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Dopo “Die Entführung aus dem Serail” – Teatro Comunale Bologna

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Che il teatro comunale bolognese sia in crisi è certamente sotto gli occhi di tutti e le cause sono in parte certamente strutturali: costi eccessivi, leggi draconiane che impongono pareggi di bilancio difficili da raggiungere, riduzione dei finanziamenti etc. Ma..,, qualunque organizzazione e/o azienda non può solo invocare la congiuntura negativa ma deve anche fare i conti con la propria gestione, tanto più in condizioni difficili, e sapere operare correttamente, e qui veniamo a un punto dolente che può essere simboleggiato da questo Ratto del Serraglio. Che questa produzione fosse scadente lo si sapeva da un pezzo: a Aix hanno tagliato le scene più truci, a Brema l’hanno rappresentata in forma di oratorio e solo  (solo!) a Bologna lo scempio del regista tedesco è stato integralmente prodotto. Ma se si sapeva fin dall’inizio che la produzione era stupidamente scadente e tragicamente noiosa (noiosa, non provocatoria ribadisco!) è valsa la pena di tediare il pubblico con un colossale dispendio di mezzi a partire dal dispiegamento di forze dell’ordine? E non è Kurvenal che afferma questo ma si legga la recensione (una volta tanto) sul Corriere e si aspetta quella del Sole (si spera, a meno che non si sia deciso addirittura di trascurarla per carità di patria) della prossima domenica. Insomma quanto è costata questa messa in scena e quanto sarebbe eventualmente costata la rottura del contratto di coproduzione (se mai questa clausola fosse prevista) o semplicemente la cancellazione dell’opera rispettando il contratto? Ora se nessun tentativo è stato fatto vuol dire semplicemente che il management del teatro ha commesso un colossale errore e se a questo sommiamo la riduzione degli abbonamenti e quindi una marcata disaffezione del pubblico come è possibile che non si traggano le conclusioni, e che gli “azionisti” non intervengano? E inserire Bosso nell’organizzazione del teatro ha fatto sghignazzare le altre fondazioni (serie) aggiungendo il ridicolo alla tragedia (ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere!).  Ora io faccio appello al sindaco di Bologna, presidente del teatro, e alle altre forze politiche e culturali interessate al teatro per un’azione incisiva e per decisioni che non possono essere procrastinate. Il che vuol dire un cambio di rotta e l’adozione di strumenti correttivi incisivi, e se il sindaco, comprensibilmente, non è un esperto della materia, si affidi alla consulenza di persone di comprovata competenza per tentare di raddrizzare la gestione di un teatro sempre più su una china di inarrestabile degrado. Il teatro è un simbolo culturale che non può essere lasciato andare in malora.
E ora una piccola nota. I lettori di Kurvenal sono nell’ordine almeno di qualche centinaio (sparsi anche per il mondo) come comprovato dal numero di voti ottenuti nel sondaggio sulle introduzioni “musicologiche” di MI.  Ora sapete quanti sono i “followers” ufficiali di Kurvenal? 12 (dodici) oltre a quelli solo via mail (in numero molto superiore)!  A questi si possono aggiungere quelli che seguono su Twitter e gli altri media ma siamo sempre su numeri ufficiali irrisori. E questo nonostante io riceva regolarmente numerose  emails di sostegno. Ufficiosamente, invece, ovvero contando tutti quelli “anonimi”,  i lettori sono più di 200 (come risulta dalle statistiche fornite da wordpress). Ma questo vuole solo dire che Kurvenal è una sorta di samizdat che tutti (insomma gli interessati – non sono Chiara Ferragni e non pubblico foto accattivanti…) leggono e nessuno vuole ammettere di farlo, qualcuno del settore addirittura ammettendo di temere rappresaglie professionali…. Lascio ai lettori valutare questo fenomeno….
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Die Entführung aus dem Serail (o giù di lì) – Teatro Comunale Bologna 20 Gennaio 2017

