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Zubin Mehta – La Scala 1 Ottobre 2014


Die Schöpfung (“La creazione”) di Haydn è l‘oratorio più importante del compositore, quello in cui la maestria compositiva, l’articolazione delle parti e la rispondenza nei vari numeri fra testo e ordito musicale raggiunge la perfezione. Zubin Mehta ne ha dato una interpretazione magistrale coordinando orchestra (come sempre la migliore d’Italia), coro e solisti in una esecuzione che ha fatto risaltare in tutto il suo fulgore lo spartito. Zubin Mehta, alla soglia degli 80 anni e che come un vino grand cru migliora costantemente con gli anni, dirige come sempre con gesti misurati ma estremamente efficaci come se dominasse l’orchestra da una sorta di soglio cui tutti si rivolgono umilmente per riceve l’indicazione di come eseguire.  Personalmente non sono d’accordo con la recensione di Paolo Isotta sul Corriere che invece bastona i cantanti (ma bisogna sempre tenere presente che le serate non sono mai identiche e che spesso quelle successive alla prima permettono agli esecutori un affinamento della propria interpretazione): non una compagine stellare ma certamente un cast di buoni professionisti che forse potevano risparmiarsi alcuni ammiccamenti innecessari in un oratorio (ad esempio nel duetto finale fra Adamo ed Eva, con un testo da fare inorridire le femministe!). L’esecuzione migliore è stata quella del baritono-basso Thomas Bauer, mentre il soprano Julia Kleiter è andata migliorando durante l’esecuzione dopo un inizio non troppo felice. Sempre troppo sopra le righe invece il tenore Peter Sonn probabilmente inadeguato per questo tipo di repertorio. Quanto al mezzosoprano Lily Jörstad  ogni valutazione è impossibile dal momento che canta solo “Amen” due volte nell’ambito del coro finale (il che ricorda la parte di Kundry nell’atto finale del Parsifal che canta solo “dienen..dienen” e che in occasione di una recita a Bayreuth di Waltraud Meyer venne chiosato come “verdienen..verdienen”! ). Una serata comunque di grande musica come sempre accade alla Scala. 
 
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