Operistica, Recensioni

Aida – Teatro comunale Bologna 12 Novembre 2017

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Con i telefonini come sostitutivi dei sopratitoli (v. miei posts Sopratitoli!!! e Ri-Sopratitoli!!) viene proposta un’opera poco nota al pubblico … Aida, un azzardo per qualunque  teatro  per la sua notorietà. Disquisire sulla insulsaggine del management per questa buffonata tecnologica (con tanto di corifei specialisti della piaggeria su Repubblica e Corriere) sarebbe come agire da Maramaldo. Se si pensa che la trovata dei telefonini sarebbe dovuta alla “grandiosità” della messa in scena (a meno che per grandiosità non si intenda la dimensione dei fondali) c’è solo da ridere per non piangere. Di fatto gli spettatori si sono rivelati molto più intelligenti della direzione del teatro perché in pochissimi hanno usufruito del cervellotico sistema (sottoposto persino a referendum, il che fa pensare che si tratti di scempio potenzialmente da ripetere).

All’inizio viene annunciata la sostituzione del tenore nel ruolo di Radames con il tenore della seconda compagnia senza che venga data alcuna giustificazione.  Il pubblico ringrazia. La scenografia è  minimalista nel senso pieno della parola perché semplicemente … non esiste, sostituita da figure proiettate sullo sfondo che dovrebbero ricordare gli affreschi egizi e in altri casi sottolineare la temperie dei protagonisti. Risultato men che modesto: forse l‘unico vantaggio è che un teatro economicamente disastrato ha speso poco. Il coro nel primo atto canta avendo davanti – senza alcuna ragione – un tablet: un dono di Maroni rimasto dal referendum tenuto recentemente in Lombardia? Una nota di assoluto biasimo per uno scadentissimo balletto del primo atto con i soldati  di Star Wars (ma che c‘entrano?) così che ci si aspetta di vedere entrare da un momento all’altro Obi One Kenobi e Dart Feller. Radames avrebbe allora dovuto essere agghindato come come Sky Walker con tanto di spada luminosa. Protagonisti e coro che entrano dalla platea: un espediente mai visto prima ….

Nella scena finale (come in altre scene) sul proscenio si presenta un tizio con tablet (ancora una volta!!) che non si capisce cosa c‘entri (forse passava di lì per caso). Un narratore silente o un portoghese? Insomma una regia e una scenografia velleitarie e scadenti.
Veniamo agli aspetti musicali. Ramfis è sotto il minimo, riuscendo anche ad andare fuori tempo e fuori sincronismo nel primo intervento del primo atto. L‘Amneris di Nino Surguladze (e qui il blogger deve fare ammenda: in una prima versione del post aveva scambiato la georgiana Nino Surguladze per un cantante. Granchio non male!) ha un primo atto contratto e ingolato ma fornisce un‘ottima prestazione nel secondo atto, soprattutto nel duetto con Radames. Quanto a quest‘ultimo la stazza e l‘altezza non l‘aiutano dal punto di vista scenico come eroe anche perché impalandranato in un grembiulone  che ne accentua le carenze fisiche. Vocalmente avrebbe delle buone qualità ma riesce a esprimerle solo quando emette a pieni polmoni, mentre nei mezzi toni arranca vistosamente. Va comunque sottolineata un’ottima prestazione nella scena finale con Aida.  Molto buona invece sotto ogni profilo l‘Aida di Monica Zanettin, voce armoniosa in tutti i registri e capace di modulare l‘emissione in ogni situazione, dal vellutato al drammatico. Una prova assolutamente maiuscola, molto al di sopra di tutti gli altri protagonisti e giustamente applaudita da un pubblico che decreta invece un successo contenuto all’opera con una clacque così insulsa da riuscire a intervenire fuori tempo e fuori momento (clacque scadente in un teatro scadente – tout se tient). Dimenticavo (per carità di patria): la direzione di Chaslin a essere magnanimi è insignificante e l’orchestra non si è fatta mancare una clamorosa “imperfezione” (non si può usare la parola più classica senza suscitare un coro di reazioni spropositate) delle trombe.
All’uscita dal teatro un miracolo:  piazza Verdi vuota e pulita, priva assolutamente di quel caos che infesta normalmente la zona (sarà per la presenza di Prodi e signora in sala….?). Allora vuol dire che si può, e che se la zona viene lasciata in balia di malfattori, spacciatori, fracassoni etc. è solo per l‘insipienza e l‘ignavia delle istituzioni. E quindi doppiamente vergogna per coloro che non svolgono il loro dovere.
 Sad
Cast
Il Re
Luca Dall’Amico
Amneris
Nino Surguladze
Aida
Monica Zanettin
Radamès
 Antonello Palombi
Ramfis
Enrico Iori
Amonasro
Dario Solari
Gran Sacerdotessa
Beth Hagerman
Messaggero
Cristiano Olivieri
Direttore
Frédéric Chaslin
Regia
Francesco Micheli
Scene
Edoardo Sanchi
Costumi
Silvia Aymonino
Luci
Fabio Barettin
Coreografie
Monica Casadei
Maestro del Coro
Andrea Faidutti
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10 thoughts on “Aida – Teatro comunale Bologna 12 Novembre 2017

