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In attesa… – 2 Marzo 2020
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In attesa di potere…..
Brad Mehldau – Musica Insieme Bologna 2 Dicembre 2019
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Non sono un..
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Comunale operistica 2020 – 5 Maggio 2019
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Dalle indiscrezioni di stampa…
Il comunale colpisce ancora – 12 Aprile 2019
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Il teatro ha spedito agli abbonati un questionario sulla sostenibilità ambientale delle attività del teatro. Ottimo. Poi si prova a compilare il questionario e viene richiesto il mezzo di trasporto con cui raggiunge il teatro ed è contemplata la possibilità “a piedi”. Perfetto. Poi viene richiesto il tipo di carburante utilizzato da compilare solo se si utilizza un mezzo a motore. Molto bene. Peccato che il questionario alla fine non possa essere inviato se non si precisa il tipo di carburante utilizzato. Non è prevista una casella tipo “panino” o “tagliatelle” o “prosciutto”….
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Olet pecunia? – 15 Marzo 2019
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Il dibattito se accettare o meno i 15 M€ offerti dall’Arabia Saudita alla Scala è l’emblema di come l’Italia sia il paese degli azzeccagarbugli e delle ideologie preconcette. La questione è molto semplice e corrisponde al percorso di una “flow chart”
1) La contropartita richiesta è accettabile? E’ soltanto un posto in CdA senza “golden share” e quindi senza potere di veto? Se la risposta é SI passare alla domanda successiva, se NO l’offerta va rifiutata;
2) Alla Scala sono richiesti allestimenti in Arabia? Se SI con quali limiti? Se accettabili (non veto – ad esempio su Barbiere con una giovane che si prende gioco di un vecchio) tutto OK altrimenti NO;
3) Ci sono preclusioni sugli interpreti (ad esempio Barenboim che è israeliano): se NO passare alla domanda successiva, se SI risposta negativa all’offerta.
4) Vi sono altri condizionamenti occulti? SI offerta rifiutata, NO offerta accettata.
Possibile che non esista la possibilità di un approccio pragmatico e positivo? Sapendo che se si rifiuta l’offerta per motivi ideologici la somma prevista andrà ad un altro teatro, salvo poi piangere lagrime di coccodrillo sulla miseranda situazione dei teatri italiani…
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Una piccola digressione – 12 Marzo 2019
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Prima di scrivere questo post ho riflettuto a lungo ma poi ho deciso che si deve avere il diritto alle proprie opinioni. Perciò in questo sito normalmente dedicato alle recensioni musicali segnalo che insieme al collega Francesco Santarelli abbiamo trasformato il nuovo sito di Bertoldo in un veicolo apartitico per il sostegno all’idea di Europa in vista delle prossime elezioni europee. Chi condividesse le nostre opinioni può registrarsi al sito: ovviamente quanto più alto il numero degli iscritti tanto più efficaci saranno le iniziative che saranno intraprese Ovviamente pronto a ricevere tutte le (previste) critiche del caso.
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Kurvenal & friends – 13 Luglio 2016
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C’è una pessima abitudine nei sistemi scolastici italiani, dalle scuole elementari all’università: giudicare gli insegnanti dai risultati degli studenti o addirittura dal numero di studenti promossi o ancora dal voto medio conseguito etc. senza considerare che al di là delle capacità di un insegnante conta soprattutto l’intelligenza dello studente e la sua disponibilità allo studio. C’è una analogia nel campo musicale: gli organizzatori di eventi si sentono giudicati dalle performances degli artisti (quando sono tali…) che essi hanno invitato e un giudizio negativo diventa un delitto di lesa maestà o addirittura un’offesa personale (un tempo si sarebbe detto da lavare con il sangue..) che frantuma consolidati rapporti personali. Questa è un atteggiamento scioccamente provinciale purtroppo molto italiano. Va da sé che proporre artisti di scarsa o nulla qualità è un errore (che sarebbe evitabile ascoltando prima di persona il soggetto) ma è anche vero che a tutti capita una serata negativa e ogni recensione non fa la storia dell’esecutore ma giudica unicamente quanto proposto in una particolare esibizione. Per certi aspetti recensore e organizzatore dovrebbero essere uniti nel lamentare una performance scadente ma l’organizzatore preferisce spesso cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto. I recensori seri servono proprio a scoperchiare il tappeto.
