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Un vecchio detto dei tennisti ..
….. è “per vincere bisogna tirare forte e sulle righe”… La massima (trasformata) potrebbe essere applicata a Khandohi che suona quasi sempre forte e alla massima velocità. Fa parte di quei giovani muscolari che la musica non la eseguono ma la assaltano come un fortino da espugnare. OK: ma la musica, il suo significato, il suo valore artistico dove sono? E’ quello che si chiede chi ascolta Khandohi. Inizia con un notturno chopiniano eseguito inizialmente a una lentezza esasperante ma dopo poche battute si scatena “lo spirto guerrier che entro gli rugge” (da Alfieri) e il povero notturno è bombardato da sonorità del tutto eccessive che lo rendono un “diurno” (fragoroso). Dello stesso autore la seconda sonata. Qui l’eccesso di velocità nel primo tempo sfigura il significato musicale del brano. Un po’ migliore il secondo tempo (ma sempre con gli stessi errori stilistici) e la marcia funebre. Non accettabile invece il tenebroso quarto tempo dove l’unisono delle due mani non trova l’equilibrio necessario. Il nostro si ascolti la registrazione di Benedetti Michelangeli per capire come andrebbe eseguito. Si passa a Liszt con le “reminiscences” di Norma. Forse una delle peggiori parafrasi Lisztiane di fatto incentrata quasi tutta sul finale dell’opera “Donna celeste” dimenticando l’aria più bella e famosa dell’opera “Casta diva”. L’approccio interpretativo non cambia. Ottave d’acciaio del pianista ma poco d’altro. E lo stesso dicasi per la farraginosa sonata di Rachmaninov giustamente poco frequentata per la sua discontinuità (e francamente il Faust indicato dal compositore non è facile trovare). Seguono i bis. Ne ho ascoltati solo i primi due, essendomi già fatto un’idea precisa dell’esecutore. Ma anche la scelta dei bis è indice dell’intelligenza di un pianista: non si possono eseguire solo brani virtuosistici (come la “Danse macabre”) e di notevole lunghezza (anche se non dimentico che nel 1979 Pollini a a Londra eseguì integralmente come bis l’op. 81 di Beethoven “Les adieux” – ma era Pollini nel periodo del suo massimo splendore…..). La ricerca di un facile successo presso un pubblico certamente poco smaliziato va a detrimento dell’intelligenza artistica di un esecutore (cui suggerirei anche una maggiore compostezza durante le esecuzioni). Il confronto con l’eccellente pianista che lo ha preceduto nella rassegna – Izik-Dzurko – sarebbe impietoso.
Programma
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Fryderyk Chopin Notturno in do minore op.48 n.1
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Fryderyk Chopin Sonata n.2 in si bemolle minore op.35
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Franz Liszt Réminiscences de Norma S. 394
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Sergej Rachmaninov Sonata n.1 in re minore op.28
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(Giovanni Neri 80)
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