  1. Mirco Armandi ha detto:

    Basito, esterrefatto, incredulo…non mi vengono altri aggettivi per esprimere la pochezza dell’Aida a cui ho assistito.
    Ci hanno raccontato che l’uso del telefonino era necessario perche la scenografia era tanto maestosa da non dar spazio alla proiezione dei testi: ma quale scenografia? Probabilmente il nulla riempie così tanto.
    Da tempo si sta portando avanti una difficile opera di educazione perché il pubblico tenga i telefonini spenti durante gli spettacoli teatrali e cosa succede invece? invitiamo gli spettatori a tenerli accesi, cosi intanto si può messaggiare….
    Una regia aberrante ha cancellato ogni riferimento al libretto producendo ombre, figure e balletti completamente fuori contesto.
    Quelli come me che condannano questo modo di mettere in scena spettacoli d’opera, potrebbero essere accusati di essere retrogradi, non innovatori,…; ritengo invece di appartenere semplicemente alla cerchia di chi ama l’arte.
    Mirco Armandi

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  2. Stefano ha detto:

    Rispondo a Marcucci: a che servono i sovratitoli? È un atteggiamento snobistico, quello di pensare che tutti debbano conoscere a memoria i versi dell’ Aida. La invito ad ascoltare una grande Aida in disco: quella della Tebaldi, e a capire ogni parola del testo. Oggigiorno i cantanti curano maggiormente la dizione rispetto al passato , ma io continuo a non capire le parole.
    Come si faceva, quando non esistevano i sottotitoli? Chi voleva seguire il testo, si muniva di piccole torce e , disturbando i vicini, sfogliava i librettini tascabili; si arrivava alla fine dell’opera con gli occhi molto stanchi, e inevitabilmente si perdevano diversi passaggi.
    vocali. In tutti i teatri del mondo , eccettuato Bayreuth, si usano i sovratitoli o soluzioni tipo quella della Scala. Vogliamo tornare indietro di
    25 anni? Vogliamo che nessuno ,oltre a quelli che conoscono bene un’opera, possa avvicinarsi a questo genere? E che fra 20 anni, quando noi non andremo più a teatro, per motivi anagrafici,non ci sia più un pubblico per la lirica?

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Mi sono sempre chiesta l’ utilità dei sopratitoli nel caso di un’ opera italiana proiettata in Italia ed in un teatro tutto sommato di provincia (quanti stranieri in platea?).
    La perfetta dizione non dovrebbe essere un must per qualsivoglia cantante o con il proliferare di russe e romene spesso “un tanto al chilo” è passato di moda pure questo? Davvero tutti conoscono così poco un polpettone nazionalpopolare come Aida?
    Come si faceva fino a qualche anno fa, quando i sopratitoli non erano di moda?
    Capisco per uno Strauss o per un Wagner ( o una Aida all’ estero), ma a Bologna?Che si inventeranno per Tosca ( che fantasia! Che novità!)?
    Intanto, sul Carlino, grande tripudio per la trovata tecnologica così “avanti”: adesso sì che il Comunale è internazionale!
    Basta poco, che ce vò? Se la cantano e se la suonano…
    Nell’ era della robotica questo, a quanto pare, per i nostri amministratori è il massimo… Nulla di più tecnologico di una applicazione. Pardon, App : magari con la maiuscola…

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    • I sopratitoli sono indispensabili e la dizione chiara nel canto è in molti casi quasi impossibile. E’ un fatto di cultura cui non si può e non si deve rinunciare. Quanto al gadget tecnologico del comunale mi sono già ampiamente espresso

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  4. Massimo Rudan ha detto:

    Perché limitarsi a far le cose a metà? Già che ci sono, potrebbero proiettare il testo dell’opera sul sipario chiuso, in modo che sia bello grande e gli spettatori se lo possano leggere con comodo (se poi è in italiano, tanto meglio), e sui telefonini trasmettere il video di una qualche famosa edizione della Scala o del Metropolitan. Risparmierebbero un sacco di soldi ed eliminerebbero di colpo il pericolo di un fiasco. Pensiamoci sopra, magari promuovendo un referendum.

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  5. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Piazza Verdi ripulita!!!??? Non me la so neppure immaginare…!
    Anche gli sbarchi in Sicilia si sono fermati il giorno delle elezioni.
    Che “si possa” , in un caso e nell’ altro, dovrebbe essere ormai noto a tutti.
    Il fatto è che non conviene. Ormai dobbiamo la crescita di (buona) parte del nostri PIL a queste “attività”. Sono tutti soldi – e manovalanza, in tutti i sensi – che girano…
    Quanto all’ Aida… Beh, siamo alle solite, mi pare : coraggio da vendere ( anche questa volta in entrambi i sensi…)
    Presto, telefonini alla mano, li vedremo in platea accesi a mo’ di candeline come succede nei concerti di Jovanotti, uno dei Think tank di questa “sinistra”. Sarebbe comunque meglio dei “Brava! Bravo!” gridati a squarciagola dalla claque di di questo o di quell’ altro. Luminosi ma almeno silenziosi…
    Che ci vuole fare, Professore: ai sudditi è normale accontentarsi… e sopravvivere come si può. Del resto, se anche Arruga dice di Allevi che “…pare di ascoltare il giovane Schumann…”, di cosa ci lamentiamo?
    Le rimostranze ormai sono del tutto inutili: il muro di gomma è sempre più elastico.
    L’ unica cosa che servirebbe sarebbe colpire il “mercato”: teatro vuoto per un anno intero. Ma a questo punto forse anche questo sarebbe inutile pure questo: c’è sempre il nuovo FICO in cui sollazzarsi: “Venghino, venghino!”
    E chi può, può sempre andare a Berlino ( ammesso e non concesso che sia e rimanga differente…)

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