Cameristica, Recensioni

Trio Ars et Labor – Musica Insieme Ateneo 5 Aprile 2016

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La serietà di un concerto si misura fin dall’inizio da come l’organizzazione “tiene” la sala. Nel caso in questione viene fatta entrare durante l’esecuzione del trio Brahmsiano una torma rumorosa di ragazzotti, totalmente ignari del galateo richiesto da un concerto, cosa che alla fine del brano suscita lo sdegno ad alta voce, giustificatissimo, di una spettatrice. Chi arriva in ritardo sta fuori fino alla fine del brano in esecuzione e basta, anche perché trattandosi di giovani spettatori la cosa ha un valore didattico. Essendo poi stato costretto ad emigrare dal mio posto al centro della platea all’ultima fila della sala a causa di una giovin signora evidentemente reduce da una lunga corsa ho poi potuto verificare come la stessa torma fosse totalmente disinteressata al concerto dedicandosi per la maggior parte del tempo a compulsare il telefonino. E a questo punto sale ovviamente l’interrogativo: perché vengono al concerto se poi se ne disinteressano disturbando con la luce del maledetto dispositivo gli spettatori interessati al concerto stesso? Non imporre un costo seppure modesto toglie un filtro che mai come in questo caso sarebbe indispensabile: il buonismo a tutti i costi è sempre foriero di disastri. Prima del concerto ha luogo la solita introduzione affidata – come sempre – a uno studente ma mai come in questo caso palesemente mal scopiazzata da qualche articolo: da quando mai uno studente è in grado autonomamente di attribuire – ad esempio – l’aggettivo “pulviscolare” all’ultimo tempo del trio di Ravel? Anche il trio Brahmsiano non comincia affatto bene. A parte la discutibilissima scelta di eseguire la versione giovanile – decisamente meno bella – del compositore amburghese (una sorta di archeologia musicale priva di logica se non allo scopo di impressionare cheap il pubblico) l’attacco del bellissimo, nobile primo tempo (identico a quello della versione finale) è lento e scialbo. Una lentezza che affliggerà anche il secondo tempo del trio di Ravel e che fa sospettare una tecnica insufficiente della pianista che raramente dosa la propria sonorità con ovvi risultati. Le esecuzioni del trio (tutto al femminile) sono sfilacciate, ogni strumento pare andare per proprio conto e non sono rare le imperfezioni, segnatamente quelle del pianoforte e del violino. Un’analisi ulteriore puntuale delle due esecuzioni non sarebbe giustificata. Diciamo in sintesi che si è trattata di una serata da non ricordare e che il nome del trio andrebbe modificato in poco Ars e molto Labor ancora da svolgere.  (Scrivo mentre ascolto il trio di Brahms suonato da Stern, Casals e Istomin: non sembra neppure lo stesso brano! E confesso: come vorrei saper suonare il violoncello!).

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Programma
Johannes Brahms Trio op. 8 (prima versione)
Maurice Ravel Trio in La minore-maggiore
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2 thoughts on “Trio Ars et Labor – Musica Insieme Ateneo 5 Aprile 2016

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Concordo con il prof. sul valore che ha l’avere pagato un biglietto per assistere a un concerto e mi stupisco anche per la condiscendenza dell’organizzazione di avere consentito ad alcuni spettatori l’ingresso in sala a concerto iniziato, non importa da quanti minuti o secondi.
    Semplicemente non si fa.
    Concordo un poco di meno con Massimo quando cita la demagogia istituzionale che impera a Bologna.
    Certo ce n’è ed è anche odiosa ma non la ritengo ‘imperante’ anche se comprendo che bastano poche persone a connotare negativamente una intera categoria, nel caso in esame quella degli studenti universitari.

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  2. Massimo ha detto:

    Egregio Neri ,
    pur non avendo assistito al concerto il suo commento ha reso perfettamente la situazione .Condivido la sua opinione al riguardo ,l’acquisto del biglietto sarebbe un filtro efficace a tenere lontani i “passatempisti ” di ogni eta’ che vanno ai concerti per potere millantare una cultura musicale che non gli appartiene se non superficialmente .La demagogia istituzionale di cui la nostra citta’e’intrisa li asseconda volentieri forse per mascherare una ignoranza dilagante ,madre di tutte le maleducazioni ,che non dovrebbe esistere in una citta’universitaria .Meno telefonini piu’libri letti ,non solo ostentati nella libreria ,potrebbe aiutare a mitigare la situazione .Piu’musica eseguita e non solo ascoltata ,solo un musicista ,per quanto dilettante, puo’avere il dovuto rispetto per una esecuzione .Perche’ne conosce la fatica .
    Cordiali saluti

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