Cameristica, Recensioni

Beatrice Rana – Musica Insieme 4 Aprile 2016

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Avevamo sentito e recensito la giovane Beatrice Rana (oggi ventitreenne) 3 anni fa nel corso della rassegna “pianofortissimo” curata da A.Spano, subito dopo avere vinto il secondo premio al concorso Van Cliburn, ricevendone un’ottima impressione (http://wp.me/p5m12m-1E). Il concerto di ieri sera è riuscito a farci scordare rapidamente la pedante, prolissa, autocompiaciuta e apparentemente ineludibile introduzione “musicologica” (un vero “flagello di Dio” in questo caso, brandito dall’associato universitario Beghelli, che ancora una volta si conferma al gradino più basso della scala – di per sè già bassa –  dei cosiddetti relatori) dando luogo a una performance di assoluto rilievo. Sorretta da una tecnica di primissimo ordine, senza macchia, brillante e sgranata ma anche capace di pianissimi eterei e da un tocco dai molti colori, Beatrice Rana non è più una grande speranza del giovane pianismo italiano ma una certezza consolidata di valore internazionale in grado di spaziare alla pari dei grandi maestri su tutto il vasto repertorio della tastiera. Stilisticamente ineccepibile la Rana ha la capacità di estrarre dal piano tutte le armonie più profonde senza tralasciare l’aspetto virtuosistico che raramente appare fine a sé stesso. Un esempio per tutti: la perfetta resa di “pour le piano” di Debussy, un brano complesso e non frequentemente proposto. Una volta lodata incondizionatamente si può poi discutere su alcune scelte interpretative e segnatamente – ad esempio – l’eccesso di coloritura nell’ultimo tempo della sonata op. 35 di Chopin, dove il minaccioso magma sonoro è tale se è risolto con una sonorità quasi uniforme che naturalmente non vuole assolutamente dire monotonia. Anche i tempi staccati in alcune parti (ad esempio nella fuga iniziale e nel finale della partita bachiana) sono risultati eccessivi venendo a coprire la bellezza musicale sottesa. Ma sono eccessi perdonabili certamente dovuti al combinato disposto della giovane età e della facilità di mano della giovane concertista che ha tutto il tempo per imparare a tenere a freno la propria esuberanza. Grande e meritato successo di pubblico e un solo bis bachiano: forse una giovane pianista potrebbe essere un po’ più generosa!

HappyHappyHappy

Programma:
Johann Sebastian Bach Partita n. 2 in do minore BWV 826
Claude Debussy Pour le Piano
Fryderyk Chopin Sonata in si bemolle minore op. 35
Maurice Ravel  La valse
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Catherine Vickers – Bologna Concerti della Soffitta 1 Marzo 2016

