Author Archives: Giovanni Neri
Shokakimov-Grazia – 8 Novembre 2013
Roberto Cappello – 7 Novembre 2013
Boris Petruschansky – 6 Novembre 2013
Mustafić-Maurizzi – 30 Ottobre 2013
Maria Perrotta – CD Decca
Brunello – Musica Insieme – 21 Ottobre 2013
Un’ultima nota: perchè nel testo tedesco del Lied del programma di sala sono stati inseriti due errori facilmente individuabili da chiunque abbia anche una modesta dimestichezza con la lingua teutonica ?
Luisi-Orchestra della Scala – 20 Ottobre 2013
Nabucco – Teatro Comunale Bologna – 19/10/2013
Klisowska-Ruzza Goethe Zentrum 19/10/013
Ensemble Aurora – 17 Ottobre – Bologna Festival
Pare che le “bad practices” più sono “bad” e più attecchiscono. Mi riferisco al malcostume – che prende sempre più piede a Bologna – di fare precedere il concerto da un pistolotto che nella grandissima maggioranza dei casi è noioso e inutile (quando non irritante – ricordo solo un caso di una relatrice brava e competente: Maria Chiara Mazzi). E’ il caso anche del concerto in questione in cui un improvvisato, anziano “relatore” (che ha scambiato costantemente Boccherini con Cherubini !) ha iniziato con alcune banalità sul compositore della serata (Boccherini) – che chiunque frequenti anche sporadicamente i concerti ben conosce – per finire con una lode sperticata del complesso della serata, una valutazione che è di stretta spettanza del pubblico. Inutile dire che questa prassi è del tutto giustamente sconosciuta all’estero ove – per chi è interessato – vengono spesso organizzate conferenze di veri esperti – in orari non di concerto : altro che relatori dilettanti! Un’intera serata dedicata a Boccherini è certamente un risiko non indifferente, dal momento che l’eccellenza del nostro è più nella quantità che nella qualità. Secondo l’ “introduttore” il pregio dell’ ensemble risiederebbe – fra le altre cose – nella rigorosa esecuzione in stile barocco dei brani. Di questo stucchevole argomento non se ne può più: che cosa significa ? Abbiamo registrazioni delle esecuzioni settecentesche ? Siamo sicuri che nella prassi gli esecutori non cadessero nella tentazione di abbellire i loro brani con variazioni di tempo (si pensi alla prassi clavicembalistica)? No, non lo sappiamo ma qualcuno pretende di saperlo. Ora è del tutto evidente che il rispetto dello stile è indispensabile (vero Mustonen…?) ma l’idea che il meglio di un’esecuzione risieda nell’uso di un fortepiano o di un violino barocco con espressività ridotte al minimo, ebbene questa è una sciocchezza. Così il nostro ensemble per non sbagliare ci ha ammannito nella prima parte del concerto due quintetti con una esecuzione scolastica e metronimica trascurando persino quegli accenni preromantici che sono – forse – uno dei pregi maggiori del compositore: insomma una diligente monotonia. Assai meglio la seconda parte ravvivata dalla bella, armoniosa e calda voce di Gemma Bertagnoli che ha fatto del suo meglio per non fare sfigurare lo Stabat Mater di Boccherini rispetto a quelli ben più belli e giustamente assai più noti di altri compositori. Un concerto, insomma, non entusiasmante (eufemismo). Una piccola nota di colore: Boccherini era un grande virtuoso del violoncello ed è singolare come la parte di questo strumento, persino nello Stabat Mater, richieda all’esecutore grande capacità tecnica, abbondando di capotasti e note acute.
Ottobre, in fila!
