Sinfonica

Shahan Placci Wheeler – Bologna Musica Insieme 20 Aprile 2026


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Avevo già avuto modo…
. .di ascoltare Shaham (un buon professionista) ma non avevo mai ascoltato Placci (mea culpa!) e ovviamente il pianista Wheeler (qui praticamente in un ruolo secondario soprattutto di propositore delle proprie composizioni). Placci è un ottimo professionista che non ha nulla da invidiare a Shahan. Ma per una volta il blog non si occupa degli esecutori ma del concerto e in particolare del pubblico e del programma.  Per il primo si può solo stigmatizzare una clacque indecorosa che oltre ai gridolini da concerto rock ha dimostrato di essere tale applaudendo a vanvera al termine dei vari movimenti dei brani eseguiti. Una scena indecorosa: se si cerca la clacque almeno se ne scelga una professionale e non dilettantistica. Quanto al programma vanno valutate separatamente le due parti. Nella prima (impostata su duetti degli archi) la sonata di Leclair è un brano chiaramente secondario del compositore francese che potrebbe tranquillamente essere collocata nel dimenticatoio del barocco francese. Ma il peggio si è avuto con la sonata di Ysaÿe.  Sono un grande estimatore delle sonate per violino solo del compositore belga, fra le poche composizioni della letteratura nelle quali vengono esaltate le qualità virtuosistiche dell’esecutore in un ambito musicale di eccellenza (senza nulla togliere a Bach, Paganini etc.). Ma questa sonata non è mai stata pubblicata dal compositore probabilmente perché consapevole della sua scadente qualità. Una composizione senza capo né coda, riesumata postuma e che avrebbe dovuto essere inumata insieme al compositore senza alcun rimpianto. La seconda parte del concerto inizia con alcuni brani minori di Šostakovič, gradevoli ma senza grande spessore. Ma poi si passa a un repertorio nazional popolare con Wheeler e – incredibilmente – con Sarasate. Robetta da poco per palati di bocca buona. Un primo bis dopo il quale ho lasciato senza rimpianti la sala.  Non so se ce ne siano stati altri. Una serata sprecata. 
Programma
Leclair                  Sonata in mi minore op. 3 n. 5 per due violini
Ysaÿe                   Sonata in la minore op. post. per due violini
Šostakovič          Cinque Pezzi per due violini e pianoforte
Wheeler               PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA dedicata a Gil Shaham e Markus Placci
Sarasate              Navarra op. 33 per due violini e pianoforte

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I had already had the chance to listen to  Shaham (a good professional), but I had never listened Placci before (mea culpa!), nor of course the pianist Wheeler (here essentially in a secondary role, mostly as a presenter of his own compositions). Placci is an excellent professional who has nothing to envy in Shaham. But for once the blog is not concerned with the performers, but with the concert itself — and in particular with the audience and the program. As for the former, one can only deplore an unseemly claque which, beyond its little rock‑concert squeals, proved its true nature by applauding randomly at the end of the various movements. A disgraceful scene: if one insists on having a claque, at least choose a professional one, not an amateurish version. As for the program, the two halves must be judged separately. In the first (built around string duets), the Leclair sonata is clearly a minor work by the French composer, one that could easily be consigned to the oublivion of the French Baroque. But things got worse with the Ysaÿe sonata. I am a great admirer of the Belgian composer’s solo violin sonatas — among the few works in the repertoire that truly exalt the performer’s virtuosity within a musically excellent framework (with all due respect to Bach, Paganini, etc.). But this sonata was never published by the composer, probably because he was aware of its poor quality. A composition without head or tail, exhumed posthumously and one that should have been buried with the composer, without the slightest regret. The second half of the concert opened with some minor pieces by Shostakovich, pleasant but not particularly substantial. Then the program veered into a kind of national‑pop repertoire with Wheeler and — incredibly — Sarasate. Lightweight fare for undemanding palates. After the first encore I left the hall without the slightest regret. I don’t know whether there were more. A wasted evening.
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