Cameristica

Estate – Bologna 27 Luglio 2016

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Anche questo anno Kurvenal va in “letargo” fino a Settembre (salvo qualche sporadico post se a Cortina l’ormai agonizzante Festival Ciani organizzerà qualche manifestazione degna di questo nome). A Bologna come sempre, nonostante l’aumento del flusso turistico, la musica classica sostanzialmente tace. Sono ormai lontani i tempi delle “feste musicali” e dei piccoli concerti nei giardini e nelle corti tenuti da giovani interpreti e dire che sarebbe così semplice prevederli magari con un accordo con il conservatorio. Eppure il panorama nazionale e internazionale pullula di iniziative recepite con successo (anche economico) dai turisti. Purtroppo dopo il non compianto assessore Ronchi e l’assessore meteora Conte il nuovo assessore brilla per il suo silenzio e le poche esternazioni fatte lasciano poco o nulla sperare. Chiosando E.M.Remarque  “A Bologna niente di nuovo….”

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Cameristica

Repin Korobeinikov – Pietrasanta 23 Luglio 2016

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Una serata tutta russa (esecutori e musica), a rischio pioggia (ma graziati) e con un pubblico foltissimo per due musicisti di altissimo livello. Che Vadim Repin sia da molti anni ai vertici del violinismo mondiale è noto. Le sue esecuzioni, che poggiano su una tecnica raffinata, tendono a evitare eccessi virtuosistici in favore di una ricerca costante della bellezza del suono e della valorizzazione artistica dei brani eseguiti. Se ne è vista una prova nella celeberrima sonata di Prokofiev che è stata certamente il brano più importante e meglio reso della serata. Meno interessanti i pezzi di Stravinsky e di Tchaikowsky, quest’ultimo ptrescelto per esaltare le capacità tecniche di Repin, che è stato assecondato da un pianista di ottima qualità. Un bis “strappacore” per un pubblico non particolarmente scafato: una trascrizione per violino e piano delle celebre canzone spagnola “estrellita”. Ovvio grande successo.

Happy

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Programma
S.Prokofiev            Sonata n.2
I. Stravinsky          Divertimento per violino e pianoforte
P.I. Tchaikowsky Meditazione Op. 42 n. 1
                                   Valse scherzo Op. 23
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Cameristica

Plamena Mangova&friends – Pietrasanta 22 Luglio 2016

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Pietrasanta, graziosa ed elegante cittadina non distante dal mare, meta turistica per chi non desidera risiedere a Marina, organizza ogni estate alla fine di Luglio nel chiostro di S.Agostino una serie di concerti di elevata qualità, Pietrasanta in concerto, che – riflettano le agenzie turistiche capaci solo di manifestazioni di musica leggera o jazz! – sono quasi sempre esaurite…. Plamena Mangova è artista troppo poco conosciuta in Italia, capace di un pianismo allo stesso tempo artistico e virtuosistico nel rispetto delle partiture e del dettato dei compositori. Nel concerto di ieri ha eseguito due brani di Chopin  (uno studio e la prima ballata) e due di Liszt (sonetto del Petrarca e Mephisto valzer) prima di suonare in duo per una sonata di Mendelsohn con violino e guidare il quintetto di Dvorak. Esecuzioni di qualità nelle quali la tecnica è stata sempre al servizio dell’interpretazione. La visione musicale della Mangova è certamente di stampo slavo con alcuni (pochi) eccessi che nulla hanno però tolto all’impianto complessivo: se un appunto  si può fare è che talvolta il desiderio di enucleare ogni specifico significato della partitura porta a una sorta di spezzettatura innecessaria. Ma il giudizio complessivo non può che essere ampiamente positivo. Quanto agli altri interpreti (che non cito singolarmente) si può affermare che sono stati dei buoni comprimari, con l’eccezione del violinista che ha eseguito la sonata di Mendelssohn che ha avuto non pochi problemi di intonazione. Pubblico folto (ma posti non esauriti) con connotati balneari come quelli di applaudire alla fine dei tempi intermedi che hanno obbligato la Mangova a eseguirli quasi senza soluzione di continuità.

Happy

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Kurvenal & friends – 13 Luglio 2016

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C’è una pessima abitudine nei sistemi scolastici italiani, dalle scuole elementari all’università: giudicare gli insegnanti dai risultati degli studenti o addirittura dal numero di studenti promossi o ancora dal voto medio conseguito etc. senza considerare che al di là delle capacità di un insegnante conta soprattutto l’intelligenza dello studente e la sua disponibilità allo studio.  C’è una analogia nel campo musicale: gli organizzatori di eventi si sentono giudicati dalle performances degli artisti (quando sono tali…) che essi hanno invitato e un giudizio negativo diventa un delitto di lesa maestà o addirittura un’offesa personale (un tempo si sarebbe detto da lavare con il sangue..) che frantuma consolidati rapporti personali. Questa è un atteggiamento scioccamente provinciale purtroppo molto italiano. Va da sé che proporre artisti di scarsa o nulla qualità è un errore (che sarebbe evitabile ascoltando prima di persona il soggetto) ma è anche vero che a tutti capita una serata negativa e ogni recensione non fa la storia dell’esecutore ma giudica unicamente quanto proposto in una particolare esibizione. Per certi aspetti recensore e organizzatore dovrebbero essere uniti nel lamentare una performance scadente ma l’organizzatore preferisce spesso cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto. I recensori seri servono proprio a scoperchiare il tappeto.
PS Recensioni serie (anche se con un linguaggio meno diretto di quello di Kurvenal – ovviamente – ma con contenuti identici) si trovano sul Corriere Musicale, una pubblicazione  di qualità che mi sento di consigliare agli amanti della musica.
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Kurvenal su Kurvenal – 11 Luglio 2016

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C’è una cosa che come “recensore” mi suscita qualche perplessità (eufemismo). Taluni affermano che Kurvenal è troppo severo nei suoi giudizi e questo è per me incomprensibile. Distinguiamo. Le mie recensioni (come gli articoli giornalistici seri) si compongono di due sezioni: un giudizio tecnico (oggettivo – stecche, errori, arbitrarietà, non rispetto delle indicazioni del compositore etc.) e uno artistico (ovviamente del tutto soggettivo). In tutta la mia carriera universitaria il mio range di voti è sempre andato nel passato dal 12 (l’infamia – e ne ho dati!) al 30 e lode. [Molti potrebbero chiedersi perché i voti universitari siano in trentesimi (come può un docente distinguere fra 25 e 26 per fare un esempio?): il motivo è storico. Un tempo (molti decenni fa…)  le commissioni erano formate da tre docenti ciascuno dei quali aveva dieci punti a disposizione: oggi le commissioni sono del tutto diverse ma il sistema di votazione è rimasto identico]. Perché “è andato” al passato? Perché oggi i voti espressi all’università vanno solo dal 18 in su: sotto si è semplicemente respinti (tipico buonismo all’italiana). Io ho mantenuto in Kurvenal il vecchio sistema di votazione a differenza delle mozzarelle che infestano il panorama dei recensori (chissà perché…) e forse questo è anche il motivo del successo (senza enfasi) di questo blog. E se un “artista” cerca di imbrogliare un pubblico non troppo esperto (la grande maggioranza purtroppo – spesso si applaude per dare da intendere di essere degli esperti…) io dico esattamente quanto successo, partiture e registrazioni alla mano. Questo per il lato tecnico. (In Italia non succede mai che uno spettatore – come a Berlino –  nell’attimo che separa la chiusura del sipario dall’inizio dei battimani urli “Was ist diese Scheisse?”). Per quello artistico dichiaro ovviamente e umilmente che la mia è solo un’opinione che naturalmente è giusto che non sia condivisa. Ma su una cosa mi sento di assicurare i miei lettori: Kurvenal, fino a quando il sottoscritto sarà in grado di redigerlo non sarà condizionato da nulla!
PS In Agosto molto probabilmente Kurvenal tacerà per assenza di stimoli (in montagna non si tengono concerti!): un caro arrivederci quindi a Settembre.
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Cameristica, Recensioni

