Cameristica, Recensioni

Ingolf Wunder- Bologna Musica Insieme 16 Marzo 2015

Purtroppo ancora una volta il pubblico bolognese non ha avuto l’occasione di ascoltare un concerto di Yundi, vincitore con merito dello Chopin 2000: la sua unica esibizione nei dintorni si è avuta a Imola lo scorso anno e fu un concerto memorabile. L’auspicio è che venga reinvitato non appena i suoi problemi famigliari saranno risolti. Al suo posto è stato invitato Ingolf Wunder, secondo premio allo Chopin 2010 (ex aequo con Lukas Geniušas). Il biglietto da visita di Wunder lo si può desumere dal suo ritratto su Wikipedia in inglese (http://en.wikipedia.org/wiki/Ingolf_Wunder – che bisogna immaginare da lui ispirato) che non dimostra certo fair play (omette di precisare che il secondo premio vinto era ex-aequo..): senza mezzi termini accusa la giuria di avergli scippato la vittoria (in inglese insomma lo si definirebbe a super brat). Certamente il concorso ha avuto un esito anomalo attribuendo la vittoria a una diligente, modesta e sbalordita Yulianna Avdeeva (pur essendo in giuria Marta Argerich, che ricordiamo giurata implacabile al tempo di Ivo Pogorelich) che certamente fra i finalisti era la più debole, che si trova ora raramente nei cartelloni delle manifestazioni pianistiche di primo piano, che è senza contratto delle case discoghrafiche più importanti e che non ha neppure un suo sito web! (A proposito dello Chopin 2010 va anche ricordato l’abbandono polemico di Bozhanov che lasciò infuriato il concorso prima della premiazione).  Purtroppo anche il più importante premio pianistico – lo Chopin – è oggi per motivi di sponsorizzazione sottoposto all’influenza delle case costruttrici dei pianoforti. I concorrenti hanno persino il diritto di scegliere (orrore!) su quale pianoforte suonare e la Avdeeva suonava su uno Yamaha….Al tempo del concorso (trasmesso in streaming video) comunque la mia preferenza andava a Wunder e va ricordato che nel Novembre di questo anno ci sarà la nuova edizione del quinquennale concorso. Ma veniamo al concerto in questione.  Un programma che più classico (in realtà romantico) non si può: una prima parte dedicata a Chopin e la seconda a Liszt con due brani da archeologia musicale ovvero l’Allegro da concerto op.46 di Chopin e le Variazioni su un tema dei Puritani di Bellini di Liszt (quest’ultimo in realtà una composizione solo coordinata da Liszt ma frutto di una collaborazioni di più musicisti – fra cui Chopin – alla stregua del FAE di Schumann-Brahms-Dietrich e altri esempi ottocenteschi). Il pianismo di Wunder è fuor di dubbio di alta qualità, molto elaborato e non immune dai temuti “effetti speciali” in Liszt. Ci sono pianisti cui riconosco grandissime qualità (è questo il caso) ma che non suscitano pienamente il mio plauso, come se vi fosse una vaga sensazione di incompletezza o di artificialità nell’esecuzione per me di difficile individuazione. Forse una definizione potrebbe darsi a contrariis, con il confronto con altri giovani pianisti che invece ritengo al vertice interpretativo: Wang, Yundi, Blechacz, Lisiecki etc. da me recentemente recensiti con un plauso incondizionato. Mi voglio scusare con i miei lettori per una definizione così imprecisa ma sarei veramente curioso di conoscere il parere di altri che abbiano assistito al concerto in questione. Sia chiaro ancora una volta: si parla di un “giovane leone” giustamente applaudito dal pubblico (almeno una volta a ragione!) che è necessario potere valutare in un repertorio più vasto (non solo confinato al romanticismo)  e che mi auguro in tale contesto di potere riascoltare presto. Due bis intimistici: Clair de lune dalla Suite bergamasque di Debussy e una trascrizione pianistica della Casta Diva di Bellini eseguiti con grande intensità.

Happy

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Operistica, Recensioni

Aida – Milano La Scala 15 Marzo 2015

Abbandonati (fortunatamente) elefanti, cavalli, cammelli e altri animali che infestano l’Aida kitsch di Verona, viene qui recuperato il senso profondo di questa opera estremamente popolare nella quale, al di là del risibile polpettone del libretto (si citano anche le armi di Vulcano in un contesto egizio e un dio mai esistito Ftha!), si trovano veramente altissimi vertici musicali. Aida è titolo fra i favoriti della Scala (viene messa in scena ogni due-tre anni) e incontra l’incondizionato favore del pubblico anche in quelle parti orientaleggianti di maniera caratterizzate da eccessi di seconde eccedenti. Zubin Mehta è oggi al vertice dei direttori d’opera e anche nel caso in questione ha fornito una prova veramente maiuscola. Grande vecchio, con gesti misurati e pochi cenni del capo controlla perfettamente l’orchestra. Non una sbavatura, tempi staccati perfetti, valorizzazione perfetta del canto con le sonorità dell’orchestra sempre calibrate (grazie anche all’altissima qualità dell’orchestra della Scala). In questo contesto le voci dei protagonisti hanno avuto agio di esprimere al meglio le loro qualità. Tutti bravi i cantanti indistintamente: il re (Carlo Colombara), Aida (Maria José Siri che ha sostituito all’ultimo momento Kristin Lewis, inserendosi alla perfezione nel contesto dell’opera), Radamès (Fabio Sartori, che però dovrebbe perdere qualche Kg. altrimenti mette a repentaglio la stabilità del palcoscenico), Amonasro (Ambrogio Maestri) e Ramfis (l’intramontabile Matti Salminen). Ma sopra tutti Amneris (Anita Rachvelishvili): una voce drammatica perfetta e una grande presenza scenica che ha offerto il meglio di sè nella scena del giudizio di Radamès e che è stata giustamente osannata dal pubblico.  Eccellenti le scene (se si eccettuano gli sventolati vessilli che certamente non facevano parte della coreografia egizia) e la regia del collaudatissimo Peter Stein; all’altezza della tradizione della Scala il corpo di ballo (che nella scena della consacrazione di Radamès ha evocato i wirling dervishes). Belli anche i costumi (anche se in nessuno dei dipinti egizi rimasti se ne trovano di uguali): insomma un grande meritatissimo successo, purtroppo a carissimo prezzo per gli spettatori (posto in platea 300 euro!!). Interessante notare che le scene richiedono ovviamente un cambiamento rispetto al Lucio Silla rappresentato 15 ore prima. Meditate gente di Bologna che asserite sia impossibile ospitare i concerti sinfonici al teatro comunale per la difficoltà di smontare e rimontare le scenografie delle opere…
HappyHappy
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Sito web Teatro Comunale – Bologna 15 Marzo 2015

Il sito web di un teatro è ormai il suo biglietto da visita ed è lo strumento di riferimento per avere tutte le informazioni in tempo reale, acquistare biglietti, conoscere casts e regie etc. Alcuni siti sono di ottima qualità (il migliore in Italia è quello della Scala di Milano)  ma anche per teatri di minore dimensione (ad esempio la Fenice di Venezia) la qualità è elevata.  Chi accede vuole trovare facilmente uno spettacolo e tutto quanto ad esso correlato. Ad esempio per il sito della Scala digitando “Lucio Silla” si hanno date, interpreti, sinopsi, libretto, foto, video etc. Insomma ogni possibile informazione utile all’utente. Che dire del sito del Teatro Comunale bolognese: povero, di scomodo accesso, carente di informazioni etc. Ma cosa si aspetta a renderlo almeno decente e SOPRATTUTTO aggiornato, visto che spesso reca informazioni obsolete (v. il caso della Butterfly relativamente alla sostituzione  del soprano)?
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Operistica, Recensioni

