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Ensemble Aurora – 17 Ottobre – Bologna Festival

Pare che le “bad practices” più sono “bad” e più attecchiscono. Mi riferisco al malcostume – che prende sempre più piede a Bologna – di fare precedere il concerto da un pistolotto che nella grandissima maggioranza dei casi è noioso e inutile (quando non irritante – ricordo solo un caso di una relatrice brava  e competente: Maria Chiara Mazzi). E’ il caso anche del concerto in questione in cui un improvvisato, anziano “relatore” (che ha scambiato costantemente Boccherini con Cherubini !) ha iniziato con alcune banalità sul compositore della serata (Boccherini) – che chiunque frequenti anche sporadicamente i concerti ben conosce –  per finire con una lode sperticata del complesso della serata, una valutazione che è di stretta spettanza del pubblico. Inutile dire che questa prassi è del tutto giustamente sconosciuta all’estero ove – per chi è interessato – vengono spesso organizzate  conferenze di veri esperti – in orari non di concerto : altro che relatori dilettanti! Un’intera serata dedicata a Boccherini è certamente un risiko non indifferente, dal momento che l’eccellenza del nostro è più nella quantità che nella qualità. Secondo l’ “introduttore”  il pregio dell’ ensemble risiederebbe – fra le altre cose –  nella rigorosa esecuzione in stile barocco dei brani. Di questo stucchevole argomento non se ne può più: che cosa significa ? Abbiamo registrazioni delle esecuzioni settecentesche ? Siamo sicuri che nella prassi gli esecutori non cadessero nella tentazione di abbellire i loro brani con variazioni di tempo (si pensi alla prassi clavicembalistica)? No, non lo sappiamo ma qualcuno pretende di saperlo. Ora è del tutto evidente che il rispetto dello stile è indispensabile (vero Mustonen…?) ma l’idea che il meglio di un’esecuzione risieda nell’uso di un fortepiano o di un violino barocco con espressività ridotte al minimo, ebbene questa è una sciocchezza.  Così il nostro ensemble per non sbagliare ci ha ammannito nella prima parte del concerto due quintetti con una esecuzione scolastica e metronimica trascurando persino quegli accenni preromantici che sono – forse – uno dei pregi maggiori del compositore: insomma una diligente monotonia. Assai meglio la seconda parte ravvivata dalla bella, armoniosa e calda voce di Gemma Bertagnoli che ha fatto del suo meglio per non fare sfigurare lo Stabat Mater di Boccherini rispetto a quelli ben più belli e giustamente assai più noti di altri compositori. Un concerto, insomma, non entusiasmante (eufemismo). Una piccola nota di colore: Boccherini era un grande virtuoso del violoncello ed è singolare come la parte di questo strumento, persino nello Stabat Mater, richieda all’esecutore grande capacità tecnica, abbondando di capotasti e note acute.

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