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Harrel Rachlin Zuo – 20 Ottobre 2014



Preceduto dalla sempre felice introduzione di Maria Chiara Mazzi (forse con un abuso della parola miracolo ma comunque di ben altra levatura rispetto ai frequenti soporiferi esegeti improvvisati) il trio ha eseguito due delle pagine più note della produzione cameristica per trio dell’800. Al di là della bellezza delle due composizioni (veramente significativa l’impostazione del trio giovanile Brahmsiamo in cui si ritrovano tutte le soluzioni armoniche e strutturali –ad esempio il trio prima dell’adagio come nell’op.106 di Beethoven, nella sonata op. 58 di Chopin etc.- che caratterizzano l’opera del compositore amburghese) il trio ha messo in luce alcune eccellenze individuali ma appare ancora non sufficientemente rodato quanto a impasto sonoro e a fusione degli esecutori. Mentre purtroppo il tempo segna in modo inaspettato la tecnica di Harrell che ricordiamo come grandissimo esecutore anche di impervi spartiti e che nell’esecuzione della scorsa serata ha non infrequentemente mostrato segni di intonazione incerta, il violino di Rachlin appare non assumere quel ruolo di concertatore che le composizioni cameristiche con archi richiedono. Esibisce una buona qualità tecnica e un fraseggio anche raffinato (quando non sterile) ma non lascia quell’impronta nell’ambito della compagine che gli sarebbe congeniale e la cui assenza si fa spesso sentire anche troppo.  Talché è il pianismo di Zhang Zuo che svetta trasformando il trio in una sorta di concerto per piano ed archi. Veramente bravissima la cinese, dotata di tecnica raffinata e brillante, fraseggio ampio ed espressivo e soprattutto di quella freschezza che caratterizza (non spesso purtroppo) i giovani più bravi esecutori. Un plauso quindi senza compromessi e un plauso anche alla sua gioia di suonare, dimostrato dal sorriso e dalla felicità per trovarsi fra esecutori così titolati e noti.  Suonare – come dimostrato dalla Zuo – NON è un mestiere ma un piacere (vero cari professori d’orchestra che tirano l’arco svogliatamente, che sindacalmente interrompono senza preavviso e flessibilità da impiegati dalle mezze maniche le prove per pause sindacali mandando in bestia i direttori etc. !) una gioia che si materializza non solo nell’esecuzione finale ma anche nelle prove e financo nella ripetizione continuativa – con sofferenza di eventuali vicini – di passaggi difficili fino al risultato desiderato. E’ così che vorremmo vedere tutti i giovani che affrontano il pubblico. Una serata quindi interessante anche se non eccezionale, anche forse per un periodo di rodaggio necessario all’ensemble che proprio per la sua recente costituzione ha ripetuto come bis lo scherzo del trio brahmsiano pur avendo in repertorio anche l’”Arciduca” di Beethoven
 
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