Lucio Silla – Milano La Scala 14 Marzo 2015

Terza opera  giovanile di Mozart (composta a 16 anni!) dopo Mitridate re di Ponto Ascanio in Alba con un libretto (molto improbabile) al quale contribuì anche Metastasio (intervento non particolarmente gradito dal compositore salisburghese a causa della necessità di porre mano a parti già terminate) è opera seria con happy end come l’ultima opera mozartiana La clemenza di Tito. Opera poco rappresentata e ripresa solo negli ultimi due decenni ha alcune arie certamente di qualità (ma l’opera nel complesso è troppo lunga e molto ripetitiva nella struttura delle sue arie rigidamente barocche) ed è prodigioso immaginare un sedicenne in grado di affrontare una partitura così complessa e capace di dirigere l’orchestra in occasione delle prime rappresentazioni. Bene ha fatto quindi La Scala a inserirsi fra i teatri artefici di questa renaissance. La produzione è affidata all’ottima  bacchetta di Marc Minkowski (molto applaudito) con la regia di Marshall Pynkoski (che ha voluto sottolineare una sorta di rapporto incestuoso fra Lucio Silla e la sorella Celia di dubbio gusto). L’ambientazione è quella di una Roma settecentesca ma costumi e scenografia si adattano perfettamente alla vicenda e va lodata l’inserzione di un ottimo balletto che completa felicemente la messa in scena.  Nel cast vocale  l’assenza del tenore Rolando Villazón bloccato da una noiosa bronchite non si è fatta sentire. Il tenore Kresimir Spicer ha una bella voce, grande presenza scenica, perfetta intonazione e ha interpretato l’aria finale (nella quale vi sono almeno 10 battute di canto non accompagnato) in modo magistrale. Buone anche le voci delle altre interpreti. Cecilio (Marianne Crebassa) dopo una prima aria con qualche incertezza è cresciuta via via dando luogo a una prova convincente. Buone anche le prove di Inga Kalna (Cinna) e Lenneke Ruiten (Giunia che però è carente di emissione) e accettabile quella di Giulia Semenzato come Celia. Inutile ribadire che al di là delle valutazioni specifiche si tratta di staging di alta qualità come è tradizione del teatro meneghino: La Scala, nel panorama italiano, è un altro pianeta come anche certificato dallo splendido programma annunciato per l’EXPO.
Happy
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Cameristica, Recensioni

Zhi Chao Julian Jia- Bologna Musica Insieme Ateneo 12 Marzo 2015

Ecco un altro giovane pianista proveniente dall’immenso vivaio cinese ove, non fosse che per quantità, emergono talenti che sempre più si affermano sul piano internazionale. Il pianista che si è esibito per Musica Insieme Ateneo, già vincitore giovanissimo del Casagrande, ha presentato un programma classicissimo (spesso questi giovanissimi si fermano alle soglie del ‘900) che spaziava da Scarlatti a Chopin passando per Schubert (Chopin risulta di gran lunga il compositore più eseguito dai cinesi a partire dagli anni  ’70 con Fu T’Song con l’eccezione di Yuja Wang, che però è più americana che cinese). Si presenta Zhi, alto, magro allampanato, con capelli lunghi e una maglietta sportiva da liceale (ma ha 23 anni!): manca solo il berretto con visiera per impersonare il giovane Holden di Salinger. Una captatio benevolentiae  innecessaria. L’inizio non è dei migliori: le due sonate di Scarlatti sono viziate (specialmente la seconda, la K466) da eccessi interpretativi di stampo romantico. Meglio sicuramente il tardo Schubert dell’op. D946 e di ottima qualità il notturno e la sonata op. 58 di Chopin. Naturalmente non mancano elementi negativi: c’è nel pianismo di Zhi sempre la tendenza a caricare troppo i passaggi più cantabili anche quando la semplice melodia sarebbe più che sufficiente per l’esecuzione.  Però la stoffa c’è ed è supportata da un’ottima tecnica: è un pianista che può esplodere ma anche implodere. Sarà interessante seguirlo nei prossimi anni. Due bis. Il primo, la prima Gnossienne di Satie infiorata di alcune libertà non presenti nello spartito, è da dimenticare. Satie è autore delicatissimo e il nostro dovrebbe ascoltare e introiettare l’esecuzione di Ciccolini prima di affrontare un brano tanto semplice all’apparenza ma così fragile nella sua sostanza. Il secondo è stato eseguito come fuoco d’artificio finale con tutte le conseguenze immaginabili. Dubbi sul successo di pubblico?

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Filarmonica del teatro comunale – Bologna 10 Marzo 2015

Dunque vediamo: ci sono due orchestre sinfoniche a Bologna, quella del teatro comunale e la filarmonica composta dagli stessi professori dell’orchestra del teatro. Nulla di strano: vi sono esempi simili in altre realtà italiane e europee. Vi sono però alcune anomalie da sottolineare.  Innanzitutto il fatto che si esibiscano per tutti i concerti sinfonici al teatro Manzoni dalla acustica sventurata a differenza della sala del Bibiena (per non citare la differenza ìn termini di bellezza architetturale). E questo diminuendo ulteriormente il già risibile tasso di utilizzazione del teatro mentre i costi gestionali continuano a correre. Motivi legati al numero di posti? Si può ricordare che in passato per la stagione sinfonica si facevano due turni (A e B) a prezzi differenziati, cosa che se ripetuta oggi permetterebbe di invogliare un pubblico giovane tenuto lontano anche dai prezzi dei concerti?   Ah, dimenticavo, questo richiederebbe un ulteriore impegno dell’orchestra con tutte le conseguenze organizzative, sindacali etc. come se suonare fosse assimilabile al lavoro di un impiegato dalle mezze maniche e non un onore e un piacere prima che un mestiere. Poi vi è il problema delle possibili sovrapposizioni degli impegni.  Siamo quest’anno in periodo di EXPO. La Scala ha sviluppato una programmazione per la quale in tutto il periodo non una sola sera la sala del Piermarini resta inutilizzata (nonostante qualche anima bella abbia dichiarato di non volere suonare per motivi ridicolmente ideologici per l’apertura il primo Maggio – roba da ricovero al neurodeliri. Che importa loro se l’Italia fa una figura ridicola da paese della banane?). Ora come “fallout” dell’EXPO è del tutto probabile che Bologna goda di un incremento del flusso turistico: cosa ha previsto il teatro per questa evenienza? Da povero spettatore direi nulla. Ma c’è di più. L’orchestra del teatro nel mese di Agosto si sposta a Pesaro (al mare guarda caso…) per il Rossini opera festival (e quindi zero manifestazioni a Bologna) ma addirittura pare, dico pare, che vi sia una possibilità che la filarmonica si rechi in Giappone in Settembre azzerando i concerti (o meglio quelli potenziali..) in un periodo assai favorevole al turismo. Ma il nuovo sovrintendente non ha nulla da dire in materia? Oppure esiste un sindacaleggiante tacito “pactum sceleris”?  E il consiglio di indirizzo (a tutt’oggi ancora acefalo – non oso sperare in un ravvedimento del sindaco..) non ha nulla da dire in materia? Ma cosa indirizza lo sgangherato e raffazzonato consiglio di indirizzo di stampo campanilisticamente ferrarese (come se a Bologna mancassero persone esperte in materia)?

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Cameristica, Recensioni

Vincenzo Maltempo – Bologna Conoscere la Musica 5 Marzo 2015

Il concerto di Maltempo si è sviluppato su un ampio arco temporale: Scarlatti sonate K. 101 e K. 466, Chopin fantasia Op. 4, Liszt Totentanz, Alkan sinfonia per piano solo. “Riscopritore” di un compositore molto poco eseguito (Charles Valentin Alkan contemporaneo di Liszt e Chopin), certamente interessante ma tutt’altro che eccelso (il tempo è giudice inesorabile – et l’oublie descend sur le temps qui fut..). Per Maltempo più che di pianista si dovrebbe parlare di “pedalista”. Nella disgraziatissima acustica di S. Cristina dove il riverbero è insopportabile (ma possibile che nessuno pensi a pannelli fonoassorbenti?) l’uso smodato di questo elemento del pianoforte ha effetti devastanti. Se si pensa poi che per tutte le prime battute della Totentanz, caratterizzata da pesanti accordi nel registro basso, il piede non si è mai alzato dal pedale è facile immaginare il risultato. Quanto agli aspetti interpretativi che dire? Uno Scarlatti inopinatamente romantico (con “rubati”, anzi “scippati” e “rapinati”) totalmente fuori stile, uno Chopin incolore in cui le fasi di accelerazione non hanno nessuna caratteristica di gradualità quasi che si trattasse di uno studio del “Gradus ad Parnassum” di Clementi (naturalmente condito da una dose smodata di pedale), una Totentanz farraginosa con aspirazioni (mancate) virtuosistiche e con alcune stecche (secondo un mio collega “note diversamente intonate” – politically correct) clamorose e il brano di Alkan, archeologia musicale, pronto a rientrare nel giusto oblio della storia della musica. Si potrebbe dire che Maltempo suona come veste (camicia a quadretti sotto straccetto grigio per dare un tocco di casualità): inelegante, trasandato e semplicemente inadeguato.
PS Naturalmente un pubblico “condiscendente”  (eufemismo) ha applaudito e il pedalista ha concesso due bis. Fra questo pubblico spicca sempre un sedicente “esperto” presente ad ogni manifestazione che applaude calorosamente qualunque cosa venga ammannita e che difficilmente distinguerebbe il latrato di un cane da un Lied cantato da A.Kirchschlager ma che non manca di elargire (non richiesto) ai malcapitati rumorosamente le sue perle di (in)competenza!
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Cameristica, Recensioni