PS Recensioni serie (anche se con un linguaggio meno diretto di quello di Kurvenal – ovviamente – ma con contenuti identici) si trovano sul Corriere Musicale, una pubblicazione di qualità che mi sento di consigliare agli amanti della musica.
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Kurvenal su Kurvenal – 11 Luglio 2016
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C’è una cosa che come “recensore” mi suscita qualche perplessità (eufemismo). Taluni affermano che Kurvenal è troppo severo nei suoi giudizi e questo è per me incomprensibile. Distinguiamo. Le mie recensioni (come gli articoli giornalistici seri) si compongono di due sezioni: un giudizio tecnico (oggettivo – stecche, errori, arbitrarietà, non rispetto delle indicazioni del compositore etc.) e uno artistico (ovviamente del tutto soggettivo). In tutta la mia carriera universitaria il mio range di voti è sempre andato nel passato dal 12 (l’infamia – e ne ho dati!) al 30 e lode. [Molti potrebbero chiedersi perché i voti universitari siano in trentesimi (come può un docente distinguere fra 25 e 26 per fare un esempio?): il motivo è storico. Un tempo (molti decenni fa…) le commissioni erano formate da tre docenti ciascuno dei quali aveva dieci punti a disposizione: oggi le commissioni sono del tutto diverse ma il sistema di votazione è rimasto identico]. Perché “è andato” al passato? Perché oggi i voti espressi all’università vanno solo dal 18 in su: sotto si è semplicemente respinti (tipico buonismo all’italiana). Io ho mantenuto in Kurvenal il vecchio sistema di votazione a differenza delle mozzarelle che infestano il panorama dei recensori (chissà perché…) e forse questo è anche il motivo del successo (senza enfasi) di questo blog. E se un “artista” cerca di imbrogliare un pubblico non troppo esperto (la grande maggioranza purtroppo – spesso si applaude per dare da intendere di essere degli esperti…) io dico esattamente quanto successo, partiture e registrazioni alla mano. Questo per il lato tecnico. (In Italia non succede mai che uno spettatore – come a Berlino – nell’attimo che separa la chiusura del sipario dall’inizio dei battimani urli “Was ist diese Scheisse?”). Per quello artistico dichiaro ovviamente e umilmente che la mia è solo un’opinione che naturalmente è giusto che non sia condivisa. Ma su una cosa mi sento di assicurare i miei lettori: Kurvenal, fino a quando il sottoscritto sarà in grado di redigerlo non sarà condizionato da nulla!
PS In Agosto molto probabilmente Kurvenal tacerà per assenza di stimoli (in montagna non si tengono concerti!): un caro arrivederci quindi a Settembre.
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Teatro comunale e Carmen – 22 Marzo 2016
Dopo l’insuccesso della Carmen (“buuhata” alla prima – forse in modo persino eccessivo – come non succedeva a Bologna da molti anni) e in presenza di un management (sovrintendente e comitato di indirizzo – Dio li fa poi li accompagna!) pervicacemente arroccato su scelte platealmente erronee (stigmatizzate anche recentemente sul Corriere di Bologna da Leone Magiera dall’alto della sua esperienza pluridecennale) avevo scritto la seguente lettera alla Repubblica di Bologna. “Sulla situazione del teatro comunale viene costantemente calato un velo che però non cambia la realtà dei fatti. La recente lettera di valutazione del ministero lo pone al penultimo posto nella classifica dell’imposto risanamento dei teatri di maggiore importanza ma non una risposta viene data alle seguenti importanti domande: E’ stata sanata la situazione debitoria della Filarmonica? E’stata affrontato e risolto l’ambiguo rapporto fra orchestra del teatro e l’orchestra filarmonica (stesse persone con diverso cappello)? Perché a fronte di un bilancio disastrato sono stati diminuiti i prezzi delle prime quando si sa che i frequentatori sarebbero disposti a pagare il doppio pur di presenziare? Perché il sovrintendente si è aumentato gli emolumenti (quando mai un amministratore delegato aumenta i propri compensi se il bilancio è in rosso) senza neppure garantire una sua presenza quotidiana? Perché si continua a investire in opere moderne (spesso di dubbio valore) e con nessun richiamo per il pubblico? Perché è stata cancellata una performance in cartellone della Fura dels Baus senza alcuna plausibile giustificazione? Perché non si stipulano accordi strutturali e continuativi con altri teatri distanti per la condivisione delle spese di allestimento? E in tutto questo il comitato di indirizzo, il sindaco suo presidente e l’assessore alla cultura non hanno mai nulla da dire, novelli convitati pietrificati (non di pietra …) ? Ecco vorremmo che un management degno di questo nome rispondesse in modo serio e circostanziato a queste domande per rassicurare un pubblico nonostante tutto ancora (ma per quanto?) affezionato ma che ben conosce la realtà assai migliore di altri teatri italiani.” La lettera, ovviamente, non è stata pubblicata dando la precedenza a ringraziamenti ai medici (che hanno semplicemente fatto il loro dovere), a modifiche dei sensi unici etc. etc. insomma ad argomenti di somma importanza. Qualcuno si immagina perché……?
