Recensioni, Sinfonica

Darrell Ang – Teatro comunale Bologna 25 Ottobre 2017

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Veniamo al dunque: un concerto di certo non memorabile con un giovane direttore con tanta buona volontà ma ancora acerbo. Se ne è avuta prova nel brano di Ravel in cui è venuta a mancare quella caratteristica del compositore francese in grado di accoppiare gli stilemi classici (in particolare in questo hommage a Couperin) con le istanze della musica del primo novecento. Nella versione orchestrale del brano mancano poi alcuni “numeri”(la fuga e la toccata finale)  presenti nella versione originale per pianoforte il che rende la partitura un po’ monca soprattutto all’orecchio di chi conosce la versione per  il piano. Un po’ meglio l’esecuzione del brano di Fauré grazie alla sua orecchiabilità, in alcuni passaggi peraltro un po’ corrivo come nella Sicilienne. Difficile da giudicare l’esecuzione del Lago dei cigni Čajkovskij, una scelta discutibile di una musica fin troppo chiaramente dedicata al balletto e che nella versione solo orchestrale risulta piuttosto noiosa. Un plauso al primo violoncello e al primo violino dell’orchestra che hanno eseguito in modo eccellente il duetto di “soli” del lago dei cigni.  Folto pubblico ma successo piuttosto tiepido. Una nota ancora una volta una nota di assoluto demerito di un ufficio stampa inesistente, incompetente, impresentabile: nessun accenno al concerto su due dei quotidiani più diffusi a Bologna, ovvero Corriere e Repubblica.
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Programma
Gabriel Fauré                                     Pelléas e Mélisande
Maurice Ravel                                   Le tombeau de Couperin         
Pëtr Il’ič Čajkovskij                          Il lago dei cigni

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2 risposte a "Darrell Ang – Teatro comunale Bologna 25 Ottobre 2017"

  1. Stefano ha detto:

    Devo dire che invece a me il concerto è piaciuto moltissimo. Un bel programma, con il brano di Fauré poco eseguito, ad eccezione del movimento con la famosa parte per il primo flauto, un bellissimo Le tombeau de Couperin, e la suite dal lago dei cigni, che trovo invece molto gradevole. L ‘ esecuzione dell’orchestra mi è sembrata tecnicamente valida ; il direttore ha staccato alcuni tempi troppi veloci in Ravel, ma ha evitato quel suono sempre ff, che purtroppo ci propinano sia il direttore giapponese, mi pare si chiami Yoshida, per non parlare dell’ uzbeko, dal cognome impronunciabile.
    Ma scrivo soprattutto per dissentire sul fatto che il successo di pubblico sia stato tiepido. Io ho ascoltato applausi fragorosi, e commenti entusiasti. Forse il Professore si circonda di persone troppo esigenti. Non siamo a Berlino, e neanche a Vienna. Con quello che passa il convento, ce ne fossero, di concerti come questo.

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