Rafał Blechacz – Bologna Musica Insieme 2 Marzo 2015

Rabberciato ma ancora un po’acciaccato riprendo i miei posts con il bel concerto del vincitore dello Chopin del 2005, ringraziando tutti coloro (in numero superiore al previsto!) che mi hanno fatto gli auguri e ritornando a occuparmi del settore di mia maggiore competenza: il piano. Un programma vasto con il Concerto Italiano di Bach, la Patetica di Beethoven e un secondo tempo tutto dedicato a Chopin. (Mi scuso con il mio lettore della Germania che mi rimprovera aspramente come uno scolaretto di non indicare i numeri d’opera ma i programmi dettagliati sono sul sito di Musica Insieme e facilmente rintracciabili: questo è un post e non un bollettino!). Di Blechacz va ricordato che nel concorso Chopin a non ancora 20 anni fece man bassa di quasi tutti i premi in palio e a ragione. Su un impianto tecnico solidissimo ma sempre controllato si innesta una grande musicalità che trova la sua massima espressione in Chopin ma che si irradia su tutti i brani eseguiti. È il caso ad esempio del brano bachiano dove – a differenza di tanti “giovani leoni” – il tempo è mantenuto sempre misurato in perfetto stile – appunto – italiano. Forse solo qualche vezzo nell’ultimo tempo potrebbe essere risparmiato, ma un peccato veniale. Lo stesso dicasi per la sonata beethoveniana, oggi meno eseguita, che invece ha trovato nell’interpretazione di Blechaz tutta la sua bellezza, profondità e innovatività. Di Chopin abbiamo già detto. Un notturno, tre mazurche (due delle quali raramente eseguite), tre valzer e una polacca. La maturità di un artista si misura anche nella capacità di rifuggere, anche nei bis, da quegli effetti speciali funambolici di cui la maggior parte dei pianisti cade preda per strappare l’ultimo applauso, magari da parte di quei risibili spettatori che applaudono a mani alzate!! Blechacz invece ha eseguito (benissimo) un intermezzo intimista dell’ultimo Brahms per finire con quel gioiellino che è il brevissimo preludio di Chopin. Un successo meritatissimo per un artista di non ancora 30 anni!
Che dire dell’ “introduzione ” musicologica? Piatta, improvvisata e inutile. Ma perché almeno il relatore non si prepara?

HappyHappy

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Considerazioni – Bologna 24 Febbraio 2015

Avere successo con un blog (siamo sui 400 lettori, un numero assolutamente impensabile fino a un mese fa) è sicuramente piacevole ma esiste il rovescio della medaglia. Ora non posso più adottare un linguaggio libero e scanzonato perchè gli interpreti colpiti prendono cappello (il permalismo è sindrome assai diffusa in  campo musicale mentre è assente il senso dell’umorismo),  minacciano sfracelli e l’adire al tribunale non sapendo che la giurisprudenza ha sancito ripetutamente e senza equivoci il diritto alla critica anche feroce e corrosiva. Naturalmente tutto questo è sgradevole e toglie il piacere di redigere gli elzevirini del blog. Insomma forse si stava meglio quando si stava peggio con poche decine di lettori sentendosi liberi di esprimere le proprie opinioni liberamente e senza condizionamenti. Adesso al posto di “stecca” dovrò adottare il vocabolo “imperfezione di intonazione”, al  posto di “prestazione spaventosa” la dizione “prestazione insoddisfacente”, al posto del termine “tracagnotto” che tanto ha irritato il tenore Ganci,  l’espressione ” di modesta statura (1.70 mi ha precisato il Ganci più interessato al suo fascino virile che alle sue qualità canore!)  e di complessione robusta”. Naturalmente nulla cambia ma pare che la forma sia in questo caso anche sostanza. I musicisti dovrebbero fare l’esperienza dell’università dove gli studenti  in modo anonimo hanno il diritto di dire quello che vogliono senza diritto di replica dei docenti. Forse aprirò un secondo blog con accesso riservato (è possibile!) in cui inserire le recensioni in versione non edulcorata.  Posso dire che tutta questa storia mi ha tolto un po’ dell’entusiasmo con cui redigevo il blog?  Ma “io son uom di pace, e duelli non fo se non a mensa” e quindi farò di necessità virtù. Ma un cane rimane tale anche se cosí non lo si può definire apertamente. Debbo adottare l’espressione “il più fedele amico dell’uomo”?
PS tornerò alle recensioni non appena l’influenza avrà deciso di andarsene. A presto!

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Golinelli D’Ippolito – Bologna Goethe Zentrum 21 Febbraio 2015

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Non ho mai viso un CV epistolare…..Ci sono casi in cui recensire vorrebbe dire riempire pagine con quanto ascoltato. Ma subentra un senso di pietà umana (non si uccide un uomo – pardon un soprano – musicalmente morto come M.Golinelli) e quindi mi comporto come i filologi di fronte a un passo non definibile: inserisco la “crux filologica”.  Con buona pace della lettera di Buckingham Palace che indica come Elizabeth di musica non capisca assolutamente nulla (notoriamente).
SadSadSadSadSadSad
………………
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Sul blog – Bologna 21 Febbraio 2015

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Per una serie di fortuite coincidenze il numero di accessi al blog è schizzato da alcune decine a oltre 250 e in continua ascesa. Grazie a tutti, ovviamente. Naturalmente sono cresciuti anche i  “commenti” (alcuni privati) e la loro analisi offre un bell’affresco dell’intelligenza e del senso dell’umorismo di cantanti e interpreti. Una recensione negativa (che non è una condanna capitale) è sempre presa come un’offesa personale, un attentato al corpo mistico, una prova che il recensore è un ignorante o una persona in malafede. Una serata negativa può capitare a tutti e si scrive su ciò che si vede o si sente, anche se certe carenze sono strutturali e non casuali. Naturalmente non posseggo la verità rivelata ma posso assicurare di essere sempre in buona fede (anche quando sbaglio a differenza di certi interpreti che non sbagliano mai a loro parere…). Purtroppo l’assenza delle recensioni sui giornali ha garantito una sorta di impunità agli interpreti che se violata suscita le reazioni più piccate. Questo blog continuerà imperterrito a essere una voce libera senza condizionamenti al servizio di tutti coloro che amano la musica e i teatri. Benvenuti comunque e sempre i commenti!!!,
HappySad
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Metti che… – Bologna Teatro Comunale 19 Febbraio 2015

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Metti che l’addetta stampa di un teatro sia la compagna di un critico legato al giornale “intellettuale” della città, fortemente connesso con il partito di maggioranza locale e quindi con l’assessore alla cultura, metti che un “quidam de populo” spettatore del teatro scriva alle lettere del giornale segnalando la permanenza di conflitti di interesse e di anomalie nelle nomine dell’appena costituito consiglio di indirizzo del teatro e scriva al teatro stesso lamentando di essere stato “truffato” alla prima della Butterfly, avendo pagato per la prima compagnia e avendo  invece “ricevuto” la seconda, che cosa ci si immagina che succeda? Niente, Il silenzio e l’omertà più assoluta: la lettera al giornale viene semplicemente cassata e il teatro fa finta di nulla. Sul giornale ci si interessa di TPER, di lavori in via Rizzoli etc. ma sul teatro zitti e mosca. Quanto al teatro, sovrintendente & co. considerano gli spettatori un “parco buoi” da maramaldeggiare a piacimento senza alcun rispetto neanche fossero sudditi e non coloro che almeno in parte pagano il loro stipendio.   Un qualche commento?
Sad
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Operistica, Recensioni

Don Pasquale – Bologna Teatro Comunale 18 Febbraio 2015

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Non sono certo un fan della Scuola dell’Opera Italiana viziata da alcuni peccati originali che non paiono eliminati e neppure eliminabili: non si mette in moto un meccanismo così costoso solo per voglia di protagonismo. Un discorso in materia sarebbe opportuno e forse ne farò l’argomento di un mio prossimo post. Ho però apprezzato l’esecuzione del Don Pasquale, un’opera che se messa in scena con spirito di umorismo e senso della misura (niente a che vedere con la spocchiosa, dilettantesca e pretenziosa Butterfly cui abbiamo assistito sabato scorso) può diventare un gustoso gioiellino. Ci sono tutti gli elementi dell’opera buffa: il vecchio gabbato, la moglie che diviene insopportabilmente bisbetica, i due giovani innamorati etc. e una musica deliziosa. Ebbene ieri sera mi sono divertito a questa messa in scena moderna, fresca e spiritosa  con vespino, un Ernesto anni ’60 e un ottimo mimo (Daniele Palumbo). Nella scenografia non mancano anche le citazioni cinematografiche: Audrey Hepburn in “Vacanze romane”, Groucho Marx come notaio, Peter Sellers come ispettore Clouseau. Nel cast vocale svetta  la Norina di Ksenia Titovčenko: una bella voce lirica e brillante, un’ottima, spiritosa presenza scenica. Deve solo imparare a controllare meglio l’emissione degli acuti, talvolta un po’ sparati, ma  certamente una voce con ottime prospettive. All’estremo opposto si colloca il tenore Boyd Owen. Una voce con forti problemi di emissione, recitativi spesso poco intonati e nessuna capacità scenica di intepretare il personaggio, tragicamente evidente nella scena finale della serenata (con tanto di vocalists) dove ha goffamente tentato di imitare il grande Elvis. Nella norma gli altri membri del cast. Una buona direzione d’orchestra (Giuseppe La Malfa) che ha però dovuto confrontarsi anche con carenze dei corni, che hanno fornito una prestazione in alcuni puntI insoddisfacente.
HappyHappySad
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Cameristica, Recensioni