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Introduzioni ai concerti – Risultati parziali dell’indagine – 22 Dicembre 2015
Prima delle vacanze desidero presentare i risultati (ancora parziali) dell’indagine condotta sul gradimento delle introduzioni “musicologiche” (che spesso si riducono – salvo rarissimi casi – a puro gossip musicale o a narcisistico sfoggio di nozionismo: parlare in pubblico condensando in pochi minuti concetti significativi è un’arte che non si improvvisa…). I risultati (187 voti espressi – più del 77% contrari all’introduzione) mi paiono espliciti e in linea con la sensazione riscontrata nei colloqui personali. L’immagine, che è una fotografia del sito che gestisce l’indagine, non è particolarmente nitida ma “clikkando” su di essa comunque si ottiene l’immagine nitida. Non mi illudo che questo risultato porti a riflettere gli organizzatori dei concerti (sarebbe un segno insperato di sensibilità e certamente l’interesse personale autoreferenziale dei “relatori” non va trascurato) ma rende almeno giustizia all’opinione che ho avuto più volte occasione di esprimere. Naturalmente il sondaggio è ancora aperto e lo sarà fino alla fine di Gennaio (e permette ai partecipanti di verificare personalmente e in tempo reale all’atto del voto i risultati – ovviamente i voti ripetuti non sono permessi….). Buonissime feste a tutti: Kurvenal tornerà dopo il 6 Gennaio.
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Vi piacciono le presentazioni prima dei concerti? – Indagine – 17 Dicembre 2015
Il panorama concertistico bolognese è infestato da un virus che sembra non si riesca a estirpare: il pistolotto che precede i concerti. Roba che in qualunque sala seria (quartetto a Milano, salle Pleyel a Parigi, Wigmore hall a Londra, Philharmonie a Parigi, Herculessaal a Monaco, Musikverein a Vienna etc.) farebbe ridere facendo considerare Bologna alla stregua di Brisighella (senza offesa alla simpatica cittadina). Ma vorrei conoscere l’opinione dei miei stimati lettori. Per questo ho inserito un box nel quale potete indicare se condividete la mia opinione o meno. Sarebbe importante ricevere il maggior numero di risposte in modo da potere poi fare avere i risultati agli organizzatori. Grazie anticipatamente
PS Le risposte sono anonime….