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C’è chi ha ritenuto “inopportuna” una messa in scena dell’opera Mozartiana con chiari riferimenti all’ISIS in questo periodo – seppure mascherati da una improbabile datazione degli anni ’20 -, ma io avei applaudito (una volta tanto…) la direzione del teatro per non essersi fatta condizionare se la qualità dello spettacolo l’avesse giustificato: cultura, arte e libertà di espressione sono quanto mai importanti in questo momento storico proprio per combattere oscurantismo e fanatismo. Ma non è questo il caso. Ho assistito più volte a spettacoli in Germania (e segnatamente a Bayreuth) caratterizzati – come purtroppo avviene colà sempre più spesso – da altissime prestazioni musicali e canore e messe in scena da brivido. Ma mai, ripeto mai, ho assistito a una puttanata (si, mi scusino i lettori per il vocabolo non proprio da educande ma non trovo altra parola che possa esprimere il mio sdegno) di questo genere dove un regista pretenzioso e stupidamente irrispettoso si è permesso di sostituire a suo piacimento i dialoghi del Singspiel e trasformare la agogica e infantile favoletta mozartiana in una truculenta e del tutto improbabile tragedia con tanto di bandiera dell’ISIS. Il testo del Singspiel è stato “riadattato” al fine di giustificare la regia. Ma quando mai è successo? (Durante la conferenza stampa il sovrintendente ha affermato che si ha spesso un’alterazione del testo nei Singspiel ma a una mia precisa richiesta di citare qualche esempio non è stata data alcuna risposta degna di questo nome). E la pretesa del direttore d’orchestra in conferenza stampa che si tratti nonostante tutto di una Liebesgsechichte quando tutto è morte, sangue e violenza è solo una pietosa quanto insostenibile affermazione che avrebbe un senso solo nel caso della versione originale del testo. Anche l’affermazione del sovrintendente che il libretto originale contiene molte espressioni violente è priva di fondamento. Tutte le frasi “violente” sono in realtà giocose e paradossali alla stregua della famosa “tagliatele la testa” della regina di Alice in wonderland. Lo spirito originale del testo è quello, in voga a quel tempo, della turquerie ovvero quello della presa in giro di un mondo lontano con usi e costumi astrusi. Qualcuno riesce comunque a immaginarsi la regia di un Macbeth in cui il protagonista esce vittorioso nonostante i  suoi assassini, la foresta di Dunsinane marcia all’indietro e MacDuff nasce da un uomo? Insomma qui non è la regia che ha “interpretato” l’opera ma semplicemente ne ha creato un’altra utilizzando in modo parassitico le arie di Mozart con musica e arie che nulla hanno a che vedere con la strampalata impostazione registica. Qualcuno riesce poi a immaginarsi un “foreign fighters” dell’ISIS (Osmino) che canta nella sua prima aria  Trallallera Trallalera ….  E affermare come ha fatto il “massmediologo” (che orribile parola in italiano!) Grandi che chi assiste al Ratto non può non pensare all’ISIS, è affermazione ridicola che solo chi non ha visto mai l’opera e non ha mai letto il suo libretto (quello vero, non quello imbarbarito dal regista) può impunemente fare. E comunque suggerisco di leggere l’intervista al sovrintendente riportata dal Resto del Carlino : roba da non credere!
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Credevo che il fondo per una regia del Ratto fosse stato toccato da Rodrigo García a Berlino ma qui siamo ben oltre, siamo davanti a una pura e semplice follia di gusto ignobile: al peggio non c’è mai limite e qui siamo nel cocìto della regia. E basta una volta per tutte con questi “innovatori” del piffero che per un briciolo di pubblicità, non importa se negativa, non esitano a massacrare capolavori  mondiali: che nostalgia per le eleganti,  artistiche e stilisticamente perfette regie strehleriane (ma anche recentemente di Martone)! Senza dimenticare Ronconi.  E sia chiaro: qui non si tratta di rifiutare aprioristicamente regie innovatrici (ricordo sempre una regia del Romeo and Juliet a Shaftesbury on Avon della RSC trasposta in ambiente mods. Ma era semplicemente perfetta!) ma di distinguere senza reticenze fra regie belle, brutte e ignobili. Qui tutto è semplicemente unerträglich (lo dico in tedesco perché il regista capisca il mio pensiero, se mai leggerà questo post, ma la frase giusta sarebbe Was ist diese Scheisse? come fu urlato nel giugno 2016 a un Tristan und Isolde della Deutsche Oper di Berlino). E quindi non è difficile capire perché il Musikfest Bremen abbia rinunciato a proporre questa infamia stupidamente provocatoria presentando quindi l’opera in forma di oratorio e lasciando il posto allo sgangherato teatro comunale di Bologna che in questo modo è riuscito ancora una volta a superare sé stesso negativamente. Si potrebbe, di grazia, sapere quanto è costato questo “allestimento” alle disastrate casse del teatro? E di fronte a queste scelte perché il comune (dove è a proposito in generale l’assessore alla cultura Gambarelli – presente solo alla “prima”? Non era presente alla discussione sul Ratto nè alla conferenza stampa, ma che aveva da fare? Viene regolarmente alle manifestazioni musicali o latita come il certamente non rimpianto Ronchi? Se non è puro spirito – e qualche dubbio serpeggia nell’aria – batta un colpo…) continua a finanziare con i soldi dei contribuenti un teatro autoreferenziale, costantemente sull’orlo del baratro, del tutto indifferente ai diritti degli spettatori paganti? E’ chiaro che i vertici del teatro e il comitato di indirizzo non sono all’altezza del loro compito (e ce li teniamo ohimè fino al 2020 a meno che non intervenga un auspicato deus ex machina che però – si spera – non sia Ezio Bosso che sarebbe il classico passaggio dalla padella alla brace!), sono autoreferenziali e di scarsissima competenza (e non parlo a vanvera: leggere i CV dei componenti del comitato di indirizzo – salvo una!). Nessun dissenso? Nessuna dimissione? In questo non raccontabile contesto come é possibile dare un giudizio sereno su direzione e canto? I cantanti hanno dimostrato chiaramente la difficoltà di cantare in contesto così ostile. La prova migliore è certamente quella di Osmino (Mika Kares), un basso dalla voce possente e dalla figura imponente. Konstanze (Cornelia Goetz) è dotata di una voce che al salire verso i toni alti mostra vieppiù un’emissione aspra e che dà il meglio di sé nei toni intermedi. Dopo una prima aria da dimenticare migliora nel corso dell’opera. Belmonte (Bernard Berchtold) è la voce più debole del cast, voce sottile e dall’agilità discutibile, mentre Blonde (Julia Bauer) é – fra  i quattro protagonisti – quella dotata dei mezzi vocali migliori. Pedrillo (Johannes Chum) è un buon professionista. La direzione di Nikolaj Znaider (che apparentemente rivedremo ancora al Comunale di Bologna in altre situazioni)  fa quello che può in un contesto disastrato.

