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Con i telefonini come sostitutivi dei sopratitoli (v. miei posts Sopratitoli!!! e Ri-Sopratitoli!!) viene proposta un’opera poco nota al pubblico … Aida, un azzardo per qualunque teatro per la sua notorietà. Disquisire sulla insulsaggine del management per questa buffonata tecnologica (con tanto di corifei specialisti della piaggeria su Repubblica e Corriere) sarebbe come agire da Maramaldo. Se si pensa che la trovata dei telefonini sarebbe dovuta alla “grandiosità” della messa in scena (a meno che per grandiosità non si intenda la dimensione dei fondali) c’è solo da ridere per non piangere. Di fatto gli spettatori si sono rivelati molto più intelligenti della direzione del teatro perché in pochissimi hanno usufruito del cervellotico sistema (sottoposto persino a referendum, il che fa pensare che si tratti di scempio potenzialmente da ripetere).
All’inizio viene annunciata la sostituzione del tenore nel ruolo di Radames con il tenore della seconda compagnia senza che venga data alcuna giustificazione. Il pubblico ringrazia. La scenografia è minimalista nel senso pieno della parola perché semplicemente … non esiste, sostituita da figure proiettate sullo sfondo che dovrebbero ricordare gli affreschi egizi e in altri casi sottolineare la temperie dei protagonisti. Risultato men che modesto: forse l‘unico vantaggio è che un teatro economicamente disastrato ha speso poco. Il coro nel primo atto canta avendo davanti – senza alcuna ragione – un tablet: un dono di Maroni rimasto dal referendum tenuto recentemente in Lombardia? Una nota di assoluto biasimo per uno scadentissimo balletto del primo atto con i soldati di Star Wars (ma che c‘entrano?) così che ci si aspetta di vedere entrare da un momento all’altro Obi One Kenobi e Dart Feller. Radames avrebbe allora dovuto essere agghindato come come Sky Walker con tanto di spada luminosa. Protagonisti e coro che entrano dalla platea: un espediente mai visto prima ….

Nella scena finale (come in altre scene) sul proscenio si presenta un tizio con tablet (ancora una volta!!) che non si capisce cosa c‘entri (forse passava di lì per caso). Un narratore silente o un portoghese? Insomma una regia e una scenografia velleitarie e scadenti.
Veniamo agli aspetti musicali. Ramfis è sotto il minimo, riuscendo anche ad andare fuori tempo e fuori sincronismo nel primo intervento del primo atto. L‘Amneris di Nino Surguladze (e qui il blogger deve fare ammenda: in una prima versione del post aveva scambiato la georgiana Nino Surguladze per un cantante. Granchio non male!) ha un primo atto contratto e ingolato ma fornisce un‘ottima prestazione nel secondo atto, soprattutto nel duetto con Radames. Quanto a quest‘ultimo la stazza e l‘altezza non l‘aiutano dal punto di vista scenico come eroe anche perché impalandranato in un grembiulone che ne accentua le carenze fisiche. Vocalmente avrebbe delle buone qualità ma riesce a esprimerle solo quando emette a pieni polmoni, mentre nei mezzi toni arranca vistosamente. Va comunque sottolineata un’ottima prestazione nella scena finale con Aida. Molto buona invece sotto ogni profilo l‘Aida di Monica Zanettin, voce armoniosa in tutti i registri e capace di modulare l‘emissione in ogni situazione, dal vellutato al drammatico. Una prova assolutamente maiuscola, molto al di sopra di tutti gli altri protagonisti e giustamente applaudita da un pubblico che decreta invece un successo contenuto all’opera con una clacque così insulsa da riuscire a intervenire fuori tempo e fuori momento (clacque scadente in un teatro scadente – tout se tient). Dimenticavo (per carità di patria): la direzione di Chaslin a essere magnanimi è insignificante e l’orchestra non si è fatta mancare una clamorosa “imperfezione” (non si può usare la parola più classica senza suscitare un coro di reazioni spropositate) delle trombe.
All’uscita dal teatro un miracolo: piazza Verdi vuota e pulita, priva assolutamente di quel caos che infesta normalmente la zona (sarà per la presenza di Prodi e signora in sala….?). Allora vuol dire che si può, e che se la zona viene lasciata in balia di malfattori, spacciatori, fracassoni etc. è solo per l‘insipienza e l‘ignavia delle istituzioni. E quindi doppiamente vergogna per coloro che non svolgono il loro dovere.
Cast
Il Re |
Luca Dall’Amico |
Amneris |
Nino Surguladze |
Aida |
Monica Zanettin |
Radamès |
Antonello Palombi |
Ramfis |
Enrico Iori |
Amonasro |
Dario Solari
|
Gran Sacerdotessa |
Beth Hagerman |
Messaggero |
Cristiano Olivieri |
Direttore |
Frédéric Chaslin |
Regia |
Francesco Micheli |
Scene |
Edoardo Sanchi |
Costumi |
Silvia Aymonino |
Luci |
Fabio Barettin |
Coreografie |
Monica Casadei |
Maestro del Coro |
Andrea Faidutti |

