Zhu Xiao Mei – Pianofortissimo Bologna 7 Luglio 2016

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Pochi brani clavicembalistici (e pianistici) hanno ricevuto un’attenzione da parte dei discografici come la Goldberg Variationen: personalmente ne ho almeno 20 versioni ma sono solo una infima parte. Si tratta quindi di una partitura nota alla gran parte del pubblico (anche a quella un po’ meno avvertita), pertanto pronta a comprendere e valutare criticamente ogni nuova proposta in materia. Nel mio caso, poi, conosco la partitura nota per nota avendola studiata personalmente. Questa sera abbiamo ascoltato le “Goldberg Svarionen“, un’esecuzione indegna anche di un mediocre studente di conservatorio. La prima, immediata, avvisaglia si ha al termine della prima parte del tema: viene a mancare il “re” della mano sinistra che determina l’accordo di settima che porta alla risoluzione sulla tonica togliendo ogni senso alla frase musicale. E non è che l’inizio. L’arbitrio più totale regna nella scelta dei ritornelli, alcuni eseguiti e altri dimenticati senza alcuna logica: l’esecuzione complessiva dura 50 minuti al posto dei canonici 70. Non si contano i pasticci che l’ineffabile cinesina tenta di coprire con aumenti improvvisi di volume come fanno i bambini ai saggi. L’accompagnamento della mano sinistra ha quasi sempre il volume di un tuono e l’agilità (se così si può chiamare) è diseguale e piagata da costanti errori. Sarebbe inutile infierire ulteriormente: sarebbe come uccidere un uomo morto. C’è veramente da chiedersi come questa dilettante possa avere successo e soprattutto come possa essere presentata come una rivelazione: più alte sono le aspettative indotte maggiore è il disappunto per una performance inaccettabile. Ma forse lo sappiamo: come nel caso di Helfgott (quello del Rach 2 raccontato in un film di successo) prevale la pietà umana per le sue vicissitudini personali sul giudizio critico. Non per me. Una conclusione non degna di una rassegna seria come pianofortissimo. E se qualcuno dubita della mia recensione si riascolti la registrazione. Verba volant records manent...
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Programma
J.S.Bach Goldberg Variationen (BWV 988)

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Operistica, Recensioni

Stagione d’opera 2016-17 – Teatro comunale Bologna 7 Luglio 2016

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Con buona pace di quel frescone anonimo che mi ha accusato di apprezzare solo i teatri d’opera fuori di Bologna (ma gli consiglierei di leggere la mia recente recensione dell’ “Entführung aus dem Serail” alla Deutsche Oper di Berlino…: il provincialismo è sinonimo di dilettantismo) è stato piacevole leggere sui giornali le anticipazioni della prossima stagione d’opera Bologna. Pare che finalmente il buon senso prevalga e che le fughe in avanti di Ronchiana memoria (che producono fughe tout court degli spettatori) siano state accantonate senza necessariamente rinunciare al repertorio contemporaneo (ben venga il Peter Grimes da così lungo tempo assente). Si temono purtroppo le esternazioni della nuova assessora alla cultura “molto vicina a Ronchi”, locuzione drammaticamente infelice ma molto usata: per il momento godiamoci questa fase. Naturalmente nulla si può dire degli allestimenti e dei casts e Kurvenal sarà sempre presente per recensioni puntuali e indipendenti.
Happy

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Cameristica, Recensioni

Anna Kravtchenko – Pianofortissimo Bologna 30 Giugno 2016

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Anna Kravtchenko è una pianista che ha un legame consolidato con Bologna. Nel concerto del 30 Giugno ha presentato tutti i notturni di Chopin nella sequenza proposta da Alexis Weissenberg, una scelta che non mi sento di condividere ma che riflette una tendenza sempre più in voga, quella di “rivisitare” brani celebri alterandone in parte l’ordine compositivo. Un altro esempio è quello adottato da Yuja Wang – sulla scia di A.B.Michelangeli – per le variazioni Paganini di Brahms, anche se in quel caso l’alterazione reca l’imprimatur del compositore amburghese.  La pianista ucraina, vincitrice nel 1992 a 16 anni del Busoni, ha alle sue spalle una solida carriera internazionale e nel concerto in questione ha dimostrato tutte le sue doti ma anche i suoi limiti. La sua interpretazione dei notturni ha la tipica impostazione slava con forti contrapposizioni ritmiche e sonore, talvolta all’interno della stessa frase musicale, con risultati alterni. Ad esempio nella sua esecuzione c’è la tendenza ad accelerare sempre le figure ritmiche di abbellimento che in molti casi ne riducono la portata musicale. La stessa cosa può dirsi per le sezioni “B” dei brani eseguiti, normalmente più mossi ma che in questo caso vengono eseguiti spesso a una velocità che non rispetta il portato complessivo del notturno e che hanno indotto anche non pochi errori tecnici innecessari. Naturalmente l’esecuzione ha anche avuto momenti di bellissima liricità con intensità sonore perfette e grande intensità interpretativa dando luogo complessivamente a una prova ineguale e quindi a un buon concerto ma non dei migliori. Se per caso – ma non ne ho assolutamente conoscenza – questo è stato il primo concerto con questo programma sicuramente c’è spazio per un affinamento. Una nota assolutamente negativa per l’organizzazione. Il portone viene aperto alle 20.45 con una fila così lunga che blocca il passaggio dell’autobus e persino il traffico nella piazza. A differenza di quanto accade ormai dovunque al fine di snellire le operazioni non sono previste due file, una per coloro che già sono in possesso del biglietto e una per coloro che debbono ancora acquistarlo. Il concerto comincia con 25 minuti di ritardo rispetto all’orario previsto e addirittura l’intervallo dura 35 minuti (a che scopo? perché?) protraendosi fino alle 23.30, un orario insensato. Visto l’orario di conclusione ovviamente nessun bis.

HappySadHappy

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Operistica, Recensioni

Orfeo ed Euridice – Berlino Staatsoper 24 Giugno 2016

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Uno spettacolo non eccezionale della Staatsoper che non manca di spunti interessanti e talvolta anche spiritosi. D’altronde Orfeo ed Euridice di Gluck è opera molto più nota per alcune delle sue arie (quella degli spiriti infernali, quella degli spiriti celesti, “che farò senza Euridice”) che per l’intero svolgimento che ha non pochi momenti meno felici musicalmente e la cui trama è ovviamente nota e datata. Ha quindi fatto bene il regista a “sdrammatizzare” la vicenda puntando su molti effetti scenici. Fra questi ricordiamo gli spiriti infernali vestiti con cappucci da Ku Klux Clan, gli spiriti celesti con vestiti quasi da cerimonia nuziale e soprattutto la scena assai gustosa della disperazione di Euridice allorché – come richiesto – Orfeo rifiuta di guardare la sua amata.  Euridice infatti giace – morta –  su un letto in una sorta di stanza d’albergo. Quando – richiamata in vita e dopo avere cercato inutilmente di “concretizzare” subito l’arrivo di Orfeo – si dispera per il comportamento di quest’ultimo, Orfeo mostra chiaramente di annoiarsi, si spara una Coca Cola che trova nel frigo della stanza, accende la televisione e si addormenta, svegliato poi da Amore che gli rimprovera il comportamento. Dal punto di vista del canto è maiuscola la prova di Behiun Mehta (Orfeo) e canta anche molto bene la soprano Elsa Dreisig (Euridice). Nella norma gli altri. Un plauso va al coro in questo caso particolarmente felice e ai danzatori che negli spettacoli della staatsoper sono sempre presenti. La direzione di Domingo Hindoyan non ha fatto rimpiangere la sostituzione di Barenboim. Per un guasto tecnico l’opera ha avuto un intervallo non previsto di 20 minuti: anche a Berlino ci sono degli incidenti…

HappyHappy

Cast


  • ORFEO
  • EURIDICE
  • AMOR
  • JUPITER
  • TÄNZERINNEN
    • Vanessa Cokaric
    • Livia Delgado
    • Susanne Eder
    • Angeliki Gouvi
    • Sarah Grether
    • Victoria McConnell
    • Yeri Anarika
  • TÄNZER
    • Roberto Pareira Barbosa
    • Aladino Rivera Blanca
    • Daniel Drabek
    • Chris Jäger
    • Oren Lazovski
    • Ronni Maciel
    • Roberto Junior

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Elektra – Berlino Deutsche Oper 23 Giugno 2016

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Ah l’età e la memoria…. Avevo già visto questa edizione dell’Elettra di Strauss alla Deutsche Oper tre anni fa: stessa scenografia, stessa orchestra e stesso direttore. Ma di certo non rimpiango la dimenticanza: l’interpretazione di Evelyn Herlitzius come Elettra (la stessa che ha cantato Elettra alla Scala nel 2014) è stata eccezionale, Forse la Herlitzius è la migliore Elettra oggi sul mercato. La scena è costituita da uno spazio vuoto con due porte a destra e a sinistra e una finestra centrale aperta a un’altezza di un paio di metri ove compaiono i protagonisti (Clitemnestra, Egisto e Crisotemide) a seconda dello svolgimento mentre Elettra è sempre in scena. La scena è cosparsa di una sorta di sabbia che permette ai protagonisti di gettarsi a terra senza danno. Una scenografia “essenziale” ma forse un po’ troppo “essenziale”: assai migliore era quella della Scala con più piani su cui i protagonisti si muovevano. Uno spettacolo comunque di altissimo livello applauditissimo dal pubblico nel quale vi erano moltissimi giovani silenziosi, educati e attentissimi all’opera. Quindi è possibile…. Compagnia di canto eccellente e eccellente orchestra e direttore. Elettra fa parte del “repertorio” della Deutsche Oper e a ragione. E ora nuovamente a Bologna…

