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Martha Argerich &friends (& one feind)

Benvenuti al palasport Pala de Andrè per un concerto nazional-pop (non più nemmeno nazional-popolare – siamo ormai all’ultima metastasi del festival di Ravenna). Il “palazzo” è gremito da  un pubblico di vacanzieri storditi dal sole che assistono per la prima volta a un concerto “classico”, probabilmente attratti dal tema “tango” che caratterizza la serata la quale però inizia (con grande ritardo) con una prima parte classica. E qui comincia la farsa. Nel quintetto Schumanniano, come primo violino, è presente una vecchissima gloria (si fa per dire) nata nel 1922 che tenta inutilmente di nascondere quanto inevitabilmente il passare degli anni ha distrutto. Il nostro (Gitlis) tenta di accattivarsi il favore del pubblico con alcune battute prima dell’esecuzione che gli spettatori circensi accolgono con risate da Colosseo. L’attacco del quintetto è da brivido: un paio di miagolate del primo violino nelle prime battute annuncia quanto attende gli ascoltatori nel prosieguo. Inutilmente Marthita e gli altri membri del quintetto tentano di rabberciare la situazione: le stonate sono da brivido, i tempi drammaticamente rilassati e il magnifico quintetto si sbreccia  in una esecuzione solo da dimenticare. Fortunatamente il nostro nonnino viene sostituito da un violinista vero nell’ultimo tempo e finalmente il quintetto risorge. Il pubblico è naturalmente totalmente impreparato e gode applaudendo in modo liberatorio e sconsideratamente ad ogni conclusione di tempo.  Nel frattempo gli ascoltatori chiacchierano, si soffiano rumorosamente il naso, si alzano, si muovono, tossiscono in tutte le tonalità: mancano allo spettacolo solo i venditori ambulanti di brustulli e gassose. Dopo un noiosissimo brano per violoncello e pianoforte di autore a me sconosciuto (arrivando all’ultimo momento non sono riuscito a prendere il programma aggiornato – sorry) caratterizzato dall’uso costante di armonici  (al piano accompagna questa volta Eduardo Hubert – poca fatica trattandosi costantemente di semplici accordi….) si riprende lo strazio con il nostro inqualificabile Gitlis e Marthita, che di fatto cerca di tenere a balia il violino, seguendone gli errori, gli svarioni di tempo, le intemperanze etc. Viene annunciato che saranno eseguiti i primi due tempi (soltanto !) della sonata per violino e pianoforte di Franck. In realtà la punizione per il pubblico dura tutti e quattro i tempi (eseguiti con lentezza esasperante) che in realtà si traformano in cinque perchè il nostro… si perde a metà del secondo che viene quini reiniziato “ex- novo”. Il suono del violino, poi, non si sente tanto è flebile cosicchè la sonata diventa per piano solo con interventi sporadici di un suono vagamente violinistico. Confesso: dopo un primo tempo terminato alle 22.55 non ce l’ho fatta ad ascoltare il secondo tempo del “concerto” e sono tornato a casa dove ho riascoltato la mia amatissima sonata eseguita come Dio comanda. Come un’artista raffinata, scontrosa ed elitaria che si concede al pubblico con il contagocce, sia finita in una manifestazione da baraccone come quella di ieri sera (persino l’impresario Schikaneder deve essersi rivoltato nella tomba) è un mistero che resterà irrisolto. E sono certo che non sia stato il cachet il motivo principale: posso solo ipotizzare che sia stato il tributo alla danza nazionale del suo paese a convincerla, ma a che prezzo ! O doveva fare un “fioretto” ?A proposito:qualcuno è interessato a organizzare un concerto Gitlis-Magiera …..? A solo pensarlo mi corrono i brividi giù per la schiena!
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