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Martina Filjak – Ravenna

“Temi e ballate popolari: un’occasione per riflettere su varie accezioni dell’idea di “popolare” in musica” recitava il programma. Di “popolare” in realtà nel concerto c’era poco se non i nomi di alcuni brani  (non tutti – si può ad esempio definire ballata popolare la quarta sonata di Prokofiev?). Ma veniamo a Martina. Innanzitutto bisogna ammettere che il chiostro della biblioteca classense di Ravenna non è certamente un luogo adatto a un concerto di pianoforte. L’acustica non è cattiva, semplicemente non esiste data la dimensione del luogo, la presenza di molte piante etc.: il suono cade ai piedi del piano e l’effetto è una sorta di sordità complessiva che certamente non aiuta l’esecutore. La performance della Filjak non è stata comunque entusiasmante: una pianista di medio livello con molti (eccessivi) atteggiamenti plateali alla Francesca Bertini e ammiccamenti verso il pubblico di cui si poteva (e si deve) fare a meno. Così come si poteva evitare il coup de téatre del cambio d’abito fra il primo e il secondo tempo, come se fosse Milly Carlucci.  La tecnica non è trascendentale, come dimostrato dall’esecuzione della seconda (estremamente difficile) ballata di Chopin, della ballata op. 118 di Brahms  e di Islamey di Balakirev eseguiti tutti a un tempo “contenuto” e senza un controllo completo della tastiera. Abbastanza incolore anche il Liszt della ballata (giustamente poco eseguita – un brano noioso e ripetitivo) in si minore. Di buona qualità l’esecuzione dei brani di Prokofiev e di Bartok. Forse la migliore esecuzione è stata quella della prima ballata op. 10 di Brahms dove i toni sognanti e al contempo eroici del brano sono stati eseguiti con un perfetto controllo delle sonorità: essendo il primo brano in programma faceva molto sperare ma la disillusione non ha tardato e manifestarsi. Vincitrice del concorso di Cleveland del 2009 (e con un repertorio incredibile data la giovane età – dal suo sito risulterebbe che abbia nelle mani 30 concerti !) ritengo che meriti una prova di appello in una sala adatta (e con un piano che dimostri un po’ meno di anni) ma in ogni caso la ancora necessaria maturazione musicale e tecnica  richiederebbe un’umiltà e uno studio ulteriore che invece la programmazione dei suoi concerti 2013 e 2014 non sembra concederle. Sapere amministrare saggiamente i successi ottenuti in giovane età evitando sovraesposizioni (senza ovviamente tralasciare completamente i vantaggi della vincita di un concorso) sarebbe segno di una maturità che lascerebbe ben sperare. Speriamo.
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