Bogdanovich Vianello – Bologna Aula Absidale 17 Febbraio 2015

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Una breve premessa. Questo blog non è mai stato, non è, e mai sarà a scopo di lucro. Il suo scopo è unicamente quello di suscitare un dibattito fra le persone che hanno veramente a cuore la musica a Bologna fuori dai circuiti condizionati da sponsors, congreghe, etc. Il suo peso e soprattutto quello di chi legge e commenta dipende dal numero di coloro che accedono al blog. In questa ottica laddove possibile – se il blog è di vostro gradimento – chiederei un vostro “passaparola”. Grazie sentitamente.
Nonostante i tagli selvaggi alle finanze delle istituzioni universitarie continua la meritoria attività concertistica del DAMS offre – gratuitamente – manifestazioni di altà qualità ai musicofili bolognesi.  Controverso è certamente il giudizio sul concerto in questione. Innanzitutto il programma.  Liszt non è stato certamente un cultore degli strumenti ad arco e ne fa fede questo Gran Duo Concertante sulla romanza “Le Marin” di C.P. Lafontanz che potrebbe senza rimpianti restare dimenticato nella produzione Lisztiana. Analogamente dicasi della sonata di Saint-Saëns n.1 e del capriccio di Ysaÿe (che ha composto splendide sonate per violino solo), un brano virtuosistico privo di valore musicale. Ovviamente di repertorio la meditazione di Čajkovskij. Nonostante i calorosi applausi (ma a chi li si nega oggi da parte di un pubblico sempre meno avvertito?) l’esecuzione del violinista Bogdanovich non è risultata convincente. Il suono è spesso flebile anche se di qualità e la tecnica non trascendentale.  Nonostante i lodevoli sforzi dell’ottimo pianista Vianello (ottima tecnica, senso della partitura e consapevolezza dei limiti di Bogdanovich) il concerto non è mai decollato rimanendo a livello di media esecuzione, al di sotto dello standard dei concerti del DAMS.  Un bis.
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Commenti, Operistica

Madama Butterfly revisited – Bologna Teatro Comunale 16 Febbraio 2015

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Questa è il messaggio e-mail che ho inviato al teatro Comunale. Mai come in questo caso i commenti sono graditi….

La disastrosa “prima” della Butterfly (con un “soprano” che al primo acuto ha tirato un stecca “de paura”) ha messo subito in luce l’inadeguatezza della nuova direzione con il caos (invano denegato) dei direttori d’orchestra, lo scambio delle compagnie, il rifiuto della prima compagnia etc (v. il relativo post ). Ma gli spettatori della “prima” hanno pagato fior di quattrini per una compagnia che non ha cantato e il minimo che ci si sarebbe aspettato erano scuse formali. Nulla! In tempi purtroppo lontani esisteva il dignitoso istituto delle dimissioni mentre oggi un nuovo sovrintendente nominato senza concorso (e che ha dato un poco urbano benservito a Ernani) non sente alcun obbligo verso chi gli garantisce lo stipendio. La poltrona innanzitutto, altro che dignità! Questa è probabilmente solo la prima perla del binomio ferrarese Ronchi (probabilmente assente per S.Remo, temo…) Sani, peraltro ampiamente documentata dal mio blog e che acquisisce quotidianamente le adesioni degli spettatori giustamente indignati (siamo oltre i 100!). Ad minora…
G.Neri

 SadSadSad

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Operistica, Recensioni

Madama Butterfly – Bologna Teatro Comunale 14 Febbraio 2015

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Madama Butterfly, che tante lacrime ha fatto e fa versare al pubblico di cuore tenero dell’opera, non è al vertice delle mie preferenze pucciniane che vanno a Turandot e Bohème.  Un’opera che troppo deve all’esotismo di maniera, con una trama improbabile e un tributo alla moda del tempo con Pinkerton che addirittura offre un whisky, la continua intrusione nell’ordito musicale dell’inno americano etc. Ma al contempo astraendo dal libretto si deve dare atto al compositore di Torre del Lago che alcune delle arie sono certamente di grande qualità seppure la loro musicalità si collochi al di fuori del contesto musicale mondiale nel quale svettavano i coevi Stravinsij e Schönberg. Ma tant’è: Butterfly è di repertorio e lo rimarrà per lungo tempo dando alle primedonne la possibilità di gorgheggiare e di suscitare applausi a scena aperta (anche se non sempre, ma il pubblico bolognese è tollerante o – meglio – di bocca assai buona, soprattutto se il biglietto è gratuito….).  Opera anche di esordio come sovrintendente di N.Sani il quale come primo atto ha dato un poco urbano benservito al precedente sovrintendente Ernani che senza dignità aveva mendicato in un’intervista un qualche ruolo nella nuova amministrazione. Ne vedremo delle brutte… Si comincia con l’improvvisa sostituzione di Olga Busuioc nel ruolo di Cio Cio San con Mina Yamazaki. Senza alcuna motivazione.  Le voci di corridoio parlano di una improvvisa crisi di panico: se è così dove è stato raccattato un soprano privo di attributi? Offerto in saldo in Moldavia alle disastrate casse del Comunale? Al primo acuto la sostituta spara una stecca “de paura”  solo parzialmente riscattata nel secondo atto nel quale non sono mancate incertezze nei duetti con Suzuki (la onesta Antonella Colaianni). Luciano Ganci (un Pinkerton tracagnotto) ha una bella voce ma qualcuno deve avergli detto che i mezzitoni portano sfortuna. Spara con la voce da capo a fondo. Non male lo Sharpless di Filippo Polinelli che trova gli accenti giusti per una parte importante nell’opera. Qualcuno in sala, poi, afferma causticamente che il palmarès del canto va al biondo ed efebico bambino (una bambina nel caso!) nella parte del figlio di Butterfly (che stando al libretto dovrebbe avere circa tre anni ma che è prodigiosamente cresciuto in fretta visto che ne ha almeno 7). Della direzione di Hirofumi Yoshida meglio non dire: piatta e incolore. Forse pensava di dirigere l’accompagnamento di una rappresentazione Kabuki. Quanto alle scene (anch’esse da crisi economica) si può dire che la voluta progressiva destrutturazione della casa di Butterfly come metafora della tragedia della protagonista è risultata apprezzabile: meglio certamente di certi allestimenti da oriente barocco che troppo spesso infestano i teatri. Un successo mancato sottolineato anche da una assordante  assenza di  applausi (clacque nonostante). Over.
PS. Debbo delle incredibili precisazioni. Pare, dico pare (ma sono informazioni di prima mano), che in realtà alla prima recita abbia cantato interamente la seconda compagnia (e quindi i nomi citati nel post andrebbero cambiati) ! La prima compagnia ha cantato alla “seconda” di ieri. A parte che il pubblico pagante (e non poco!) avrebbe tutto il diritto di sapere esattamente cosa succede questa è l’ennesima prova del totale caos che regna nella direzione artistica. Addirittura pare che entrambe le compagnie di canto non sappiano in che date canteranno con tutti i problemi logistici coinvolti.  L’improvvisazione (scusandomi per il linguaggio – il casino) al potere! Ma il concetto di dimissioni per incapacità è un serio istituto per sempre abbandonato in Italia? Vergogna!

