Cameristica, Recensioni

Daniil Trifonov – Quartetto Milano 17 Ottobre 2017

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Sul gusto del programma ci sarebbe molto da ridire, una sorta di “pot-pourri” dedicato a Svjatoslav Richter basato tutto su brani “di” e dedicati “a” Chopin, estratti da composizioni più articolate e quindi di scarso significato fuori dal loro contesto. La tecnica del ventiseienne Trifonov (che nel primo tempo della sonata ha avuto un vuoto di memoria subito recuperato)  è eccezionale (si pone certo nella scia dei grandi virtuosi come Horowitz, ma solo dal punto di vista tecnico) e non si discute, ma nelle sue esecuzioni si fa strada un certo manierismo, un’involuzione che porta a esasperare le contrapposizioni ritmiche in ossequio a una scuola slava portata a un eccesso di gusto discutibile. Il pianismo di Trifonov (impeccabilmente vestito in frac, cosa ormai desueta) pare deteriorato a causa – forse – di un eccesso di successo che impedisce il progresso di maturazione necessario a un grande pianista. Va inoltre ricordato che il repertorio del pianista russo si incentra in modo preponderante e quasi esclusivo sul percorso musicale romantico e postromantico, da Chopin a Rachmaninov, escludendo spesso il grande panorama della musica tedesca da Haydn a Brahms, passando per Schubert e Beethoven (se si esclude un’esecuzione di questo compositore dell’op. 111 molto discutibile): sarebbe oltremodo interessante vederlo maggiormente alla prova in questo repertorio per un giudizio più completo. Anche il programma del concerto in questione ha seguito – con piccole variazioni – lo stesso percorso di stampo romantico, con l’eccezione di Mompou, eseguito peraltro con grande sensibilità. Due bis: il primo una trascrizione leggermente variata del largo della sonata op. 65 per violoncello e pianoforte di Chopin (terzo tempo – come se non esistessero sufficienti brani per pianoforte del compositore di Żelazowa Wola!) e il secondo un improvviso del grande compositore polacco. Strepitoso successo da parte di un pubblico straripante di bocca buona nell’ambito del quale una signora decerebrata seduta nella fila dopo la mia ha canticchiato nel silenzio della sala il tema del preludio chopiniano (il n. 7) oggetto delle variazioni di Rachmaninov e il motivetto del “La ci darem la mano” per dimostrare la propria competenza musicale d’accatto. Ma si può? Una nota positiva: non c’è stato il pistolotto iniziale. Che sia di buon auspicio per il futuro?
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Programma
Mompou                  Variazioni su un tema di Chopin
Schumann             “Chopin” da Carnaval op. 9
Grieg                       “Hommage à Chopin” da Moods op. 73
Barber                     Notturno (Hommage to John Field) op. 33
Čajkovskij            “Un poco di Chopin” da Morceaux op. 72
Rachmaninov      Variazioni su un tema di Chopin op. 22
Chopin                    Variazioni sul “La ci darem la mano” op. 2  e Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35

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4 risposte a "Daniil Trifonov – Quartetto Milano 17 Ottobre 2017"

  1. Andrea Tessier ha detto:

    Temo lei abbia ragione, anche se il mio amore per Trifonov mi farebbe velo
    Se si ascoltano in YouTube due esecuzioni successive della trascrizione liztiana di Myrthen n. 1 questo emerge con chiarezza

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  2. Annibale Bormida ha detto:

    Trifonov è gran pianista, senza dubbio. Non riesco tuttavia a “vederlo” suonare per via delle eccessive e a parer mio inutili smorfie. Ricordo Backaus, granitico e concentrato e rimpiango quel modo di interpretare…

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  3. Andrea Rosazza ha detto:

    Per una volta mi è capitato di trovarmi allo stesso concerto descritto in questo blog, che leggo sempre con molto interesse.
    Concordo sulla premessa: il programma era un po’ cervellotico (difficilissimo da eseguire) e non del tutto convincente.
    Tuttavia se avessi letto il blog senza aver partecipato, ne avrei tratto la consolazione di non essermi perso una gran serata.
    Non è così. Non è facile sentire concerti di questo livello, tecnico ed espressivo. Il manierismo era assai lontano dalla musica di Trifonov e la ricerca del suono di grande modernità. A mio parere, siamo oltre i grandi del passato, e non solo sul piano tecnico. Del resto più che un terzo posto al premio Chopin, un primo posto al Concorso Arthur Rubinstein di Tel Aviv, un primo posto al premio Tchaikovsky, una carriera e un’agenda impressionante nei migliori teatri del mondo, cosa altro si dovrebbe fare per reggere il confronto coi “virtuosi del passato”? Ogni pianista predilige il repertorio di un’epoca e nessuno eccelle in tutto. È quindi? Caro pubblico, sappiate che mai si vede la sala Verdi del conservatorio gremita come ieri sera e, se non c’eravate, vi siete persi qualcosa.

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