Cameristica, Recensioni

Concerto Italiano Piccinini Pontecorvo Alessandrini – Bologna Musica Insieme 27 Aprile 2015

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Un tipico “concerto di transizione” di Musica Insieme. Serata barocca classica: Bach e Vivaldi, con cantate bachiane e vivaldiane, concerti vivaldiani e il quinto concerto brandeburghese.  In assenza totale di Liederistica da anni a Musica Insieme (ah, la provincia!) qualche brano vocale agisce da premio di consolazione. Un piccolo complesso di buona qualità, stagionato e coeso ma totalmente inadatto a una sala di oltre 1000 posti. Un complesso cameristico per sale da 100-200 posti.  Strumenti “filologici” che si traducono – di fatto – in archetti appuntiti, impugnature sopra il tallone e violoncello senza puntale. L’assenza dei tiracantini impone lunghe e noiose sessioni di accordatura tramite i bischeri. Il flauto traverso in legno, poi, al di là della bravura della flautista – Laura Pontecorvo  -, risulta totalmente inudibile se non nei brani nei quali dialoga solitario con altri strumenti singoli. Ovviamente altrettanto dicasi – e a maggior ragione – per il clavicembalo.  Dal punto di vista strumentale, quindi un concerto forse interessante ma praticamente difficile da giudicare. Quanto alla cantante – Monica Piccinini – il problema è analogo: una voce piccola, anche se ben intonata, un’agilità di medio calibro e una pessima dizione del testo (sostanzialmente incomprensibile) che si perde nella grande sala.  Presentazione improvvisata e poco significativa (probabilmente su richiesta inaspettata) del direttore clavicembalista Rinaldo Alessandrini. Un bis e il solito, inevitabile, prevedibile, acritico successo di pubblico

 HappySad

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Recensioni, Sinfonica

Swedish Radio Symphony Orchestra Frang – Bologna Grandi Interpreti 24 Aprile 2015

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Non sono d’accordo con la incondizionata “Begeisterung” (grande entusiasmo) dell’ “innominato” (un esperto musicale che rifiuta di vedere associato il proprio nome anche per un commento a questo blog e che é anche un grande estimatore del fascino muliebre delle esecutrici cui spesso soggiace nei suoi giudizi musicali….): la giovane violinista norvegese Vilde Frang è un’ottima professionista che però non ha ancora raggiunto – anche data la sua ancora giovane età, 28 anni – quella maturità che è richiesta per entrare nel gotha del violinismo internazionale. Grande musicalità, fraseggio ampio e convincente, senso dello stile (così importante in Brahms), ha però un suono piuttosto piccolo che in certi casi è scomparso sommerso dalle sonorità esuberanti della orchestra svedese sotto la direzione di Daniel Harding. Pur dotata di un’ottima tecnica non sono mancate nell’esecuzione della difficilissima partitura incertezze sia nell’attacco del primo tempo che – segnatamente – nell’esecuzione della cadenza sempre del primo tempo.  L’impostazione prevalentemente lirica del suo violinismo porta a credere che possa dare il meglio di sé in un repertorio cameristico nel quale ci auguriamo di poterla presto ascoltare. Di certo un potenziale grande talento che ha ancora ampi margini di miglioramento. Un bis di un autore a me “diversamente noto”… L’esecuzione della Symphonie Fantastique di Berlioz (esponente di punta del grand opéra francese – si pensi alla recente, bellissima esecuzione de Les Troyens alla Scala) è stata un grande successo anche per la qualità dell’orchestra che è risultata di eccellente in tutte le sue sezioni. Peccato che l’acustica del teatro Manzoni e la sua ridotta dimensione siano inadatte al brano eseguito e ne abbiano compresso il valore sinfonico.  Daniel Harding ha diretto secondo il suo stile, la cui cifra distintiva è la ricerca di sonorità esuberanti e l’accentuazione delle dinamiche talvolta a scapito della cantabilità. Ma non è questo il caso della esecuzione di cui alla presente recensione alla quale va un plauso incondizionato anche se il risultato per i limiti suesposti è stato purtroppo compresso. Grande, immaginabile, meritato successo del  pubblico del Bologna Festival.

HappyHappy

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Collegium Musicum Bae- Bologna Musica Ateneo 21 Aprile 2015

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La serata comincia malissimo: per 25 minuti dopo l’orario di inizio previsto, le signorine dell’accoglienza si muovono avanti e indietro per il corridoio centrale senza alcun evidente motivo (quale Godot avrebbe dovuto palesarsi?), cosicchè il terribile, temutissimo pistolotto introduttivo inizia con un ritardo da dopolavoro parrocchiale terzomondista. Nel frattempo il pubblico arriva alla spicciolata, consapevole che tanto l’orario indicato è solo un’ipotesi. Il pubblico non è quello che frequenta normalmente le sale da concerto bolognesi e al suo interno si notano alcuni attempati signori con una ridicola abbronzatura da ustione, con la quale cercano di nascondere – invano – gli impietosi segni del tempo. Il pistolotto – forse il peggiore che negli ultimi tempi abbia molestato il mio sistema uditivo –  viene letto con voce monotona da un ignoto giovane di brutte speranze: fra le perle del contenuto l’affermazione che il terzo concerto di Beethoven è il primo nel quale si evidenzia la personalità del musicista di Bonn. Una frase che certamente fa rivoltare Ludwig nella tomba (e la grande Marta che fa? suona concerti di secondo ordine?), probabilmente copiata da una pagina sbagliata di un manuale scadente di storia della musica. Si inizia con due brani non troppo impegnativi per l’orchestra (composta da strumentisti tutti studenti dell’Alma Mater sotto la direzione di Roberto Pischedda): la Trauermusik di Hindemith e la Serenade di Elgar. Buona la prova della prima viola dell’orchestra (Valentina Rebaudengo) nel brano di Hindemith che si inquadra in una prestazione più che dignitosa dei soli archi.  Ovviamente il pezzo forte della serata è il terzo concerto di Beethoven con la giovane solista Gile Bae, un’alunna del vivaio imolese. Inutile dire che il riverbero dovuto all’orchestra integrata con fiati e timpani è vicino alla soglia del dolore. Avevamo già avuto modo di ascoltare la Bae in un concerto  del Mi-To tutto dedicato a Brahms con risultati tecnicamente e interpretativamente disastrosi (Gile Bae – Mi-To 17 Settembre 2014) a seguito del quale suggerivamo alla giovane interprete di studiare. Forse l’auspicio è stato ascoltato perché l’esecuzione del terzo concerto è stata di buona qualità (senza esagerare..) caratterizzata da pulizia tecnica, un ottimo fraseggio ma con tempi molto, troppo allargati, forse per evitare incidenti. Insomma una buona prova di una giovane pianista che ha certamente del talento ma che deve metterlo a frutto evitando anche atteggiamenti ridicolmente plateali che ormai nessun interprete serio adotta. Naturalmente una volta rimossa l’ansia evidente del concerto, dopo un bis scarlattiano (già eseguito anche a Torino) di buona esecuzione, la Bae ha sentito la necessità di un effetto speciale eseguendo l’ultimo tempo di una sonata di Haydn a grande velocità, snaturandone però il significato musicale e trasformandolo in uno studio di Czerny. La Bae è giovane (20 anni) e ha interessanti potenzialità ma deve ricordarsi che suonare vuol dire controllo, che una smaccata clacque non sempre è presente e che non sempre il pubblico è di bocca buona e incompetente come nel caso del concerto in questione (come comprovato dal temuto applauso dopo il primo tempo del concerto beethoveniano). Grande successo (soprattutto fra il pubblico maschile…).

