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Beatrice Rana

Dopo l’esordio controverso di “pianofortissimo” un concerto di grande livello con una giovanissima interprete già affermata sul piano internazionale e meritatamente vincitrice di importanti concorsi (interessante notare come le giovani interpreti, tutte di bassa statura – si pensi a Yuja Wang e a Leonora Armellini – sfoggino una grinta che la loro complessione potrebbe non fare supporre!). Un programma tutto romantico (forse eccessivamente – al pubblico sarebbe certamente interessato valutare l’artista anche in brani di altre epoche.) con Schumann (Variazioni Abegg e Studi sinfonici – senza le variazioni postume -) e i 24 preludi di Chopin. Le  Variazioni Abegg (tecnicamente più impegnative degli studi sinfonici) sono state eseguite alla perfezione. Brillantezza e perfetta sgranatura nei passaggi brillanti e grande misura e sentimento nelle variazioni più liriche come raramente è dato sentire anche da interpreti più maturi ed affermati. Un giudizio similare vale per gli studi sinfonici dove però il giovanile entusisamo (supportato da una tecnica assolutamente  fuori dal comune) ha talvolta offuscato gli aspetti più intimistici di alcune variazioni. Si pensi – ad esempio – alla seconda parte della seconda variazione ove un inizio più lirico e meno virtuosistico avrebbe giovato all’interpretazione e più in generale un atteggiamento costantemente muscolare e granitico (pure di grande effetto sul pubblico) avrebbe potuto lasciare spazio a una maggiore ricchezza di sfumature: i pianissimi non paiono godere del favore della giovane Beatrice.  Un giudizio similare vale per i 24 preludi anch’essi interpretati sulla base della felicità prorompente che la giovane interprete mostra nello sfruttare appieno le straordinarie doti di una mano cui tutto pare sembrare semplice anche nei passaggi più ardui.  Senza trascurare alcune “licenze” (ad esempio a metà del quarto preludio  in mi minore) che oggettivamente Chopin non ha indicato e che probabilmente non avrebbe gradito. Una nota curiosa riguarda la predilezione nell’accentuare talvolta alcune armonie della mano sinistra a scopo di variare l’impatto armonico, una prassi molto in voga ai tempi di Cortot e da lui caldeggiata nelle sue famose revisioni delle edizioni Salabert degli anni ’50) il cui uso dovrebbe però essere ristretto – almeno per i miei gusti – a pochissimi e ben selezionati casi. Un solo bis: una trascrizione Lisztiana  di un famoso Lied schubertiano. Forse si poteva scegliere – almeno in questo caso – un autore non romantico: la musica non si è cristallizzata nella metà dell’800.  Se si considera la giovanissima età della Rana non è difficile ipotizzare una grande carriera purchè il successo strepitoso ottenuto così prematuramente non induca a ridurre uno studio che solo può portare a quell’approfondimento interpetativo che fa di una giovane talentuosa una grande pianista (chi ha ormai molti anni sulle spalle può ricordare il Maurizio Pollini del periodo immediatamente successivo al trionfo al concorso Chopin e le follie musicali che riteneva gli fossero lecite…).
Il “bloggatore” prende temporaneo congedo dal suo ristretto pubblico in quanto per due settimane si trasferisce a Berlino (che – purtroppo – segue la tipica prassi delle grandi città azzerando tutte le manifestazioni musicali dal 15 Giugno al 1 Settembre). Buon proseguimento di “pianofortissimo”!
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