Sponsorizzazione – La poesia del canto 2016
Ebbene sì, questa volta non si tratta di una recensione ma di una ricerca di enti o organizzazioni o società (o anche singoli) sensibili alla cultura. Come avevo già annunciato in un mio precedente post sto cercando di organizzare con Goethe Zentrum, Conservatorio e ateneo il ciclo di conferenze/concerti “La poesia del canto”. Il ciclo intende cambiare la prospettiva consueta dei concerti che pone al centro il compositore di cui vengono poi eseguiti Lieder di poeti diversi. In questo caso la centralità è quella del poeta presentando poi i Lieder di vari autori che ad esso si sono ispirati, mettendo in musica le sue poesie. Il ciclo prevede di prendere in considerazione 4 autori: Goethe, Heine, Mörike e Rückert e per ciascuno di essi, salvo qualche eccezione, intende presentare poesie singolarmente musicate da almeno due diversi compositori (almeno laddove possibile). I compositori presi in considerazione sono: Schubert, Schumann, Mendelssohn Bartholdy, Wolf e Brahms con l’aggiunta di Mozart, Liszt, Mahler e Strauss. Da un punto di vista organizzativo ogni evento si divide in due parti: una conversazione sulla vita e l’attività letteraria del poeta con l’analisi delle poesie che faranno parte dei Lieder del concerto di circa un’ora (con inizio alle 19), un intervallo di un’ora e a seguire il concerto. Questo tipo di impostazione (che ricalca quella della Philharmonie di Berlino) permette agli spettatori di scegliere a quale delle due parti assistere senza essere costretti a sceglierne una. Le conversazioni saranno tenute da colleghi dell’area germanistica e da esperti di Liederistica. Cantanti e pianisti sono giovani già in carriera e allievi dell’ultimo anno del conservatorio; il nuovo rettore mi ha concesso l’uso dell’aula absidale e del pianoforte. Ma… parlando con la funzionaria dell’ateneo che si occupa della gestione dell’aula ho saputo che per le manifestazioni come quelle da me ipotizzate sono necessari ogni sera pompieri, infermiera, autoambulanza etc. per un costo di 2.000€ a serata (una leggerezza)!!!! (La cosa più incredibile però è che quando l’aula è usata per le lezioni tutto questo non è necessario. Studenti come carne da cannone…. ). Mentre per tutti i costi “tradizionali” (artisti, libretti, ENPALS etc.) in qualche modo si era già ipotizzata una soluzione questo inaspettato problema – se non risolto – affossa fin da ora la manifestazione. Qualche suggerimento (le fondazioni sono già state prese in considerazione per i costi “tradizionali”) o ancor meglio soluzione? Grazie per l’attenzione.
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La Travi(s)ata – Bologna Arena del Sole 27 Maggio 2015
Chi ha i capelli almeno grigi ricorda (forse) una collana di librucoli che circolavano nelle scuole degli anni ’60, i cosiddetti “Bignami”, che riassumevano le “trame” delle opere letterarie lette in classe (I promessi sposi, l’Eneide, l’Iliade, l’Odissea etc.) e indirizzati a somari in cerca di scorciatoie, (Ne ho trovato uno in una bancarella di un mercatino locale e l’ho acquistato come una vera reliquia). Oppure forse ricorda una pubblicazione di valore infimo “Selezione del Reader’s Digest”, collezione di articoli drammaticamente ridicoli e insulsi, all’interno del quale compariva, perla fra le perle, il “Libro condensato”: lascio al lettore immaginare di quale vergognosa operazione si trattasse. Ebbene ora “per avvicinare un pubblico giovane” (che evidentemente si considera cerebralmente leso) viene allestito a Bologna uno spettacolo a metà strada fra la Traviata verdiana e La dame aux camélias di Dumas (un testo, questo, di valore letterario infimo, peraltro, letterariamente inferiore persino al libretto di Francesco Maria Piave!). Con buona pace di critici “illustri” pronti a incensare qualunque novità modernista indipendentemente dal suo valore – con finalità non sempre adamantine – l’operazione ricorda quelle partiture “facilitate” che infestavano nella prima metà del ‘900 le scuole musicali di terza categoria per rendere affrontabili, da parte di musicisti incapaci, brani di grandi compositori. Qui