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Al grido di “famolo strano“avrei in ogni modo qualche suggerimento per la prossima regia “creativa” del Ratto: Belmonte e Pedrillo padre e figlio con rapporti omosessuali incestuosi, Konstanze e Blonde etere lesbiche, il pascià transgender tenutario di una casa di tolleranza dedita al commercio di droga e Osmino come pusher e protettore che procaccia affari al pascià. Poi sostituirei la celebre aria “Martern aller Arten” con “Io, tu e le rose” cantata da Orietta Berti in calzamaglia retata e inserirei anche per sovrammercato un paio di brani di Zucchero Fornaciari come arie aggiuntive tanto per gradire. Per i testi del Singspiel  perché non inserire anche qualche sboccata zirudella bolognese? Tanto se tutto è possibile….
Vanno citate in questo contesto anche le misure di sicurezza prese dal teatro (metal detector, polizia etc.) a dimostrazione che la direzione era consapevole che la insulsa regia aveva anche il difetto di apparire provocatoria e quindi suscitare l’interesse di qualche esaltato. In tutto questo contesto potenzialmente rischioso rientra sicuramente il forfait dato da Mert Sungu (Pedrillo) sostituito da Johannes Chum e probabilmente quello di Maria Grazia Schiavo (Konstanze) sostituita da Cornelia Goetz.