Happy

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Jenůfa – Bologna Teatro Comunale 17 Aprile 2015

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Il libretto di Jenůfa di Janáček può riassumersi nella storia di un infanticidio con redenzione agiografica nell’ambiente contadino moravo. Libretto sostanzialmente assai modesto, ma a parte Wagner, von Hofmannstahl e Da Ponte tutti i libretti sono sostanzialmente degli scadenti polpettoni includendo anche le spesso risibili e arbitrarie riduzioni verdiane dei drammi Shakespeariani. Per fortuna nelle opere è la musica l’elemento fondante e nel caso di Jenůfa parliamo di grande musica. L’allestimento del teatro Comunale sotto la regia di Alvis Hermanis rientra nel novero dei grandi spettacoli, quasi sproporzionato rispetto alla sostanza del libretto e tale da metterlo sostanzialmente in secondo ordine. Niente a che vedere con la messa in scena minimalista cui ho assistito nel 2012 a Praga dove la quasi inesistente scenografia (certamente legata a problemi di budget) sembrava volere sottolineare lo spirito cupo della vicenda. Qui siamo invece in un trionfo di costumi e colori che per molti aspetti stridono nella loro esuberanza con quello che dovrebbe essere lo spirito dell’opera. Ma ben venga un bello spettacolo dopo la tristezza della Butterfly di inizio stagione. Le scene e i costumi seguono un doppio binario. Nel primo e terzo atto una sfolgorante rivisitazione onirica dei costumi contadini (?) quasi senza tempo (alcuni sembrano riecheggiare nelle acconciature femminili il medioevo pur inserite in un ambiente jugendstil) in un contesto rutilante di colori sottolineato anche dalla presenza di danzatori che sullo sfondo paiono riprodurre con la loro gestualità lo svolgimento dell’azione, mentre nel secondo atto (quello dell’infanticidio) i protagonisti si muovono in una stanza/cucina moderna malandata che fa da cornice allo squallore delle decisioni della madre che conducono alla sua scelta omicida in favore dell’onore della figlia. Rimane il dubbio di capire per quale motivo il regista abbia imposto ai cantanti nel primo atto una gestualità da teatro dei pupi, obbligandoli financo a cantare in ginocchio. Come sempre i registi accorti e scaltri inseriscono elementi che fanno discutere ma è proprio la discussione il sale che porta alla notorietà (Andreotti docuit)… La direzione di Juraj Valčuha imprime a tutta l’opera il giusto ritmo e le giuste sonorità (dopo faticose prove in cui non sono mancati momenti di vera tensione con l’orchestra). La partitura di Janáček non è di semplice lettura ma il giovane direttore ha saputo condurre l’orchestra a una esecuzione che valorizza appieno le caratteristiche fortemente peculiari e gli stilemi di origine slava del compositore ceco. Superlativa la prova del soprano spagnolo Angeles Blancas Gulin dotata di una magnifica voce drammatica che ha reso il personaggio della madre nel secondo atto la vera protagonista dell’opera e che ha giustamente riscosso dal (veramente non folto) pubblico una ovazione incondizionata, di gran lunga superiore a quella tributata agli altri interpreti tutti di buona qualità (ma non alla sua altezza) e segnatamente Andrea Dankova, un’ottima Jenůfa che certamente ha sofferto il confronto con la Gulin. Una prova convincente (ma non entusiasmante) quella dei due protagonisti maschili alle prese peraltro con ruoli relegati da Janáček a figure musicali di secondo piano. Un buon successo complessivo sottolineato dagli applausi prolungati del pubblico (che forse avrebbero maggiore significato se qualche volta almeno tributasse sonori fischi a produzioni scadenti – ad esempio il caso di “Qui non c’è perché” – come invece mai accade soprattutto alle “prime” con la clacque in piena azione ….).
HappyHappy
PS l’opera è iniziata con un ritardo causato da “problemi tecnici” non meglio precisati dallo speaker. In realtà sembra che la causa sia stata invece  l’irreperibilità di uno strumentista..  Sarebbe poi interessante conoscere chi ha curato la traduzione del libretto, dal momento che i sopratitoli proiettati sono pieni di strafalcioni di grammatica.

Sad

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Giardini Matsunaga Chiocci Ippolito – Bologna Musica Insieme Ateneo 16 Aprile 2015

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Dopo una introduzione nella quale il relatore ci ha sorprendentemente informato che Albione è l’attuale Inghilterra (forse dimenticando che il mascellone del bieco ventennio malediva la “perfida Albione” dopo le sanzioni imposte per la vile invasione dell’Etiopia) il quartetto in questione (violino, viola e due viole da gamba)  ha presentato un programma di tre autori distanti di 400 anni: Purcell, Locke e Nyman. Purtroppo i brani in questione rimossi dal loro contesto (per i due autori antichi la corte inglese) risultano troppo frammentari e, detto in modo molto piano, piuttosto noiosi, al di là della buona volontà degli esecutori. Essi venivano suonati in un ambiente che prevedeva danze, azioni sceniche etc. ovvero una concentrazione di arti che ne giustificavano il significato. Si pensi, in materia, all’Enea and Dido di Purcell e alle messe in scena che anche in tempi moderni ne hanno valorizzato il significato musicale. Uno stesso discorso vale per i due brani del compositore moderno (noto per le colonne musicali di pellicole di successo) Nyman che si rifa in chiave moderna a Purcell. A rendere ancor più faticoso l’ascolto si sono avute,  fra un brano e l’altro,  interminabili accordature – soprattutto delle viole da gamba – che io non ricordo, ad esempio, nei concerti di Jordi Savall. Una serata dimenticabile. 
Sad
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Orpheus Chamber Orchestra Say – Bologna Grandi Interpreti 15 Aprile 2015

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Avevamo già avuto occasione di ascoltare a Bologna Fazil Say (niente a che vedere con “Il turco in Italia”..), infaticabile  (5 concerti in 5 giorni consecutivi in differenti città – v. http://fazilsay.com) poliedrico pianista, compositore e libero, laico pensatore (in una Turchia sempre più sprofondata nel fondamentalismo islamico – povero Mustafa Kemal Ataturk che forse si rivolta nella tomba! – è stato condannato con sentenza sospesa per un messaggio twitter)  e il giudizio non è cambiato. Si tratta di un pianista di buon livello, dalla tecnica non sempre immacolata (nel concerto di Mozart in la maggiore K.488 eseguito sono stati riscontrati almeno 4 episodi di note “diversamente intonate”) e dalle sonorità non sempre cristalline come il brano avrebbe richiesto. Siamo certamente lontani dai grandi interpreti mozartiani (Brendel, Pollini, Schiff) ma una figura non certo minore nel panorama pianistico internazionale, comunque degno del palcoscenico del Bologna Festival.  Come Pogorelich ha qualche problema di memoria (spartito sul piano) e forse non si trova completamente a proprio agio a dovere rinunciare totalmente al ruolo di Kapellmeister con l’Orpheus Chamber Orchestra che ha come sua caratteristica specifica quella di essere formazione senza direttore. Un bis con orchestra ancora Mozartiano.  L’Orpheus Chamber Orchestra è formazione di lunga tradizione e di buona/ottima qualità. Archi e strumentini eccellenti. Meno felice l’altra sezione di fiati e segnatamente i corni che hanno avuto qualche evidente incertezza di intonazione.  Ho già avuto modo di segnalare come il corno sia strumento maledettamente difficile (e per certi aspetti imprevedibile risentendo delle condizioni ambientali) ma questo non può costituire attenuante. L’esecuzione del wagneriano Siegfried-Idyll  (praticamente l’unica composizione sinfonica di Wagner ancor oggi eseguita anche se meno frequentemente del passato) dedicato alla moglie Cosima nel secondo anniversario del loro matrimonio, ha risentito di un inizio un po’ troppo lento ma poi ha ritrovato tutto lo spirito del compositore tedesco. Quanto alla Chamber Symphony op.62  (compositore prolifico!)  di Say il giudizio è un mixed feeling. Una composizione tonale fortemente caratterizzata dalle melodie popolari e dal folklore turco, con la presenza di ritmi dispari e spesso con lunghe ripetizioni dei ritmi di spirito apotropaico.  Non un capolavoro ma una composizione interessante, utile anche per meglio definire la personalità di Say. Ottima l’esecuzione finale della Sinfonia n.80 in re minore  di Haydn e due bis fra cui la trascinante ouverture de La cambiale di matrimonio di Rossini. Buon successo complessivo di pubblico.

Happy

PS Maleducazione. Nell’ultima fila del secondo settore  per tutto il concerto un anziano signore ha compulsato costantemente il proprio telefonino fino a quando una signora, giustamente esasperata, glielo ha fatto notare ottenendo come risposta “faccio quello che mi pare”. Al di là della maleducazione dell’atteggiamento e della risposta ci si chiede che significato possa avere presenziare a un concerto per non ascoltare una nota e disturbare, anche solo con la luce emessa,  coloro che invece al concerto sono interessati.  L’uso del telefonino è molto più comodo fuori dalla sala!!!  Nelle “avvertenze” che precedono il concerto oltre che chiedere di spegnere la suoneria dei cellulari dovrebbe essere indicato che essi dovrebbero essere spenti tout court, come avviene negli aerei.  Inutile dire che questo avviene quasi sempre all’estero nelle sale da concerto serie e che  eventuali trasgressioni sono immediatamente sanzionate dalle maschere chiedendo al disturbatore di spegnere immediatamente e financo  di lasciare la sala.
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Münchner Symphoniker Feng – Bologna Musica Insieme 13 Aprile 2015