Ottobre per molte istituzioni musicali è tempo di rinnovi e di nuovi abbonamenti, ma non è mai tempo di evitare quel fenomeno tutto italiano che è “la fila”. A titolo di esempio mi sono recato martedì 15 Ottobre alle 13 presso il botteghino del teatro Comunale e ho colà trovato almeno 50 persone in coda (sedute addirittura nel foyer con una gentile signorina- in veste di vigile – che dirigeva “il traffico”) per il rinnovo dell’abbonamento alla stagione lirica e sinfonica: una cosa inaccettabile con tempi di attesa di almeno due ore (caso migliore). Mi domando perché l’esercizio della prelazione (così come la sottoscrizione dei nuovi abbonamenti) non possa essere condotta per via telematica (mi rifiuto di pensare che le 50 persone in coda fossero tutte informaticamente “diversamente abili”) con spedizione postale del titolo come ormai avviene da moltissimi anni (10 e più) in molti teatri (io ho personal esperienza della Staatsoper, della Deutsche Oper e della Philarmonie di Berlino, oltre che di Bayreuth). Naturalmente è sempre possibile accedere al botteghino ma normalmente si trovano al massimo una o due persone anziane che non hanno dimestichezza con il computer. Anche il servizio telematico per i singoli biglietti del teatro Comunale (fornito da Vivaticket) è di pessima qualità (l’interfaccia utente è di tipo antiquato e orientata più ai concerti rock che alle manifestazioni culturali oltre che persistere – nonostante mia segnalazione – in una frase in inglese maccheronico “de no antri” per indicare l’accettazione di un ordinativo: “advice of order” in inglese non significa “avviso di ordinativo” ma “suggerimento di ordinativo”!!! ): i teatri berlinesi ben evitano di appoggiarsi a organizzazioni esterne che hanno anche il difetto di richiedere un aggio. A Berlino basta registrarsi una volta per la vita (addirittura Deutsche Oper e Staatsoper hanno una registrazione unica) e fornire i dati della propria carta di credito e il proprio indirizzo e-mail (che viene riverificato): si riceve un codice (come nel caso di Amazon, tanto per fare un esempio) attraverso il quale è poi possibile eseguire ogni operazione (biglietti, abbonamenti etc.) ricevendo per posta elettronica la conferma e poi per posta ordinaria (sì, anche le tanto bistrattate poste italiane!) – se richiesti – i documenti, oltre che essere informati via e-mail di tutte le manifestazioni dell’ente. La realizzazione di questo sistema è assai semplice (lo posso affermare da informatico): non sarebbe opportuno evitare ai fedeli e ai tanti agognati e necessari fidelizzandi spettatori un inutile, costoso e irritante disagio (il discorso vale ovviamente per l’Orchestra Mozart, Bologna Festival etc.) magari consorziandosi in materia? I membri dei CdA di queste organizzazioni hanno mai fatto almeno una volta l’esperienza di questa ordalia? Si convincerebbero subito della necessità di intervenire, e urgentemente!
Programma 2013-20134 del Circolo della Musica di Imola
Un piccola società musicale di una piccola cittadina che presenta però un cartellone di grande qualità con un plauso all’infaticabile organizzatore Domenico Mirri che a suo rischio (anche economico!) con finanziamenti irrisori e occupandosi praticamente di tutto riesce a produrre una stagione che non teme il confronto con quelle di organizzazioni musicali bolognesi dotate di ben altri mezzi e strutture. Il programma è reperibile all’indirizzo http://www.circolodellamusicaimola.eu/2013_2014/index.html e presenta un ventaglio di proposte che toccano praticamente tutte le branche della musica da camera senza trascurare sempre nel contesto dei 10 concerti una serata dedicata al Lied con un interprete eccezionale quale Ian Bostridge (meditate, organizzatori bolognesi, meditate..). Gli interpreti sono in ogni caso tutti di medio-alta caratura (a Imola hanno suonato Schiff, Zimerman, Gabetta, Buchbinder, Gutman, Leonskaja etc.). Da sottolineare a ingresso libero anche tre conversazioni non nelle serate dei concerti (una prassi irritante adottata da Musica Insieme a Bologna spesso con relatori di modesta levatura che in alcuni casi sono stati brutalmente fischiati dal pubblico) su temi inerenti i concerti presentati e con la partecipazione di un folto pubblico attento e competente a coronamento del successo dell’iniziativa. Un unico argomento meriterebbe una maggiore attenzione da parte dell’organizzatore: l’inserimento di giovani concertisti all’inizio della loro carriera nel cartellone (cosa che in ogni caso non cambierebbe il bilancio). Purtroppo lo star system e le riviste musicali sono sovente orientate da criteri non solo artistici e molto spesso solo l’ascolto diretto permette di giudicare la qualità di un emergente. Di certo il vincere un concorso internazionale è un’ottima referenza e piacerebbe a molti essere magari fra i primi a valorizzare un giovane lanciato poi in una brillante carriera.
