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Pietro de Maria – 16 Settembre 2014


Dopo il blackout quasi completo di due mesi per la musica classica, si riapre la stagione con il concerto dell’affermato Pietro de Maria per il Bologna Festival (quasi ignorato dall’edizione locale di Repubblica) con un programma di grande interesse, incentrato su una selezione di studi per il pianoforte di autori polacchi che spazia da Chopin a Lutoslawski a Szymanowski. Gli studi hanno cessato di essere strumenti didattici dopo Debussy per diventare brani brevi, spesso di grande difficoltà ma non specificamente rivolti alla soluzione di problemi tecnici: peraltro vi sono esempi di questa tendenza anche nel tardo romanticismo, ad esempio con Liszt. L’esecuzione dei brani dei due compositori novecenteschi polacchi è stata caratterizzata da grande aggressività tecnica trascurando però quegli aspetti di novità musicale che distinguono, ad esempio, le due preziose opere di Lutoslawski rendendo insomma  gli studi .. dei puri e semplici “studi” tecnici. Lo stesso discorso vale per l’interpretazione degli studi op 10 di Chopin. L’esasperata ricerca della velocità ha snaturato spesso la trama musicale e ha portato a imperfezioni (ad esempio nel difficilissimo studio in do maggiore di arpeggi spezzati n.1) che un uso smodato del pedale non è stato in grado di nascondere. Un discorso analogo vale per la parte finale dello studio n.10 dopo la ripresa dove le due seste – difficilissime – all’acuto sono state affrontate con un “rallentando” che non è certamente nelle indicazioni Chopiniane. Insomma una resa degli eseguitissimi studi op. 10 certamente non memorabile. E’ poi del tutto singolare la scelta erratica dei bis. Cosa c’entrano, in una serata dedicata agli studi, con tante opportunità del repertorio (ad esempio i bellissimi studi di Ligeti per non parlare di Liszt), il secondo intermezzo  op. 117 di Brahms ( “espressione del mio profondo dolore” come scrisse l’autore – eseguito con un languore e con intemperanze ritmiche  fuori stile), il secondo scherzo di Chopin (velocità strappa-applausi a scapito del contenuto musicale) e addirittura, come finale, il primo preludio del primo libro del Wohltemperiertes Klavier di Bach in versione romanticheggiante con profusione di pedale? L’intelligenza di un esecutore si misura anche nella composizione dei programmi e in questo De Maria avrebbe molto da imparare da Pollini, da Schiff, da Zimerman….
PS Nel pistolotto innecessario che ha preceduto il concerto ho scoperto che Chopin è un autore “progressivo” (sic).  Alla stregua delle tasse o delle lenti?
 
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