 “Bella senz’anima” cantava alcuni anni or sono Riccardo Cocciante. Parafrasando il titolo si potrebbe dire “Bravo senz’anima” del  giovane violinista cinese pluripremiato Ning Feng, un altro tipico prodotto dell’immenso vivaio cinese (che però partorisce anche artisti veri come – ad esempio – la brava giovane pianista Zhang Zuo) dotato di strabiliante tecnica mostrata nel primo concerto di Paganini (se si eccettua l’attacco della parte violinistica del primo tempo ove ha mostrato una difficile da interpretarsi incertezza) ma che però  ha unicamente mostrato questo lato della sua personalità artistica. E’ vero: i concerti di Paganini non offrono agli interpreti grandi possibilità espressive, caricati come sono di virtuosismi, ma è anche vero che esistono esempi (anche su YouTube) nei quali gli interpreti cercano di addolcire la freddezza funambolica della partitura, almeno nelle parti più cantabili. Non è questo il caso di Ning Feng che proprio in queste parti, dove la componente muscolare gioca una ruolo minore si trova meno a suo agio. E certamente non depone a favore dell’intelligenza dell’esecutore avere proposto come bis un capriccio ancora di Paganini: assai meglio sarebbe stato eseguire un brano di autore diverso (da Bach a Ysaye) dal momento che non aveva certo bisogno di mostrare la sua valentia tecnica. Sia chiaro: è giovane, ha bisogno di “épater les bourgeois” e gli hanno insegnato che per ottenere un facile applauso (compreso quello sempre a mani alzate di una spettatrice di Musica Insieme che ad ogni concerto si esercita ginnasticamente in materia) Paganini “paga” ma bisogna sperare che compia un percorso artistico come quello di altri giovani interpreti che con l’avvento della maturità capiscono che suonare non è correre i 100 metri in 8 secondi.
HappySad
Una bella sorpresa è stata invece quella offerta dai Münchner Symphoniker, una formazione assai affiatata che sotto la guida di Ariel Zuckermann nelle due sinfonie eseguite (Kraus e Haydn) e nell’ouverture di Berwald ha dimostrato un suono brillante, compatto in tutte le sezioni e un rispetto rigoroso della partitura pur nella capacità di sottolineare le parti più liriche.  Un’orchestra di indubbio valore che vorremmo riascoltare in un repertorio più vasto.

 HappyHappy

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Alcune considerazioni – Bologna 13 Aprile 2015

Come sempre mi succede ho atteso 24 ore prima di prendere una decisione a me sgradita ma resasi ora indispensabile dopo quanto avvenuto ieri su questo blog in seguito alla mia recensione del concerto di Francesco Libetta: i commenti saranno d’ora in poi sottoposti alla mia approvazione per evitare che a causa di qualche scalmanato uno spazio di civile, anche aspro, confronto di idee si trasformi in una trasmissione trash da TV pomeridiana per casalinghe annoiate. Si tranquillizzino i miei lettori: nessuna censura per opinioni diverse dalle mie purché confinate al terreno delle idee e senza sconfinamenti nell’insulto personale. Chiunque ha diritto di esprimere le proprie opinioni su questo blog anche ove non vantasse competenze specifiche in campo musicale (e non è il mio caso maestro Martelli, se solo avesse avuto la pazienza di leggere il mio CV!) purché espresse in modo civile e motivato. Ammettere onestamente da parte di chi scrive di non conoscere un brano non è una prova di incompetenza ma una prova di onestà intellettuale se mai da ammirare e non da stigmatizzare. E utilizzare versioni non Urtext nelle esecuzioni andrebbe segnalato: gli esempi di alterazioni arbitrarie del dettato originale chopiniano non si contano. Serve citare Mikuli, Klindworth e persino nel ‘900 Cortot? Mi consola il fatto che questi eccessi provengono unicamente da una piccola organizzazione musicale locale che forse farebbe bene a informarsi, ad esempio, della stroncatura abrasiva di Cappello (da me recensito negativamente) in occasione del suo recente concerto a Cagliari (debbo la segnalazione a un conoscente – La Nuova Sardegna, mercoledì 8 aprile 2015, pag. 34) o del commento feroce del concerto della Buniatishvili al quartetto di Milano sul Corriere Musicale che ha fatto seguito alla mia negativa recensione dello stesso concerto. Solo per dire che mentre è vero che non sono dotato ohimé della infallibilità è anche vero che spesso le mie recensioni coincidono con quelle dei critici “accreditati” secondo la visione del maestro Martelli che evidentemente si arroga autocraticamente il diritto di distribuire diplomi di competenza senza averne titolo. Peraltro qualcuno potrebbe immaginarsi una reazione furibonda di uno Zimerman, di una Wang, di un Blechacz, di un Yundi etc. a una critica negativa? Chi è grande sa bene che a tutti capita una serata negativa (mai comunque sotto un certo livello) e proprio perchè grande sarà il primo a dolersi di una performance inadeguata. Sono gli altri che minacciano ridicole querele e invocano le liste di proscrizione se si dimostra che il re è nudo. Perchè non proporre anche l’olio di ricino? E citare gli applausi come prova della qualità di una esecuzione è ridicolo. Il pubblico, in Italia per lo più è comprensibilmente poco preparato, non applaude notoriamente l’esecutore ma la musica eseguita, tanto più quanto essa è orecchiabile e nota e quanto più velocemente (magari con molte stecche passate inosservate) eseguita. E su questo contano quegli esecutori che tentano di spacciare per oro colato pacottiglia di vile stagno. In conclusione: questo blog è stato, è e sempre sarà aperto a tutti ma proprio perchè voglio salvaguardare a tutti i costi la sua qualità inserirò un filtro “anti energumeni”. Purtroppo. Cordialmente

SadSad

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Quartetto Noûs- Bologna Talenti S. Filippo Neri 7 Aprile 2015

Un quartetto composto da giovani che ha avuto il coraggio di presentare come prima parte due brani di non facile comprensione. I tre brevissimi pezzi per quartetto d’archi di Stravinskij (composti dopo il grande successo de Le sacre du printemps) sono caratterizzati da un primo tempo con i quattro strumenti che paiono non avere rapporti mentre i due successivi rientrano nell’alveo del “concertato” (per quanto in un brano del compositore russo ciò sia possibile).  I brani di Adès (Arcadiana) sono interessanti ma non di più. Molto bello il quartetto op. 30 di Čajkovskij nel quale è stato possibile apprezzare le qualità degli esecutori. Un giudizio complessivo sul quartetto è positivo anche se certamente manca quella maturità che solo una lunga esperienza esecutiva può dare.  Un complesso quindi che ci auguriamo di riascoltare fra qualche anno anche in un repertorio più vasto. Un buon e meritato successo di pubblico. Un plauso assoluto all’assenza della introduzione “musicologica” iniziale che ha piagato tutta la scorsa stagione. Speriamo che si tratti di una assoluzione definitiva e non solo di una amnistia temporanea!
Happy
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Assessore Ronchi – Bologna 28 Marzo 2015

Finalmente, bisognerebbe dire, qualcuno si è reso conto che l’assessore è “nudo” (come nella celebre favola di Andersen) e i nodi anche nella stampa più servile (leggasi Repubblica) vengono al pettine. Perchè Ronchi sia assessore alla cultura del comune di Bologna (dopo essere stato cacciato da Errani) è un mistero irrisolto: quali qualifiche possa vantare, quali studi e con quali risultati, quale background abbia non è dato sapere. Nulla, nebbia. Si sa solo che è un irriducibile “rockettaro” – sic – che raramente si presenta agli eventi culturali a meno che non servano a mettersi in mostra, che veste in modo trasandato (per mostrare anche visivamente un ribellismo d’accatto) e che è sostenuto ormai dal solo sindaco Merola (speriamo ancora per poco) perchè – come disse il sindaco in un colloquio privato a fronte delle contestazioni portate da vari presenti – “sa dire di no!”. Un po’ poco e quale sia il motivo di dovere attingere al panorama ferrarese per un assessore alla cultura bolognese, è un puzzle irrisolto, quasi mancassero figure prestigiose bolognesi in grado di ricoprire con merito quell’incarico (discorso analogo vale per Sani per il quale la cravatta è un cappio e il suo nodo un nodo scorsoio – the Ferrara connection). L’ineffabile Ronchi, che di musica classica e opera capisce persino meno di Merola (roba da Guinness dei primati!) vuole anche diventare presidente del consiglio di indirizzo del teatro comunale (a meno che non lo sia già segretamente diventato) impersonando il famoso principio di Peter sulla massima incompetenza. Non è autorevole ma autocratico. Si può solo sperare che il ritardo nella nomina sia dovuto a un tardivo ripensamento del sindaco ma c’è poco da sperare. Ora si vocifera che voglia anche fondare un proprio partito alla sinistra del PD, magari associandosi a Landini (propongo il nome “confusione mentale”): come si dice Dio li fa poi li accompagna!