HappyHappy

Besetzung
Musikalische Leitung Donald Runnicles
Inszenierung Kirsten Harms
Bühne, Kostüme Bernd Damovsky
Chöre William Spaulding
Choreographie Silvana Schröder
Klytämnestra Doris Soffel
Elektra Evelyn Herlitzius
Chrysothemis Manuela Uhl
Aegisth Clemens Bieber
Orest Tobias Kehrer
Der Pfleger des Orest Seth Carico
Die Vertraute Nicole Haslett
Die Schleppträgerin Alexandra Hutton
Ein junger Diener James Kryshak
Ein alter Diener Stephen Bronk
Die Aufseherin Stephanie Weiss
1. Magd Annika Schlicht
2. Magd Rebecca Jo Loeb
3. Magd Jana Kurucová
4. Magd Fionnuala McCarthy
5. Magd Elbenita Kajtazi
Chorus Chor der Deutschen Oper Berlin
Orchester Orchester der Deutschen Oper Berlin
Tänzer Opernballett der Deutschen Oper Berlin

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Operistica, Recensioni

Der Ring des Nibelungen – Berlino Staatsoper 11-12-14-19 Giugno 2016

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Dopo 7 anni il Ring di Cassier-Barenboim non dimostra assolutamente i suoi anni comprovando – mai che ce ne fosse bisogno – che gli spettacoli di classe non hanno età e non soffrono di quella notorietà transiente che tanti registi e sceneggiatori in cerca di facili citazioni (negative  per lo più, ma che importa?) ricercano ad ogni costo (Bayreuth docet..). Qui la perfetta fusione fra impostazione registica, direzione d’orchestra e canto fanno di questo Ring un esempio insuperato negli anni recenti. Citare le singole opere sarebbe inutile: fiumi di inchiostro sono già stati versati ma quello che va sottolineato è che il cambio di alcuni interpreti in alcun modo ha avuto un impatto sul risultato. Ad esempio la sostituzione della grandissima Waltraute Maier con Anja Kampe nel ruolo di Siglinde ha solo rinnovato senza modificare il primo atto della Walküre che è stato accolto dal pubblico con una standing ovation alla quale io stesso non ho potuto sottrarmi. E che dire della superlativa Irene Theorin, oggi insuperata e insuperata Brunhilde e Isotta, una voce possente e drammatica ma allo stesso tempo duttile in tutti i registri e con una presenza scenica imponente raramente riscontrabile? Quanto alla scenografia l’impostazione di Cassier senza indulgere agli eccessi del passato mantiene una impostazione classica con tutti gli strumenti che la moderna tecnologia mette a disposizione. Si pensi solo al movimento dei cavalli sullo sfondo in occasione della famosa “cavalcata” o la selva in cui ha luogo lo struggente dialogo fra Wotan e Brunhilde o… Citare Barenboim sarebbe pleonastico: ormai potrebbe dirigere il Ring ad occhi chiusi stante anche la perfetta sintonia con l’orchestra della Staatskapelle: la sua è una impostazione semplicemente perfetta in ogni registro. Barenmboim è forse oggi l’artista più completo nel panorama musicale: in una settimana può dirigere il Ring, accompagnare un concerto di Lieder, eseguire come solista una concerto per pianoforte e orchestra e dirigere un concerto sinfonico Sempre a livelli superlativi.
PS Giustamente viene lamentato da molti (Carla Moreni inclusa) la scarsa presenza degli spettatori alla Scala anche a spettacoli di qualità come il Rosenkavalier. Ma.. vogliamo considerare che alla Staatsoper l’intero Ring nei migliori posti di platea costa 340 euro mentre alla Scala costava 1100 euro….

HappyHappyHappy

Das Rheingold

  • MUSIKALISCHE LEITUNG
    Daniel Barenboim
    INSZENIERUNG
    Guy Cassiers
    BÜHNENBILD
    Guy Cassiers
    Enrico Bagnoli
    KOSTÜME
    Tim Van Steenbergen
    LICHT
    Enrico Bagnoli
    VIDEO
    Arjen Klerkx
    Kurt D’Haeseleer
    CHOREOGRAPHIE
    Sidi Larbi Cherkaoui
    WOTAN
    Iain Paterson
    DONNER
    Roman Trekel
    FROH
    Simon O’Neill
    LOGE
    Stephan Rügamer
    ALBERICH
    Jochen Schmeckenbecher
    MIME
    Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
    FAFNER
    Falk Struckmann
    FASOLT
    Matti Salminen
    FRICKA
    Ekaterina Gubanova
    FREIA
    Anna Samuil
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Operistica, Recensioni

Die Entführung aus dem Serail – Berlino Deutsche Oper 17 Giugno 2016

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La prima del Ratto del Serraglio è stata un evento molto seguito a Berlino e ha seguito la tipica impostazione delle opere alla Deutsche Oper, ovvero una trasposizione in tempi moderni del Singspiel di Mozart, un’opera “buffa” ma con risvolti filosofici relativi alla tolleranza e all’apertura delle culture, un argomento quanto mai moderno. Ma… All’arrivo lo spettatore si trova davanti a una scena aperta in cui troneggia un sfera gigantesca che servirà per tutta l’opera come video deformante per vari scopi. Belmonte arriva su una sorta di dune-buggy rosso (con hard-top) dotato di gigantesche ruote accompagnato da un amico non meglio identificato e due escorts (?) che durante il tragitto (in realtà affidato a un filmato della sfera) si cambiano d’abito per presentarsi opportunamente discinte. Osmino ovviamente è agghindato come combattente dell’ISIS. Arriva Bassa pasha che – ossequio al mondo LGBT – è una donna e nel frattempo, per essere sicuri che il pubblico capisca, viene proiettata sulla sfera una scena a tre di esso esplicito (molto esplicito)  soltanto con una velocità accelerata “alla ridolini”. Ma non si perde nulla. Il duetto fra il sultano e Konstanze avviene in una palestra dove “la” pasha gestisce un pallone come un giocatore di baseball, facendolo rimbalzare di continuo, e la povera Konstanze è obbligata a cantare la sua  aria in un deshabillé impietoso che le sarà imposto per tutta l’opera mentre esegue esercizi ginnici, corse e corsette etc. (immaginare come si possa cantare in questo modo). La scena dell’harem è rappresentata come un bordello con abbondanza di signorine discinte che si accoppiano liberamente mentre mangiano uno zucchero filato che in realtà dovrebbe essere droga. Nel frattempo sulla sfera-video transitano simboli pubblicitari dei marchi più noti attribuiti al pasha. Poi compare appare anche Willi il coyote che insieme allo struzzo bip-bip è il protagonista di un cartellone nel quale – nella scena successiva – Pedrillo e Blonde inseriscono la loro faccia come nelle più scadenti fun-fairs di periferia. Cosa fa Belmonte assunto dal Pasha? E’ un operatore vestito con tuta protettiva che armeggia intorno ad alambicchi da cui trae la bevanda con cui addormentare Osmino (che bellamente inneggia a un vino che non ha bevuto). Tentativo di fuga  (ovviamente sul dune buggy) fino alla scena in cui il pasha decreta l’esecuzione dei fuggitivi. Solo che in questa scena ciascuno dei protagonisti si accoppia con una della signorine dell’harem (evviva il partouze). Scena finale con il perdono  e finalino del tutto improvvisato e non mozartiano in cui “la” pasha ci predice il ritorno dei protagonisti al paradiso turco. E i dialoghi? In inglese! Perché? Mah. Che dire? Una vergognosa (mi si passi il termine ma quando ce vo’ ce vo’) puttanata di un regista assassino in cerca di facile glamour con provocazioni di bassissimo livello a spese dell’opera, un disgraziato che dovrebbe essere cacciato anche da un teatro di avanspettacolo del sesto mondo. E il canto ? Come si possono classificare cantanti immessi in un simile contesto? Fanno del loro meglio: forse la migliore è Blonde e gli altri sono passabili. Scadente la direzione d’orchestra, piatta e noiosa ma da assolvere per le colpe del regista. Buh Buh finali (il regista non si attenta a comparire sul palcoscenico!) cui mi sono sonoramente associato uscendo dal teatro imbufalito. Pare che Berlino sia colpito da un virus che non si riesce a estirpare: ha smesso la Komische Oper di rappresentare opere in modo scurrile e adesso ci si mette la Deutsche Oper…
PS Da quanto tempo questo titolo manca dal Comunale di Bologna – senza polemica….


