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Ensemble del conservatorio Boito – 3 Ottobre 2014


Appuntamento ormai costante del Bologna Festival anche quest’anno l’Ensemble da Camera del conservatorio Boito di Parma ha offerto un concerto più interessante per il programma che per l’esecuzione anche se lodevole è l’impegno dei giovani esecutori guidati P. Maurizzi.  Dopo un’esecuzione del “Prelude a l’après midi d’un faune” di Debussy trascritta dall’autore per orchestra da camera con pianoforte, decisamente troppo lenta, molto interessanti sono stati le spiritose canzoncine per bambini di Lutoslawski,  seguite da un Lied di A.Caprioli (compositore bolognese che giocava in casa) per voce e orchestra da camera su testo di Leopardi. Valutare questo Lied è certamente “impegnativo”: si trovano forti reminiscenze del “Pierrot lunaire” di Schönberg ma risulta del tutto incomprensibile il testo (di importanza non secondaria) nonostante i lodevoli sforzi del soprano Džezana Mustafič. Un Lied che paradossalmente potrebbe ricordare il “recitar cantando” seicentesco ove testo e musica non hanno una diretta correlazione come prima della riforma di Gluck.  Dopo una buona esecuzione dei tre poemi di Mallarmé di Ravel (chi scrive deve ammettere che soprattutto il terzo è sostanzialmente incomprensibile – mea culpa, ovviamente) sono stati eseguiti i bellissimi Mithes di Szymanowski nella felice trascrizione per violino solista e orchestra da camera di A. Caprioli. Come bis il celebre Lied “Morgen” di R. Strauss in una inedita versione per voce, orchestra da camera e violino solista. Un concerto di media qualità che ha però permesso di ascoltare brani dei compositori polacchi praticamente sempre esclusi dal repertorio dei complessi italiani. Per quanto concerne il soprano Džezana Mustafič va soprattutto lodata la sua versatilità (ha eseguito senza spartito Ravel e Lutoslawski e utilizzato tre lingue diverse) anche se l’orribile acustica dell’Oratorio S. Filippo Neri (ma il restauro ne prevedeva l’uso come sala da concerto? Se si, perché non sono stati predisposti almeno pannelli rimuovibili antiriverbero?) non ha permesso di valutarne appieno le doti: una voce certamente intonata ma risultata piccina nell’ambiente esecutivo. Un plauso senza condizioni va invece alla giovane violinista Emma Parmigiani che ha eseguito senza incertezze la difficile parte solistica del brano di Szymanowski calibrandone perfettamente le sonorità: una felice scoperta che speriamo di riascoltare in un concerto solistico che certamente merita. Una nota di protesta invece per l’ormai temuta ma inevitabile introduzione al concerto cui gli spettatori sono condannati: possibile che non si sappia che è prassi assolutamente sconosciuta all’estero ove conferenze in materia – se organizzate – vengono tenute da veri esperti nel pomeriggio prima del concerto? Provincialismo puro.
 
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