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Diciamo subito,
che questo è un concerto che si eleva al di sopra della media di Conoscere la Musica. Interessante e di qualità sia per gli interpreti che per il programma bilanciato fra musicisti “classici” e “moderni”, ammesso che questa distinzione abbia un senso. Il voloncellista Stefanelli è un giovane che – a parere di chi scrive – farà molta strada. Tecnica assolutamente sicura anche nei passaggi più impegnativi (i.e. Poulenc) intonazione sempre perfetta (non ho rilevato una sola “sbavatura”) grande volume di suono, vibrato di qualità. E anche dal punto di vista interpretativo la sua esecuzione ha saputo mettere in risalto lo spirito delle partiture eseguite, sempre nell’alveo dello stile, senza indulgere in eccessi che purtroppo molto spesso infestano i giovani esecutori per impressionare il pubblico. Un discorso diverso per il pianista Pantani. Il suo pianismo è caratterizzato da un eccesso di esuberanza (si pensi solo all’otta all’inizo del trio del secondo tempo della sonata di Brahms) che spesso diventa aggressività nei confronti dello strumento. Pantani ha dimenticato che sonava in duo con uno strumento ad arco e per fortuna che quest’ultimo ha saputo estrarre dallo strumento una sufficiente sonorità. Ma suonare in duo signifca che quello che è un ff in una esecuzione solistica deve essere interpetato come un mff in duo. Se poi si considera che erroneamente il coperchio del pianoforte è rimasto aperto è facile intuire il risultato. Difficile quindi valutare la sua esecuzione: forse dovrebbe acquisire consapevolezza di cosa esegue e quale ne sia il contesto. Comunque un buon successo di un non folto pubblico e due bis.
Programma
N. Boulanger (1887 -1979) 3 pezzi per violoncello e pianoforte
Modéré
Sans vitesse et a l’aise
Vite et nerveusement rythmé
J. Brahms (1833 – 1897) Sonata per violoncello e pianoforte op.38 in mi minore
Allegro non troppo –
Allegretto quasi Menuetto. Trio – Allegro
F. Poulenc (1899 – 1963) Sonata per violoncello e pianoforte FP. 143
Allegro. tempo di Marcia –
Cavatine – Ballabile –
FinaleMarchigiana,
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Buongiorno,
Noto che in ogni sua recensione dei concerti di conoscere la musica bologna si lamenta dei pianisti quando suonano con un arco
Penso sia un problema 95%della sala
Forse sarebbe d’uopo sospendere giudizi anche piuttosto duri e risentire poi i suddetti solisti in sale migliori
Tra l’altro quella sala ha dei posti in cui si sente molto meglio di altri
Concordo anche se i pianisti dovrebbero avere il senso del volume del suono e non credere di essere dei solisti alla Carnegie Hall. Il volume degli strumenti ad arco è evidentemente minore e il piano dovebbe avere la sensibiità di adeguarsi, ad esempio lasciando il coperchio del piano solo socchiuso. Non tutti i pianisti incorrono nello stesso errore e per capire come tutto questo influisca basta ascoltare una registrazione non dal vivo: si coglie immediatamete la differenza.