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Praticamente scomparsa – o forse mai comparsa! – dalla scena italiana (almeno a mia conoscenza) dopo avere vinto il Busoni nel 1979 e nel 1981 il terzo premio al concorso di Sydney, Catherine Vickers si presenta come grande esperta di musica contemporanea e propone un brano di Huber (del gruppo di Darmstadt) a lei dedicato che dovrebbe esplorare il suono del pianoforte dopo il rilascio del martelletto. Brano di difficile interpretazione che alterna fortissimi (forse per analizzare gli effetti successivi alla percussione) con pianissimi rarefatti e lunghi silenzi e che probabilmente richiederebbe al sottoscritto, per una valutazione razionale, una competenza che dichiara candidamente di non avere. Il concerto si apre con i bellissimi Drei Klavierstücke D 946 di Franz Schubert, uno degli ultimi brani del compositore viennese. Una composizione che richiederebbe quella sensibilità sfumata ma non evanescente che induce molti pianisti (ad esempio Paul Badura Skoda e Andras Schiff) a scegliere per l’esecuzione pianoforti dal suono più morbido come il Bösendorfer rispetto alla brillantezza di uno Steinway. Il pianismo della Vickers è invece tendenzialmente roccioso e se ne ha subito una diretta impressione all’apertura del primo brano, nella quale un eccesso di sonorità stona decisamente con il carattere della composizione. Il concerto si chiude con una tarda composizione pianistica di un Debussy già provato dalla malattia e dal clima della prima guerra mondiale: i due quaderni di 12 studi per il pianoforte, un omaggio agli studi di Chopin ma ben lontani musicalmente dal compositore polacco. Qui la poetica di Debussy si fa più rarefatta, più asciutta e sfiora spesso un’impostazione didascalica che fa rimpiangere i grandi affreschi impressionistici del compositore francese. Si percepisce una sorta di aridità compositiva e un esaurimento dell’inventiva mascherati naturalmente sotto una grande capacità di utilizzo dello strumento ma con risultati inferiori a quelli della grande maturità. Per questo motivo è richiesto all’esecutore uno sforzo ulteriore sia tecnico che interpretativo per fare emergere la musicalità che è in questo caso di natura carsica. Non è il caso della Vickers che ancora una volta affronta in modo scolastico, ruvido e – purtroppo – con significative carenze tecniche (particolarmente evidenti nel quinto studio del primo libro dedicato alle ottave) l’impervia partitura. Un’esecuzione di certo non memorabile.

Sad

PS Dimenticavo di segnalare che il brano di Huber massacra di fatto il pianoforte la cui accordatura avrebbe subito dopo l’esecuzione  la necessità di essere rivista. Ne ha fatto ulteriormente le spese Debussy.
Programma
Franz Schubert (1797-1828)
Drei Klavierstücke D 946 (1828)
n. 1 Allegro assai – n. 2 Allegretto – n. 3 Allegro
Nicolaus A. Huber (*1939)
Disappearances (1995)

Claude Debussy (1862-1918)
Douze Études pour le piano (1915)
Livre I: Pour les «cinq doigts» d’après M. Czerny – Pour les tierces
Pour les quartes – Pour les sixtes – Pour les octaves – Pour les huit doigts
Livre II: Pour les degrés chromatiques – Pour les agréments – Pour les notes répétées  – Pour les sonorités opposées – Pour les arpèges composés – Pour les accords
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Cheng Guang- S.Cristina 10 Febbraio 2016

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Una rondine non fa primavera…. ma il concerto è iniziato senza la solita ridicola introduzione ed esattamente in orario. Mi piacerebbe molto sperare che questo sia anche frutto del sondaggio effettuato da questo blog fra gli ascoltatori che hanno a larghissima maggioranza espresso il loro non gradimento della introduzione ma aspettiamo i prossimi concerti. Tutto non è ancora perfetto: infatti i soliti ritardatari che contavano su un inizio ritardato hanno continuato ad entrare nonostante nel programma fosse indicato che l’accesso in sala era impedito a concerto iniziato. Ma chi ben comincia… Veniamo al concerto: un nuovo giovane cinese della fucina imolese certamente dotato di talento. L’esecuzione della VI partita bachiana è stata certamente di qualità, specialmente considerando che sono state evitati i tipici eccessi ritmici nella fuga della toccata iniziale e soprattutto grazie a una interpretazione della allemanda con tempi rilassati che hanno permesso una larga espressività. Non tutta l’esecuzione è stata inappuntabile (alcune concessioni stilistiche romanticheggianti e un uso generoso del pedale sono discutibili) ma il risultato complessivo è da valutarsi positivamente.  Forse un po’ meno brillante è risultata l’esecuzione della sonata chopiniana, un po’ per alcuni errori tecnici evitabili riducendo la foga, un po’ per una esecuzione non perfetta del difficilissimo ultimo tempo. Non è comunque mancata l’espressività e il giovane esecutore ha ampi margini di miglioramento. Un solo bis: il famoso momento musicale di Rachmaninoff.
Happy
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Katia e Marielle Labeque – Musica Insieme 8 Febbraio 2016

