Recensioni, Sinfonica

Shokhakimov Zilberstein – Bologna Manzoni 2 Febbraio 2015

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Il pianismo di Lilya Zilberstein è di quelli che lasciano il segno sia per la grande tecnica che per la maturità interpretativa che a partire dalla vincita del Busoni nel 1987 si  è sviluppata lungo un arco che l’ha vista sia come solista che come interprete cameristica anche nell’ambito di  un consolidato sodalizio con Marta Argerich. Siamo in presenza di un’interprete che si colloca ai vertici mondiali del pianismo internazionale e alla quale molti “giovani (e meno giovani…) leoni” –  assatanati da effetti speciali – dovrebbero guardare come un esempio di equilibrio e maturità. Anche nel concerto n. 3 di Beethoven di ieri non ha tradito le aspettative: fraseggio ampio e articolato, perfetto rispetto dello stile compositivo e grande comprensione e dominio della partitura. A differenza del passato va però segnalata qualche imperfezione tecnica fra cui quella iniziale ove il salto di quarta non è stato perfetto (come capitò anche alla Argerich con Abbado a Ferrara qualche anno fa). Di certo non c’è stata sintonia con il giovane direttore, sottolineato anche da alcuni passaggi di non perfetto sincronismo. Da segnalare negativamente il tempo staccato nel rondò finale che è apparso un po’ troppo lento, come chiaramente evidenziato dal fugato centrale. Sono risultati comunque evidenti l’insoddisfazione verso il direttore e il conseguente nervosismo della Zilberstein (forse dovuto anche ai soliti corni che nel secondo tempo ne hanno fatta una delle loro) che non ha concesso alcun bis. Ciò nondimento il pubblico le ha tributato una meritata (cosa che non sempre succede…) ovazione.   Il giovane e zazzeruto direttore ha poi dovuto confrontarsi con la prima  sinfonia di Sibelius, una partitura giustamente dimenticata dalla storia musicale. Un brano diseguale, sfilacciato, velleitario, privo di filo conduttore che in certe parti è postromantico, in altre fa il verso a Dvorak e in altre non si capisce dove voglia andare a parare. Un brano pretenzioso con quel “solo” di clarinetto iniziale scollegato dal resto di una partitura che in generale il direttore non è stato in grado di controllare limitandosi per lo piü a sottolineare furiosamente i passaggi più fragorosi. Si dimena il giovin signore e  con lui la zazzera ma copiando una celebre traduzione di Ceronetti degli epigrammi di Marziale “tanta excitatio….” …  serve a poco. Una prestazione certamente non memorabile e al direttore andrebbe ricordato che molte volte un gesto più misurato e consapevole denota una maturità artistica che al momento gli manca.   Senza storia il primo brano di genere di Schubert. Un pubblico piuttosto folto nel quale non è mancato il solito squillo del cellulare di uno sventurato  (che serva un metal detector all’ingresso del teatro ?) e un paio di ineffabili  parvenus cui non è parso vero, per dimostrare la loro (in)competenza,  applaudire alla fine del primo tempo  del concerto di Beethoven.
HappySadPS  Vorrei ringraziare tutti coloro che mandano commenti  ai posts via e-mail ma mi permetto di suggerire l’uso dell’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
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