SadSadSad
 Cast

Besetzung

Musikalische Leitung Donald Runnicles
Inszenierung, Bühne Rodrigo García
Bühne, Video Ramon Diago
Kostüme Hussein Chalayan
Licht Carlos Marquerie
Chöre William Spaulding
Dramaturgie Jörg Königsdorf
Anne Oppermann
Bassa Selim Annabelle Mandeng
Konstanze Kathryn Lewek
Blonde Siobhan Stagg
Belmonte Matthew Newlin
Pedrillo James Kryshak
Osmin Tobias Kehrer
Chorsoli Carolina Dawabe Valle
Chöre Chor der Deutschen Oper Berlin
Orchester Orchester der Deutschen Oper Berlin
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Operistica, Recensioni

Cendrillon – Berlino Komische Oper 16 Giugno 2016

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Dopo le sceneggiature rozze e scurrili cui avevo assistito in passato alla Komische Oper avevo giurato a me stesso di non prendere più in considerazione il terzo teatro d’opera di Berlino. E’ stata la nuova direzione del teatro affidata a Henrik Nànàsi e la regia di Michieletto che mi ha convinto a rischiare. Cendrillon (Cenerentola) è opera di Massenet, compositore francese molto noto prima della prima guerra mondiale e oggi praticamente ricordato solo per Werther e Manon.Questo revival è un’operazione di archeologia musicale destinata probabilmente a lasciare l’opera nel dimenticatoio musicale nonostante gli sforzi immaginativi di Michieletto, che ambienta la celebre favola in una scuola di ballo. Cendrillon è una ballerina che ha avuto un incidente e non può partecipare al gran ballo nel quale il principe-ballerino, vessato da un padre impresario, deve scegliere la sua partner. Nella storia figura anche una matrigna-direttrice della scuola di ballo in stile kapò, due sorellastre ballerine che gioiscono dell’incidente di Cendrillon e un padre caritatevole ma imbelle, succube della moglie direttrice. Come sempre accade le trasposizioni mostrano alla fine la corda e l’opera, inizialmente piacevole, scade nella noia nel secondo atto nonostante la presenza di due ballerini professionisti che rappresentano il doppio di Cendrillon e del principe. Finale piuttosto creativo nel quale il trionfo dell’amore  risulta di difficile interpretazione. Inutile fare raffronti fra la Cenerentola di Rossini e Cendrillon di Massenet: il compositore pesarese vince a mani basse e sarebbe interessante capire quali possano essere state le ragioni che hanno spinto il compositore francese verso un testo con un così ingombrante precedente. Quanto alla vocalità la compagnia di canto è di buona qualità con una soprano giovane ma molto promettente. Nella solita norma l’orchestra e il direttore. Molts posti vuoti nel bellissimo teatro.


HappySad

 Cast
STAB
Musikalische Leitung Henrik Nánási
Inszenierung Damiano Michieletto
Choreographie Sabine Franz
Bühnenbild Paolo Fantin
Kostüme Klaus Bruns
Dramaturgie Simon Berger
Chöre Andrew  Crooks
Licht Alessandro Carletti
BESETZUNG
Cendrillon  Nadja Mchantaf
Madame de la Haltière Agnes Zwierko
Le Prince Charmant Karolina Gumos
La Fée Mari Eriksmoen
Noémie Mirka Wagner
Dorothée Zoe Kissa
Pandolfe Werner van Mechelen
Le Roi Carsten Sabrowski
Le Doyen da la Faculté Christoph Späth
Le Surintendant des plaisiers  Nikola Ivanov
Le Premier Ministre Philipp Meierhöfer
Chorsolisten der Komischen Oper Berlin
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Cameristica, Recensioni

Akademie für alte Musik/Johansen – Berlino Konzerhaus 14 Giugno 2016

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Un tipico “concertino” della Konzerthaus nel Kleinersaal (400 posti) con musiche barocche: Scarlatti, Pergolesi, Vivaldi e Bach. Un concerto metà strumentale e metà vocale con cantate di tutti gli autori sopracitati. La soprano Robin Johansen fa quello che può: una vocalità di medio calibro, tecnicamente con molti limiti che trova un buon risultato solo nella cantata di Bach. Tutti gli strumentisti sono di buona qualità e il concerto è risultato gradevole con un buon successo di pubblico. A lode della formazione la rinuncia al “barocchismo” della impostazione barocca degli strumenti: archetti e impugnature moderne. Finalmente un po’ di buon senso da questo punto di vista!

HappyProgramma
Alessandro Scarlatti Konzert für Blockflöte, Streicher und Basso continuo a-Moll
Alessandro Scarlatti „Bella, s’io t’amo“ – Kantate für Sopran, Blockflöte und Basso continuo
Antonio Vivald Konzert für Streicher und Basso continuo e-Moll RV 134
Antonio Vivaldi „All’ombra di sospetto“ – Kantate für Sopran, Flöte und Basso continuo RV 678
Giovanni Battista Pergolesi „Vidit suum dulcem natum“ aus dem Stabat mater
Johann Sebastian Bach „Concerto nach italienischem Gusto“ für Cembalo F-Dur BWV 971
Johann Sebastian Bach „Non sa che sia dolore“ – Kantate für Sopran, Flöte, Streicher und Basso continuo BWV 209
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Cameristica, Recensioni

Yuja Wang – Berlino Philharmonie 13 Giugno 2016

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Con buona pace del maestro di musica del conservatorio di Genova (che afferma di avere suonato in tutto il mondo – si può essere invitati anche al dopolavoro ferroviario di Garching in Baviera…) che considera Yuja Wang uno scartino e che mi ha infamato su Facebook per avere “osato” accostarle la peraltro bravissima Beatrice Rana, la mini-cinese ha tenuto un concerto memorabile alla Philharmonie di Berlino in cui ha eseguito anche autori che fino ad ora non aveva affrontato e in particolare Beethoven con la sua sonata monumentale op. 106. Yuja Wang fa ormai parte dell’olimpo internazionale pianistico dopo la fortunata sostituzione di Martha Argerich e il favore di Abbado. Dotata di una sorprendente tecnica (sempre al servizio dell’interpretazione, non come certi macellai che infestano il panorama pianistico) ha ormai un repertorio vastissimo e il programma alla Philharmonie ne ha ampliato i confini. Diciamo subito che la “prova” Beethoven è stata superata a pieni voti. Un’interpretazione profonda, magistrale, con tutte le necessarie sfumature nel monumentale adagio e con una esecuzione perfetta della fuga finale che, eseguita quasi al tempo metronomico indicato da Beethoven, è riuscita ciò nondimeno a sottolinearne tutti gli aspetti strutturali con il dovuto risalto dei temi e rendendo appieno le parti più melodiche. Del programma presentato purtroppo qualcosa è stato arbitrario: eseguire due sole delle 4 ballate di Brahms che formano un “corpus” unico del Brahms giovanile è una scelta non felice e riflette una debolezza della Wang che ha registrato nello stesso spirito le variazioni su un tema di Paganini del compositore amburghese nella forma della ormai famosa esecuzione di Michelangeli, un arbitrio che forse poteva essere accettabile negli anni ’30 ma che oggi non trova alcuna giustificazione. Forse una ragione per questa esecuzione parziale sta nel minutaggio ma la scelta non appare comunque giustificata. Esecuzione certamente di altissimo livello specialmente nella prima ballata dove l’atmosfera mistica ha trovato una perfetta scelta di intensità e tocco. Ha completato l’impegnativo programma la Kreisleriana di Schumann, la cui esecuzione – seppure ancora una volta a livelli eccezionali – non è stata contraddistinta da scelte sempre felici. Troppo spesso la ricerca spasmodica di effetti interpretativi legati ad ogni singolo passaggio hanno spezzato il flusso melodico della composizione. Non va comunque dimenticato che il programma presentato è stato finora eseguito poche volte in pubblico e ben sappiamo che ogni programma necessita di rodaggio, come ci insegna Sokolov, che esegue per una stagione intera un solo programma. Come bis la Wang ha eseguito la trascrizione lisztiana di “Gretchen am Spinnrade”, una rivisitazione virtuosistica di temi della Carmen di autore a me ignoto e il valzer in do diesis minore di Chopin, tutti interpretati perfettamente. Grande successo di pubblico che occupava il 65 % del Großer Saal della Philharmonie. Speriamo che Musica Insieme di Bologna inviti la Wang quanto prima per un concerto solistico dopo quello del 2012. Nota di colore: due vestiti nelle due parti del concerto. Il primo lungo da gran sera e il secondo – secondo la tradizione della Wang – con uno spacco alla Belen Rodriguez.


