Cameristica, Recensioni

Vincenzo Maltempo – Bologna Conoscere la Musica 5 Marzo 2015

Il concerto di Maltempo si è sviluppato su un ampio arco temporale: Scarlatti sonate K. 101 e K. 466, Chopin fantasia Op. 4, Liszt Totentanz, Alkan sinfonia per piano solo. “Riscopritore” di un compositore molto poco eseguito (Charles Valentin Alkan contemporaneo di Liszt e Chopin), certamente interessante ma tutt’altro che eccelso (il tempo è giudice inesorabile – et l’oublie descend sur le temps qui fut..). Per Maltempo più che di pianista si dovrebbe parlare di “pedalista”. Nella disgraziatissima acustica di S. Cristina dove il riverbero è insopportabile (ma possibile che nessuno pensi a pannelli fonoassorbenti?) l’uso smodato di questo elemento del pianoforte ha effetti devastanti. Se si pensa poi che per tutte le prime battute della Totentanz, caratterizzata da pesanti accordi nel registro basso, il piede non si è mai alzato dal pedale è facile immaginare il risultato. Quanto agli aspetti interpretativi che dire? Uno Scarlatti inopinatamente romantico (con “rubati”, anzi “scippati” e “rapinati”) totalmente fuori stile, uno Chopin incolore in cui le fasi di accelerazione non hanno nessuna caratteristica di gradualità quasi che si trattasse di uno studio del “Gradus ad Parnassum” di Clementi (naturalmente condito da una dose smodata di pedale), una Totentanz farraginosa con aspirazioni (mancate) virtuosistiche e con alcune stecche (secondo un mio collega “note diversamente intonate” – politically correct) clamorose e il brano di Alkan, archeologia musicale, pronto a rientrare nel giusto oblio della storia della musica. Si potrebbe dire che Maltempo suona come veste (camicia a quadretti sotto straccetto grigio per dare un tocco di casualità): inelegante, trasandato e semplicemente inadeguato.
PS Naturalmente un pubblico “condiscendente”  (eufemismo) ha applaudito e il pedalista ha concesso due bis. Fra questo pubblico spicca sempre un sedicente “esperto” presente ad ogni manifestazione che applaude calorosamente qualunque cosa venga ammannita e che difficilmente distinguerebbe il latrato di un cane da un Lied cantato da A.Kirchschlager ma che non manca di elargire (non richiesto) ai malcapitati rumorosamente le sue perle di (in)competenza!
 SadSad
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7 thoughts on “Vincenzo Maltempo – Bologna Conoscere la Musica 5 Marzo 2015

      • Roberto Barilli ha detto:

        grazie, l’ho trovato verso la fine, privo di data nel link ma è del giugno 2013.
        L’ho trovato di notevole interesse e quindi mi prendo la libertà di riportarlo di seguito nell’eventualità che altri siano interessati.
        “Caro Virginio,
        non è mia abitudine scrivere senza fondato motivo. Ho letto oggi l’intervista di Abbado sul Corriere e vorrei sottoporre alla tua attenzione alcune riflessioni.
        1) E’ a te chiaro che l’auditorium, nella dimensione in cui viene concepito, non ha alcuna speranza di sostenersi economicamente e che non può che avviarsi a un fallimento finanziario che ricadrà sulle spalle del comune solo per la megalomania di alcuni personaggi che del bilancio del comune se ne fregano altamente ? E sempre che i costi di costruzione siano interamente sostenuti dagli sponsors dei promotori ?
        2) E’ a te chiaro che fra i sostenitori dell’iniziativa ci sono coloro che, membri del CdA del Comunale, – sedicenti esponenti di sinistra – dovrebbero difendere il nostro teatro e valorizzarne l’uso, configurando a livello locale il tanto aborrito a livello nazionale conflitto di interessi, tenendo ambiguamente il piede in due staffe ? E’ accettabile questo comportamento o dovrebbe essere stigmatizzato invitando queste persone a pronte dimissioni ?
        3) E a te chiaro che con l’auditorium (per il quale si parla persino di 2000 posti!) Bologna si troverebbe ad avere Manzoni, Auditorium e Comunale quasi che gli abitanti della città fossero alcuni milioni oppure oltre all’auditorium verrà costruito nei paraggi un aeroporto in grado di fare atterrare gli Airbus A380 per trasportare vagonate di potenziali spettatori da tutta l’Asia ?
        Il sottoscritto, come tanti altri amici e colleghi che amano l’arte, inorridisce di fronte all’ennesimo insulto al buon senso e credo che tu come sindaco debba fare sentire forte e chiara la tua opinione in materia (positiva o negativa che sia) prima che l’idea, a forza di serpeggiare senza interventi autorevoli, finisca per raggiungere il punto di non ritorno. Confido come tanti altri, in una tua chiara presa di posizione anche perché mi pare che il bilancio comunale non abbia bisogno di ulteriori “vulnus” dopo quelli recentemente ricevuti nella stessa ottica”.