Stagione sinfonica 2014 del Teatro Comunale
Il commento in materia è breve. Una stagione di media qualità senza punte di eccellenza: nessun direttore di grande risonanza – ad esclusione del già citato nella stagione operistica Mariotti – nessuna orchestra ospite e sopratutto – questo sì un vero e imperdonabile difetto – con solo 5 serate su 16 che presentino un solista. Mentre sono del tutto giustificati anche alcuni concerti di sola orchestra, la proporzione è erronea, dal momento che la presenza di un solista in un concerto sinfonico ne ravviva l’interesse e allarga la prospettiva dell’offerta musicale. Di fatto in tutto il 2014 ci saranno solo tre concerti per pianoforte e orchestra (Čajkovskij, Rachmaninov – interessante che recentemente il “Rach 3 sia suonato più del celeberrimo “Rach 2”- e Prokof’ev ) e due concerti per violino e orchestra (Šostakovič e Čajkovskij). (Ma solo i compositori russi hanno composto concerti per solista e orchestra ?). Se il problema è di budget meglio comunque favorire la qualità rispetto alla quantità. Quanto al canto un’unica performance: i “Wesendonk Lieder” di Wagner. E’ questo del canto al di fuori dei contesti operistici uno degli aspetti più provinciali dell’offerta musicale bolognese, problema che riguarda non solo il Teatro Comunale ma anche le altre organizzazioni musicali della città. Certamente una seppur molto debole attenuante può essere trovata nella lingua dal momento che la produzione in materia è praticamente solo estera ma fornire adeguate traduzioni (uso la sottolineatura per gli strafalcioni che purtroppo inprovvisati traduttori – soprattutto dal tedesco – inseriscono con bella sicurezza nei loro elaborati) non sarebbe troppo complesso e nel caso del Teatro Comunale è anche disponibile il sistema videoproiettivo utilizzato nella stagione operistica. Una riflessione in materia sarebbe non solo auspicabile ma doverosa!
Stagione operistica 2014 del Teatro Comunale
Finalmente ! Il segreto di Pulcinella, il cartellone della stagione operistica 2014 è stato reso ufficiale. Il programma (se si esclude il musical, peraltro non facente parte del contesto degli abbonamenti) e i due balletti (che non commento nel blog, dichiarando apertamente la mia incompetenza in materia) presenta 8 opere di cui 5 “di repertorio” ovvero classiche e 3 meno “classiche”. Dai dati presenti nel cartellone non risulta chiaro se il melologo Cassandra di Michel Jarrell (indicato come opera) ne faccia parte dal momento che sono previste solo due rappresentazioni dalle quali è esclusa la “prima” (scelta quantomeno singolare!). Le opere prescelte sono comunque di notevole interesse (a cominciare dal Parsifal da troppo tempo assente dal teatro che però, con una impostazione tipicamente provinciale, viene fatto iniziare nelle rappresentazioni serali alle 19, con il rischio che la fine delle sofferenze di Amfortas passi inosservata da parte di un pubblico ormai prostrato e dormiente e che potrebbe considerare la fine dell’opera come la fine delle proprie sofferenze!) e non si può non apprezzare anche il ritorno del Guillaume Tell così come la conclusione della trilogia Mozartiana con il “Così fan tutte”, che si spera ripeta il grande e meritato successo delle “Nozze di Figaro” del 2011. La valutazione positiva riguarda anche l’Evgenij Oneghin, un’opera di cui alcune arie – fra tutte quella di Tatiana – sono da inserire nei grandi capolavori vocali dell’800. La presenza ancora una volta della Tosca non entusiasma (ormai incontriamo troppo spesso il cav. Cavaradossi – va bene che le regole impongono un numero minimo di opere italiane ma un po’ di fantasia, suvvia !, non guasterebbe. Ad esempio qualcuno ha mai pensato al delizioso “Lo frate ‘nnammurato” di Pergolesi? ) mentre sarà interessante vedere l’accoglienza dell’opera di Šostakovič (qualche timore è più che giustificato). Differente è il discorso dei direttori e degli interpreti. Alcuni direttori sono certamente di ottimo livello (ad esempio Mariotti) per altri il dubbio è più che fondato. Analogamente per i cantanti. Ma i giudizi a priori non sono mai giustificati: quindi let’s wait and see…..
