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Rodolfo Leone – 6 Novembre 2014



Che il giovane pianista Rodolfo Leone (classe 1991) abbia vinto  il secondo premio al Busoni 2013 e non il primo (non aggiudicato) appare del tutto giustificato. Il pianismo di Leone è di ottima qualità ma non eccelsa (almeno finora). Nel concerto tenuto presso l’accademia filarmonica di Bologna ha spaziato dalla fine ‘700 (Haydn – variazioni in fa minore) fino al primo ‘900 (Ravel – Gaspard de la nuit) passando per Beethoven (op. 101) e Debussy (Images primo libro). Dotato di una solida tecnica (messa a dura prova nel difficilissimo brano di Ravel) è risultato non esaltante nell’aspetto interpretativo, per un tocco piuttosto secco e la carenza di piani soprattutto nella partitura di Debussy. Volendo utilizzare una perifrasi si potrebbe affermare che il pianismo è di Leone è piuttosto “teutonico” nel senso di una robustezza che sconfina talvolta nella inespressività.  Le variazioni di Haydn sono state eseguite “con cautela” con un approccio quasi timoroso forse in parte legato al timore dell’audience. Nella sonata op. 101 è mancata l’espressività insita soprattutto nelle prime frasi di apertura e le images di Debussy hanno staccato un tempo troppo lento nel primo movimento: l’intero brano è risultato carente di quelle sonorità liquide che sono la cifra caratteristica del compositore francese. Ovviamente le capacità tecniche sono state esaltate dal brano di Ravel nel quale però l’aspetto virtuosistico ha preso il sopravvento rispetto alle sfumature che pure ci sono, persino nel finale di Scarbo. A parziale discolpa delle carenze sottolineate va ricordato che il piano dell’accademia (tre quarti di coda) è tutt’altro che eccezionale (anche per un ben noto problema di scappamenti) e che la sala non sempre offre quella acustica che sarebbe auspicabile. Leone è un pianista dotato e certamente di ottima qualità che ha ampio spazio di miglioramento davanti a sé e che vorremmo riascoltare fra qualche anno in un contesto più favorevole.

 
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