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Cameristica, Recensioni

Kremer Argerich- Bologna Grandi Interpreti 26 Marzo 2015

68 lui, 73 lei, una coppia splendida in grado di dar luogo al più bel concerto che si sia tenuto a Bologna negli ultimi tempi con due sonate di Weinberg, una di Beethoven e quella famosissima di Franck. Un’intesa perfetta, sonorità spesso soffuse e sempre espressive nei brani cantabili ma anche tempi staccati velocissimi e brillanti negli “allegri” trascinati dalla verve di una pianista per la quale veramente il tempo non sembra passare mai, dotata ancor oggi di una tecnica da fare impallidire molti giovani leoni. A volere proprio cercare il pelo nell’uovo si potrebbe arricciare il naso per qualche eccessiva concessione all’allargamento dei tempi in alcune sezioni del recitativo della sonata di Franck ma – come si usa dire – “ci possono anche stare”. Per il resto tutto assolutamente perfetto e ogni ulteriore commento sarebbe inutile. Un plauso specifico per i due brani dell’ingiustamente dimenticato compositore di origine polacca (ma vissuto nell’Unione Sovietica al tempo dello Zhdanovismo)  Mieczyslaw Weinberg che pur avendo operato in pieno ‘900  propone una musica che seppure del tutto inserita nel milieu culturale del suo secolo  non rifugge da momenti lirici e da una strutturazione delle sue sonate di tipo classico. Molto interessante – fra l’altro – la sonata per violino solo che si inscrive nella non vasta letteratura per lo strumento ad arco e che – dopo Bach – vede nella letteratura recente pochi esempi fra i quali le sei sonate di Eugène Ysaÿe e la sonata di Béla Bartók. La musica di Weinberg è la prova provata che la musica “moderna” può anche essere di non difficile ascolto senza astrusi intellettualismi o sonorità che spesso rendono “unpalatable” molti autori contemporanei. Tre bis fra i quali un tempo della sonata beethoveniana “a Kreutzer” (scelta un po’ discutibile), un ritmo di tango (trascrizione da Piazzolla? Benvenuti i suggerimenti) e un brano cantabile assolutamente ignoto al sottoscritto. Sarebbe sempre auspicabile che gli esecutori annunciassero i titoli dei brani eseguiti come bis senza trasformarli in indovinelli musicali. Ora prevista di inizio del concerto 20.30. Ora reale d’inizio 20.40. Viva la provincia!

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Cameristica, Recensioni

Lessing Savary Maurizzi- Bologna Conoscere la musica 19 Marzo 2015

C’era un tempo in cui i concerti di S.Cristina erano di alta qualità. Adesso dopo il disastro Maltempo viene proposto un altro concerto di qualità discutibile (problemi di budget?). Il trio in questione ha dato luogo a una performance tutt’altro che memorabile: un concerto definibile al meglio come “onesto”. Tre brani: una sonata per violoncello e pianoforte brevissima, un  “cammeo”, di Debussy, la sonata in pratica giustamente mai eseguita di Ravel per violino e violoncello ove i due strumenti seguono percorsi indipendenti senza mai sincronizzarsi quasi si trattasse di composizione cinquecentesca sviluppata “orizzontalmente” e il celebre trio n. 3 op. 110 di Schumann.  Le tre esecuzioni sono state ben lungi dall’essere memorabili. Innanzitutto tenere il coperchio del piano aperto in presenza di due archi e del riverbero di S.Cristina è criminale: l’effetto è che il piano copre quasi completamente gli altri due poveri strumenti. E poi i tre strumentisti sono dei bravi artigiani ma nulla più. Ne consegue che il livello esecutivo è facilmente immaginabile: molta buona volontà ma nulla più. Amen. Il concerto doveva iniziare alle 20.30. Il pistolotto del relatore introduttivo (sob, sob..) Mioli è iniziato alle 20.43 (quarto d’ora accademico? Ma qui non siamo all’università dove si deve dare il tempo agli studenti di cambiare aula) e si é iniziato a suonare alle 20.55. Maleducazione? Incompetenza? Disorganizzazione? Colpevole indulgenza verso i ritardatari? Oppure provincialismo da teatro di periferia? Forse tutto assieme. Quindi un concerto modesto e male organizzato per un pubblico populisticamente non pagante. Ottimo e abbondante…

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Recensioni, Sinfonica

New London Consort- Bologna Grandi Interpreti 18 Marzo 2015

La mania invalsa negli ultimi due decenni delle esecuzioni “filologiche” è una malapianta inestirpabile che vellica la vanità di ascoltatori che si ritengono in tal modo esperti in grado di valutare quale fosse l’esecuzione ai tempi della composizione eseguita. Inutile dire che si tratta di modalità esecutiva del tutto artificiale che sempre mescola elementi moderni con antichi con risultati spesso disastrosi. E chi asserisce che in tal modo si estrae il vero spirito della composizione semplicemente è un truffatore (in senso musicale se esecutore) o un mentitore (in senso musicale se critico). Strumenti barocchi con archetti impugnati sopra il tallone (solo a scopo estetico e senza reale valore esecutivo) e corni (strumento difficilissimo anche nella versione moderna con i pistoni)  che nonostante gli sforzi e la bravura degli esecutori inevitabilmente stonano. Purtroppo i compositori barocchi non hanno la possibilità di irridere la scelta di utilizzare strumenti obsoleti (o utilizzati in modo obsoleto): se rinati ci crederebbero matti a non utilizzare strumenti assai migliori (quelli moderni). In questo senso l’esecuzione della messa in si minore di Bach da parte del New London Consort rientra in questo filone aggiungendo però il dato negativo di una bassissima qualità esecutiva. Voci piccolissime specialmente nel settore femminile (e addirittura nel caso dei due brevissimi passaggi solistici del Kyrie iniziale con note “diversamente intonate”) con l’unica eccezione del controtenore David Allsop mentre all’estremo opposto si colloca il basso-baritono Michael George al limite dell’afonia. Insomma un’esecuzione piatta e scialba con un direttore che se assente nessuno se ne sarebbe accorto.  Per capire come il brano bachiano possa essere interpretato e valorizzato in tutta la sua bellezza invito a riascoltare l’edizione di Karajan con Janowitz, Ludwig, Schreier, Berliner Philharmoniker ecc. altro che questo modesto “consort”!  Purtroppo di questi flops al concerto iniziale del Bologna festival abbiamo già avuto esperienza nel passato. Forse sarebbe ormai il caso di tenerne conto.
PS “Customers who have the misfortune of being late will be admitted only during the interval“. Questo è l’avviso che campeggia nelle sale da concerto londinesi dove si comincia sempre in perfetto orario senza indulgenza verso i ritardatari e i capannelli di “spettatori” più interessati alle “public relations” che al concerto. Ma siamo a Bologna e Londra (come Berlino, come Parigi, come Vienna) è molto, molto lontana….
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Cameristica, Recensioni

Ingolf Wunder revisited- Bologna Musica Insieme 16 Marzo 2015

Purtroppo ancora una volta il pubblico bolognese non ha avuto l’occasione di ascoltare un concerto di Yundi, vincitore con merito dello Chopin 2000: la sua unica esibizione nei dintorni si è avuta a Imola lo scorso anno e fu un concerto memorabile. L’auspicio è che venga reinvitato non appena i suoi problemi famigliari saranno risolti. Al suo posto è stato invitato Ingolf Wunder, secondo premio allo Chopin 2010 (ex aequo con Lukas Geniušas). Il biglietto da visita di Wunder lo si può desumere dal suo ritratto su Wikipedia in inglese (http://en.wikipedia.org/wiki/Ingolf_Wunder – che bisogna immaginare da lui ispirato) che non dimostra certo fair play (omette di precisare che il secondo premio vinto era ex-aequo..): senza mezzi termini accusa la giuria di avergli scippato la vittoria (in inglese insomma lo si definirebbe a super brat). Certamente il concorso ha avuto un esito anomalo attribuendo la vittoria a una diligente, modesta e sbalordita Yulianna Avdeeva (pur essendo in giuria Marta Argerich, che ricordiamo giurata implacabile al tempo di Ivo Pogorelich) che certamente fra i finalisti era la più debole, che si trova ora raramente nei cartelloni delle manifestazioni pianistiche di primo piano, che è senza contratto delle case discoghrafiche più importanti e che non ha neppure un suo sito web! (A proposito dello Chopin 2010 va anche ricordato l’abbandono polemico di Bozhanov che lasciò infuriato il concorso prima della premiazione).  Purtroppo anche il più importante premio pianistico – lo Chopin – è oggi per motivi di sponsorizzazione sottoposto all’influenza delle case costruttrici dei pianoforti. I concorrenti hanno persino il diritto di scegliere (orrore!) su quale pianoforte suonare e la Avdeeva suonava su uno Yamaha….Al tempo del concorso (trasmesso in streaming video) comunque la mia preferenza andava a Wunder e va ricordato che nel Novembre di questo anno ci sarà la nuova edizione del quinquennale concorso. Ma veniamo al concerto in questione.  Un programma che più classico (in realtà romantico) non si può: una prima parte dedicata a Chopin e la seconda a Liszt con due brani da archeologia musicale ovvero l’Allegro da concerto op.46 di Chopin e le Variazioni su un tema dei Puritani di Bellini di Liszt (quest’ultimo in realtà una composizione solo coordinata da Liszt ma frutto di una collaborazioni di più musicisti – fra cui Chopin – alla stregua del FAE di Schumann-Brahms-Dietrich e altri esempi ottocenteschi). Il pianismo di Wunder è fuor di dubbio di alta qualità, molto elaborato e non immune dai temuti “effetti speciali” in Liszt. Ci sono pianisti cui riconosco grandissime qualità (è questo il caso) ma che non suscitano pienamente il mio plauso, come se vi fosse una vaga sensazione di incompletezza o di artificialità nell’esecuzione per me di difficile individuazione. Forse una definizione potrebbe darsi a contrariis, con il confronto con altri giovani pianisti che invece ritengo al vertice interpretativo: Wang, Yundi, Blechacz, Lisiecki etc. da me recentemente recensiti con un plauso incondizionato. Mi voglio scusare con i miei lettori per una definizione così imprecisa ma sarei veramente curioso di conoscere il parere di altri che abbiano assistito al concerto in questione. Sia chiaro ancora una volta: si parla di un “giovane leone” giustamente applaudito dal pubblico (almeno una volta a ragione!) che è necessario potere valutare in un repertorio più vasto (non solo confinato al romanticismo)  e che mi auguro in tale contesto di potere riascoltare presto. Due bis intimistici: Clair de lune dalla Suite bergamasque di Debussy e una trascrizione pianistica della Casta Diva di Bellini eseguiti con grande intensità.