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Un pubblico non rarefatto, come si temeva a causa della ambientazione dell’opera, ha dimostrato però di non gradire affatto questa produzione: pochissimi e stentati applausi al termine delle arie e un applauso finale ridotto al minimo, nonostante gli sforzi della clacque. L’opinione rilevata fra il pubblico è stata che lo spettacolo non è provocatorio ma semplicemente noioso e prolisso oltre che – ovviamente – assolutamente improbabile. E certamente di pessimo gusto è la scena della finta esecuzione con bandiera dell’ISIS e fotografo che ricorda in modo irriverente quanto purtroppo avviene nella realtà. E altrettanto sgradevole è il finale con le teste mozzate scaraventate da Osmino ai piedi del Pascià (rispetto alla versione di Aix en Provence qui non ci si è risparmiati nulla). Insomma è stata la noia a farla da padrone in un contesto improbabile e pretenzioso: neppure la supposta provocazione ha avuto un qualche effetto.
Per terminare confesso di avere un rimpianto ovvero quello di non avere assistito al Ratto dal loggione per potere urlare Buhh e Buffone a perdifiato visto che farlo in platea (come ho fatto recentemente) pare urtare la sensibilità perbenista del pubblico bolognese. Ricordo a costoro che il silenzio o anche il mancato esplicito dissenso è sempre interpretato come assenso… Rimpiango uno sventurato (registicamente) Ring di Bayreuth nel quale il regista, dopo una messa in scenza demenziale, osò fare capolino dalle quinte del teatro salvo battere in precipitosa ritirata subissato da una salva di fischi e altre manifestazioni di dissenso plateali.
PS Ma l’inaugurazione della stagione d’opera non doveva essere diretta da Mariotti o il nostro ha preferito non essere associato a questo ignobile spettacolo…? E siccome al peggio non c’è limite nel libretto di sala è citato Ezio Bosso come “Direttore ospite principale (principale, sic!) “. Il teatro comunale è diventato un teatro allo sbando, un circo, un  baraccone alla Schikaneder, senza che nessuno si vergogni ricordando che ha avuto nel passato direttori come Celibidache, Chailly, Thielemann, Gatti etc.  e attualmente un ottimo professionista come Mariotti.
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Cast
Selim, pascià
Karl-Heinz Macek
Kostanze, amante di Belmonte
Cornelia Goetz
Blonde, cameriera di Kostanze
Julia Bauer
Belmonte
Bernard Berchtold
Pedrillo, servitore di Belmonte
Johannes Chum
Osmin
Mika Kares
Produzione del Teatro Comunale di Bologna con Aix en Provence Festival e Musikfest Bremen
Direttore
Nikolaj Znaider
Regia
Martin Kušej
Scene
Annette Murschetz
Costumi
Heide Kastler
Luci
Reiner Traub
Assistente alla regia
Herbert Stoeger
Maestro del Coro
Andrea Faidutti
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Stagione d’opera 2016-17 – Teatro comunale Bologna 7 Luglio 2016

