Recensioni, Sinfonica

Chaslin Albanese- Teatro comunale Bologna 25 Novembre 2017

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Un concerto a due facce. Cominciamo da quella positiva. I due brani orchestrali scelti (Le preludes di Liszt e la sinfonia di Franck) sono emblematici del percorso musicale della seconda metà dell’800, che è segnato, fra le altre cose, dal ruolo dato agli ottoni e in particolare dallo sdoganamento del basso tuba, che tanta parte ha nelle opere wagneriane. Brani musicali rutilanti che Frédéric Chaslin ha saputo valorizzare con una direzione energica e partecipata, anche se proprio gli ottoni, (in particolare si indovini quali) ancora una volta, non hanno di certo offerto una prova entusiasmante (eufemismo – ma vogliamo mettere mano al problema una volta per tutte?). Allievo di Baremboin e direttore wagneriano, Chaslin ha trascinato l’orchestra, estraendone il meglio che è in grado di proporre con grande e giustificato successo di pubblico. Una prestazione ben diversa da quella offerta nella recente Aida al teatro comunale che dimostra come il repertorio mitteleuropeo sia ben più connaturato al direttore. Un discorso diverso per il concerto in sol di Ravel. Qui Giuseppe Albanese si è confrontato con le grandi esecuzioni di Argerich, Michelangeli e Haas (solo per fare qualche nome) e il confronto è stato impietoso, marcato soprattutto dall’inizio del secondo tempo. La semplicissima melodia di Ravel richiede un perfetto controllo delle sonorità e una scelta accurata delle sfumature che sono totalmente mancate nell’esecuzione di Albanese, che trova la sua cifra esecutiva in un virtuosismo atletico dimostrato dalla scelta, come secondo bis, di un tempo di una sonata di Haydn, eseguita come fosse uno studio di Clementi a una velocità esagerata per strappare l’applauso di un pubblico di bocca buona pronto a farsi abbindolare dai muscolari (come nel caso di Matsuev). Già la scelta di un tempo di una sonata per un bis è assai discutibile ma ancor più di pessimo gusto è stato richiedere al pubblico se voleva un brano melodico o brillante (modestissimo tentativo di ingraziarsi il pubblico) ed eseguire un pezzo brillante nonostante il parere contrario del pubblico! Nel concerto di Ravel, poi, non sono mancati casi di mancanza di sincronismo con l’orchestra. Quanto al primo bis (Alborada del gracioso di Ravel) il minimo che si può dire è che la sua lunghezza è eccessiva per un bis (anche se nel 1979 un Pollini d’annata eseguì come bis a Londra Les adieux di Beethoven ma in versione  integrale), e che la sua esecuzione è stata ancora una volta di stampo virtuosistico, trascurando tutte le sfumature, anche talvolta caricaturali, del brano. No good.
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