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Ingolf Wunder- Bologna Musica Insieme 16 Marzo 2015

Purtroppo ancora una volta il pubblico bolognese non ha avuto l’occasione di ascoltare un concerto di Yundi, vincitore con merito dello Chopin 2000: la sua unica esibizione nei dintorni si è avuta a Imola lo scorso anno e fu un concerto memorabile. L’auspicio è che venga reinvitato non appena i suoi problemi famigliari saranno risolti. Al suo posto è stato invitato Ingolf Wunder, secondo premio allo Chopin 2010 (ex aequo con Lukas Geniušas). Il biglietto da visita di Wunder lo si può desumere dal suo ritratto su Wikipedia in inglese (http://en.wikipedia.org/wiki/Ingolf_Wunder – che bisogna immaginare da lui ispirato) che non dimostra certo fair play (omette di precisare che il secondo premio vinto era ex-aequo..): senza mezzi termini accusa la giuria di avergli scippato la vittoria (in inglese insomma lo si definirebbe a super brat). Certamente il concorso ha avuto un esito anomalo attribuendo la vittoria a una diligente, modesta e sbalordita Yulianna Avdeeva (pur essendo in giuria Marta Argerich, che ricordiamo giurata implacabile al tempo di Ivo Pogorelich) che certamente fra i finalisti era la più debole, che si trova ora raramente nei cartelloni delle manifestazioni pianistiche di primo piano, che è senza contratto delle case discoghrafiche più importanti e che non ha neppure un suo sito web! (A proposito dello Chopin 2010 va anche ricordato l’abbandono polemico di Bozhanov che lasciò infuriato il concorso prima della premiazione).  Purtroppo anche il più importante premio pianistico – lo Chopin – è oggi per motivi di sponsorizzazione sottoposto all’influenza delle case costruttrici dei pianoforti. I concorrenti hanno persino il diritto di scegliere (orrore!) su quale pianoforte suonare e la Avdeeva suonava su uno Yamaha….Al tempo del concorso (trasmesso in streaming video) comunque la mia preferenza andava a Wunder e va ricordato che nel Novembre di questo anno ci sarà la nuova edizione del quinquennale concorso. Ma veniamo al concerto in questione.  Un programma che più classico (in realtà romantico) non si può: una prima parte dedicata a Chopin e la seconda a Liszt con due brani da archeologia musicale ovvero l’Allegro da concerto op.46 di Chopin e le Variazioni su un tema dei Puritani di Bellini di Liszt (quest’ultimo in realtà una composizione solo coordinata da Liszt ma frutto di una collaborazioni di più musicisti – fra cui Chopin – alla stregua del FAE di Schumann-Brahms-Dietrich e altri esempi ottocenteschi). Il pianismo di Wunder è fuor di dubbio di alta qualità, molto elaborato e non immune dai temuti “effetti speciali” in Liszt. Ci sono pianisti cui riconosco grandissime qualità (è questo il caso) ma che non suscitano pienamente il mio plauso, come se vi fosse una vaga sensazione di incompletezza o di artificialità nell’esecuzione per me di difficile individuazione. Forse una definizione potrebbe darsi a contrariis, con il confronto con altri giovani pianisti che invece ritengo al vertice interpretativo: Wang, Yundi, Blechacz, Lisiecki etc. da me recentemente recensiti con un plauso incondizionato. Mi voglio scusare con i miei lettori per una definizione così imprecisa ma sarei veramente curioso di conoscere il parere di altri che abbiano assistito al concerto in questione. Sia chiaro ancora una volta: si parla di un “giovane leone” giustamente applaudito dal pubblico (almeno una volta a ragione!) che è necessario potere valutare in un repertorio più vasto (non solo confinato al romanticismo)  e che mi auguro in tale contesto di potere riascoltare presto. Due bis intimistici: Clair de lune dalla Suite bergamasque di Debussy e una trascrizione pianistica della Casta Diva di Bellini eseguiti con grande intensità.

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Operistica, Recensioni

Aida – Milano La Scala 15 Marzo 2015

Abbandonati (fortunatamente) elefanti, cavalli, cammelli e altri animali che infestano l’Aida kitsch di Verona, viene qui recuperato il senso profondo di questa opera estremamente popolare nella quale, al di là del risibile polpettone del libretto (si citano anche le armi di Vulcano in un contesto egizio e un dio mai esistito Ftha!), si trovano veramente altissimi vertici musicali. Aida è titolo fra i favoriti della Scala (viene messa in scena ogni due-tre anni) e incontra l’incondizionato favore del pubblico anche in quelle parti orientaleggianti di maniera caratterizzate da eccessi di seconde eccedenti. Zubin Mehta è oggi al vertice dei direttori d’opera e anche nel caso in questione ha fornito una prova veramente maiuscola. Grande vecchio, con gesti misurati e pochi cenni del capo controlla perfettamente l’orchestra. Non una sbavatura, tempi staccati perfetti, valorizzazione perfetta del canto con le sonorità dell’orchestra sempre calibrate (grazie anche all’altissima qualità dell’orchestra della Scala). In questo contesto le voci dei protagonisti hanno avuto agio di esprimere al meglio le loro qualità. Tutti bravi i cantanti indistintamente: il re (Carlo Colombara), Aida (Maria José Siri che ha sostituito all’ultimo momento Kristin Lewis, inserendosi alla perfezione nel contesto dell’opera), Radamès (Fabio Sartori, che però dovrebbe perdere qualche Kg. altrimenti mette a repentaglio la stabilità del palcoscenico), Amonasro (Ambrogio Maestri) e Ramfis (l’intramontabile Matti Salminen). Ma sopra tutti Amneris (Anita Rachvelishvili): una voce drammatica perfetta e una grande presenza scenica che ha offerto il meglio di sè nella scena del giudizio di Radamès e che è stata giustamente osannata dal pubblico.  Eccellenti le scene (se si eccettuano gli sventolati vessilli che certamente non facevano parte della coreografia egizia) e la regia del collaudatissimo Peter Stein; all’altezza della tradizione della Scala il corpo di ballo (che nella scena della consacrazione di Radamès ha evocato i wirling dervishes). Belli anche i costumi (anche se in nessuno dei dipinti egizi rimasti se ne trovano di uguali): insomma un grande meritatissimo successo, purtroppo a carissimo prezzo per gli spettatori (posto in platea 300 euro!!). Interessante notare che le scene richiedono ovviamente un cambiamento rispetto al Lucio Silla rappresentato 15 ore prima. Meditate gente di Bologna che asserite sia impossibile ospitare i concerti sinfonici al teatro comunale per la difficoltà di smontare e rimontare le scenografie delle opere…
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Sito web Teatro Comunale – Bologna 15 Marzo 2015

Il sito web di un teatro è ormai il suo biglietto da visita ed è lo strumento di riferimento per avere tutte le informazioni in tempo reale, acquistare biglietti, conoscere casts e regie etc. Alcuni siti sono di ottima qualità (il migliore in Italia è quello della Scala di Milano)  ma anche per teatri di minore dimensione (ad esempio la Fenice di Venezia) la qualità è elevata.  Chi accede vuole trovare facilmente uno spettacolo e tutto quanto ad esso correlato. Ad esempio per il sito della Scala digitando “Lucio Silla” si hanno date, interpreti, sinopsi, libretto, foto, video etc. Insomma ogni possibile informazione utile all’utente. Che dire del sito del Teatro Comunale bolognese: povero, di scomodo accesso, carente di informazioni etc. Ma cosa si aspetta a renderlo almeno decente e SOPRATTUTTO aggiornato, visto che spesso reca informazioni obsolete (v. il caso della Butterfly relativamente alla sostituzione  del soprano)?
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Lucio Silla – Milano La Scala 14 Marzo 2015

