Operistica, Recensioni

Die Entführung aus dem Serail – Berlino Deutsche Oper 17 Giugno 2016

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La prima del Ratto del Serraglio è stata un evento molto seguito a Berlino e ha seguito la tipica impostazione delle opere alla Deutsche Oper, ovvero una trasposizione in tempi moderni del Singspiel di Mozart, un’opera “buffa” ma con risvolti filosofici relativi alla tolleranza e all’apertura delle culture, un argomento quanto mai moderno. Ma… All’arrivo lo spettatore si trova davanti a una scena aperta in cui troneggia un sfera gigantesca che servirà per tutta l’opera come video deformante per vari scopi. Belmonte arriva su una sorta di dune-buggy rosso (con hard-top) dotato di gigantesche ruote accompagnato da un amico non meglio identificato e due escorts (?) che durante il tragitto (in realtà affidato a un filmato della sfera) si cambiano d’abito per presentarsi opportunamente discinte. Osmino ovviamente è agghindato come combattente dell’ISIS. Arriva Bassa pasha che – ossequio al mondo LGBT – è una donna e nel frattempo, per essere sicuri che il pubblico capisca, viene proiettata sulla sfera una scena a tre di esso esplicito (molto esplicito)  soltanto con una velocità accelerata “alla ridolini”. Ma non si perde nulla. Il duetto fra il sultano e Konstanze avviene in una palestra dove “la” pasha gestisce un pallone come un giocatore di baseball, facendolo rimbalzare di continuo, e la povera Konstanze è obbligata a cantare la sua  aria in un deshabillé impietoso che le sarà imposto per tutta l’opera mentre esegue esercizi ginnici, corse e corsette etc. (immaginare come si possa cantare in questo modo). La scena dell’harem è rappresentata come un bordello con abbondanza di signorine discinte che si accoppiano liberamente mentre mangiano uno zucchero filato che in realtà dovrebbe essere droga. Nel frattempo sulla sfera-video transitano simboli pubblicitari dei marchi più noti attribuiti al pasha. Poi compare appare anche Willi il coyote che insieme allo struzzo bip-bip è il protagonista di un cartellone nel quale – nella scena successiva – Pedrillo e Blonde inseriscono la loro faccia come nelle più scadenti fun-fairs di periferia. Cosa fa Belmonte assunto dal Pasha? E’ un operatore vestito con tuta protettiva che armeggia intorno ad alambicchi da cui trae la bevanda con cui addormentare Osmino (che bellamente inneggia a un vino che non ha bevuto). Tentativo di fuga  (ovviamente sul dune buggy) fino alla scena in cui il pasha decreta l’esecuzione dei fuggitivi. Solo che in questa scena ciascuno dei protagonisti si accoppia con una della signorine dell’harem (evviva il partouze). Scena finale con il perdono  e finalino del tutto improvvisato e non mozartiano in cui “la” pasha ci predice il ritorno dei protagonisti al paradiso turco. E i dialoghi? In inglese! Perché? Mah. Che dire? Una vergognosa (mi si passi il termine ma quando ce vo’ ce vo’) puttanata di un regista assassino in cerca di facile glamour con provocazioni di bassissimo livello a spese dell’opera, un disgraziato che dovrebbe essere cacciato anche da un teatro di avanspettacolo del sesto mondo. E il canto ? Come si possono classificare cantanti immessi in un simile contesto? Fanno del loro meglio: forse la migliore è Blonde e gli altri sono passabili. Scadente la direzione d’orchestra, piatta e noiosa ma da assolvere per le colpe del regista. Buh Buh finali (il regista non si attenta a comparire sul palcoscenico!) cui mi sono sonoramente associato uscendo dal teatro imbufalito. Pare che Berlino sia colpito da un virus che non si riesce a estirpare: ha smesso la Komische Oper di rappresentare opere in modo scurrile e adesso ci si mette la Deutsche Oper…
PS Da quanto tempo questo titolo manca dal Comunale di Bologna – senza polemica….


