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Kurvenal & friends – 13 Luglio 2016

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C’è una pessima abitudine nei sistemi scolastici italiani, dalle scuole elementari all’università: giudicare gli insegnanti dai risultati degli studenti o addirittura dal numero di studenti promossi o ancora dal voto medio conseguito etc. senza considerare che al di là delle capacità di un insegnante conta soprattutto l’intelligenza dello studente e la sua disponibilità allo studio.  C’è una analogia nel campo musicale: gli organizzatori di eventi si sentono giudicati dalle performances degli artisti (quando sono tali…) che essi hanno invitato e un giudizio negativo diventa un delitto di lesa maestà o addirittura un’offesa personale (un tempo si sarebbe detto da lavare con il sangue..) che frantuma consolidati rapporti personali. Questa è un atteggiamento scioccamente provinciale purtroppo molto italiano. Va da sé che proporre artisti di scarsa o nulla qualità è un errore (che sarebbe evitabile ascoltando prima di persona il soggetto) ma è anche vero che a tutti capita una serata negativa e ogni recensione non fa la storia dell’esecutore ma giudica unicamente quanto proposto in una particolare esibizione. Per certi aspetti recensore e organizzatore dovrebbero essere uniti nel lamentare una performance scadente ma l’organizzatore preferisce spesso cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto. I recensori seri servono proprio a scoperchiare il tappeto.
PS Recensioni serie (anche se con un linguaggio meno diretto di quello di Kurvenal – ovviamente – ma con contenuti identici) si trovano sul Corriere Musicale, una pubblicazione  di qualità che mi sento di consigliare agli amanti della musica.
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7 thoughts on “Kurvenal & friends – 13 Luglio 2016

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Interessante e condividibile il punto di vista del prof. sulla parte che riguarda il mondo musicale.
    Per quanto riguarda invece il sistema scolastico italiano penso che il giudizio sulla qualità dei risultati debba riguardare anche la professionalità dell’insegnante che, oggi molto più di ieri, è necessaria dati gli importanti cambiamenti sociali avvenuti.

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    • Non vorrei essere stato frainteso. E’ ovvio che senza una buona qualità degli insegnanti (condizione necessaria) nessuno studente può ottenere buoni risultati ma oggi tende a prevalere l’opinione che TUTTO dipenda da questo e su ciò non sono d’accordo. L’impegno individuale a partire da un buon insegnamento è indispensabile (condizione sufficiente) così come lo sono (udite, udite…) i compiti a casa. Gli automatismi nell’apprendimento non valgono a mio parere, altrimenti uno studente potrebbe sostenere un esame all’università per il solo fatto di avere frequentato un corso. E questo, ovviamente, non sta in piedi.

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      • Roberto Barilli ha detto:

        Interessante e condividibile il punto di vista del prof. sulla parte che riguarda il mondo musicale.
        Per quanto riguarda invece il sistema scolastico italiano penso che il giudizio sulla qualità dei risultati debba riguardare anche la professionalità dell’insegnante che, oggi molto più di ieri, è necessaria dati gli importanti cambiamenti sociali avvenuti.

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      • Roberto Barilli ha detto:

        Ma certo prof., sono soddisfatto di avere in un qualche modo concorso a farle chiarire meglio il suo pensiero sul mondo dell’istruzione che coglie perfettamente la realtà.
        Leggevo l’altro giorno dichiarazioni, espresse per fortuna in modo sereno, di un operatore della scuola che faceva presente che oggi per un nonnulla entrano in campo genitori agguerriti con tanto di avvocati per i motivi più vari e, ripeto, inconcepibili un tempo.
        Probabilmente va bene cosí e per uscirne bene la professionalità resta l’unico mezzo a disposizione.

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        • Molti genitori sono la rovina dei figli. Un malinteso senso di protezione diventa protezionismo che rimuove il necessario senso di responsabilità individuale dei figli che sono quindi impreparati a confrontarsi con la realtà difficile del mondo.

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    C’è la pessima abitudine, ampiamente consolidata da sempre, di connotare i fruitori di servizi più vari e variegati (da parte del pubblico e/o del privato) con nomi diversi. Dato che il mezzo è il messaggio ( in questo caso il nome) la cosa funziona.
    Ad esempio è del tutto ovvio che i fruitori di servizi scolastici, sanitari, “artistici”… paghino, con le loro tasse o direttamente, coloro che li erogano quindi sono loro clienti. Eppure vengono chiamati “alunni”, “spettatori”, addirittura “pazienti”, dove l’ antico significato di “coloro che patiscono” è da tempo sostituito da “coloro che hanno pazienza” nei confronti del medico e della struttura che li cura.
    Insomma, tutti sostantivi che indicano un atteggiamento passivo ( quindi di “sottomissione”) nei confronti di colui o coloro che attivamente erogano – a pagamento – la prestazione.
    Da tempo mi piacerebbe fossimo chiamati tutti “clienti” e chi eroga il servizio “venditore”. In fondo essi vendono una loro prestazione esattamente come i negozianti vendono una merce. Insomma, nessuna benevola concessione ai cittadini passivi ma un mero scambio prestazione-denaro.
    In questo modo , come si trova lecito criticare una merce scadente e non ci si sente intimiditi nel fare rimostranze al venditore che provvederà a restituire il prezzo pagato per la merce difettosa venduta, anche gli organizzatori di spettacoli scadenti saranno più attenti nel proporli ed interessati alle critiche sincere al fine di non dover restituire, ogni volta, il prezzo del biglietto. Se si rende al venditore una cineseria fallata venduta come esclusiva perchè non si potrebbe chiedere la restituzione del prezzo del biglietto per il concerto di una Cinesina inadeguata venduta come fenomeno?
    Ma quella parolina passiva (alunno, paziente, spettatore) regala una sorta di immunità dentro la quale molti ci marciano e dall’ alto della professione intellettuale – mai misurata – respingono ogni attacco.
    Clienti, dunque… Sebbene … Ed anche qui siamo fregati: “clienti” deriva da “clientes” e chiunque ricordi un poco di latino ben sa di che razza di rapporto si trattasse …
    Comunque i clientes qualcosa in cambio lo ricevevano ed almeno i più considerati avevano diritto di lamentela.
    Cosa che invece…

    Grazie ancora, Professore, e buone vacanze…

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    • Certamente per molti aspetti i “fruitori” degli spettacoli sono “clientes” ovvero sottomessi senza possibilità di reazione pratica (il vecchio grido “vogliamo indietro il prezzo del biglietto” non è più di moda ed è sostituito – qualche volta – da fischi, sempre più rari vista l’ignoranza dilagante in materia). Ai clientes moderni manca solo la “sportula”…

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