HappyHappy

PS Ricevo da un ANONIMO difensore d’ufficio del teatro comunale di Bologna all’indirizzo 3935451877@tre.it che risulta inesistente un commento irritato e negativo nel quale mi dà dell’incompetente per le mie critiche al teatro, suggerendomi di occuparmi solo di ingegneria. Non pubblico commenti privi di nome e cognome e avrei voluto rispondergli privatamente ma l’indirizzo – come ho detto – è inesistente. Questo è comunque il testo che spero lo raggiunga. In primo luogo sappia che sono diplomato in pianoforte col massimo dei voti prima di essere laureato in ingegneria (a differenza Sua). In secondo luogo pubblico tutti i commenti – anche i più negativi – SOLO se corredati di nome e cognome, come la buona educazione richiede, regola che evidentemente Lei non conosce. Terzo il favore che riscuote il mio blog è certamente indice che quanto scrivo è condiviso.  Naturalmente sarò felice di pubblicare i Suoi commenti se avrà il buon gusto di firmarsi, mettendoci la faccia come faccio io e non nascondendosi dietro l’anonimato. Avendo molte primavere sulle spalle è con grande dispiacere che assisto all’irreversibile degrado del nostro teatro, che ha visto stagioni e gestioni di ben altro livello. Le garantisco comunque che continuerò a scrivere ciò che ritengo giusto (recensioni, NON “presentazioni” asettiche, come fanno certi “critici” garantendosi un costo del biglietto nullo…) pubblicando anche i pareri discordi purché firmati ed educati. Temo che sia Lei a dovere imparare un mestiere oltre che l’educazione. Distinti saluti.

SadSad

Programma
J. BRAHMS: Ballate Op. 10, N. 1&2
R. SCHUMANN: Kreisleriana, Op.16
L.V. BEETHOVEN: Sonata Nr.29 B-Dur, « Hammerklavier»
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Operistica, Recensioni

Der Rosenkavalier – La scala 7 Giugno 2016

 
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Ma perchè per assistere a un bello spettacolo dopo la miseria del teatro Comunale di Bologna bisogna emigrare alla Scala? Eppure il  teatro bolognese è stato nel passato capace di grandi produzioni: il Ring degli anni ’90, il Faust degli anni ’80 e più recentemente Le nozze di Figaro di Martone e Mariotti. Vogliamo sottolineare che non è solo una questione economica ma ben diverso era il management? Der Rosenkavalier per alcuni non è la più bella opera di Strauss; per me è una di quelle che rivedrei in continuazione. La bellezza della musica che riflette perfettamente l’impareggiabile libretto di Von Hofmannsthal (nonostante il suo tedesco-austriaco impervio) ne fanno un capolavoro assoluto. Il valzer che viene ripetutamente ripreso nel corso dell’opera (una sorta di leitmotiv del postwagneriano Strauss) è fra le cose più belle del compositore di Monaco. Il finale, la fine del primo atto e tutta la vicenda della marescialla che accetta il passare del suo tempo senza tristezza ma con consapevole distacco e allo stesso tempo con affetto sono difficilmente riscontrabili in altre opere. Non posso negare che probabilmente la storia del libretto può essere apprezzata appieno proprio da coloro che con la marescialla condividono l’autunno della vita.  Zubin Mehta rende perfettamente l’atmosfera dell’opera e ha i suoi momenti migliori nelle parti più liriche ma tutta l’orchestra offre una grande performance all’altezza delle sue tradizioni (ma a riprova che nessuno é perfetto un corno stecca nelle prime battute dell’opera). La scenografia si avvale di gigantografie in bianco e nero sullo sfondo che nel primo atto ingrigiscono  eccessivamente l’ambiente ma trova una sua perfetta collocazione nel viale alberato e spoglio (da sunset boulevard invernale) della fine del primo atto che riflette perfettamente le considerazioni della marescialla. Perfetta invece l’ambientazione Hofburg della residenza dell’arrampicatore sociale Faninal (moderna versione del molieriano Bourgeois gentilhomme) e la collocazione Prater-bosco viennese dell’ultimo atto dove i personaggi grotteschi rendono appieno lo spirito carnascialesco di Von Hofmannstahl. La bellezza dell’opera risiede proprio nella perfetta fusione fra il piano intimistico della marescialla e dei due giovani innamorati e quello farsesco grottesco di Ochs, una fusione che in nessun altro libretto dello scrittore austriaco è rinvenibile. Il tocco finale del fazzoletto raccolto dal servitore di colore che fa della marescialla una equal opprtunity employer – all’inizio del ‘900! – completa lo spirito ironico, distaccato ma anche bonario e mitteleuropeo del libretto. Der Rosenkavalier è opera corale dove tutti i personaggi giocano un ruolo importante con la marescialla e Ochs in primo piano. La marescialla di Krassimira Stoyanova è perfetta, con una voce in grado di modulare tutti i toni della impervia partitura straussiana. L’Ochs di Günther Groissböck è di altissima qualità dal punto di vista vocale: dal punto di vista scenico è un po’ più debole a causa dell’eleganza della figura che dovrebbe invece, nella visione di Von Hofmannstahl, sottolineare la sua grossolanità con un aspetto grasso e basso. Tutti gli altri personaggi cantano molto bene: leggermente un tono sotto la Sophie di Christiane Karg cui manca l’ironia del personaggio ufficialmente dimesso ma sostanzialmente ben consapevole dei propri scopi.  Giustamente molte le repliche scaligere giustificate da un grande successo di pubblico. Forse l’opera che dura 4 ore e mezza dovrebbe iniziare alle 18 e non alle 19 permettendo al pubblico un ritorno a casa più agevole come avviene ormai in tutti i grandi teatri europei.

HappyHappy

Cast

Direttore
Zubin Mehta
Regia
Harry Kupfer
Scene
Hans Schavernoch
Costumi
Yan Tax
Luci
Jürgen Hoffman
Video
Thomas Reimer
CAST
Die Feldmarschallin
Krassimira Stoyanova
Der Baron Ochs auf Lerchenau
Günther Groissböck
Octavian
Sophie Koch
Faninal
Adrian Eröd
Sophie
Christiane Karg
Jungfer Marianne Leitmetzerin
Silvana Dussmann
Valzacchi
Kresimir Spicer
Annina
Janina Baechle
Ein Polizeikommissar
Thomas E. Bauer
Ein Notar
Dennis Wilgenhof
Ein italienischer Sänger
Benjamin Bernheim
Ein Wirt
Roman Sadnik
Der Haushofmeister bei der Faninal
Michele Mauro

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Operistica, Recensioni, Sinfonica

Yoshida Masleev – FTCB Teatro Manzoni 6 Giugno 2016

 
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Il giovane Masleev è pianista di solidissime basi tecniche, di buona musicalità e di rispetto dello stile dei brani eseguiti. Il primo concerto di Čajkovskij è una partitura di impervie difficoltà tecniche risolte con apparente facilità dal giovane russo, vincitore del concorso Čajkovskij del 2015. Quello che appare ancora mancare è la maturità interpretativa che è qualità certamente alla sua portata se avrà la pazienza di continuare i suoi studi senza farsi attrarre da troppi concerti, un problema che purtroppo affligge molti giovani interpreti. Lo star-system della musica classica ha sempre più bisogno di nuovi talenti da immettere in un mercato diventato difficile e Masleev è certamente elemento molto “appetibile” per la sua giovane età e per la vittoria a uno dei più importanti concorsi pianistici del mondo. Due i bis eseguiti entrambi di Čajkovskij. Purtroppo l’esecuzione del concerto di ieri sera è stata piagata da un direttore assolutamente non all’altezza, che ha obbligato l’orchestra (e quindi il solista) a un volume di suono eccessivo che non ha permesso di cogliere le sfumature della partitura, la quale in molti casi si è risolta in un approccio muscolare e persino sgradevole. Yoshida è il massacratore della Butterfly di apertura della stagione 2014-2015 del teatro comunale (nelle recenti Nozze di Figaro si è fortunatamente limitato a un direzione piatta e incolore), ha una gestualità esasperata (mentre dirigeva pensavo alla signorilità composta ma autorevolissima di Abbado) e addirittura si esibisce in “stomping” del pulpito (tanto per aumentare il rumore). Che sia stato scelto per le aderenze giapponesi che hanno portato la Filarmonica bolognese a eseguire opere in Giappone con qualche dubbio relativo alla liceità dell’operazione? Una nota di biasimo assoluta per un direttore che speriamo di vedere sparire quanto prima dall’orizzonte bolognese. 

