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Schellenberger e Silocea


Schellenberger e Silocea – Cortina 7 Agosto 2013- E’ inutile insistere: il palcoscenico dell’Alexander Girardi Hall di Cortina non ha una dimensione sufficiente per ospitare un’orchestra (anche se a ranghi ridotti) e un pianoforte. La sua acustica è scadente,  il suono non si amalgama e si assiste, nella compressione degli strumentisti a causa della presenza del piano,  persino a una deformazione del suono di alcuni strumenti quali il corno la cui emissione risulta talvolta persino stridente. Schellenberger è un buon professionista come direttore d’orchestra e un eccellente oboista come è risultato nel concerto per oboe e orchestra da lui eseguito in modo pressoché perfetto. Ma l’attenzione del concerto si incentrava sulla pianista Alexandra Silocea che ha eseguito il celeberrimo concerto “jeune homme” di Mozart. Una prestazione con molte luci ma anche molte ombre. La Silocea ha un buon tocco, una tecnica brillante e un approccio molto “tecnico” al concerto Mozartiano che viene eseguito con  precisione ma anche con una certa freddezza, talvolta eccessiva come nel caso della cadenza del primo tempo che è risultata francamente troppo breve e quindi piuttosto deludente. Mentre il secondo tempo è stato reso con il “patos” necessario l’ultimo tempo è stato affrontato con una velocità  decisamente eccessiva il che ha portato ad alcune imprecisioni che certamente potevano essere evitate e che hanno anche compresso il valore musicale del brano. Insomma un’artista che nulla concede al canto nei tempi brillanti e che talvolta eccede nella sottolineature dei trilli che esegue con una precisione degna di nota ma spesso fine a sé stessa. I due brani ulteriori in programma (una sinfonia di Mozart e una di Haydn) sono stati eseguiti in modo accettabile ma non indimenticabile. In ogni caso se non si pone mano seriamente a una revisione della Hall (e la dimensione del palcoscenico è un problema da risolvere urgentemente) e della sua sonorità è meglio limitarsi a concerti solistici che meno risentono in modo così drammatico della scadente acustica della sala. Quanto al pubblico è chiaro che si pone un drammatico problema numerico e questo deve essere affrontato cambiando radicalmente l’organizzazione del Festival, curando in modo molto più professionale la sua impostazione e in primo luogo la comunicazione, soprattutto considerando la specifica  realtà nella quale è organizzato.  Vedere solo mezza sala mezzo vuota è uno spettacolo deludente e certamente irritante per gli esecutori: se non si cambia il destino del Festival Ciani sembra segnato.
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