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Da quasi 40 anni la premiata “ditta” Katia e Marielle Labeque è al vertice mondiale nel campo del duo pianistico. Eredi di grandi interpreti del passato (ricordiamo qui il grande duo Aloys e Alfons Kontarsky – per citarne uno) si sono sempre caratterizzate per interpretazioni di grande qualità sconfinando – quanto al repertorio – anche in ambiti non strettamente classici, quali il jazz e financo il rock, mantenendo sempre, però, un approccio stilisticamente inappuntabile. Trascinate dalla verve di Katia (certamente l’elemento tecnicamente e musicalmente più dotato e incisivo) hanno dato luogo a un concerto godibilissimo incentrato nella prima parte su una trascrizione da loro elaborata per due pianoforti de “Le sacre du printemps”  di Stravinskj e nella seconda su un florilegio di brevi brani di minore spessore inclusivi di Schumann, Strauss, Brahms e Dvorak. Una seconda parte che certamente ha strizzato l’occhio alla sensibilità più corriva del pubblico che peraltro ha dimostrato di apprezzare molto anche il non facile brano di Stravinskj.  Una parte del successo delle due sorelle, al di là della loro indubitabile bravura, è anche l’entusiasmo profuso nelle esecuzioni, l’atteggiamento antidivistico che si è concretizzato anche in un colloquio “familiare” con il pubblico (cosa che ha risparmiato la deprecata introduzione), in un atteggiamento quasi adolescenziale nel ringraziare il pubblico (v. le mani dietro di Katia – come è uso anche di Canino) e in un abbigliamento da brave sorelline che si tengono per mano. Ma sia chiaro: “tout se tient” e i due bis concessi (le pirotecniche variazioni di Lutoslavsky sul classico tema di Paganini, che tanto ricordano proprio il capriccio violinistico e un brano minimalista di Philip Glass) hanno coronato un’ottima esecuzione.

HappyHappy

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Ran Feng – Musica Insieme Ateneo 28 Gennaio 2016

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Dotata di grande musicalità e di senso dello stile, i difetti della pianista cinese sono di fatto … i suoi pregi. Non ci troviamo – finalmente! – davanti alla solita macchina da guerra tutta muscoli e niente cervello bensì siamo in presenza di una pianista che antepone l’aspetto interpretativo a quello funambolico (rischio drammatico che si corre eseguendo Liszt) anche a motivo del fatto che pur dotata di buona tecnica è obbligata comunque a non esagerare nell’aspetto più spettacolare, permettendosi quindi di concentrare la propria attenzione sul significato della musica che sta eseguendo.  Ne è la prova l’esecuzione di una sonata mozartiana moderata nei toni e nei tempi, con pochissimo pedale in perfetto stile del compositore austriaco e una interpretazione della complessa sonata di Liszt nella quale vengono messi in risalto più gli aspetti musicali che i passaggi di bravura (che ci sono e che sono risolti senza esagerare con un perfetto controllo della tastiera). Insomma non siamo di fronte al solito sfoggio di ottave a velocità supersonica bensì a una esecuzione matura e ragionata. Forse un po’ meno valida è stata l’esecuzione dello studio di esecuzione trascendentale “Harmonies du soir” del compositore ungherese dove le imperfezioni tecniche sono risaltate un po’ troppo. Comunque una giovane molto promettente che vorremmo potere risentire in un programma che comprendesse un panorama più vasto di compositori. Un solo bis. E la solita introduzione…

HappyHappy

PS La sala è stata infestata da imbecilli con il telefonino acceso. Ma se uno è interessato al telefonino perché viene in sala a disturbare il prossimo? Quando viene chiesto di spegnere il telefonino bisognerebbe precisare che questo indica che deve essere SPENTO, display incluso! Alla Philharmonie di Berlino e alla South Bank di Londra lo spettatore è invitato a uscire. Meditare, cari provincialotti bolognesi….
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