SadSadSad

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Cameristica, Recensioni

Gabriele Carcano – Milano Quartetto 10 Febbraio 2015

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Gabriele Carcano è un eccellente giovane pianista che ha nel rigoroso e misurato rispetto dello stile dei compositori eseguiti il suo migliore punto di forza. È dotato di una tecnica estremamente precisa e sempre al servizio dell’interpretazione, priva di eccessi ma impeccabile, praticamente senza errori. Il programma eseguito prevedeva la partita n.4 Di Bach, la sonata postuma D 784  di Schubert e la terza sonata di Brahms (op. 5 – opera giovanile di una forma musicale poi per sempre abbandonata). Otttima qualità (con qualche concessione perdonabile anche se reiterata allo squilibrio fra le due mani) e un uso sapiente del pedale in Bach. Un giovane che evitando inutili eccessi virtuosistici  o quelli che io chiamo “effetti speciali” dimostra una profondità espressiva difficile da riscontrare in altri interpreti coevi. In particolare la sonata di Schubert è risultata alla stessa altezza interpretativa di quella famosa di Svjatoslav Richter. Purtroppo un primo bis costituito da un brano dei Davidsbündlertänze di Schumann (pessima prassi quella di brani fuori dal contesto come se non esistessero infinite migliori scelte) ma un secondo bis con una sonata molto famosa di Scarlatti eseguita in modo assolutamente magistrale, forse una delle migliori che abbia mai ascoltato. Ma perchè questo come altri giovani talenti debbono aspettare i capelli brizzolati per essere presi in considerazione a Bologna? Anche per il libretto di sala un plauso per l’ottima qualitá che risparmia al pubblico quella prassi ridicola di una introduzione verbale (che naturalmente non può raggiungere la profondità di un brano scritto) e che lascia comunque allo spettatore la scelta di approfondire o meno le tematiche musicologiche dei brani eseguiti. Ma siamo a Milano e non nella provincia bolognese…Happy PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che mandano commenti  ai posts via e-mail ma mi permetto di suggerire l’uso dell’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
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Cameristica, Recensioni

Quartetto Prometeo con Cappelletto – Bologna Musica Insieme 9 Febbraio 2015

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Ci sono concerti belli, buoni, mediocri, brutti: per questo non trovo un aggettivo adatto.  Massacrati da una presentazione di 20 (venti) minuti il brano (se cosí si può chiamare una scadente declamazione accompagnata da stridii dei poveri archi) di D’Amico è durato 36 minuti per un totale di 56 minuti di una pretenziosa, lugubre, prolissa, interminabile, performance. La solita esecuzione (prima e ultima?) che talvolta Musica Insieme rifila agli incolpevoli abbonati come tributo a non meglio identificati soggetti (si ricordi in materia l’indimenticabile strazio di Sani per oboe). A meno che non si tratti della prima uscita del duo Sani-de Colle. La pena poi della clacque delle cause perse suscita persino compassione, pur nella profonda irritazione provocata dall’ignobile pezzullo. Recensire il resto è impossibile. Il quartetto Prometeo ci ha messo del suo con una esecuzione piatta e prolissa dei due quartetti di Haydn e Schubert obbligando il pubblico stremato anche a un bis di fatto non richiesto. A loro parziale discolpa essere stati stritolati dalla “cosa” di d’Amico. Basta: un concerto da dimenticare in fretta pur nel timore che la ripetizione di episodi come questo non sia scongiurata. Almeno speriamo di avere pagato un tributo sufficiente per garantirci un periodo congruo al riparo da concerti di questa natura. Brava la maggioranza degli abbonati che subodorando la fregatura è rimasta a casa!
Sad
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Cameristica, Recensioni

Pegoraro Marzaro Schunnesson Zanette Della Siega – Bologna Goethe Zentrum 8 Febbraio 2015

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Gli “Spanische Lieder” di Schumann op. 74 e 138 non sono quasi mai eseguiti. A differenza di quelli di Wolf sono Lieder d’amore e – cosa piuttosto inconsueta ripresa praticamente solo da Brahms nei suoi Liebeslieder Waltzer – a formazione variabile: voci soliste, duetti e quartetti. Quindi un plauso al gruppo che ha proposto questi Lieder e un plauso anche all’esecuzione che si è sempre mantenuta su ottimi livelli. Sopra tutti certamente il soprano Pegoraro che dotata di una bella voce ha saputo modularla appropriatamente a seconda del tono del brano eseguito.  E un plauso anche alla pianista Della Siega che dopo un inizio a volume eccessivo ha trovato i giusti livelli sonori per valorizare le voci accompagnate. Un bis brahmsiano e un buon successo del pubblico che – non folto – segue però  fedelmente le meritorie manifestazioni liederistiche del Goethe Zemtrum.
Happy
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Cameristica, Commenti

Teatro Comunale revisited – Bologna 8 Febbraio 2015

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Il post sulla composizione del recentemente nominato consiglio di indirizzo del teatro Comunale ha suscitato un notevole interesse se si valutano i numerosi messaggi di posta elettronica (tutti concordi con le mie posizioni) che ho ricevuto. Non uno era contrario ma … quasi nessuno ha voluto esporre ufficialmente le proprie opinioni come commento inserito nel post (adducendo le ragioni più varie..)  in modo da rendere visibili a tutti le proprie idee. C’è anche chi mi ha segnalato alcune perle nelle dichiarazioni dei nominati che ho provveduto a inserire nel post in questione come PS (chi è interessato può colà trovarle). Naturalmente ognuno ha diritto alla propria “posizione” ma è del tutto evidente che nessun cambiamento di rotta potrà essere ipotizzato fino a quando un numero sufficiente di persone non esprimano la propria contrarietà in modo palese nei confronti di un episodio certamente non esaltante (la dizione esatta è clientelismo). Vale naturalmente per questo come per altri esempi di mala gestione di istituzioni pubbliche. Insomma gli autori dei pochissimi commenti ufficiali sono da considerare degli eroi della libera informazione! In questo solco di silenzio (che naturalmente diventa automaticamente assenso) si muove anche uno dei giornali più diffusi fra il ceto medio-colto Bolognese, la Repubblica di Bologna, che rifiuta di pubblicare qualunque lettera dei lettori che analizzi la situazione del teatro considerando che gli unici argomenti degni di nota siano i mancati allacciamenti telefonici, i biglietti di TPER, le pappe dei bambini  i problemi del traffico e dei cantieri  ecc. (ma per questo tipo di informazione e di dibattito di infima qualità basta e avanza il Carlino!). Cultura zero. Peraltro risolve in modo più brillante il Corriere che fa più presto: praticamente non contempla le lettere dei lettori! Dunque chi ha idee e non ha santi in paradiso può solo limitarsi – come in questo caso – a scrivere sul proprio blog ben sapendo che la sua è “vox clamantis in deserto”.  Posso nuovamente riprendere il verso di Bertolt Brecht “Wir leben in finsteren Zeiten”?
SadSad
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Cameristica, Recensioni

Remi Geniet – Lugo Teatro Rossini 4 Febbraio 2015

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In occasione del concerto di Remi Geniet a Bologna nel 2014 stavo risciacquando i panni nella Sprea e quindi non mi sono fatto sfuggire l’occasione di ascoltare questo osannato giovane inteprete, che si presenta al pubblico come un ragazzone corrucciato vestito alla moda di Tsipras con abbigliamento casual (bei tempi quando gli interpreti si presentavano con un elegante frack! Nel recente passato ormai solo Paolo Restani si presentava con marsina e sparato). Remi Geniet appartiene a quella schiera di giovanissimi interpreti (intorno ai 20 anni – Wang, Blechacz e Yundi intorno ai 30 anni sono già considerati dei maturi!) prede della majors discografiche sempre alla ricerca di carne fresca da buttare sul mercato. Un primo tempo tutto dedicato a Bach e un secondo a Chopin. Il pianismo di Geniet è piuttosto granitico, dotato di una buona tecnica (non eccezionale – vedi i frequenti errori nella sonata op. 58 di Chopin soprattutto nello sviluppo del primo tempo) ma in Bach drammaticamente monocorde. Sia chiaro: le esecuzioni senza pedale sono accettabilissime ma richiedono la grande raffinatezza di uno Schiff in grado di infondere alla musica eseguita quelle piccole impercettibili nuances che costituiscono l’interpretazione altrimenti ci si trova davanti a una noiosa e acritica ripetizione di stilemi esecutivi certamente non esaltante. Quanto a Chopin le 4 Mazurke eseguite non sono nelle corde del giovane pianista. Meglio la sonata (nella quale l’aspetto brillante ha un importante ruolo – ma perchè non ha eseguito il previsto ritornello del primo tempo? ha chiesto uno speciale permesso a Friederik?) nella quale non è mancata l’espressività nel terzo tempo ma che nel quarto tempo ha visto la modifica costante della velocità esecutiva fra le due sezioni che si rincorrono  (più lenta – guarda caso – la prima!). Geniet insomma è un pianista che può e deve maturare il cui processo di maturazione può però essere minacciato da una carriera iniziata troppo presto. Di certo non ha l’eccezionale maturità di un Lisiecki (che ascolteremo a Bologna nell’ambito del Bologna Festival, il cui concerto mi sento di suggerire a tutti dopo averlo recentemente ascoltato al Quartetto di Milano) e necessiterebbe di un periodo di riflessione. L’aspettiamo in futuro ma non vorremmo essere facili profeti nel temere una involuzione.
PS L’intelligenza e soprattutto la maturità di un interprete si misura anche dalla scelta dei bis. La trascrizione pianistica di un celebre brano violinistico di Fritz Kreisler e l’esecuzione avulsa dal contesto del primo brano della Kreisleriana di Schumann eseguito come un studiolo tecnico di alta velocità con molte imperfezioni la dicono lunga. E’ il disprezzo verso un pubblico di bocca piuttosto buona (applausi acritici come sempre) che si considera incompetente e quindi disposto a tutto. Complimenti!
HappySad PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che mandano commenti  ai posts via e-mail ma mi permetto di suggerire l’uso dell’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
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Teatro Comunale di Bologna: rockettari “au pouvoir” – 5 Febbraio 2015