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Con buona pace di quel frescone anonimo che mi ha accusato di apprezzare solo i teatri d’opera fuori di Bologna (ma gli consiglierei di leggere la mia recente recensione dell’ “Entführung aus dem Serail” alla Deutsche Oper di Berlino…: il provincialismo è sinonimo di dilettantismo) è stato piacevole leggere sui giornali le anticipazioni della prossima stagione d’opera Bologna. Pare che finalmente il buon senso prevalga e che le fughe in avanti di Ronchiana memoria (che producono fughe tout court degli spettatori) siano state accantonate senza necessariamente rinunciare al repertorio contemporaneo (ben venga il Peter Grimes da così lungo tempo assente). Si temono purtroppo le esternazioni della nuova assessora alla cultura “molto vicina a Ronchi”, locuzione drammaticamente infelice ma molto usata: per il momento godiamoci questa fase. Naturalmente nulla si può dire degli allestimenti e dei casts e Kurvenal sarà sempre presente per recensioni puntuali e indipendenti.
Happy

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Teatro comunale – 19 Maggio 2016

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Contrariamente al solito mi permetto un secondo post in data odierna: qualcuno si è accorto del silenzio assordante del giornalucolo locale “Il Resto del Carlino” sulla vicenda del comunale, degli esuberi, degli scioperi etc. ?  Zitti e mosca, guarda caso… E il comitato di indirizzo ancora una volta non ha idee in materia (dimostrando – se mai vene fosse bisogno – la sua totale inadeguatezza e incompetenza), il sindaco se ne disinteressa (mai toccare temi scottanti in periodo elettorale soprattutto per argomenti che portano pochi voti) e intanto salta una delle poche (forse) interessanti rappresentazioni ovvero Le nozze di Figaro. La cosa forse può fare piacere all’incolto rockettaro Ronki che detesta il repertorio classico (che naturalmente non conosce) ma fa infuriare gli amanti della musica e dell’opera come il sottoscritto. Poi sulla sostanza della vicenda inutile dire che ancora una volta i sindacati esprimono tutta la corporatività che li contraddistingue in ogni settore  e preferiscono che il teatro muoia (Sansone con tutti i filistei) piuttosto che accettare qualche piccola amara pillola in nome di un interesse più alto: la minacciata vita del teatro. Naturalmente confidando che tanto poi una soluzione all’italiana si troverà, proroga, accomodamento etc. Ma basta: le regole sono regole, vanno accettate e vanno fatte rispettareDura lex….

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Teatro comunale e Carmen – 22 Marzo 2016

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Dopo l’insuccesso della Carmen (“buuhata” alla prima – forse in modo persino eccessivo – come non succedeva a Bologna da molti anni) e in presenza di un management (sovrintendente e comitato di indirizzo – Dio li fa poi li accompagna!) pervicacemente arroccato su scelte platealmente erronee (stigmatizzate anche recentemente sul Corriere di Bologna da Leone Magiera dall’alto della sua esperienza pluridecennale) avevo scritto la seguente lettera alla Repubblica di Bologna. “Sulla situazione del teatro comunale viene costantemente calato un velo che però non cambia la realtà dei fatti. La recente lettera di valutazione del ministero lo pone al penultimo posto nella classifica dell’imposto risanamento dei teatri di maggiore importanza ma non una risposta viene data alle seguenti importanti domande: E’ stata sanata la situazione debitoria della Filarmonica?  E’stata affrontato e risolto l’ambiguo rapporto fra orchestra del teatro e l’orchestra filarmonica (stesse persone con diverso cappello)? Perché a fronte di un bilancio disastrato sono stati diminuiti i prezzi delle prime quando si sa che i frequentatori sarebbero disposti a pagare il doppio pur di presenziare? Perché il sovrintendente si è aumentato gli emolumenti (quando mai un amministratore delegato aumenta i propri compensi se il bilancio è in rosso) senza neppure garantire una sua presenza quotidiana? Perché si continua a investire in opere moderne (spesso di dubbio valore) e con nessun richiamo per il pubblico? Perché è stata cancellata una performance in cartellone della Fura dels Baus senza alcuna plausibile giustificazione? Perché non si stipulano accordi strutturali e continuativi con altri teatri distanti per la condivisione delle spese di allestimento? E in tutto questo il comitato di indirizzo, il sindaco suo presidente e l’assessore alla cultura non hanno mai nulla da dire, novelli convitati pietrificati (non di pietra …) ? Ecco vorremmo che un management degno di questo nome rispondesse in modo serio e circostanziato a queste domande per rassicurare un pubblico nonostante tutto ancora (ma per quanto?) affezionato ma che ben conosce la realtà assai migliore di altri teatri italiani.” La lettera, ovviamente, non è stata pubblicata dando la precedenza a ringraziamenti ai medici (che hanno semplicemente fatto il loro dovere), a modifiche dei sensi unici etc. etc. insomma ad argomenti di somma importanza. Qualcuno si immagina perché……?
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Conferenza Teatro comunale – Bologna 11 Gennaio 2016