Piotr Anderszewksy
Schellenberger e Silocea
Plamena Mangova
Plamena Mangova -Cortina 4 Agosto 2013.
Madelyn Renée e Jeffrey Swann
Martina Filjak – Ravenna
Martha Argerich &friends (& one feind)
Dagli annali di un secolo appena cominciato.
La mia perfida amica Sissa Festi mi ha inviato il seguente apologhino:
Beatrice Rana
Concerti rock a Bologna
Non so se un blog di musica classica ha il diritto di parlare di musica rock, ma nel dubbio me lo arrogo. Vorrei in questo caso applaudire la decisione della giunta Merola che ha limitato i decibel dei concerti rock serali in estate a 75 e con l’obbligo di terminare alle 22. Una decisione saggia che contempera le esigenze del pubblico “rock” e quello della quiete notturna. Interessante notare come una smentita così clamorosa dell’atteggiamento provocatorio dello scorso anno dell’assessore alla cultura (?) Ronchi non abbia suggerito all’assessore stesso le dimissioni. Ma si sa: le dimissioni in Italia sono un istituto non legato alla dignità delle persone ma normalmente solo all’intervento della magistratura (e anche in tal caso con resistenze fortissime). E in fatto di “cultura” non si può non interrogarsi ancora una volta sulla mostra di Vermeer: quante manifestazioni culturali (e musicali !) si sarebbero potute organizzare con gli stessi fondi? E il ritorno anche economico (tutto da verificare) vale l’investimento? Ai posteri… ma poi in Italia il merito di un (tutto potenziale) sucesso è di uno solo mentre il demerito di un ìnsuccesso è di tutti e quindi di nessuno!
Eccolo di nuovo !
Dopo avere perso l’evento bolognese dell’anno (Abbado-Lupu-Napolitano) sul cui esito musicale attendo commenti da chi ha assistito (essendo andato a trovare il sole nel sud dell’Inghilterra!) riprendo le mie conversazioni a ruota libera. Non avendo nulla di specifico da commentare tocco un argomento cui da tempo volevo dedicare qualche riga. Si tratta della competenza del pubblico dei concerti. Se per assurda ipotesi dietro un tendone di avvicendassero Andras Schiff e un ottimo studente di conservatorio con lo stesso programma, quanti sarebbero in grado di distinguere con sicurezza le due interpretazioni? Probabilmente meno del 10% del pubblico in sala. E perchè ? Perchè il pubblico applaude NON l’interpretazione ma la musica in sè. Sciorinategli un paio di valzer di Chopin, un paio di improvvisi di Schubert e soprattutto un bel Liszt di quellli da baraccone (ad esempio una delle peggiori rapsodie ungheresi – sì, perchè il nostro non ha composto solo la sonata in Si minore!) possibilmente ad alto volume e il gioco è fatto. Applausi scroscianti indipendentemente dall’esecutore. E per una delle ultime composizioni di Brahms? Tiepido consenso in ogni caso. Questo naturalmente pone una volta di più il perenne dilemma: è più importante capire e valutare o semplicemente godere ? Debbo confessare che mi è capitato spesso di invidiare persone chiaramente digiune di musica che si sperticavano in applausi totalmente immeritati soddisfatte però di quanto avevano ascoltato mentre il sottoscritto, con la nota acribia, annotava tutti gli strafalcioni, le violazioni del dettato musicale etc. finendo per immalinconirsi sia per quanto aveva ascoltato sia per la rabbia di vedere premiato chi chiaramente non lo meritava. Sia chiaro: la differenza di giudizio anche fra gli esperti è comune (si pensi al caso Andreeva, vincitrice – a mio e altrui giudizio – immeritatamente dell’ultimo concorso Chopin) ma si basa su un denominatore tacitamente concordato che stabilisce un confine da tutti accettato al di sotto del quale il giudizio negativo è unanime. Non vale purtroppo per “the general public“.
Assenza
Sarò nella “perfida Albione” da domani fino al prossimo lunedì. Non sarò quindi presente al concerto Abbado-Lupu.. Alla prossima settimana.