HappySad

 Programma
Pëtr Il’ič Čajkovskij  Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore, op. 23
Leonard Bernstein West side story: Symphonic dance

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Cameristica, Recensioni

Mitsuko Uchida – Ravenna Festival 1 Giugno 2016

 
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Mitsuko Uchida è giustamente da molto tempo ai vertici del pianismo mondiale e il concerto in questione ne è una riprova. Un programma ritagliato sulle caratteristiche principali della pianista giapponese che ha studiato a Vienna e che ora vive in UK: Mozart e Schubert. Il tratto principale di Uchida è certamente una musicalità perfettamente aderente allo stile dei brani eseguiti, un tocco felicissimo e un uso sapiente del pedale. Forse meno valido- oggi –  è l’aspetto tecnico sottolineato da svariati errori nella prima serie di improvvisi di Schubert (D899) e comprovato dai tempi un po’ troppo “cauti” nel secondo e nel quarto improvviso della stessa serie. Bellissimo invece l’incipit del secondo improvviso della seconda serie (D935) con una impostazione interpretativa superba e una sonorità assolutamente perfetta. Bellissima certamente anche l’esecuzione del rondò mozartiano anche se certe libertà ritmiche possono apparire discutibili nel contesto dello stile del compositore salisburghese. Due bis: una celebre sonata di Scarlatti, resa assolutamente senza pedale ma con l’uso continuo di “una corda” (forse per avvicinarsi alle sonorità clavicembalistiche?) e un momento musicale di Schubert. Grande successo di pubblico per l’unica vera manifestazione solistica classica dell’ormai trasformato (in senso peggiorativo) festival ravennate, che costituisce la controprova che anche nell’arte esiste purtroppo un trend populistico.

HappyHappy

 Programma
Wolfgang Amadeus Mozart : Rondò in la minore K511
Franz Schubert:  “Impromptus” Libro I D899, “Impromptus” Libro II D935

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Cameristica, Recensioni

Europa galante – Bologna Festival 31 Maggio 2016

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Della serie “horror” o “non ci facciamo mancare nulla” ci vengono ammannite due non richieste introduzioni “musicologiche” inutili, banali e la prima delle due cosí prolissa che la prima parte del concerto dura solo 25 minuti costringendo la compagine barocca a un “fuori programma” per riportare la durata musicale a un minutaggio decente. Archetti e impugnature di rigorosa impostazione barocca dimenticando che se si volesse tentare di riprodurre un vero contesto barocco bisognerebbe suonare in una piccola sala e non in un auditorium da più di mille posti! Ma illudersi non costa niente. Prima parte Vivaldiana: la musica del prete rosso è sempre gradevole ma durante l’ascolto non potevo dimenticare la caustica affermazione di Stravinskij che Vivaldi aveva composto 400 volte lo stesso concerto! Una esecuzione comunque di buon livello e gradita dal pubblico. Dopo il “fuori programma” di una sonata di Nicolò Corradini viene eseguito “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” di Monteverdi accreditato dalla musicologia corrente come primo abbozzo di melodramma. Il programma indica la presenza di  “movimenti scenici” a contorno dell’esecuzione ma si tratta solo dei due protagonisti vocali che si aggirano un po’ spersi per il palcoscenico con un finale in cui il narratore cade volutamente “come corpo morto cade” quale improbabile incarnazione della redenta e defunta Clorinda. Purtroppo l’esecuzione è piagata dall’assenza nel programma di sala del testo che nella dizione imprecisa del tenore narratore risulta totalmente incomprensibile. Una esecuzione quindi complessivamente insufficiente. E con questo concerto si conclude la serie dei “grandi interpreti” 2016 del Bologna Festival con luci ed ombre.  Senza lode e senza infamia.

HappySad

 Programma
Antonio Vivaldi
Sinfonia “Il Coro delle Muse” RV 149
Sinfonia da “La Griselda” RV 718
Sinfonia da “Ercole sul Termodonte” RV 710 (sostituita dal Concerto in sol minore RV 152)
Sonata op.1 n.12 “La follia” RV 63
Claudio Monteverdi
Combattimento di Tancredi e Clorinda
movimenti scenici a cura di Walter Le Moli

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MiTo …ma non Bo – 29 Maggio 2016

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E’ stata annunciata la nuova rassegna MiTo 2016 che Gott sei Dank ha deciso di evitare manifestazioni rock, pop, etc. Non ce ne è proprio bisogno visto che ne siamo sommersi da televisione etc. Ciò di cui vorrei rammaricarmi invece è che Bologna non abbia la capacità (o la voglia) di inserirsi in una manifestazione così ricca e che si tiene in Settembre ovvero senza interferire con altre stagioni. MiTo presenta artisti di affermata fama unitamente a giovani il cui ascolto sarebbe oltremodo interessante visto che di rassegne di giovani nell’ultraconservatrice Bologna non se ne vedono (se si escludono quelle che si tengono  all’Accademia Filarmonica,  più per necessità che per virtù…). Quale recondita ragione sia alla base di questo disinteresse è difficile capire: di certo è una grossa perdita e l’occasione sfumata di allacciare rapporti con le organizzazioni musicali di Torino e Milano. Si sarebbe ancora in tempo ma temo che manchi assolutamente la volontà…

SadSad

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Operistica, Recensioni

Le nozze di Figaro – Bologna Teatro Comunale 26 Maggio 2016

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Scordatevi la bellissima regia di Martone di qualche anno fa ed evitate il confronto con altre edizioni famose. Qui siamo in un altro contesto: un teatro fatto da giovani, con scenografie ridotte al minimo e una regia che dal materiale umano e musicale cerca di ottenere il meglio. Questo per dire che rispetto ad altre pretenziose rappresentazioni del teatro comunale (ad esempio la Carmen) l’opera è risultata gradevole non senza spunti di qualità e in grado di valorizzare la bellissima musica di Mozart e lo strepitoso libretto di Da Ponte.  Il risultato è comparabile a quello del Don Pasquale dello scorso anno e forse la disastrata direzione del teatro farebbe bene a puntare su questo tipo di produzioni anziché lanciarsi in improbabili avventure modernistiche o cercare confronti di qualità con teatri di altri mezzi  e di altre gestioni. Difficile fare una classifica differenziata dei vari interpreti. Di sicuro un plauso alla contessa  di Alexandra Grigoras che ha saputo rendere la bellissima aria “Dove sono i bei momenti” con il pathos e la musicalità richiesti. Ovviamente di successo il Cherubino di Shahar Lavi forse più per l’accattivante presenza scenica che per la vocalità. Un po’ meno di valore vocalmente e musicalmente la Susanna di Alessandra Contaldo mentre i due ruoli maschili si sono mantenuti su un accettabile ma non eccezionale livello. Buono il Basilio di David Astorga e non valutabili gli altri protagonisti per la loro ridotta presenza (e anche per il taglio dell’aria di Marcellina – perchè?). Qualche pecca di sincronizzazione di orchestra e cantanti si è verificata soprattutto nei concertati anche per la responsabilità del direttore Hirofumi Yoshida che ha confermato il suo ridotto valore con una direzione piatta e del tutto poco significativa. Ma Le nozze di Figaro è opera complessa e il confronto con le grandi direzioni impietoso e questa esterofilia giapponese è tutta da capire: non abbiamo in Italia molti direttori della stessa qualità?  Quanto alla regia e alla scenografia bisogna dare atto a Silvia Paoli di avere raggiunto un buon risultato attraverso un gioco di scatoloni e di armadi di costo minimo che ha comunque ottenuto il risultato voluto. In complesso quindi forse uno dei migliori risultati della stagione decretato anche da un non folto pubblico che non ha lesinato applausi sinceri, non inquinati da quella clacque che la direzione del teatro infligge regolarmente alle produzioni “importanti” e raramente di qualità. 

HappyHappy

Cast
Il Conte d’Almaviva
Andrea Vincenzo Bonsignore
Pablo Gálvez (27, 29/5, 1/6)
La Contessa d’Almaviva
Alexandra Grigoras
Arianna Vendittelli
(27, 29/5, 1/6)
Figaro
Lorenzo Malagola Barbieri
Riccardo Fassi
(27, 29/5, 1/6)
Susanna
Alessandra Contaldo
Inés Ballesteros Bejarano
(27, 29/5, 1/6)
Cherubino
Shahar Lavi
Valentina Stadler
(27, 29/5, 1/6)
Basilio / Don Curzio
David Astorga
Bartolo / Antonio
Jaime Pialli
Javier Povedano
(27, 29/5, 1/6)
Marcellina
Silvia Zorita
Barbarina
Carmen Mateo Aniorte
Antonio
Jaime Pialli/Javier Povedano Ruiz (27, 29/5, 1/6)
Don Curzio
David Astorga
Due contadine
Maria Adele Magnelli / Rosa Guarracino (27, 29.05– 1.06)  Marie Luce Erard
Danzatori
ARTEMIS DANZA Diletta Della Martira, Giulio Petrucci
Direttore
Hirofumi Yoshida
Yi-Chen Lin (27 e 29 maggio)
Regia
Silvia Paoli
Scene
Andrea Belli
Costumi
Massimo Carlotto
Luci
Hugo Corugatti
Assistente alla regia
Giacomo Benamati
Assistente alle scene
Carlotta Orioli
Maestro del Coro
Andrea Faidutti
Preparatori cantanti
Giulio Zappa, Michele D’elia
 Progetto OPERA NEXT a cura della Scuola dell’Opera del TCBO in collaborazione Opera Estudio di Tenerife
Produzione del TCBO con l’Auditorium de Tenerife
Orchestra, Coro e Tecnici del TCBO

