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Don Giovanni – Glyndebourne 1 Agosto 2014


Eccomi di ritorno dopo una sosta mensile dovuta alla mia permanenza a Berlino (che però in Luglio e Agosto è musicalmente un vero e proprio deserto). Se qualcuno vuole sperimentare un rito very british(alla stregua delle corse di Ascot) deve assistere almeno una volta alle opere che sono rappresentate a Glyndebourne (East Sussex – UK, circa 100 KM a sud di Londra). Negli anni ’30 un facoltoso signore inglese appassionato d’opera convertì una parte della propria dimora (una splendida mansion della campagna inglese) in un piccolo teatro d’opera (circa un centinaio di posti) che nel tempo ha acquistato sempre più fama, che oggi – parzialmente ampliato fino a una capienza di circa 400 posti – è molto noto in UK (e in tutto il mondo anglosassone, americani arricchiti specialmente) e i cui biglietti (di valore nominale fino a 200 sterline) sono venduti a bagarinaggio a oltre 2000 sterline. Perché? Perché il posto è magnifico, dotato di un immenso prato rasato, di un giardino lussureggiante, di una pond (stagno) in cui nuotano uccelli acquatici e agli spettatori è dato il diritto di visitare le stanze della mansion (fra cui una bellissima biblioteca con pianoforte). In cosa consiste il rituale? Le opere (da Maggio ad Agosto) cominciano intorno alle 16.30 e sono sempre suddivise in due atti con un intervallo di 90 minuti. Il periodo antecedente l’opera e l’intervallo sono dedicati, se il tempo è clemente, al picnic sull’erba per il quale i partecipanti fanno a gara a esibire i più meravigliosi servizi da picnic in argento massiccio e porcellane (e i più costosi menu che prevedono in ogni caso fiumi di champagne) che si possano immaginare spesso assistiti da butlers in polpe. Il parcheggio rigurgita di Bentleys e Rolls Royces e le signore sfoggiano vestiti lun dahi da gran sera mentre i maschietti fino a qualche anno fa dovevano indossare il frak o lo smoking, regola un po’ allentata (mala tempora currunt..) essendo ora concesso il solo abito scuro. Di assoluta regola la passeggiatina verso la pond per cui sul prato verde rilucono i vestiti (e i gioielli) delle gran dame che leggere (non sempre..) sfiorano l’erba.  Ancor più british è il fatto che ci sono due treni che connettono Lewes (a qualche km da Glyndebourne che si raggiunge con autobus speciale) con la stazione Victoria di Londra prima e dopo lo spettacolo e non è infrequente vedere sul treno locale toilettes da gran sera per quei pariah che non possiedono almeno una Rolls (shame).  E se piove? L’opera house mette ovviamente a disposizione due ristoranti (non eccezionali), ma senza il picnic Glyndebourne non è più Glyndebourne. Per avere i biglietti? Evitando il ladrocinio del bagarinaggio bisogna mettersi pazientemente in coda per diventare prima o poi “associate member” e dopo 10 anni “full member”: in tal modo si acquisisce il diritto alla prelazione per due biglietti per ogni spettacolo.  La qualità delle opere è medio-alta ma non eccelsa, ma in questo caso non è l’opera che conta ma il rito: l’opera diventa di fatto solo l’occasione! Quanto al Don Giovanni di cui al titolo del post, la scenografia è di tipo “moderno”  e gli interpreti sono dei buoni e giovani professionisti. Buona la prova del commendatore (Taras Shtonda), nella norma Donna Anna (Layla Claire), Don Ottavio (Ben Johnson), Don Giovanni (Elliot Madore), Leporello (Edwin Crossley-Mercer), Zerlina (Lenka Macikova) e Masetto (Brandon Cedel). Una nota di biasimo per Donna Elvira (Serena Farnocchia) non all’altezza della parte. Buona la prova del direttore Andrés Orozco-Estrada. Interessante la scelta di inserire nell’opera la ormai sempre eliminata scena del tentativo di vendetta di Zerlina su Masetto dopo il suo riconoscimento come Don Giovanni travestito: la riscoperta di un brano praticamente sempre trascurato (perchè?). 

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