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Avevo deciso di non recensire l’inutile passerella di questa mattina (“Ferrara connection” al completo..) con i vari attori (ad esclusione dell’assessore alla cultura del Comune di Bologna) che “dovrebbero” avere a cuore le sorti del teatro, ma di fronte al nulla (“aria fritta” in termini popolari) non posso esimermi dal proporre un breve post. Cominciamo col dire che evidentemente gli organizzatori non hanno idea di come si organizza una tavola rotonda. Il chairman deve preventivamente assegnare a ogni relatore un tempo preciso e tre minuti prima della scadenza lo avverte per fare rispettare i tempi. Niente di tutto questo. I relatori non hanno il dono della concisione e per esprimere semplici concetti impiegano minuti e minuti nella convinzione che più parlano più sono importanti e credibili. Fra le perle da non dimenticare un pellegrino che traduce il tedeschissimo nome di Richard Wagner in inglese (pronunciato “Riciard Wegner” sic).  Le posizioni sono semplici. Il sovrintendente Sani vorrebbe finanziamenti in nome solo della “cultura” (ma sul significato che gli attribuisce ci sono dubbi). Il sindaco, seppure ammantando di zucchero i concetti, dice con chiarezza che altri soldi non se ne vedranno (a parte la ristrutturazione della terrazza) e che gli organici debbono essere sfoltiti. Niente soldi ulteriori dalla regione. Le fondazioni esprimono supporto generico e nessuna promessa aggiuntiva. Franceschini parla per ultimo (e dico subito che per impegni pregressi non ho potuto ascoltarlo ma mi è stato riferito che di fatto ha esortato a contribuire precisando che nulla più arriverà dal governo). Il ministro è stato l’unico ad avere la buona educazione di alzarsi in piedi durante il suo discorso.  A parte quindi le solite, inutili, dichiarazioni di sostegno (a parole – a parte i pochi veri supporter come i Golinelli) impegni precisi nessuno. Ma come si può pretendere un incremento dei contributi a fronte di scheletrini nell’armadio, accuratamente nascosti, come:
1) Annunciato (o già deliberato?) aumento degli  emolumenti a sovrintendente e direttore generale in presenza di situazione economica disastrosa. In presenza di finanze disastrate i compensi si riducono se si vuole essere credibili!
2)  Lettera ricevuta in Ottobre per grave inadempienza del teatro rispetto agli obiettivi indispensabili per il suo futuro resa pubblica solo per l’intervento della FIALS
3) Rapporto fra orchestra filarmonica e orchestra del teatro e regole della filarmonica per quanto concerne il settore operistico (che è successo a Kyoto? Nessuna precisazione o spiegazione è giunta dal teatro)
4) Futuro del teatro Manzoni
5) Saldo dei debiti pregressi della società di gestione del teatro Manzoni: è stato effettuato? 
7) Riduzione dei costi degli abbonamenti persino per le “prime” (una scelta suicida) per le quali il pubblico avrebbe pagato il doppio senza battere ciglio pur di non rinunciare all’inevitabile, provincialissimo, presenzialismo. Si sa che il botteghino contribuisce solo in parte ai costi ma il segnale è semplicemente autolesionistico
Senza ulteriori commenti

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