Terza opera  giovanile di Mozart (composta a 16 anni!) dopo Mitridate re di Ponto Ascanio in Alba con un libretto (molto improbabile) al quale contribuì anche Metastasio (intervento non particolarmente gradito dal compositore salisburghese a causa della necessità di porre mano a parti già terminate) è opera seria con happy end come l’ultima opera mozartiana La clemenza di Tito. Opera poco rappresentata e ripresa solo negli ultimi due decenni ha alcune arie certamente di qualità (ma l’opera nel complesso è troppo lunga e molto ripetitiva nella struttura delle sue arie rigidamente barocche) ed è prodigioso immaginare un sedicenne in grado di affrontare una partitura così complessa e capace di dirigere l’orchestra in occasione delle prime rappresentazioni. Bene ha fatto quindi La Scala a inserirsi fra i teatri artefici di questa renaissance. La produzione è affidata all’ottima  bacchetta di Marc Minkowski (molto applaudito) con la regia di Marshall Pynkoski (che ha voluto sottolineare una sorta di rapporto incestuoso fra Lucio Silla e la sorella Celia di dubbio gusto). L’ambientazione è quella di una Roma settecentesca ma costumi e scenografia si adattano perfettamente alla vicenda e va lodata l’inserzione di un ottimo balletto che completa felicemente la messa in scena.  Nel cast vocale  l’assenza del tenore Rolando Villazón bloccato da una noiosa bronchite non si è fatta sentire. Il tenore Kresimir Spicer ha una bella voce, grande presenza scenica, perfetta intonazione e ha interpretato l’aria finale (nella quale vi sono almeno 10 battute di canto non accompagnato) in modo magistrale. Buone anche le voci delle altre interpreti. Cecilio (Marianne Crebassa) dopo una prima aria con qualche incertezza è cresciuta via via dando luogo a una prova convincente. Buone anche le prove di Inga Kalna (Cinna) e Lenneke Ruiten (Giunia che però è carente di emissione) e accettabile quella di Giulia Semenzato come Celia. Inutile ribadire che al di là delle valutazioni specifiche si tratta di staging di alta qualità come è tradizione del teatro meneghino: La Scala, nel panorama italiano, è un altro pianeta come anche certificato dallo splendido programma annunciato per l’EXPO.
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Zhi Chao Julian Jia- Bologna Musica Insieme Ateneo 12 Marzo 2015

Ecco un altro giovane pianista proveniente dall’immenso vivaio cinese ove, non fosse che per quantità, emergono talenti che sempre più si affermano sul piano internazionale. Il pianista che si è esibito per Musica Insieme Ateneo, già vincitore giovanissimo del Casagrande, ha presentato un programma classicissimo (spesso questi giovanissimi si fermano alle soglie del ‘900) che spaziava da Scarlatti a Chopin passando per Schubert (Chopin risulta di gran lunga il compositore più eseguito dai cinesi a partire dagli anni  ’70 con Fu T’Song con l’eccezione di Yuja Wang, che però è più americana che cinese). Si presenta Zhi, alto, magro allampanato, con capelli lunghi e una maglietta sportiva da liceale (ma ha 23 anni!): manca solo il berretto con visiera per impersonare il giovane Holden di Salinger. Una captatio benevolentiae  innecessaria. L’inizio non è dei migliori: le due sonate di Scarlatti sono viziate (specialmente la seconda, la K466) da eccessi interpretativi di stampo romantico. Meglio sicuramente il tardo Schubert dell’op. D946 e di ottima qualità il notturno e la sonata op. 58 di Chopin. Naturalmente non mancano elementi negativi: c’è nel pianismo di Zhi sempre la tendenza a caricare troppo i passaggi più cantabili anche quando la semplice melodia sarebbe più che sufficiente per l’esecuzione.  Però la stoffa c’è ed è supportata da un’ottima tecnica: è un pianista che può esplodere ma anche implodere. Sarà interessante seguirlo nei prossimi anni. Due bis. Il primo, la prima Gnossienne di Satie infiorata di alcune libertà non presenti nello spartito, è da dimenticare. Satie è autore delicatissimo e il nostro dovrebbe ascoltare e introiettare l’esecuzione di Ciccolini prima di affrontare un brano tanto semplice all’apparenza ma così fragile nella sua sostanza. Il secondo è stato eseguito come fuoco d’artificio finale con tutte le conseguenze immaginabili. Dubbi sul successo di pubblico?

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Filarmonica del teatro comunale – Bologna 10 Marzo 2015

Dunque vediamo: ci sono due orchestre sinfoniche a Bologna, quella del teatro comunale e la filarmonica composta dagli stessi professori dell’orchestra del teatro. Nulla di strano: vi sono esempi simili in altre realtà italiane e europee. Vi sono però alcune anomalie da sottolineare.  Innanzitutto il fatto che si esibiscano per tutti i concerti sinfonici al teatro Manzoni dalla acustica sventurata a differenza della sala del Bibiena (per non citare la differenza ìn termini di bellezza architetturale). E questo diminuendo ulteriormente il già risibile tasso di utilizzazione del teatro mentre i costi gestionali continuano a correre. Motivi legati al numero di posti? Si può ricordare che in passato per la stagione sinfonica si facevano due turni (A e B) a prezzi differenziati, cosa che se ripetuta oggi permetterebbe di invogliare un pubblico giovane tenuto lontano anche dai prezzi dei concerti?   Ah, dimenticavo, questo richiederebbe un ulteriore impegno dell’orchestra con tutte le conseguenze organizzative, sindacali etc. come se suonare fosse assimilabile al lavoro di un impiegato dalle mezze maniche e non un onore e un piacere prima che un mestiere. Poi vi è il problema delle possibili sovrapposizioni degli impegni.  Siamo quest’anno in periodo di EXPO. La Scala ha sviluppato una programmazione per la quale in tutto il periodo non una sola sera la sala del Piermarini resta inutilizzata (nonostante qualche anima bella abbia dichiarato di non volere suonare per motivi ridicolmente ideologici per l’apertura il primo Maggio – roba da ricovero al neurodeliri. Che importa loro se l’Italia fa una figura ridicola da paese della banane?). Ora come “fallout” dell’EXPO è del tutto probabile che Bologna goda di un incremento del flusso turistico: cosa ha previsto il teatro per questa evenienza? Da povero spettatore direi nulla. Ma c’è di più. L’orchestra del teatro nel mese di Agosto si sposta a Pesaro (al mare guarda caso…) per il Rossini opera festival (e quindi zero manifestazioni a Bologna) ma addirittura pare, dico pare, che vi sia una possibilità che la filarmonica si rechi in Giappone in Settembre azzerando i concerti (o meglio quelli potenziali..) in un periodo assai favorevole al turismo. Ma il nuovo sovrintendente non ha nulla da dire in materia? Oppure esiste un sindacaleggiante tacito “pactum sceleris”?  E il consiglio di indirizzo (a tutt’oggi ancora acefalo – non oso sperare in un ravvedimento del sindaco..) non ha nulla da dire in materia? Ma cosa indirizza lo sgangherato e raffazzonato consiglio di indirizzo di stampo campanilisticamente ferrarese (come se a Bologna mancassero persone esperte in materia)?

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Cameristica, Recensioni

Vincenzo Maltempo – Bologna Conoscere la Musica 5 Marzo 2015

Il concerto di Maltempo si è sviluppato su un ampio arco temporale: Scarlatti sonate K. 101 e K. 466, Chopin fantasia Op. 4, Liszt Totentanz, Alkan sinfonia per piano solo. “Riscopritore” di un compositore molto poco eseguito (Charles Valentin Alkan contemporaneo di Liszt e Chopin), certamente interessante ma tutt’altro che eccelso (il tempo è giudice inesorabile – et l’oublie descend sur le temps qui fut..). Per Maltempo più che di pianista si dovrebbe parlare di “pedalista”. Nella disgraziatissima acustica di S. Cristina dove il riverbero è insopportabile (ma possibile che nessuno pensi a pannelli fonoassorbenti?) l’uso smodato di questo elemento del pianoforte ha effetti devastanti. Se si pensa poi che per tutte le prime battute della Totentanz, caratterizzata da pesanti accordi nel registro basso, il piede non si è mai alzato dal pedale è facile immaginare il risultato. Quanto agli aspetti interpretativi che dire? Uno Scarlatti inopinatamente romantico (con “rubati”, anzi “scippati” e “rapinati”) totalmente fuori stile, uno Chopin incolore in cui le fasi di accelerazione non hanno nessuna caratteristica di gradualità quasi che si trattasse di uno studio del “Gradus ad Parnassum” di Clementi (naturalmente condito da una dose smodata di pedale), una Totentanz farraginosa con aspirazioni (mancate) virtuosistiche e con alcune stecche (secondo un mio collega “note diversamente intonate” – politically correct) clamorose e il brano di Alkan, archeologia musicale, pronto a rientrare nel giusto oblio della storia della musica. Si potrebbe dire che Maltempo suona come veste (camicia a quadretti sotto straccetto grigio per dare un tocco di casualità): inelegante, trasandato e semplicemente inadeguato.
PS Naturalmente un pubblico “condiscendente”  (eufemismo) ha applaudito e il pedalista ha concesso due bis. Fra questo pubblico spicca sempre un sedicente “esperto” presente ad ogni manifestazione che applaude calorosamente qualunque cosa venga ammannita e che difficilmente distinguerebbe il latrato di un cane da un Lied cantato da A.Kirchschlager ma che non manca di elargire (non richiesto) ai malcapitati rumorosamente le sue perle di (in)competenza!
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Cameristica, Recensioni