il grande ordito musicale verdiano è frammentato a mo’ di singspiel con un’operazione nazional-popolare della quale francamente nessuno sentiva il bisogno. Personalmente non ritengo che “semplificare” un’opera (che vuol dire comunque “travisarla” appunto) sia la strada giusta per attirare chi alla lirica non sia interessato. La via giusta sono prezzi popolari (e la Travi(s)ata comunque non li ha!) e un’adeguata (non barbosa e dilettantesca!) presentazione/introduzione. Credo opportuno ricordare quanto avviene alla Philharmonie di Berlino (e talvolta anche alla Staatsoper) ove i concerti sono (non sempre) preceduti da una bella conferenza (non basta essere esperti, bisogna anche sapere parlare in pubblico utilizzando le parole giuste, senza annoiare, utilizzando sistemi multimediali etc. Parlare in pubblico e avere il polso dell’audience non è un “mestiere” che si improvvisa e che qualcuno purtroppo non impara mai: è attività non facile che si impara in ogni modo con una prassi come all’università…) con un intervallo sufficiente prima del concerto per permettere al pubblico una cena spesso consumata nella hall della Philharmonie stessa. Una volta premesso quanto precede (e quindi in un quadro per sua natura a mio giudizio non felice) la qualità della rappresentazione nel suo genere è risultata passabile seppure adatta unicamente a un pubblico dal palato non raffinato. L’impostazione iniziale è quella del testo di Dumas ma subito l’azione si sviluppa secondo la trama della Traviata verdiana con gli intermezzi recitati non sempre felici (ad esempio nella parte iniziale del dialogo fra Germont padre e Violetta). Le voci sono “decenti” ma di differente valore: il meglio è dato dal baritono che impersona Germont padre (Michele Patti), una voce imponente e una statura scenica adatta al personaggio. La Violetta di Marianna Mennitti ha una buona potenzialità ma assolutamente incostante: di buona qualità nei toni drammatici, difetta nei passaggi di agilità e nell’emissione di pianissimi, tendendo sempre a mantenere un volume di suono elevato anche quando l’espressività richiederebbe il contrario. Assolutamente non all’altezza invece l’Alfredo di Néstor Losan che praticamente non trova mai l’intonazione e gli accenti giusti. Ma in un singspiel (e soprattutto in questo genere musicale) l’aspetto scenico gioca un ruolo importantissimo. La scena è quanto di più spoglio si possa immaginare (un divano e un vecchio pianoforte a coda), le feste sono riunioni di famiglia di pochi intimi e gli ambienti diversi in cui si svolge il dramma adattati a fatica alla stessa scenografia. Ma dove purtroppo è mancata in tutto la rappresentazione è nell’ “arte scenica”: i protagonisti hanno veramente molto da imparare per quanto concerne il comportamento su un palcoscenico (e la dizione italiana). Particolarmente inaccettabile la scena della comparsa di Alfredo a casa del barone dopo l’abbandono di Violetta e tutto il secondo atto. Stupisce che un regista capace come Nanni Garella non abbia ottenuto dai protagonisti una performance almeno sufficiente. Buona la prova della ridotta orchestra del teatro Comunale sotto la direzione di Massimo Carraro. Concludendo: le contaminazioni sono a mio parere un male assolutamente innecessario e da evitare (se non in casi eccelsi come quelli che caratterizzano i concerti del duo Labeque che comunque le servono a piccole dosi…) ma una volta subite lo spettacolo è almeno non inaccettabile e ha raccolto l’applauso non del tutto caloroso del non folto pubblico (ma va sottolineata la concomitanza del concerto di Muti).
Fra un mese sarò al Berliner Ensemble di Berlino per assistere a un musical-singspiel sul Faust di Goethe. Operazione estremamente dissacrante cui però il tempio brechtiano non è nuovo e che in linea di principio mi dà i brividi. Ma…il Berliner Ensemble (uno dei più grandi teatri di prosa del mondo) ha sempre prodotto rappresentazioni di valore eccelso e quindi aspetto a piè fermo l’impatto e prometto di recensire, sempre al meglio della mia capacità e onestà (da qualcuno addirittura messa in dubbio!) e senza sconti, la rappresentazione.