I Solisti dell’orchestra Mozart con A.Lonquich
I concerti “a geometria variabile” non mi sono mai piaciuti: viene a mancare quell’unità interpretativa che sola permette un giudizio complessivo sull’esecuzione. Il concerto di ieri sera (che ha alternato brani solo pianistici a due quintetti per piano e fiati) rientra nella sfera delle manifestazioni “di giusto valore”: esecutori singolarmente di buona qualità che però mancano di quell’affiatamento (derivante solo da una prassi esecutiva continuativa) che trasforma un ensemble in un tutto amalgamato in cui il risultato è superiore alla somma dei singoli. Esecuzioni quindi ben “polished” ma tendenzialmente fredde e compassate e quindi certamente non entusiasmanti. A tutto questo ha certamente contribuito il pianismo di A.Lonquich che assomiglia a un soprammobile di ottima fattura ma che finisce col non essere notato data la sua ripetitività. Sia chiaro: nulla da eccepire quanto a tecnica e rispetto del dettato musicale ma certamente pare mancare quel “plus” che trasforma un ottimo pianista in un grande pianista. Un’unica notazione comportamentale: perchè Lonquich cerca costantemente l’ispirazione “altrove” guardando da tutte le parti fuorchè verso il pianoforte con contorcimenti degni di un ginnasta?
Auditorium – Lettera inviata a Merola
Pianofortissimo – Bè
Götterdämmerung – La Scala – Milano
Uno spettacolo ancora una volta all’altezza della grande tradizione della Scala. La conduzione (ormai collaudatissima) di Barenboim è perfetta. Irene Theorin è una Brunhilde superlativa, ripetendo la prova magistrale data lo scorso anno nel “Tristan und Isolde” di Bayreuth (purtroppo disastrato da una regia/scenografia al di sotto di ogni immaginazione). Il tenore Lance Ryan (già protagonista del Sigfried di Bayreuth 2010) si conferma un buon (non superlativo) interprete wagneriano (quanto ci mancano Ian Storey e Jonas Kaufmann) mentre Gerd Grochowski e Anna Samul rispettivamente nei ruoli di Gunther e Gutrun (ruoli che Wagner ha volutamente e segnatamente impostato da comprimari) hanno svolto con buon mestiere il loro compito. Il basso Mikhail Petrenko (Hagen) ha una voce perfetta per il ruolo. Un po’ di tristezza mette Waltraud Meier, che (pur con una voce ancora all’altezza della sua fama) viene confinata nei due ruoli secondari della seconda norna e della walküre Waltraute. Ricorda un po’ il destino della grande Christa Ludwig che nelle sue ultime apparizioni wagneriane veniva relegata al ruolo secondario di Fricka: “sic transit gloria mundi”… Quanto alla regia di Guy Cassiers (e all’aspetto scenografico dell’opera curato da Enrico Bagnoli) il mio giudizio è che si tratti di un’ottima realizzazione (così come mi erano apparse le altre regie del Ring di Cassiers) che pone il dramma e le scene in una luce atemporale. Molto bravi i ballerini che simulando un comportamento da furie sottraggono l’anello a Brunhilde nella scena del travestimento di Sigfrido come Gunther. Ancora una volta Irene Theorin è stata perfetta scenicamente riflettendo le due anime dell’amante e della vendicatrice in modo del tutto convincente. Lance Ryan, al contrario, ha confermato la propria debolezza scenica con una gestualità eccessiva e tavolta istrionesca: di certo non gli ha giovato il costume di scena (che ricordava vagamente quello del Mods degli inizi degli anni ’60) mentre i costumi persino grotteschi di Gunther e Gutrun non sono parsi stonati rispetto all’oggettiva pochezza e meschinità del loro ruolo. Il comportamento di Hagen è, per dirlo alla tedesca “übertrieben” (sopra le righe) sottolineato anche dal trucco mefistofelico che seppure corrispondente al ruolo non è strettamente necessario. Un’ultima meritata citazione: bravissime scenicamente e vocalmente le tre Rheintöchter nella scena della tentata seduzione di Sigfried. Peccato che il pubblico abbia risposto con un applauso un po’ freddino (di circostanza si potrebbe dire) alla fine dell’opera : la colpa però è anche dell’organizzazione che fa iniziare l’opera alle 18. Alle 24 (dopo due intevalli di ben 40 minuti) il pubblico è stanco e molti sono preoccupati di perdere l’ultima metropolitana: un’opera così complessa e lunga necessita di orari più potabili. Necessario dire che all’estero il Götterdämmerung inizia normalmente alle 15 o alle 16 ?