Rafał Blechacz – Bologna Musica Insieme 2 Marzo 2015

Rabberciato ma ancora un po’acciaccato riprendo i miei posts con il bel concerto del vincitore dello Chopin del 2005, ringraziando tutti coloro (in numero superiore al previsto!) che mi hanno fatto gli auguri e ritornando a occuparmi del settore di mia maggiore competenza: il piano. Un programma vasto con il Concerto Italiano di Bach, la Patetica di Beethoven e un secondo tempo tutto dedicato a Chopin. (Mi scuso con il mio lettore della Germania che mi rimprovera aspramente come uno scolaretto di non indicare i numeri d’opera ma i programmi dettagliati sono sul sito di Musica Insieme e facilmente rintracciabili: questo è un post e non un bollettino!). Di Blechacz va ricordato che nel concorso Chopin a non ancora 20 anni fece man bassa di quasi tutti i premi in palio e a ragione. Su un impianto tecnico solidissimo ma sempre controllato si innesta una grande musicalità che trova la sua massima espressione in Chopin ma che si irradia su tutti i brani eseguiti. È il caso ad esempio del brano bachiano dove – a differenza di tanti “giovani leoni” – il tempo è mantenuto sempre misurato in perfetto stile – appunto – italiano. Forse solo qualche vezzo nell’ultimo tempo potrebbe essere risparmiato, ma un peccato veniale. Lo stesso dicasi per la sonata beethoveniana, oggi meno eseguita, che invece ha trovato nell’interpretazione di Blechaz tutta la sua bellezza, profondità e innovatività. Di Chopin abbiamo già detto. Un notturno, tre mazurche (due delle quali raramente eseguite), tre valzer e una polacca. La maturità di un artista si misura anche nella capacità di rifuggere, anche nei bis, da quegli effetti speciali funambolici di cui la maggior parte dei pianisti cade preda per strappare l’ultimo applauso, magari da parte di quei risibili spettatori che applaudono a mani alzate!! Blechacz invece ha eseguito (benissimo) un intermezzo intimista dell’ultimo Brahms per finire con quel gioiellino che è il brevissimo preludio di Chopin. Un successo meritatissimo per un artista di non ancora 30 anni!
Che dire dell’ “introduzione ” musicologica? Piatta, improvvisata e inutile. Ma perché almeno il relatore non si prepara?

HappyHappy

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Considerazioni – Bologna 24 Febbraio 2015

Avere successo con un blog (siamo sui 400 lettori, un numero assolutamente impensabile fino a un mese fa) è sicuramente piacevole ma esiste il rovescio della medaglia. Ora non posso più adottare un linguaggio libero e scanzonato perchè gli interpreti colpiti prendono cappello (il permalismo è sindrome assai diffusa in  campo musicale mentre è assente il senso dell’umorismo),  minacciano sfracelli e l’adire al tribunale non sapendo che la giurisprudenza ha sancito ripetutamente e senza equivoci il diritto alla critica anche feroce e corrosiva. Naturalmente tutto questo è sgradevole e toglie il piacere di redigere gli elzevirini del blog. Insomma forse si stava meglio quando si stava peggio con poche decine di lettori sentendosi liberi di esprimere le proprie opinioni liberamente e senza condizionamenti. Adesso al posto di “stecca” dovrò adottare il vocabolo “imperfezione di intonazione”, al  posto di “prestazione spaventosa” la dizione “prestazione insoddisfacente”, al posto del termine “tracagnotto” che tanto ha irritato il tenore Ganci,  l’espressione ” di modesta statura (1.70 mi ha precisato il Ganci più interessato al suo fascino virile che alle sue qualità canore!)  e di complessione robusta”. Naturalmente nulla cambia ma pare che la forma sia in questo caso anche sostanza. I musicisti dovrebbero fare l’esperienza dell’università dove gli studenti  in modo anonimo hanno il diritto di dire quello che vogliono senza diritto di replica dei docenti. Forse aprirò un secondo blog con accesso riservato (è possibile!) in cui inserire le recensioni in versione non edulcorata.  Posso dire che tutta questa storia mi ha tolto un po’ dell’entusiasmo con cui redigevo il blog?  Ma “io son uom di pace, e duelli non fo se non a mensa” e quindi farò di necessità virtù. Ma un cane rimane tale anche se cosí non lo si può definire apertamente. Debbo adottare l’espressione “il più fedele amico dell’uomo”?
PS tornerò alle recensioni non appena l’influenza avrà deciso di andarsene. A presto!

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Cameristica, Recensioni

Golinelli D’Ippolito – Bologna Goethe Zentrum 21 Febbraio 2015

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Non ho mai viso un CV epistolare…..Ci sono casi in cui recensire vorrebbe dire riempire pagine con quanto ascoltato. Ma subentra un senso di pietà umana (non si uccide un uomo – pardon un soprano – musicalmente morto come M.Golinelli) e quindi mi comporto come i filologi di fronte a un passo non definibile: inserisco la “crux filologica”.  Con buona pace della lettera di Buckingham Palace che indica come Elizabeth di musica non capisca assolutamente nulla (notoriamente).
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………………
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Sul blog – Bologna 21 Febbraio 2015

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Per una serie di fortuite coincidenze il numero di accessi al blog è schizzato da alcune decine a oltre 250 e in continua ascesa. Grazie a tutti, ovviamente. Naturalmente sono cresciuti anche i  “commenti” (alcuni privati) e la loro analisi offre un bell’affresco dell’intelligenza e del senso dell’umorismo di cantanti e interpreti. Una recensione negativa (che non è una condanna capitale) è sempre presa come un’offesa personale, un attentato al corpo mistico, una prova che il recensore è un ignorante o una persona in malafede. Una serata negativa può capitare a tutti e si scrive su ciò che si vede o si sente, anche se certe carenze sono strutturali e non casuali. Naturalmente non posseggo la verità rivelata ma posso assicurare di essere sempre in buona fede (anche quando sbaglio a differenza di certi interpreti che non sbagliano mai a loro parere…). Purtroppo l’assenza delle recensioni sui giornali ha garantito una sorta di impunità agli interpreti che se violata suscita le reazioni più piccate. Questo blog continuerà imperterrito a essere una voce libera senza condizionamenti al servizio di tutti coloro che amano la musica e i teatri. Benvenuti comunque e sempre i commenti!!!,
HappySad
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Metti che… – Bologna Teatro Comunale 19 Febbraio 2015

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Metti che l’addetta stampa di un teatro sia la compagna di un critico legato al giornale “intellettuale” della città, fortemente connesso con il partito di maggioranza locale e quindi con l’assessore alla cultura, metti che un “quidam de populo” spettatore del teatro scriva alle lettere del giornale segnalando la permanenza di conflitti di interesse e di anomalie nelle nomine dell’appena costituito consiglio di indirizzo del teatro e scriva al teatro stesso lamentando di essere stato “truffato” alla prima della Butterfly, avendo pagato per la prima compagnia e avendo  invece “ricevuto” la seconda, che cosa ci si immagina che succeda? Niente, Il silenzio e l’omertà più assoluta: la lettera al giornale viene semplicemente cassata e il teatro fa finta di nulla. Sul giornale ci si interessa di TPER, di lavori in via Rizzoli etc. ma sul teatro zitti e mosca. Quanto al teatro, sovrintendente & co. considerano gli spettatori un “parco buoi” da maramaldeggiare a piacimento senza alcun rispetto neanche fossero sudditi e non coloro che almeno in parte pagano il loro stipendio.   Un qualche commento?
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Operistica, Recensioni

