Cameristica, Recensioni

Quartetto Prometeo con Cappelletto – Bologna Musica Insieme 9 Febbraio 2015

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Ci sono concerti belli, buoni, mediocri, brutti: per questo non trovo un aggettivo adatto.  Massacrati da una presentazione di 20 (venti) minuti il brano (se cosí si può chiamare una scadente declamazione accompagnata da stridii dei poveri archi) di D’Amico è durato 36 minuti per un totale di 56 minuti di una pretenziosa, lugubre, prolissa, interminabile, performance. La solita esecuzione (prima e ultima?) che talvolta Musica Insieme rifila agli incolpevoli abbonati come tributo a non meglio identificati soggetti (si ricordi in materia l’indimenticabile strazio di Sani per oboe). A meno che non si tratti della prima uscita del duo Sani-de Colle. La pena poi della clacque delle cause perse suscita persino compassione, pur nella profonda irritazione provocata dall’ignobile pezzullo. Recensire il resto è impossibile. Il quartetto Prometeo ci ha messo del suo con una esecuzione piatta e prolissa dei due quartetti di Haydn e Schubert obbligando il pubblico stremato anche a un bis di fatto non richiesto. A loro parziale discolpa essere stati stritolati dalla “cosa” di d’Amico. Basta: un concerto da dimenticare in fretta pur nel timore che la ripetizione di episodi come questo non sia scongiurata. Almeno speriamo di avere pagato un tributo sufficiente per garantirci un periodo congruo al riparo da concerti di questa natura. Brava la maggioranza degli abbonati che subodorando la fregatura è rimasta a casa!
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10 risposte a "Quartetto Prometeo con Cappelletto – Bologna Musica Insieme 9 Febbraio 2015"

  1. Wolfgang Metzner ha detto:

    Mi sono imbattuto per caso nella presente “recensione”, così non rispettosa che devo lasciare un commento perché mi oppongo a questa dilagante ignoranza musicale e critica in Italia. Una dimostrazione ulteriore che internet è in questo periodo storico un ricettacolo di rabbia e frustrazione, viviamo ai tempi di “Rotten tomatoes”. Anche nel suo caso, come per il famoso sito americano di cinema dove scrivono tutti senza limiti, ci vogliono pochi secondi per capire che il suo scritto non è informazione seria, ma solo un attacco alla direzione di una stagione musicale, le cui motivazioni hanno radici più profonde del risultato di un singolo concerto. E al lettore che non è stato al concerto, lei pensa che possa interessare un testo scritto così? Si rende conto che questo articolo, potenzialmente, può andare sotto gli occhi di tutta Italia e oltre! Una cosa l’ho capita: non le è piaciuto il quartetto di Matteo D’Amico. Ma lei non cita nemmeno il titolo! Come pensa che il lettore possa essere aiutato dal suo giudizio se non si capisce nemmeno di cosa sta parlando? Ma poi cosa non è piaciuto? Vada nello specifico perché è questo che fanno i veri critici musicali o quelli che almeno ci provano a diventarlo. Non se la può cavare con due aggettivi. Se vuole essere preso seriamente, inizi a scrivere seriamente. Lei stronca un famoso Quartetto, il Prometeo, anche qui senza spiegare. Ma si rende conto di quello che fa? Fare critica è sempre una responsabilità, non un passatempo, mentre lei se ne lava le mani. Non basta dire che un’esecuzione di due difficili opere come quella di Haydn op. 1 n. 1 e di Schubert D 887 è stata piatta e prolissa, per fare critica. E tra l’altro lei non cita nemmeno i numeri d’opera, quindi il lettore non sa proprio a cosa si riferisce se non va a cercare il programma nel sito internet del festival. Lei demolisce il lavoro dei musicisti coinvolti, deve almeno motivare le sue opinioni. Sa cosa rappresenta nel repertorio cameristico il quartetto D 887? è uno dei grandi capolavori e allo stesso tempo dei grandi scogli che solo le migliori formazioni sono in grado di suonare. Il bis non era richiesto? Il bis è un regalo dei musicisti al pubblico, ci vuole fegato per criticare anche la scelta di concedere un regalo. L’opera di Matteo d’Amico non la conosco, ma il Quartetto da lei criticato l’ho sentito numerose volte, anche recentemente, ed è eccellente. Quindi le ipotesi sono due: la prima è che la rabbia le ha fatto perdere lucidità e stroncare una delle migliori formazioni italiane a livello internazionale solo per attaccare gli organizzatori del concerto, mentre la seconda è che lei non si sa esprimere perché non ha idea di quello che ha ascoltato. Sinceramente, non ho mai trovato critiche musicali amatoriali così scadenti in siti tedeschi, inglesi o francesi.

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    • Grazie per le sue belle parole. Una critica non comporta l’elenco dettagliato del programma che si reperisce facilmente sul sito dell’organizzazione ma un giudizio sulle esecuzioni e nel caso della prima e ultima esecuzione sul brano. Peccato che io abbia assistito al concerto e lei no. Quindi parla senza alcuna cognizione di causa. Quanto alla mia (e sua..) competenza e onestà intellettuale lascio ai lettori del blog decidere. Posso permettermi di segnalare che si trova in minoranza? E quanto al mio CV è disponibile sul web.