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Con la nomina di Nicola Sani a sovrintendente (nonostante la patetica intervista di Ernani al Corriere quasi a mendicare una “sportula” da “cliens” dai nuovi signori) e quella imminente di Ronchi a delegate del sindaco come presidente  si completa il consiglio di indirizzo del teatro Comunale di Bologna. Se questo è il rinnovamento che era implicitamente previsto dai due decreti ministeriali siamo all’ultima scena della farsa finale: ci sarebbe da ridere per non piangere. Cominciamo dai conflitti di interesse.  Il nome di Fulvia de Colle è da lungo tempo legato a Musica Insieme come membro della fondazione e come tale non può non subirne i condizionamenti. Ne discende che è da considerare del tutto improbabile il tanto auspicato trasferimento di molte manifestazioni dal teatro Manzoni al teatro Comunale, visto che la de Colle è stata nominata come “longa manus” di Bruno Borsari, organizzatore di Musica Insieme, uno dei sostenitori dell’ uso del Manzoni. D’altronde oggi – dopo l’avvento di  Berlusconi –  chi non ha conflitti di interesse non è nessuno e non interessa nessuno! Esisterebbe anche la dignità di rifiutare di trovarsi in questa posizione ma questa è coerenza e rigore morale d’antan oggi non più di moda. Insomma il teatro Comunale continuerà ad essere inutilizzato per molte serate, nonostante che i costi corrano come se vi fosse uno spettacolo ogni sera a favore di una sala che certamente non ha nè la bellezza nè l’acustica del Comunale. Ronchi: con lui si perpetua l’occupazione proterva di cariche pubbliche da parte dei politici in spregio alla tanto sbandierata “trasparenza” e al coinvolgimento della società civile. Con quale competenza un dichiarato “rockettaro” digiuno di musica – che è convinto che il pubblico venga richiamato al teatro offrendo più spettacoli “moderni,” (qualcuno si immagina la reazione del pubblico alla recente  “performance” alla Philharmonie di Berlino o alla Scala di Milano?)  probabilmente spalleggiato in questo dalla formazione culturale della de Colle e di Sani – possa ricoprire la carica di presidente di una fondazione lirica (visto il dichiarato, conclamato, comprovato disinteresse di un sindaco, per il quale la musica classica e lirica hanno la digeribilità dell’arsenico – per sua stessa ammissione verbale gli piace solo il rock – e che probabilmente ha delegato acriticamente ogni decisione relativa al teatro Comunale – un fastidioso fardello – allo stesso Ronchi) è un mistero o forse una tragedia. Solo la mai sopita brama di potere dei politici di ogni schieramento poteva immaginare una nomina così tragicamente sventurata (forse si stava meglio quando si stava peggio, roba da fare rimpiangere il decaduto CdA). Quanto a Nicola Sani, nuovo sovrintendente, possiamo ricordare fra i tanti suoi  (de)meriti  (non dimentichiamo comunque fra questi il commissionato Qui non c’è perchè) l’aspirazione alla composizione per la quale è rimasto famoso un concerto di Musica Insieme (Dio li fa poi li accompagna)  – vedi il post  unforgettable in cui un oboe solo, straziato da una partitura (prima ed ultima esecuzione assoluta) ineffabile, ha massacrato un pubblico anche troppo educato sommerso da una straripante claque di corifei  (tutta uscita dopo l’intervallo…). Naturalmente la nomina del sovrintendente non è passata attraverso alcuna manifestazione di interesse, il minimo che si potesse auspicare per un vero rinnovamento e trasparenza.  Quanto a una comprovata competenza musicale degli altri membri un velo pietoso: il nulla. Gli utenti del teatro, gli spettatori, quelli che pagano insomma non hanno avuto alcuna possibiltà di esprimere il loro parere (e visto l’andamento del teatro quanto ce ne sarebbe stato bisogno!) mentre i riti delle nomine di corridoio si sono ripetuti.  Sarà interessante vedere la risposta delle fondazioni che supportano il teatro… Evviva il mancato rinnovamento, la permanenza di conflitti di interesse e il rock “au pouvoir”! A quando una sana ribellione del pubblico (purtroppo piuttosto assente o meglio abulico)? Wir leben in finsteren Zeiten (B. Brecht)…
SadSadSad
PS Puo essere curioso sapere che nel Giugno scorso avevo inviato al sindaco Merola una lettera relativa alla nomina del consiglio di indirizzo del teatro (seguita da un breve colloquio) nella quale i due punti principali erano proprio la raccomandazione di prevenire ulteriori conflitti di interesse evitando la nomina di persone coinvolte negli ultimi tre anni in organizzzioni musicali bolognesi e la predisposizione di una manifestazione di interesse per la nomina del nuovo sovrintendente…. Suggerisco anche  la lettura dell’intervista al Carlino del delegato di Franceschini Andrea Graziosi che oltre a dichiararsi frequentatore sporadico del teatro e sostanzialmente non competente (amare la musica non vuol dire capirla e portare un contributo valido a una istituzione musicale!) porta come proprio curriculum musicale la conoscenza del libruzzo “Come Bach mi ha salvato la vita” di Ramin Bahrami.  Come se un letterato dichiarasse di utilizzare per le proprie lezioni il famoso “Bignami”… Anche Michele Trimarchi (nominato dalla regionene vicepresidente) si è esibito: ” Il Teatro è uno scrigno di meraviglie. Ci si immagina quello che può contenere e non si può prevedere“.  Firmato Forrest Gump (“mamma diceva sempre: la vita è come una scatola di cioccolatini. Quando la apri non sai mai cosa trovi”)
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Recensioni, Sinfonica

Shokhakimov Zilberstein – Bologna Manzoni 2 Febbraio 2015

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Il pianismo di Lilya Zilberstein è di quelli che lasciano il segno sia per la grande tecnica che per la maturità interpretativa che a partire dalla vincita del Busoni nel 1987 si  è sviluppata lungo un arco che l’ha vista sia come solista che come interprete cameristica anche nell’ambito di  un consolidato sodalizio con Marta Argerich. Siamo in presenza di un’interprete che si colloca ai vertici mondiali del pianismo internazionale e alla quale molti “giovani (e meno giovani…) leoni” –  assatanati da effetti speciali – dovrebbero guardare come un esempio di equilibrio e maturità. Anche nel concerto n. 3 di Beethoven di ieri non ha tradito le aspettative: fraseggio ampio e articolato, perfetto rispetto dello stile compositivo e grande comprensione e dominio della partitura. A differenza del passato va però segnalata qualche imperfezione tecnica fra cui quella iniziale ove il salto di quarta non è stato perfetto (come capitò anche alla Argerich con Abbado a Ferrara qualche anno fa). Di certo non c’è stata sintonia con il giovane direttore, sottolineato anche da alcuni passaggi di non perfetto sincronismo. Da segnalare negativamente il tempo staccato nel rondò finale che è apparso un po’ troppo lento, come chiaramente evidenziato dal fugato centrale. Sono risultati comunque evidenti l’insoddisfazione verso il direttore e il conseguente nervosismo della Zilberstein (forse dovuto anche ai soliti corni che nel secondo tempo ne hanno fatta una delle loro) che non ha concesso alcun bis. Ciò nondimento il pubblico le ha tributato una meritata (cosa che non sempre succede…) ovazione.   Il giovane e zazzeruto direttore ha poi dovuto confrontarsi con la prima  sinfonia di Sibelius, una partitura giustamente dimenticata dalla storia musicale. Un brano diseguale, sfilacciato, velleitario, privo di filo conduttore che in certe parti è postromantico, in altre fa il verso a Dvorak e in altre non si capisce dove voglia andare a parare. Un brano pretenzioso con quel “solo” di clarinetto iniziale scollegato dal resto di una partitura che in generale il direttore non è stato in grado di controllare limitandosi per lo piü a sottolineare furiosamente i passaggi più fragorosi. Si dimena il giovin signore e  con lui la zazzera ma copiando una celebre traduzione di Ceronetti degli epigrammi di Marziale “tanta excitatio….” …  serve a poco. Una prestazione certamente non memorabile e al direttore andrebbe ricordato che molte volte un gesto più misurato e consapevole denota una maturità artistica che al momento gli manca.   Senza storia il primo brano di genere di Schubert. Un pubblico piuttosto folto nel quale non è mancato il solito squillo del cellulare di uno sventurato  (che serva un metal detector all’ingresso del teatro ?) e un paio di ineffabili  parvenus cui non è parso vero, per dimostrare la loro (in)competenza,  applaudire alla fine del primo tempo  del concerto di Beethoven.
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Cameristica, Recensioni