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  1. Fabrizio ha detto:

    Non ho sentito il concerto, non conosco l’interprete (se non di nome) e quindi non posso giudicare nel merito. Mi limito però ad osservare che, in un tempo in cui va di moda la “marchetta” in tutti gli àmbiti (sia nei giornali cartacei che sul web), avere una voce critica e soprattutto libera come quella del Prof. Neri, forse permette di dire cose che altrove non si possono più dire. Oggi, soprattutto grazie all’uso di Facebook, tutti sono amici fra di loro e diventa quindi impossibile recensire negativamente qualcuno, proprio perché ci sono altissime probabilità che il critico sia amico dell’artista (basta, per questo, il solo collegamento Facebook). Ben venga dunque lo spirito libero e magari un po’ irriverente del prof. Neri.
    Fabrizio

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  2. Alberto Martelli ha detto:

    Gentile dott. Neri un socio mi ha indicato recentemente l’esistenza di questo suo blog, di cui ,ammetto colpevolmente, non ero a conoscenza. Ho letto ieri la sua critica al concerto di Vincenzo Maltempo, di cui, mi dispiace, non condivido le criticità che lei ha rilevato. Desidero soltanto però darle qualche ragguaglio circa alcuni problemi che ha giustamente sollevato. Il primo è l’eccessivo riverbero della Chiesa di Santa Cristina. Se a chiesa vuota è addirittura insopportabile, con il pubblico diviene a malapena sufficiente, anche se supera di un bel po’ 1,8 secondi che vengono ritenuti ottimali. Purtroppo al soluzione dei pannelli da lei indicata, ma si potrebbe anche ottemperare in altro modo, come al Gasteig a München, non può essere messa in essere perchè, essendo il luogo ancora una chiesa consacrata, la Curia non da l’autorizzazione. Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Carisbo ha recentemente espresso il parere di passare alla chiesa di S.Giorgio in Poggiale od altra proprieta della Fondazione, ma credo che se questa soluzione diventasse operativa, sarebbe ” cadere dalla padella alle brace” essendo le altre acustiche molto peggio. La soluzione era sicuramente quella proposta dal precedente Presidente Roversi Monaco e cioè la costruzione di un Auditorium ad hoc, ma in tempi di crisi come i nostri, questa soluzione si è inesorabilmente allontanata. Tra l’altro anche l’acustica del Manzoni è molto scadente, e avendoci diretto alcuni concerti, l’ho verificato di persona. Il palcoscenico, in un aggiornamento a dir poco dilettantesco, invece di essere vuoto, come dovrebbe essere un’efficace cassa di risonanza, è un blocco di cemento armato ricoperto di un sottile strato di legno, non certo ciliegio o frassino, e molte frequenze ne vengono assorbite in malo modo. Il pianoforte, che viene utilizzato nei concerti di Santa Cristina, è uno Steinway originale americano del 1905, che è stato donato alla Fondazione dal M° Franco Scala. La Fondazione ha anche una collezione ( oltre il San Colombano) nel retro della Santa Cristina, di pianoforti e fortepiani antichi, tutti funzionanti. Il desiderio del Genus Bononiae e che per i concerti si utilizzino questi strumenti. Quindi lei può immaginare che un programma molto virtuoso, come quello di Maltempo, abbia incontrato alcune difficoltà. In un pianoforte così antico (105 anni) il secondo scappamento non è più così performante come in uno nuovo ed anche il medium, quando c’è il pubblico perde un po’ di consistenza. Tutto questo per dirle che questi concerti vanno visti da questa particolare angolatura.
    Mi scusi se mi permetto anche un breve commento allo stile del suo blog. Lei rivendica il diritto di usare anche un linguaggio, che vogliamo definire “crudo” o irriverente per scrivere le sue critiche. Certamente è specchio dei tempi, basta guardare dieci minuti di un dibattito televisivo, di qualsivoglia argomento, per riscontrare che ormai il linguaggio pubblico è inesorabilmente cambiato. Qualche anno fa, invitato da l’allora direttore de l’Infomazione, quotidiano bolognese ora non più in edicola, scrissi per qualche anno critiche alle prime della lirica del Teatro Comunale. Erano gli anni della gestione Tutino, e le assicuro che c’era molto da dire sulla qualità degli spettacoli. Però, pur esprimendo anche pareri negativi, ho sempre pensato che la deontologia professionale di questo mestiere ( quello del critico) non ci permette di varcare certe soglie, e che il linguaggio utilizzato doveva essere rispettoso sia di chi si era esibito, nel bene e nel male, sia della sensibilità dei lettori.
    Dice il Vangelo …ne uccide più la lingua della spada….e questo duemila anni fa, dove le spade erano molto al lavoro. Concludo dicendo che il socio in questione mi ha parlato del blog usando parole come ” frustrato”…”fallito”…”dilettante”. Parole che io non condivido e che critico ma, …chi di spada ferisce…Le auguro, per il futuro. un buon lavoro, anche perchè ritengo che il vuoto lasciato dalla mancanza della critica musicale sia un grande handicapp della vita artistica.
    Cordialmente Alberto Martelli

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    • Mi scusi ma “frustrato” e “dilettante” non sono vocaboli usati nel mio post! Lo legga attentamente. Rispetto le Sue opinioni e posso anche capire che il linguaggio un po’ diretto possa colpire ma, mi creda, proviene da chi per altri pianisti ha parole di elogio, se meritato e che molti questi brani ha studiato a fondo come esecutore. Legga ad esempio il post su Blechacz. Le valutazioni sono certamente soggettive ma nel caso di Maltempo ci sono gravi fatti oggettivi. Come si può oggi suonare Scarlatti come fosse un romantico, tanto per fare un esempio? E trascurare le indicazioni dinamiche in Chopin? Mi creda non sono un fautore dell’ “odore del sangue” ma bisogna anche avere il coraggio di dire la verità. E nel caso di Maltempo anche il suo curriculum e la lista risicatissima di impegni futuri la dicono lunga. Quanto all’auditorium bisogna ringraziare il cielo che un’avventura così scriteriata non abbia avuto luogo per tutti i motivi che può leggere in un mio post specifico. Sulla qualità del piano concordo con Lei ma su quel piano si sono esibiti ottimi pianisti con ottimi risultati. La ringrazio comunque per il tempo che ha voluto dedicare e spero di averLa fra i miei lettori. Le voci critiche e cortesi non sono solo ben accette ma anche auspicate.

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