Cameristica, Recensioni

Alexander Lonquich & friends – Bologna Festival 10-14 Novembre 2017

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Tre concerti di Alexander Lonquich, a due dei quali ho assistito (il secondo l’ho perso per la concomitante “prima” dell’Aida). Il primo insieme alla moglie Cristina Barbuti per due brani a 4 mani e il secondo libro dei preludi di Debussy. Il secondo concerto in trio e l’ultimo da solista. Lonquich è un buon pianista, dotato di una tecnica eccellente e molto eclettico nelle sue scelte spaziando su tutto il panorama dell‘orizzonte pianistico. Eppure non poco gli manca per accedere all‘empireo del pianismo internazionale, essendo mediamente di buona qualità in tutti gli aspetti ma non „outstanding“. Nelle esecuzioni a quattro mani sono stati scelti brani in cui il ruolo del „secondo“ si limita praticamente solo a un accompagnamento piuttosto banale, cosa assolutamente comprovata dal divertimento all’ungherese di Schubert, un brano veramente di infimo livello nel panorama delle composizioni del compositore viennese. L’esecuzione dei preludi del compositore francese è stata di buona qualità, rispettosa della cifra stilistica prevista dai brani, anche se il “tocco” (per una volta si può utilizzare un nome così spesso abusato che sta a significare la scelta della timbrica) del pianista di origine tedesca è ben lontano da quello di Walter Gieseking o Arturo Benedetti Michelangeli. Ma è nel concerto solistico che sono emersi i limiti del pianismo di Lonquich. In particolare in due brani, contraddistinti dallo stesso errore stilistico, ovvero in Nella nebbia di Janáček e nella Sonata in do minore D.958 di Schubert. I mondi dei due compositori (culturalmente assai lontani) sono però accomunati dall’obbligo di rinunciare a eccessi sonori e dall’assoluta necessità di evitare sforzati, stilisticamente impropri. Per capire quale sia il mondo di Janáček si dovrebbe ascoltare l’esecuzione di Rudolf Firkusny (il maggiore interprete del compositore boemo) della suite “Sul sentiero dei rovi” e per la sonata di Schubert le esecuzioni di Radu Lupu e di Alfred Brendel. Misura, toni sfumati, tempi contenuti, sottolineatura delle nuances musicali, insomma tutto quello che non abbiamo ascoltato del concerto di Lonquich. La sensazione è che ci troviamo di fronte a un pianista che progressivamente sta involvendo la sua cifra stilistica in un senso deteriore ma soprattutto è difficile comprendere come in Debussy siano stati rispettati i canoni esecutivi e nel concerto solistico siano stati violati. Grande successo di pubblico (tanto si applaude per principio e soprattutto la musica eseguita, non importa come, essendo la maggioranza del pubblico ignara del dettato dei compositori e incapace di fare confronti) e un bis Schubertiano.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità.
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Programma
10 Novembre
Claude Debussy      6 epigraphes antiques (a quattro mani) – Preludes (II livre)
Franz Schubert Divertissement  à la hongroise in sol minore op.54 (a quattro mani)
14 Novembre
Franz Schubert Sonata in fa minore D.625
Leóš Janáček  Nella nebbia
Wolfgang Rihm Ländler (1979)
Franz Schubert Sonata in do minore
Sonata in do minore D.958

 


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