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Cameristica, Recensioni

Benjamin Grosvenor- Bologna Festival 25 Maggio 2016

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Apparso out of the blue e senza avere vinto alcun concorso (almeno così dalla sua scarna biografia disponibile in rete) il giovane (24 anni) Benjamin Grosvenor è stato una piacevole sorpresa al Bologna Festival.  Il suo pianismo poggia su una solidissima base tecnica (ne è prova l’esecuzione del Tombeau de Couperin di Ravel e segnatamente della trascendentale Toccata che è certamente assimilabile come difficoltà ai più noti Gaspard de la nuit e  Petrushka di Stravinskji) che però costituisce solo la piattaforma su cui impostare una esecuzione di altissimo livello. Una maturità artistica che nei giovanissimi solo pochi veri artisti sono oggi in grado di esibire a fronte di una massa di atletici muscolari quasi sempre privi di sensibilità musicale. Il programma presentato oltre al già citato Tombeau ha presentato alcuni brani poco eseguiti di Mendelssohn (preludi e fughe)  e  la sonata in sib minore di Chopin. Anche in questo caso è stata la musica a farla da padrone sia nella celebre marcia funebre ma soprattutto nelle sfumature dello scherzo e del primo tempo laddove molto spesso eccessi di velocità virtuosistici offuscano il portato musicale. E financo in Liszt, dove il rischio del funambolismo è costantemente presente, Grosvenor ha saputo tenere una misura encomiabile anche laddove la difficoltà tecnica avrebbe potuto suggerire una diversa impostazione. Naturalmente non sono mancati alcuni aspetti discutibili, ad esempio nel primo brano del Tombeau  ove una impostazione un po’ troppo algida e tecnica ha mancato di mettere in risalto alcune sfumature molto importanti del brano. Ma – sia chiaro – in un contesto assolutamente positivo. Il giovane pianista ha concesso a un pubblico giustamente plaudente (ma purtroppo non osannante come nel caso del macellaio Matsuev…) tre bis assolutamente ignoti al sottoscritto. Food for thought..
 HappyHappy
Programma
Felix Mendelssohn-Bartholdy  Preludio e fuga in mi minore op.35 – Preludio e fuga in fa minore op.35
Fryderyk Chopin  Sonata n.2 in si bemolle minore op.35
Maurice Ravel Le tombeau de Couperin
Franz Liszt Venezia e Napoli  – da Années de pèlerinage, Deuxième année, Italie
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Cameristica, Recensioni

Davide Cabassi – Milano Quartetto 24 Maggio 2016

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Non va per il sottile il giovane Cabassi. Lo si percepisce dalle prime note delle Kinderszenen dove viene totalmente a mancare quell’aura di racconto favolistico che è la cifra della raccolta. Un’impostazione che si perpetua in tutti i brani della raccolta e nel Carnaval. Il pianismo di Cabassi è muscolare con dosi massicce di pedale, un tocco sempre granitico e una ricerca della velocità a scapito dell’interpretazione. Lo si percepisce soprattutto nel Carnaval schumanniano dove nei brani veloci si avventa aggredendoli più che suonandoli, anche in parte temerariamente, perché non sempre sorretto da una tecnica immacolata.  Nella seconda parte vengono eseguiti dei brani interessanti e musicalmente molto piacevoli di N. Castiglioni  (Dulce Refrigerium) che prevedono un breve intervento canoro dell’esecutore. Senza soluzione di continuità (perché?) Cabassi ha poi eseguito i Quadri di Musorgskij che pur dando luogo a risultati migliori rispetto alla prima parte hanno peccato degli stessi difetti. Quello che manca al pianista milanese è quell’opera di raffinamento stilistico che contraddistingue un interprete di valore da un interprete con solide basi tecniche ma carente di valori musicali in senso stretto. E non pare a chi scrive che questa faticosa catarsi sia alle viste. Come primo  bis un virtuosistico Scarlatti con note ripetute.  Il secondo e ultimo bis si è basato su una rivisitazione di “over the rainbow” che scatena un “bravo” a scena aperta (quasi una sorta di grido liberatorio) da parte di un pellegrino del pubblico che chiaramente digiuno di musica  finalmente ha riconosciuto un brano. Senza commenti.
 Sad
Programma
R. Schumann  Kinderszenen op. 15
R. Schumann  Carnaval op. 9
N. Castiglioni  Dulce Refrigerium
M. Musorgskij Quadri di un”esposizione
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Stipendi teatro comunale – 22 Maggio 2016

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Credo che possa essere interessante confrontare gli emolumenti dei vertici del teatro comunale di Bologna con altre realtà bolognesi. Il sovrintendente percepisce 120k€ annuali per un impegno NON a tempo pieno  (10K€ più del predecessore Ernani) ed eguale emolumento percepisce il direttore generale Macciardi il cui stipendio era nel 2014 di 93K€ (un bel salto in due anni a fronte del blocco generalizzato degli stipendi….). Il tutto senza alcuna giustificazione relativa a risultati raggiunti, a fronte di una situazione finanziaria asfittica e addirittura con scioperi minacciati ed esuberi da gestire. Per non parlare di tutte le situazioni non chiare di cui alle mie domande (http://wp.me/p5m12m-Sl).  Derivo l’informazione sugli emolumenti da Repubblica.it (http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/03/26/news/teatro_comunale_guerra_su_stipendi_e_consulenze-136291231/) in quanto in barba alla trasparenza non sono riuscito a trovare l’informazione aggiornata sul sito del teatro (i dati presenti sono – volutamente ? – obsoleti …).  Ma la cosa più interessante è un confronto con altre realtà. Ad esempio la presidente e AD di TPER  (un incarico infinitamente più oneroso, con responsabilità gravissime e che obbliga a un lavoro quotidiano a tempo pieno certamente non inferiore alle 12 ore di cui ho esperienza personale) percepisce – udite udite – 87 K€ annui a fronte di risultati economici di tutto valore. Ora lascio ai lettori giudicare……

SadSad

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Teatro comunale – 19 Maggio 2016

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Contrariamente al solito mi permetto un secondo post in data odierna: qualcuno si è accorto del silenzio assordante del giornalucolo locale “Il Resto del Carlino” sulla vicenda del comunale, degli esuberi, degli scioperi etc. ?  Zitti e mosca, guarda caso… E il comitato di indirizzo ancora una volta non ha idee in materia (dimostrando – se mai vene fosse bisogno – la sua totale inadeguatezza e incompetenza), il sindaco se ne disinteressa (mai toccare temi scottanti in periodo elettorale soprattutto per argomenti che portano pochi voti) e intanto salta una delle poche (forse) interessanti rappresentazioni ovvero Le nozze di Figaro. La cosa forse può fare piacere all’incolto rockettaro Ronki che detesta il repertorio classico (che naturalmente non conosce) ma fa infuriare gli amanti della musica e dell’opera come il sottoscritto. Poi sulla sostanza della vicenda inutile dire che ancora una volta i sindacati esprimono tutta la corporatività che li contraddistingue in ogni settore  e preferiscono che il teatro muoia (Sansone con tutti i filistei) piuttosto che accettare qualche piccola amara pillola in nome di un interesse più alto: la minacciata vita del teatro. Naturalmente confidando che tanto poi una soluzione all’italiana si troverà, proroga, accomodamento etc. Ma basta: le regole sono regole, vanno accettate e vanno fatte rispettareDura lex….

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Le concert des nations – Bologna Festival 19 Maggio 2016

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Lo dico forte e chiaro e senza pudori: la fine del concerto è arrivata come una liberazione. Ho sofferto l’intero concerto vicino a un energumeno seduto scompostamente e praticamente in simbiosi con un mozzicone di sigaretta l’Offerta Musicale di Bach è risultata un tormento che ancora una volta un ineffabile Jordi Savall ci ha inferto. La raccolta di brani Bachiani (al pari dell’Arte della Fuga) è musica estremamente rarefatta nella sua algida geometria e richiede, per essere apprezzata, un contesto raccolto, un’esecuzione rigorosamente cameristica. Savall invece, come purtroppo è solito fare,  si disinteressa del risultato convinto che il solo suo nome sia sufficiente a garantire un successo immeritato. Sia ben chiaro: nessun demerito individuale per gli strumentisti ma un’esecuzione complessivamente piatta e monotona e – in sostanza – estremamente noiosa. Sarebbe ora che qualcuno affermasse forte e chiaro che il re è nudo e che il Bologna Festival smettesse una volta per tutte di includere Savall nei suoi programmi. Con buona pace di chi si esalta anche in questo contesto come all’ascolto del canto gregoriano convinto di fare sfoggio di grande competenza musicale. Se non temessi l’ira funesta degli organizzatori mi lancerei nella famosa esclamazione di Fantozzi durante la proiezione della Corazzata Potemkin. Amen.