Don Pasquale – Bologna Teatro Comunale 18 Febbraio 2015

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Non sono certo un fan della Scuola dell’Opera Italiana viziata da alcuni peccati originali che non paiono eliminati e neppure eliminabili: non si mette in moto un meccanismo così costoso solo per voglia di protagonismo. Un discorso in materia sarebbe opportuno e forse ne farò l’argomento di un mio prossimo post. Ho però apprezzato l’esecuzione del Don Pasquale, un’opera che se messa in scena con spirito di umorismo e senso della misura (niente a che vedere con la spocchiosa, dilettantesca e pretenziosa Butterfly cui abbiamo assistito sabato scorso) può diventare un gustoso gioiellino. Ci sono tutti gli elementi dell’opera buffa: il vecchio gabbato, la moglie che diviene insopportabilmente bisbetica, i due giovani innamorati etc. e una musica deliziosa. Ebbene ieri sera mi sono divertito a questa messa in scena moderna, fresca e spiritosa  con vespino, un Ernesto anni ’60 e un ottimo mimo (Daniele Palumbo). Nella scenografia non mancano anche le citazioni cinematografiche: Audrey Hepburn in “Vacanze romane”, Groucho Marx come notaio, Peter Sellers come ispettore Clouseau. Nel cast vocale svetta  la Norina di Ksenia Titovčenko: una bella voce lirica e brillante, un’ottima, spiritosa presenza scenica. Deve solo imparare a controllare meglio l’emissione degli acuti, talvolta un po’ sparati, ma  certamente una voce con ottime prospettive. All’estremo opposto si colloca il tenore Boyd Owen. Una voce con forti problemi di emissione, recitativi spesso poco intonati e nessuna capacità scenica di intepretare il personaggio, tragicamente evidente nella scena finale della serenata (con tanto di vocalists) dove ha goffamente tentato di imitare il grande Elvis. Nella norma gli altri membri del cast. Una buona direzione d’orchestra (Giuseppe La Malfa) che ha però dovuto confrontarsi anche con carenze dei corni, che hanno fornito una prestazione in alcuni puntI insoddisfacente.
HappyHappySad
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Bogdanovich Vianello – Bologna Aula Absidale 17 Febbraio 2015

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Una breve premessa. Questo blog non è mai stato, non è, e mai sarà a scopo di lucro. Il suo scopo è unicamente quello di suscitare un dibattito fra le persone che hanno veramente a cuore la musica a Bologna fuori dai circuiti condizionati da sponsors, congreghe, etc. Il suo peso e soprattutto quello di chi legge e commenta dipende dal numero di coloro che accedono al blog. In questa ottica laddove possibile – se il blog è di vostro gradimento – chiederei un vostro “passaparola”. Grazie sentitamente.
Nonostante i tagli selvaggi alle finanze delle istituzioni universitarie continua la meritoria attività concertistica del DAMS offre – gratuitamente – manifestazioni di altà qualità ai musicofili bolognesi.  Controverso è certamente il giudizio sul concerto in questione. Innanzitutto il programma.  Liszt non è stato certamente un cultore degli strumenti ad arco e ne fa fede questo Gran Duo Concertante sulla romanza “Le Marin” di C.P. Lafontanz che potrebbe senza rimpianti restare dimenticato nella produzione Lisztiana. Analogamente dicasi della sonata di Saint-Saëns n.1 e del capriccio di Ysaÿe (che ha composto splendide sonate per violino solo), un brano virtuosistico privo di valore musicale. Ovviamente di repertorio la meditazione di Čajkovskij. Nonostante i calorosi applausi (ma a chi li si nega oggi da parte di un pubblico sempre meno avvertito?) l’esecuzione del violinista Bogdanovich non è risultata convincente. Il suono è spesso flebile anche se di qualità e la tecnica non trascendentale.  Nonostante i lodevoli sforzi dell’ottimo pianista Vianello (ottima tecnica, senso della partitura e consapevolezza dei limiti di Bogdanovich) il concerto non è mai decollato rimanendo a livello di media esecuzione, al di sotto dello standard dei concerti del DAMS.  Un bis.
HappySadPS  Vorrei ringraziare tutti coloro che mandano commenti  ai posts via e-mail ma mi permetto di suggerire l’uso dell’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
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Commenti, Operistica

Madama Butterfly revisited – Bologna Teatro Comunale 16 Febbraio 2015

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Questa è il messaggio e-mail che ho inviato al teatro Comunale. Mai come in questo caso i commenti sono graditi….

La disastrosa “prima” della Butterfly (con un “soprano” che al primo acuto ha tirato un stecca “de paura”) ha messo subito in luce l’inadeguatezza della nuova direzione con il caos (invano denegato) dei direttori d’orchestra, lo scambio delle compagnie, il rifiuto della prima compagnia etc (v. il relativo post ). Ma gli spettatori della “prima” hanno pagato fior di quattrini per una compagnia che non ha cantato e il minimo che ci si sarebbe aspettato erano scuse formali. Nulla! In tempi purtroppo lontani esisteva il dignitoso istituto delle dimissioni mentre oggi un nuovo sovrintendente nominato senza concorso (e che ha dato un poco urbano benservito a Ernani) non sente alcun obbligo verso chi gli garantisce lo stipendio. La poltrona innanzitutto, altro che dignità! Questa è probabilmente solo la prima perla del binomio ferrarese Ronchi (probabilmente assente per S.Remo, temo…) Sani, peraltro ampiamente documentata dal mio blog e che acquisisce quotidianamente le adesioni degli spettatori giustamente indignati (siamo oltre i 100!). Ad minora…
G.Neri

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Madama Butterfly – Bologna Teatro Comunale 14 Febbraio 2015

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Madama Butterfly, che tante lacrime ha fatto e fa versare al pubblico di cuore tenero dell’opera, non è al vertice delle mie preferenze pucciniane che vanno a Turandot e Bohème.  Un’opera che troppo deve all’esotismo di maniera, con una trama improbabile e un tributo alla moda del tempo con Pinkerton che addirittura offre un whisky, la continua intrusione nell’ordito musicale dell’inno americano etc. Ma al contempo astraendo dal libretto si deve dare atto al compositore di Torre del Lago che alcune delle arie sono certamente di grande qualità seppure la loro musicalità si collochi al di fuori del contesto musicale mondiale nel quale svettavano i coevi Stravinsij e Schönberg. Ma tant’è: Butterfly è di repertorio e lo rimarrà per lungo tempo dando alle primedonne la possibilità di gorgheggiare e di suscitare applausi a scena aperta (anche se non sempre, ma il pubblico bolognese è tollerante o – meglio – di bocca assai buona, soprattutto se il biglietto è gratuito….).  Opera anche di esordio come sovrintendente di N.Sani il quale come primo atto ha dato un poco urbano benservito al precedente sovrintendente Ernani che senza dignità aveva mendicato in un’intervista un qualche ruolo nella nuova amministrazione. Ne vedremo delle brutte… Si comincia con l’improvvisa sostituzione di Olga Busuioc nel ruolo di Cio Cio San con Mina Yamazaki. Senza alcuna motivazione.  Le voci di corridoio parlano di una improvvisa crisi di panico: se è così dove è stato raccattato un soprano privo di attributi? Offerto in saldo in Moldavia alle disastrate casse del Comunale? Al primo acuto la sostituta spara una stecca “de paura”  solo parzialmente riscattata nel secondo atto nel quale non sono mancate incertezze nei duetti con Suzuki (la onesta Antonella Colaianni). Luciano Ganci (un Pinkerton tracagnotto) ha una bella voce ma qualcuno deve avergli detto che i mezzitoni portano sfortuna. Spara con la voce da capo a fondo. Non male lo Sharpless di Filippo Polinelli che trova gli accenti giusti per una parte importante nell’opera. Qualcuno in sala, poi, afferma causticamente che il palmarès del canto va al biondo ed efebico bambino (una bambina nel caso!) nella parte del figlio di Butterfly (che stando al libretto dovrebbe avere circa tre anni ma che è prodigiosamente cresciuto in fretta visto che ne ha almeno 7). Della direzione di Hirofumi Yoshida meglio non dire: piatta e incolore. Forse pensava di dirigere l’accompagnamento di una rappresentazione Kabuki. Quanto alle scene (anch’esse da crisi economica) si può dire che la voluta progressiva destrutturazione della casa di Butterfly come metafora della tragedia della protagonista è risultata apprezzabile: meglio certamente di certi allestimenti da oriente barocco che troppo spesso infestano i teatri. Un successo mancato sottolineato anche da una assordante  assenza di  applausi (clacque nonostante). Over.
PS. Debbo delle incredibili precisazioni. Pare, dico pare (ma sono informazioni di prima mano), che in realtà alla prima recita abbia cantato interamente la seconda compagnia (e quindi i nomi citati nel post andrebbero cambiati) ! La prima compagnia ha cantato alla “seconda” di ieri. A parte che il pubblico pagante (e non poco!) avrebbe tutto il diritto di sapere esattamente cosa succede questa è l’ennesima prova del totale caos che regna nella direzione artistica. Addirittura pare che entrambe le compagnie di canto non sappiano in che date canteranno con tutti i problemi logistici coinvolti.  L’improvvisazione (scusandomi per il linguaggio – il casino) al potere! Ma il concetto di dimissioni per incapacità è un serio istituto per sempre abbandonato in Italia? Vergogna!

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