
Scene e costumi Gianmaurizio Fercioni
Luci Vilmo Furian riprese da Andrea Benetello
Movimenti coreografici Barbara Pessina
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice

PS I miei posts mancano di quella introduzione storico musicale dell’opera che è normale prassi nelle recensioni. Mi pare inutile duplicare quanto si può reperire nelle recensioni giornalistiche: Kurvenal si occupa solo di quanto rappresentato tagliando tutti i presupposti. 

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(Giovanni Neri –  80)

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It is perfectly obvious… that L’elisir d’amore is a light, essentially frivolous little fairy tale; and precisely for this reason it is crucial to have a staging capable of avoiding the transformation of the piece into a “musical,” complete with full‑stage dance routines, majorettes (in the historical period in which the action is set!), and so on. In short, a kind of buffoonery tailor‑made for audiences with not‑too‑refined tastes, who applaud loudly at every directorial gimmick. It is true that a large majority of the opera’s audience consisted of tourists, sufficiently satisfied simply to be in a Venetian theatre, but even this public deserves due respect—especially considering that there are also non‑tourist spectators. The revival of a twenty‑year‑old staging and direction shows all its age.
If the audience is content with panem et circenses, there is not much more to object to, except to regret what has been offered and to recall far superior productions of this masterpiece (yes, because musically Donizetti’s opera is a little gem). It is therefore entirely pointless to attempt a detailed exegesis of what was presented. In many respects, one would do better to close one’s eyes and listen only to the orchestra and voices. But even on that front, the situation is not rosy.
Francesco Ivan Ciampa’s conducting is professionally competent, but nothing more (truly nothing…). A much more nuanced discussion is needed for the singers. Gilda Fiume gave an excellent performance as Adina, especially in the final duet with Nemorino, where she found the right accents and displayed notable interpretive personality. A different matter altogether is Valerio Borgioni’s Nemorino. Despite all his interpretive efforts, the voice is what it is: very throaty, well placed only in medium dynamics, and failing as soon as the volume and tessitura rise. A performance just above the threshold of adequacy. Bruno Taddia’s Dulcamara was serviceable (though why dress him up like a Mephistopheles when he is a quack who needs to ingratiate himself with the villagers?), as was Alessandro Luongo’s Belcore. The finale was greeted with thunderous applause from the audience already described above, and so be it.
PS. My posts lack the usual historical‑musical introduction to the opera that is standard practice in reviews. It seems pointless to duplicate what can easily be found in newspaper articles: Kurvenal deals only with what is staged, cutting away all the background
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