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  2. carlo giulio lorenzetti settimanni ha detto:

    A conclusione del concerto il mio sconforto era tale da farmi dubitare delle mie capacità di ascolto e di giudizio. Forse, pensavo, ero io ad essere fuori fase e così annoiato da non riuscire a concentrarmi e a cogliere l’originalità e la bellezza (sic!) del brano propostoci con tanta sicumera da Cappelletto e D’amico.
    Ahimè non era così e il suo indovinatissimo commento è venuto a confermare l’impressione negativa che covava nel mio confuso ed istintivo retropensiero.
    Quanto al testo, poi, meglio dimenticare questo Vangelo ( non secondo Gesù come pretenziosamente vorrebbe l’autore) secondo Saramago .
    E pensare a quanto bello e sublime è il racconto della passione di Cristo che ci offrono i Vangeli.
    Piatta, sì, l’esecuzione dei quartetto Prometeo dei pezzi di Haydn e Schubert.
    Una serata da dimenticare.

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    E se oltre alla lezione introduttiva si abolissero anche i “ringraziamenti” a sponsor – già ampiamente ( e visibilmente) citati in manifesti, articoli di giornali e programmi di sala – ed invitati più o meno eccellenti che già vengono “ricompensati” con l’ ingresso gratis (e spesso una marea di posti riservati)?

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  4. Sandra Festi ha detto:

    Sì, un concerto lungo – e questo vuol già dire qualcosa – introdotto da una ” lezione”
    inutile : infatti, al termine della composizione di D’ Amico,mi è rimasto il dubbio se si trattasse di parodia o di opera impregnata di spirito religioso. Nemmeno al musica rispondeva alla mia perplessità.

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  5. Isabella ha detto:

    Gentile Prof. Neri,
    sono perfettamente d’accordo con il suo impareggiabile ( e divertente) commento e con i commenti di chi mi ha preceduto. Per il concerto avevo ricevuto dei biglietti omaggio e ” a caval donato non si guarda in bocca”, seguendo la saggezza popolare. Mal ce ne incolse. In bocca all’asino ( spacciato per cavallo) , c’era una polpetta avvelenata! Grazie per la sua irriverenza e i suoi sinceri sapienti giudizi .

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    • Gentili Signori, mi consola e mi conforta il fatto che la pensiate come me. Purtroppo Musica Insieme ha un patron che di musica capisce come io del caldeo e si affida a una giovin signora di belle speranze che per i suoi (de)meriti è stata anche nominata nel consiglio di indirizzo del Comunale insieme a Sani (compositore a tempo perso e colpevole di “Qui non c’è perchè”). Insieme a Ronchi formano la temibile trimurti della musica e i recenti avvenimenti sono solo l’antipasto. Ci aspettano tempi molto, molto cupi. Per quello che serve e senza particolari speranze inviterei però a esprimere il vostro pensiero a Musica Insieme: chissà che la spocchia della signora possa essere almeno scalfita. Quanto agli applausi a mano alzate sono ancora una volta un prodotto del provicialismo bolognese: vorrebbero indicare l’approvazione da parte di esperti ma sono solo un miserando esercizio ginnico tipico delle peggiori clacques…

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  6. andrea bassoli ha detto:

    D’accordissimo con tutti: un testo ?^?==?, una lettura piatta che parte drammatica (da quando il Cristo beve un cappuccino) e arriva drammatica (quando muore sulla croce) e una musica (?) che non si può commentare.
    E poi: da dove arriva la moda di tenere le braccia alzate mentre si battono le mani?

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  7. Gentile Signora, non puô immaginare quanto io concordi con Lei. Ho già avuto modo in passato di segnalare quanto sia provinciale la consuetudine della introduzione, una piaga tutta bolognese. Può a questo proposito vedere il mio post su Jan Lisiecki. Ma è una mala pianta che come il loglio non si estirpa. Anche il Bologna Festival è infestato da questo virus. Nel caso poi del concerto in questione addirittura in due ci si sono messi per molestare il pubblico, come antipasto della insopportabile “cosa” (non trovo un sostantivo sufficientemente dispregiativo per definirla). Non vorrei che la prossima volta fossero tre e il pistolotto durasse mezzora… Per la raccolta firme sarei ben felice ma il numero di miei (e Suoi) lettori non lascia ben sperare..

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  8. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Siamo, e da tempo, in tempi di “letteratura secondaria”.
    Si comincia a scuola: lettura di prima mano di poeti o filosofi più o meno accessibili, poi se ne discute e li si inquadra artisticamente e storicamente? Giammai: prima ti dico cosa ne devi pensare ( o meglio, cosa ne hanno pensato Tizio, Caio e Sempronio,commentatori “ufficiali” e tu ti devi adeguare) poi, se va bene, qualche breve passo si leggerà, avulso dal suo contesto e sempre nell’ ottica altrui, solo per “confermare” l’ autorevolezza dell’ analisi togata.
    E non importa quando il “commento” risuta assai meno accessibile, più colto e carico di inutili e fumose citazioni – più citi e più fa fino – della fonte stessa: quello che vince è sempre “il manuale”.

    Anche nei concerti ti dicono a priori cosa devi sentire, come devi ascoltare, … Perchè non lasciar parlare la musica e l’ esecutore? Per il resto c’è il programma di sala che si vorrebbe breve ed essenziale, altrimenti nessuno legge.
    Propongo una raccolta di firme per l’ abolizione delle “introduzioni” ai concerti.
    Chi sa non ne ha bisogno. Chi non sa, se è interessato si è documentato a casa, se non è interessato continuerà a chiacchierare di altro, o (se donna) a cercare ed offrire fino in fondo alla fila delle poltrone caramelline spasmodicamente pescate nel fondo della borsa.
    Per tutti uno strazio. Meno che per il “relatore” che ottiene il suo momento di gloria e non gli importa se nei gorni successivi sarà ingrassato grazie alle maledizioni del pubblico.
    Solo per lui sono le introduzioni, quindi temo non verranno mai abolite ( e poi fanno “colto”, di questi tempi, vuoi mettere…Un ulteriore “servizio ai cittadini”, no?)

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