SadSad

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Recensioni, Sinfonica

Takàcs Kremer – Manzoni Factory 16 Maggio 2016

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Avevo avuto modo di ascoltare Gábor Takács   Nagy in quartetto e ne avevo un ottimo ricordo come violinista e come membro del quartetto.  Nel concerto di ieri sera si è presentato nel ruolo – che svolge sempre più frequentemente- di direttore d’orchestra e con buoni risultati. La sua è una direzione energica che tende più alla visione di insieme di un brano che alla ‘analisi dettagliata dei particolari ma oggettivamente con buoni risultati. Sotto la sua bacchetta (virtuale, perché dirige senza) la filarmonica del teatro comunale ha saputo rendere appieno il significato musicale della seconda sinfonia di Čajkovskij  (oggettivamente non  un capolavoro del compositore russo) riscuotendo un giusto e caloroso applauso del pubblico. Un discorso diverso vale invece per i brani che hanno visto al violino Gidon Kremer. A parte la Sérénade mélancolique  il cui spessore musicale è decisamente ridotto è stato eseguito il famosissismo concerto per violoncello e orchestra dell’ultimo Schumann nella trascrizione “originale” per violino. Una versione decisamente discutibile che sottolinea costantemente come il brano fosse previsto per il violoncello (vista la preponderanza di timbri scuri dell’orchestra) e nell’ambito del quale il violino non trova la giusta sonorità, perdendo quell’aura nobile e fiera che la versione per violoncello fornisce. A questo si aggiunga che Kremer, per sua natura, non è violinista aggressivo ed energico ma “di tocco” il che ha aggravato in senso negativo l’esecuzione del concerto. Mentre è comprensibile che data la rarefatta letteratura violoncellistica si tenti di arricchirla con trascrizioni di brani violinistici il discorso non vale al contrario e certe operazioni di archeologia musicale andrebbero evitate. Il contesto in cui certe trascrizioni avevano un senso (si pensi – ad esempio – anche alla trascrizione Beethoveniana della grande fuga op. 133 per pianoforte a 4 mani che certo non è neppure comparabile alla versione per quartetto) non è quello moderno con tutti i mezzi di riproduzione oggi disponibili. Peccato perché Kremer in altri contesti è capace di superbe interpretazioni: nel caso in questione la sua prestazione è stata appena sufficiente.
 Happy
Programma
Robert Schumann
Concerto per violoncello e orchestra in la minore, op. 129
(trascrizione originale per violino e orchestra)
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sérénade mélancolique per violino e orchestra, op. 26
Sinfonia n.2  in do minore, op.17 “Piccola Russia
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Cameristica, Recensioni

Lorenzo Bagnati – Talenti Bologna Festival 12 Maggio 2016

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Il concerto comincia in perfetto orario e senza l’abominato pistolotto iniziale. Ben fatto, finalmente! Il giovane Bagnati (17 anni) è promettente: ha una buona tecnica, senso della musica interpretata e indubbia musicalità. La prima parte del concerto (Liszt e Ravel) è certamente la migliore mentre più carente è stata la seconda (Skryabin e Chopin) e segnatamente la sonata op. 58 di Chopin dove nel terzo tempo è mancata la poesia del canto e nell’ultimo tempo il desiderio di impressionare il pubblico ha travolto letteralmente il significato musicale della composizione. Bagnati è molto giovane e avrà certamente modo di maturare sotto ogni profilo perché la stoffa non manca: ha solo bisogno di essere ancora guidato evitando quella china – in cui molti giovani cadono – costituita da  un troppo facile successo iniziale che non lascia spazio alla maturazione. Un bis.

Happy

Programma
Franz Liszt  Vallée d’Obermann da Années de pèlerinage, Première Année, Suisse – L es jeux d’eau de la Villa d’Este da Années de pèlerinage, Troisième Année
Maurice Ravel Jeux d’eau
Alexander Skrjabin  Sonata n.9 op.68
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Operistica, Recensioni

Il barbiere di Siviglia – Teatro comunale 11 Maggio 2016

Non profit bannerNon profit bannerSclerosiDopo un periodo di forzata assenza Kurvenal ritorna ai suoi affezionati lettori (fino al 12 Giugno – a partire da tale data per 15 giorni sarò a Berlino).
 “Famolo strano”  proponeva il coatto Carlo Verdone in una delle sue caratterizzazioni di un famoso film. Eccoci nuovamente di fronte a una tipica messa in scena della improvvida gestione Sani, che per necessità economica o per “virtù” (si fa per dire) ci ammannisce regolarmente scenografie non convenzionali. Nulla da eccepire se solo… fossero di buona qualità. Non è certamente il caso di questo Barbiere nel quale il lato buffonesco eccede oltre misura trasformando un’opera buffa in una pagliacciata della quale certamente non si sentiva il bisogno, strizzando nel contempo l’occhio alla sensibilità più corriva del pubblico (nel caso particolare particolarmente di bocca buona). La cosa da notare in queste regie “creative” (in questo caso di Francesco Micheli) è che sarebbero teoricamente motivate dal tentativo di non riproporre schemi ormai vieti, insomma per interessare il pubblico, mentre di fatto la convenzionalità del non convenzionale risulta più noiosa dei modelli che si vorrebbe mettere in soffitta. E non sono certo un paio di “trovate” (quale  ad esempio il “Pace e bene” cantato da un Almaviva agghindato come un Beatle con mossette da cantante pop o don Basilio come Frankenstein)  a risollevare lo spettacolo. E almeno fosse la parte musicale e vocale in grado di compensare con l’orecchio quello che l’occhio ha sofferto. Nyet. La replica cui ho assistito aveva la seconda compagnia di canto e purtroppo per mio errore ho assistito solo al secondo atto. Quanto basta, comunque. La direzione di Tenan è scialba e piatta e si limita a dare scolasticamente gli attacchi all’orchestra e ai cantanti (e non sempre con precisione..). Quanto alla Rosina di Raffaella Lupinacci il meglio che si può dire è che è piena di buona volontà ma ha terribili limiti nel registro intermedio che risulta costantemente ingolato. Meglio la compagnia di canto maschile senza particolari difetti ma anche senza particolari pregi. E dubito assai che il primo atto sia stato molto meglio.
Siamo ormai alla fine della stagione operistica e un consuntivo è possibile. Ebbene NON una sola opera è risultata al di sopra di un noioso grigiore e quando un’organizzazione non funziona la responsabilità non può che essere attribuita in prima battuta ai vertici. E’ inutile costantemente lamentarsi del budget e auspicare l’interesse di ipotetici “cavalieri bianchi” se il prodotto non ne giustifica la presenza. E questo nonostante l’ulteriore e imprevisto generoso contributo di 500K€ da parte del comune. La triste realtà è che il teatro comunale con la gestione attuale dovrebbe risolversi ad abbassare le proprie prospettive riducendosi ufficialmente a teatro di periferia e che fino a quando lo spirito che  ancora aleggia è quello del rockettaro Ronchi (rimane ridicolmente e drammaticamente famosa la sua affermazione da spettatore presente solo con biglietto gratuito da assessore – qualcuno l’ha visto recentemente in teatro…? – che per attrarre più pubblico è necessario incrementare il numero di opere moderne come Qui non c’è perché!), del quale Sani è il perfetto sodale (a caro prezzo per il teatro a fronte di 30 licenziamenti), non c’è nulla da sperare. Amen.
PS In un mio precedente post http://wp.me/p5m12m-Sl avevo posto una serie di quesiti: qualcuno si immagina che abbiano avuto anche una sola risposta? Eppure rispondere agli abbonati oltre che un necessario atto di educazione è un dovere nei confronti del pubblico pagante. Mais tout se tient...

SadSad

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Il cast

 

Il Conte di Almaviva Alessandro Luciano 
Bartolo Marco Filippo Romano 
Rosina Raffaella Lupinacci 
Figaro Vittorio Prato 
Basilio Abramo Rosalen 
Berta Laura Cherici
Fiorello Gabriele Ribis
Un ufficiale Sandro Pucci
Direttore Carlo Tenan
Regia Francesco Micheli
Scene e luci Nicolas Bovey
Costumi Gianluca Falaschi
Progetto Video Panagiotis Tomaras
Assistenti alla Regia Erika Natati
Valentina Brunetti
Costumista collaboratore Gianmaria Sposito
Maestro del Coro Andrea Faidutti
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