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Conflitto di interessi al teatro comunale di Bologna – 15 Novembre 2014
Dindo orchestra giovanile italiana – 10 Novembre 2014
Non c’è alcun dubbio che oggi Enrico Dindo sia uno dei massimi violoncellisti del nostro tempo. Lo ha dimostrato anche nel concerto tenuto per Musica Insieme dove ha reso il da lui amatissimo concerto di Šostakovič con cui ha fra l’altro vinto il Ciaikowsky del … in modo mirabile, assecondato in questo in modo perfetto dall’ orchestra giovanile di Fiesole. Non altrettanto bene si può dire del Dindo direttore fatto evidenziato nel caso in questione dallla complessa quarta sinfonia di Brahms. Qui si sono avuti difetti di impasto sonoro, eccessive sonorità (anche nel caso di accompagnamenti) degli ottoni e in generale una gestualità del direttore che in modo non efficace ha condotto l’orchestra, quasi ne fosse parte come strumentista, segnalando appunto uno dei tipici difetti di cui i grandi interpreti soffrono quando vogliono transitare in un campo che non è loro congeniale. Purtroppo pochi resistono a questa tentazione (fra questi citiamo Pollini dopo l’infelice esordio con “La donna del lago” di Rossini, Schiff, Brendel etc.) anche dettata da ragioni utilitaristiche che nulla hanno a che fare con una impostazione artistica. Una serata quindi a due facce (forse tre se si considera anche il bis Bachiano di qualità oggettivamente non eccelsa a causa di eccessive libertà ritmiche) che ci fa sperare di riascoltare il grande violoncellista in una recital, come già avvenuto qualche anno fa.
Rodolfo Leone – 6 Novembre 2014
Faes Klisowska – 5 Novembre 2014
Harrel Rachlin Zuo – 20 Ottobre 2014
Preceduto dalla sempre felice introduzione di Maria Chiara Mazzi (forse con un abuso della parola miracolo ma comunque di ben altra levatura rispetto ai frequenti soporiferi esegeti improvvisati) il trio ha eseguito due delle pagine più note della produzione cameristica per trio dell’800. Al di là della bellezza delle due composizioni (veramente significativa l’impostazione del trio giovanile Brahmsiamo in cui si ritrovano tutte le soluzioni armoniche e strutturali –ad esempio il trio prima dell’adagio come nell’op.106 di Beethoven, nella sonata op. 58 di Chopin etc.- che caratterizzano l’opera del compositore amburghese) il trio ha messo in luce alcune eccellenze individuali ma appare ancora non sufficientemente rodato quanto a impasto sonoro e a fusione degli esecutori. Mentre purtroppo il tempo segna in modo inaspettato la tecnica di Harrell che ricordiamo come grandissimo esecutore anche di impervi spartiti e che nell’esecuzione della scorsa serata ha non infrequentemente mostrato segni di intonazione incerta, il violino di Rachlin appare non assumere quel ruolo di concertatore che le composizioni cameristiche con archi richiedono. Esibisce una buona qualità tecnica e un fraseggio anche raffinato (quando non sterile) ma non lascia quell’impronta nell’ambito della compagine che gli sarebbe congeniale e la cui assenza si fa spesso sentire anche troppo. Talché è il pianismo di Zhang Zuo che svetta trasformando il trio in una sorta di concerto per piano ed archi. Veramente bravissima la cinese, dotata di tecnica raffinata e brillante, fraseggio ampio ed espressivo e soprattutto di quella freschezza che caratterizza (non spesso purtroppo) i giovani più bravi esecutori. Un plauso quindi senza compromessi e un plauso anche alla sua gioia di suonare, dimostrato dal sorriso e dalla felicità per trovarsi fra esecutori così titolati e noti. Suonare – come dimostrato dalla Zuo – NON è un mestiere ma un piacere (vero cari professori d’orchestra che tirano l’arco svogliatamente, che sindacalmente interrompono senza preavviso e flessibilità da impiegati dalle mezze maniche le prove per pause sindacali mandando in bestia i direttori etc. !) una gioia che si materializza non solo nell’esecuzione finale ma anche nelle prove e financo nella ripetizione continuativa – con sofferenza di eventuali vicini – di passaggi difficili fino al risultato desiderato. E’ così che vorremmo vedere tutti i giovani che affrontano il pubblico. Una serata quindi interessante anche se non eccezionale, anche forse per un periodo di rodaggio necessario all’ensemble che proprio per la sua recente costituzione ha ripetuto come bis lo scherzo del trio brahmsiano pur avendo in repertorio anche l’”Arciduca” di Beethoven
La stagione armonica – 9 Ottobre 2014
Guillaume Tell – 8 Ottobre 2014
Statuto del teatro Comunale – 8 Ottobre 2014