Boris Petrušanskij – Bologna S. Filippo Neri 28 Gennaio 2015

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Catapultato molti anni fa dall’URSS dopo la vincita al concorso Casagrande del 1975, Boris Vsevolodovič Petrušanskij ha trovato a partire dal 1990 il suo futuro a Bologna e a Imola dove insegna all’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” oltre che tenere concerti. Ha fatto una dignitosa carriera senza mai raggiungere quei vertici internazionali che consacrano i grandi maestri.  Abbiamo già recensito un suo concerto in questo blog (Boris Petrušanskij – 6 Novembre 2013). Il programma presentato è di quelli che stimolano, mettendo a confronto i 24 preludi di Chopin op. 28 con i 24 preludi di Skrjabin op. 11. Due scuole musicali diverse ma legate da una impostazione strutturale identica: tutte le tonalità maggiori e minori (una prassi iniziata da J.S.Bach con il suo Wohltemperiertes Klavier),  nella stessa sequenza che procede per quinte a partire dal do maggiore e dal relativo tono minore. Il pianismo di Petrušanskij è roccioso e pecca spesso di eccessi sonori (che si avvertono anche nei suoi allievi) che nell’acustica sventurata dell’oratorio di S. Filippo Neri vengono ulteriormente amplificati: sarebbe necessario un volume mediamente più contenuto e un uso più moderato del pedale. L’esecuzione dei preludi chopiniani comporta l’inevitabile confronto con gli interpreti più famosi e in questa ottica la performance di Petrušanskij è lungi dall’essere memorabile. La tecnica lascia in alcuni casi a desiderare (ad esempio nel preludio in sol# minore n. 12) con un tentativo di coprire la manchevolezze con un eccesso di pedale e c’è una ricerca spasmodica e puntillistica dell’intepretazione che spezza il flusso musicale del brano che viene pertanto a risultare disarmonico. Interpretare vuol anche dire lasciar correre la musica e non accanirsi singolarmente su ogni battuta.  Anche per i preludi di Skrjabin l’esecuzione non è stata eccezionale. Qui sono mancate quelle “volate” leggere che sono così caratteristiche del compositore russo che alterna brani sognanti a brani drammatici ma sempre contraddistinti da una forte musicalità: l’eccesso sonoro di Petrušanskij ne ha purtroppo limitato la qualità espressiva.  Un improvviso di Chopin come bis. Da segnalare negativamente la maleducazione verso il pubblico di un ritardo dell’inizio di ben 20 minuti: possibile che da questo punto di vista ci si debba riferire a esempi terzomondisti?
Sad
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Gutman Poprugin – Bologna Musica Insieme 26 Gennaio 2015

Stending OvationDi Natalia Gutman è già stato detto tutto: una grandissima artista che in coppia con il validissimo Vjacheslav Poprugin (che nei concerti della Gutman è talvolta sostituito dalla georgiana Eliso Virsaladze) ha eseguito un programma fortemente classico con tre sonate di Mendelssohn, Grieg e Rachmaninov.  Tre sonate molto diverse fra loro e non della stessa qualità: bellissima quella di Rachmaninov, interessante quella di Mendelssohn ma parzialmente discutibile quella di Grieg il cui terzo tempo si allarga temporalmente e strutturalmente in modo abnorme e nel quale aleggia costantemente lo spirito di Solveig. Un fraseggio ampio e sempre espressivo quello della Gutman, un rispetto rigoroso dello stile, ma una tecnica che purtroppo risente talvolta del passare degli anni, soprattutto nei passaggi più ardui di capotasto (in particolare nel finale  del secondo tempo della sonata di Grieg). Anche il suono della Gutman si è fatto più tenue, talvolta un po’ esangue (problematica che si avverte assai nella sonata di Rachmaninov) e molto bravo è il pianista Poprugin ad evitare quanto più possibile fortissimi che possano mettere in risalto questa carenza. Sia chiaro un concerto godibile, salutato dagli applausi calorosi di un non folto pubblico e coronato da due bis (Prokoviev e Schumann) che rende giustamente omaggio, oltre che alla protagonista, anche a uno strumento che, colpevolmente, non è particolarmente presente (anche se non totalmente assente) nei concerti di Musica Insieme, che tende invece a premiare quasi esclusivamente il pianoforte. A margine di questa considerazione sarebbe anche giusto notare come vi siano generi (ad esempio la Liederistica) e strumenti (ad esempio l’oboe e il clarinetto come protagonisti solistici) ormai da anni trascurati. Gli organizzatori dovrebbero alzare gli occhi da una visione così ristrettamente provinciale e ampliare la loro prospettiva in una visione più europea delle scelte. Per una volta una introduzione di buona qualità (finalmente!). HappySadPS  Vorrei ringraziare tutti coloro che mandano commenti  ai posts via e-mail ma mi permetto di suggerire l’uso dell’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
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Isaak Zagni – Bologna Goethe Zentrum 25 Gennaio 2015

E’ solo il Goethe Zentrum che a Bologna organizza meritoriamente Liederabende; un plauso loro e un Biasimo con la b maiuscola e rossa a tutte le organizzazioni musicali maggiori che trascurano un genere così importante e così diffuso in Europa: un ulteriore segno (mai che ce ne fosse bisogno…) del provincialismo culturale bolognese. Il soprano Sonya Isaak accompagnata dalla pianista Raffaella Zagni ha eseguito un programma della famiglia Schumann. Non tutti sanno infatti che Clara Wieck Schumann oltre che una famosa pianista e la moglie di Robert è stata anche un’eccellente compositrice di ispirazione (chi l’avrebbe detto?) schumanniana. Lei (come Fanny Mendelssohn con il fratello Felix)  ha avuto lo svantaggio di un marito molto più famoso che ne ha ingiustamente e involontariamente oscurato la produzione e i Lieder eseguiti (che peraltro fanno regolarmente parte dei programmi Liederistici dei paesi di lingua tedesca) ne sono una prova. La bellezza della voce è un dono di natura (si veda l’esempio di Pavarotti) che non ha premiato la soprano Isaak, ma l’esercizio e lo studio possono almeno in parte sopperire a questa carenza. Purtroppo nel caso in questione si sono registrate sovente delle incertezze (una voce con qualche tremolio) nei toni intermedi – quando l’emissione richiedeva  un “piano”, ad esempio all’inizio del primo Lied di “Frauenliebe und Leben” – mentre sono venuti a mancare spesso gli armonici negli acuti. Una prestazione non memorabile. Né l’ha aiutata la pianista Zagni. Chi accompagna ha il dovere di avere la sensibilità per la sala ove si svolge il concerto e in particolare al Goethe-Zentrum è indispensabile tenere il coperchio del piano chiuso nei concerti Liederistici. Se poi si aggiunge che inopinatamente il pianoforte ha aumentato il proprio volume nelle parti solistiche (a compensazione dell’assenza della voce?) che nei Lieder di Schumann sono così frequenti (ad esempio nelle code) e così importanti, l’intero equilibrio sonoro della composizione viene a mancare. Se poi si considera che  la pianista – oltre a eseguire un Lied per solo piano assolutamente insignificante – si è sentita  in dovere di aggiungere spesso alcune frasi frammentarie di spiegazione (?) dei Lieder eseguiti, che nulla hanno aggiunto alla comprensione dei brani (si deve sempre immaginare un pubblico sprovveduto?) mentre hanno spezzato la continuità del concerto, il risultato è facilmente immaginabile. Assolutamente fuori posto, poi, un bis Schubertiano in una serata dedicata agli Schumann: mancavano forse Lieder significativi dei due compositori? Anche i programmi scelti impattano sulla valutazione complessiva di un concerto. Suggerirei infine alla soprano – almeno per l’Europa – anche la scelta di un diverso stilista….
Sad
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Maria Perrotta – Bologna Musica Insieme Ateneo 22 Gennaio 2015