SadSadSad
 Cast

Besetzung

Musikalische Leitung Donald Runnicles
Inszenierung, Bühne Rodrigo García
Bühne, Video Ramon Diago
Kostüme Hussein Chalayan
Licht Carlos Marquerie
Chöre William Spaulding
Dramaturgie Jörg Königsdorf
Anne Oppermann
Bassa Selim Annabelle Mandeng
Konstanze Kathryn Lewek
Blonde Siobhan Stagg
Belmonte Matthew Newlin
Pedrillo James Kryshak
Osmin Tobias Kehrer
Chorsoli Carolina Dawabe Valle
Chöre Chor der Deutschen Oper Berlin
Orchester Orchester der Deutschen Oper Berlin
NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
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5 thoughts on “Die Entführung aus dem Serail – Berlino Deutsche Oper 17 Giugno 2016

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Ma certo caro prof. Neri, come ha giustamente osservato, anche sul punto abbiamo due recensioni giornalistiche diverse che sottolineano ancora una volta diversità di opinioni che fanno solo il bene della cultura.
    Operistica, in questo caso.
    Convengo poi con Lei che certe differenze economiche sul costo dei biglietti (Scala e DOper) di cui ha accennato a proposito del Ring, sono ingiustificabili.
    Oppure potrebbero esserlo solo in riferimento alla bellezza dei due teatri che vede il primo (la Scala di Milano) come uno dei più fascinosi del mondo.
    Le rinnovo ancora una volta il piacere di leggerla sempre, anche se non sempre posto un commento.
    Grazie ancora per il suo impegno.

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    “Alle Sänger, der Dirigent und sein Orchester sowie Chor und Statisten sehen sich am Ende bejubelt”
    Questo è il commento finale, mi sembra positivo, apparso sul BerlinerMorgenpost a margine dello spettacolo.
    Infine un’ipotesi circa la repentina calata del sipario da parte del Teatro che ha indispettito una piccola parte del pubblico: probabilmente questo è accaduto per non ritardare troppo il ricevimento finale, ampiamente annunciato, che ha visto la presenza, oltre che degli artisti, anche quella di Rodrigo Garcia.
    Naturalmente nessuno intende mettere in discussione che in mezzo ai buh indispettiti di cui sopra ci siano anche state alcune contestazioni riguardanti lo spettacolo nel suo insieme, come ha osservato il prof. Neri.
    L’opera, e non solo, vive anche di queste legittime prese di posizione da parte del pubblico.

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    • Purtroppo il Morgenpost è un giornale locale molto legato alla direzione della Deutsche Oper. La recensione molto più indipendente della Süddeutsche Zeitung è stata invece feroce. E io sono d’accordo. Poi “de gustibus”…

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  3. Roberto Barilli ha detto:

    C’ero anch’io a questa ‘prima’ alla Deutsche Oper e francamente devo dire che tutto il cast ha ricevuto per lo meno una buona decina diminuti di applausi entusiasti che sarebbero durati ancora di più se la direzione del Teatro non avesse deciso, abbastanza improvvisamente, di abbassare il sipario.
    E a questo punto sono partite le contestazioni del pubblico che, evidentemente, non aveva gradito questa decisione.
    Quanto ai dialoghi in lingua inglese che hanno occupato la scena per alcuni minuti (tutta l’opera, cantata in tedesco, è stata sopratitolata in alto a sinistra in tedesco e a destra in inglese…) evidentemente si è trattato di una scelta registica di Rodrigo Garcia (che è anche un apprezzato regista cinematografico…) in linea con gli allestimenti scenici di cui il prof. ha dato puntuale riscontro che a mio parere ha incontrato il favore del pubblico.
    Certo si è trattato di un allestimento estremo che solo un Teatro come quello berlinese poteva permettersi, fidando (e confidando…..) sulla grande larghezza di vedute del suo pubblico.
    Poi, come il prof. insegna, all’interno di uno spettacolo del genere possono benissimo coesistere tutte le prese di posizione di questo mondo come è anche vero che se un allestimento del genere dovesse essere messo in scena in Italia il linciaggio sarebbe assicurato.
    Bravissima e superapplaudita Kathryn Lewek (Konstanze), effettivamente paludata in un costume scenico poco entusiasmante, ma tant’è …… .
    Voglio chiudere questo breve commento, da spettatore e non certo da critico, con un ringraziamento sincero al prof. Neri per le notizie musicali che ci riporta con tanta ammirevole assiduità.

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    • Grazie per i complimenti. Da spettatore ritengo che i buh non siano stati dovuti al sipario calato bensí all’impostazione scurrile e volgare dell’opera e questo anche dai commenti captati in sala. Nel supplemento del Morgenpost dedicato alla Deutsche Oper c’è un”intervista al regista che dice tutto: ammissione di non sapere nulla del teatro d’opera, provocazione a qualunque costo etc. etc. Sul fatto che gli allestimenti scenici abbiano incontrato il favore del pubblico sarei cauto: ridere di qualche gag non significa gradirel’ikpostazioe. Domani (lunedī perchè di domenica i giornali in Germania non escono) ci ssranno le recensioni almeno del Morgenpost e della Süddeutsche Zeitung (sī perchè in Germania si recensisce non si introduce…): sarà interessante leggerli…

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