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Madelyn Renée e Jeffrey Swann


Cortina – 2 Agosto 2013. In una Cortina in evidente declino, con un sindaco “esiliato”  (da tre mesi ha l’obbligo di non mettere piede a Cortina ma berlusconianamente rifiuta di dimettersi pur se  coinvolto con altri membri della giunta in una faccenda molto oscura di appalti), che ha perso il concorso ippico e il polo, che ha dismesso la pista di bob e ha chiuso la piscina, che ha perso la candidatura ai mondiali, ove il famoso “struscio” sul corso è ormai appannaggio di turisti “mordi e fuggi”, ove scontrini e ricevute sono documenti sconosciuti, ove i prezzi della case hanno subito un ribasso non inferiore al 30%  e addirittura il prestigioso (e costosissimo) Hotel Cristallo è obbligato alla pubblicità televisiva, era certamente difficile ipotizzare un festival musicale di grande livello. Eppure il “Ciani” era iniziato, in occasione dell’inaugurazione del nuovo auditorium Alexander Hall (architettura da cinema anni ’50 e acustica discutibile), in grande spolvero con Marta Argerich come protagonista e con i biglietti contesi fra tutta la cosiddetta “high society” della perla del Cadore. Oggi il Ciani si è ridotto a un festival di terza categoria (probabilmente per una gestione molto poco professionale – ad esempio nonostante ogni anno io mi re-iscriva alla newsletter mai un messaggio mi è arrivato!), sfilacciato in una serie di piccole manifestazioni locali cadorine e con un’accademia di perfezionamento di giovani interpreti che tentano di mascherarne  l’inarrestabile declino, con qualche concerto di livello un po’ superiore così snobbato dal pubblico che la sala viene ridotta a metà per evitare il pauroso senso di vuoto che la sala intera genererebbe. Di certo il pubblico locale e la grande maggioranza dei villeggianti sono totalmente disinteressati a eventi di musica classica (l’entusiasmo iniziale era più legato agli aspetti mondani che a quelli musicali) ma il cartellone 2013 è di per sé sconsolante anche in rapporto al passato (qui si sono esibiti Andras Schiff, Mario Brunello, Angela Hewitt solo per fare qualche nome). In questo contesto, accompagnata da Jeffrey Swann, si è tenuto il concerto del soprano Madelyn Renée, un concerto nel quale erano inclusi brani per solo piano, Lieder e arie d’opera, insomma un concerto “pot pourri” privo di unità stilistica al quale –giustamente – non siamo più abituati.  La parte migliore dell’esecuzione della soprano sono stati i tre bis di arie d’operette  nei quali la vocalità della cantante accoppiata a una consumata arte scenica ha dato luogo a una performance che ha incontrato il  successo incontrastato del pubblico. L’esecuzione delle due arie d’opera (“Habanera” della Carmen di  Bizet e la celebre aria “Mon cœur s’ouvre à ta voix del Sanson e Dalila di Saint-Saëns) è stata di buona qualità soprattutto per il fatto che la Renée esprime il meglio di sé nel registro intermedio e le arie hanno una impostazione da mezzo-soprano. Passabili i Lieder del secondo ottocento (Hahn, Fauré e Satie) mentre pollice assolutamente verso per l’esecuzione dei famosissimi Wesendonk Lieder di Wagner che richiederebbero una pienezza e una drammaticità di voce non nelle corde della Renée, la quale non solo ha avuto alcune difficoltà di intonazione ma ha sbagliato totalmente un fiato nell’ultimo Lied (Träume) spezzando drammaticamente il discorso musicale intensissimo del Lied. Quanto a Swann, be’ forse in ricordo di  un meritatamente glorioso passato sarebbe necessario passare un velo pietoso sulla sua esecuzione. Errori tecnici marchiani  hanno costellato l’intera performance iniziata con un “Preludio, Corale e Fuga” di Franck da dimenticare. Tempi staccati esageratamente veloci (ansia di insufficiente preparazione ?) che hanno reso il canto Franckiano un ammasso confuso di suoni, errori imperdonabili anche in passaggi tecnici elementari del corale, la ripresa – nella fuga – della melodia del preludio (caratteristica tipica di Franck) semplicemente inintelligibile e una costante variazione dei tempi (addirittura il “rubato”) che nulla hanno a che vedere con la eleganza formale e stilistica del brano. Si potrebbe continuare perché il disastro si è perpetuato financo negli accompagnamenti del canto ma è meglio arrestarsi. Di quale metastasi è oggi afflitto un pianista che per primo vinse (meritatamente) il Ciani ? Per lui vale il celebre verso Manzoniano …e dei tempi che furo l’assalse il sovvenir”…
PS La (dis)organizzazione del concerto è stata tale che i testi tedeschi e francesi erano stati tradotti in parte in italiano e… parte in inglese !

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