Recensisco questo concerto più per onor di firma che per motivazioni giornalistiche e/o artistiche. Abbiano ascoltato da Maria Perrotta (dal vivo e in CD) le Goldberg Variationen di J.S.Bach un numero più che sufficiente di volte per formulare un giudizio ponderato che questa nuova performance non ha cambiato. Un’ottima esecuzione, “maturata” negli anni e consolidata ormai senza sbavature, anche se la dimensione della sala avrebbe richiesto un volume di suono più contenuto e alcune imprecisioni tecniche (ad esempio nella prima variazione) evitate. Ma…. oltre alle Goldberg e alle ultime tre sonate di Beethoven la letteratura pianistica offre un ben maggiore repertorio e una pianista che ambisca a traguardi prestigiosi deve (non soltanto può!) in ogni caso affrontare altri autori (Mozart, Schubert, Schumann, Liszt, Brahms, Rachmaninov, Stravinskj etc.) e altri brani se non vuole cristallizzarsi in un repertorio angusto e ripetitivo, come purtroppo altre “promesse” nel recente passato hanno commesso l’errore di fare. I tempi non solo sono maturi ma addirittura siamo  quasi in ritardo data l’età dell’artista (solo per fare un raffronto Lisiecki ha la metà dei suoi anni, Juja Wang e Blechaz non hanno ancora raggiunto la trentina, Yundi…). Lo scorso anno l’abbiamo sentita anche in due noti brani di Chopin (Andante spianato e polacca brillante e poi  4a Ballata) con un risultato che ha certamente ingenerato perplessità, peraltro riportate in un post su questo stesso blog (chi ne fosse interessato veda sotto il riferimento a tutti i posts). Quindi ancora una volta (l’ultima per quanto mi riguarda) giudizio sospeso ma tutte le “condizionali” hanno il loro limite, oltre il quale si applica notoriamente la pena cumulativa….
Aggiungo che non rispettare senza giustificato motivo  i tempi di inizio della manifestazione (infestata ancora una volta da una presentazione al limite del ridicolo. Che ci importa dello sgabgherato parere del relatore che assimila le Goldberg a un treno? se mai – più mai che se… – può essere interessante un’analisi storico-musicologica!) è una provincialissma scortesia verso quegli spettatori che si sono premurati di arrivare in orario. Gli altri si arrangino (come avviene in tutte le sale serie) e la prossima volta si sbrighino!
HappySad
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Mullova Labèque – Milano Quartetto 20 Gennaio 2015

Dismessi i panni jastizzico-rockettari indossati per motivi non strettamente musicali lo scorso anno, Viktoria Mullova si ripresenta al quasi annuale appuntamento con la Società del Quartetto in duo con Katia Labèque, un sodalizio consolidato negli anni con un programma molto interessante ovvero una sonata di Mozart e una di Schumann nella prima parte e nella seconda tre brani più moderni: Takemitsu, Pärt e Ravel. Diciamo subito che i due brani più moderni sono stati eseguiti senza interruzione (per un motivo ignoto) ma che entrambi sono esempi di cosa possa essere una bella musica moderna (e ce n’è anche tanta di brutta e supponente!). In particolare la Distance de fée dai contorni delicati, quasi impressionistici, di Takemitsu ha suscitato consensi quasi unanimi nel composto pubblico del Quartetto (esempio di come una rampogna ben assestata – quella di Schiff – possa fare miracoli) e una buona accettazione ha avuto anche il brano di Pärt. Senza problemi di accettazione ovviamente la sonata di Ravel, quella nella quale il secondo tempo –  Blues – indica come negli anni ’20 l’influsso della musica americana giocasse un ruolo importante – anche se controverso –  nel milieu parigino.  I due bis finali sono stati un pallido omaggio alla contaminazione (un richiamo quasi ineludibile per le due esecutrici) che hanno unito stilemi classici a motivi tratti da una tradizione molto più populare (populistica?). Il duo ha offerto un prova di altissima qualità (se ne poteva dubitare?) sia per il valore individuale delle due artiste (per la Mullova il tempo sembra non passare mai) sia per l’affiatamento dimostrato che ha raggiunto il miglior risultato nella sonata op. 105 di Schumann. Qualche lieve perplessità per la sonata Mozartiana (la K 526,  raramente eseguita) nella quale la Labèque non ha resistito talvolta al richiamo di raggiungere una maggiore espressività con un non perfetto sincronismo di mano destra e sinistra. Ma in un caso come quello di questo concerto lo si può considerare un peccato veniale. Un plauso anche al programma di sala distribuito gratuitamente (la cui lettura o meno è lasciata allo spettatore), nel quale sia le biografie delle due artiste che i brani eseguiti sono descritti in modo professionale e senza sbavature (se si eccettua che per il Blues di Ravel viene tralasciato che si tratta di uno dei primi e più significativi esempi di bitonalità: violino e pianoforte eseguono in tonalità diverse).  Un esempio che dovrebbe fare meditare le organizzazioni bolognesi con quelle dilettantesche presentazioni di supposti “esperti” imposte senza remissione, che flagellano un pubblico che non ha la possibilità di sottrarsi alla punizione.
Happy
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Kavakos Pace – Bologna Musica Insieme 19 Gennaio 2015

La cosa migliore della serata è stata certamente il programma che ha visto l’esecuzione di alcune sonate poco frequentate nelle sale da concerto. Mi riferisco alle sonate di  Poulenc, Fauré e a quella strutturalmente meno convenzionale (Divertimento)  di  Stravinskj. Il tutto preceduto da una sonata schubertiana. Al di là del singolo valore dei due esecutori (avevo ascoltato Kavakos in altri contesti con eccellenti risultati mentre su Pace mantengo le riserve già precedentemente espresse: un ottimo artigiano, non un grande artista) il duo ha dato luogo a un concerto non certo entusiasmante. La sonata schubertiana è risultata piatta e anche la sfavillante partitura di Stravinskj non è risultata convincente. Un po’ meglio Poulenc ma poi è mancato lo stile così particolare, così sottile, così allusivo di Fauré. Come già più volte sottolineato, due artisti – anche ove eccellenti – non fanno un duo che invece richiede un’amalgama che in questo caso è del tutto mancata.  E’ sembrato che i due suonassero ciascuno per proprio conto seppure mantendendo la sincronizzazione della tempistica.  Se poi si volesse anche introdurre una nota di “colore” si potrebbe anche dire che lo stile funereo del gigantesco ed oscuro Kavakos (che probabilmente si serve dallo stesso stilista di Morticia degli Addams) vicino alla giacchetta stile Sganapino del piccolo Pace sembrava riflettere la separazione anche visuale dei due. Due bis poco significativi se si eccettua il virtuosismo di una esecuzione sui soli armonici del violino. Complimenti al relatore che ha preceduto il concerto, che ha affermato che la seconda guerra mondiale è iniziata nel 1942!!!
Sad
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Jan Lisiecki – Milano Quartetto 13 Gennaio 2015

Scrivi Quartetto di Milano e leggi qualità. Grande pubblico (sala piena – 1200 posti) sempre attento, mai un applauso fuori posto, suonerie e cellulari spenti e dopo la sclerata di Schiff non un solo colpo di tosse. Si presenta sul palcoscenico per la seconda volta al Quartetto, efebico, biondo, altissimo,  il giovanissimo Lisiecki (19 anni!), mangiato con gli occhi dalle signore pronte probabilmente a concedersi alla bellezza del giovane Jan, composto e consapevolmente certo di un successo alla stregua della fasciatissima Buniatishvili presso il pubblico maschile (giustamente svillaneggiata musicalmente però dal Corriere musicale). Sia chiaro: nessun parallelo con gli eccessi da baraccone della georgiana perchè qui si tratta di un grandissimo artista che strabilia per la maturità musicale che lo contraddistingue e che pone sempre la sua raffinatissima tecnica al servizio dell’interpretazione. Il programma eseguito è parzialmente consueto (Bach – corali e seconda partita,  Mendelssohn – rondò capriccioso e Chopin studi op.10) e parzialmente inconsueto (Paderewski – suite e notturno – praticamente mai eseguiti). Il Bach di Lisiecki ricorda la compostezza esecutiva di Schiff: mai toni eccessivi, perfetta pulizia esecutiva, scarso uso del pedale (singolarmente piuttosto usato in modo dinamico invece il pedale del piano), stile assoutamente ineccepibile (a differenza di altri fenomeni televisivi osannati da un pubblico provinciale italiano).  Altrettanto dicasi per Paderewski e Mendelssohn: non ho trovato oggettivamente nessun appunto per le esecuzioni. In particolare va apprezzato l’approccio di grande qualità musicale al minuetto delle Humoresques di Paderewski che per la sua natura in mano a un pianista come Lang Lang sarebbe diventato l’occasione per un valzerino da café chantant. Forse qualche  piccola riserva sugli studi chopiniani op. 10 dove non sono mancate alcune imperfezioni (ad esempio nel diabolico studio n.1 che, come ricorda il programma di sala, creava problemi persino al grande Vladimir) che però nulla tolgono al quadro eccellente (direi quasi eccezionale) della performance. Un’unica vera pecca è consistita nel concedere un solo bis (il preludio di Chopin in mi minore): un giovane esecutore dovrebbe essere assai più generoso. Sarebbe a questo punto molto interessante avere la possibilità di misurare questo grande giovane artista in Beethoven, ma le premesse sono del tutto favorevoli. Perchè viene trascurato dalle istituzioni musicali bolognesi (e imolesi)? Provincialismo culturale?
Happy
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