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Götterdämmerung – La Scala – Milano

Uno spettacolo ancora una volta all’altezza della grande tradizione della Scala. La conduzione (ormai collaudatissima) di Barenboim è perfetta. Irene Theorin è una Brunhilde superlativa, ripetendo la prova magistrale data lo scorso anno nel “Tristan und Isolde” di Bayreuth (purtroppo disastrato da una regia/scenografia al di sotto di ogni immaginazione). Il tenore Lance Ryan (già protagonista del Sigfried di Bayreuth 2010) si conferma un buon (non superlativo) interprete wagneriano (quanto ci mancano Ian Storey e Jonas Kaufmann) mentre Gerd Grochowski e Anna Samul rispettivamente nei ruoli di Gunther e Gutrun (ruoli che Wagner ha volutamente e segnatamente impostato da comprimari) hanno svolto con buon mestiere il loro compito. Il basso Mikhail Petrenko (Hagen) ha una voce perfetta  per il ruolo. Un po’ di tristezza mette Waltraud Meier, che (pur con una voce ancora all’altezza della sua fama) viene confinata nei due ruoli secondari della seconda norna e della walküre Waltraute. Ricorda un po’ il destino della grande Christa Ludwig che nelle sue ultime apparizioni wagneriane veniva relegata al ruolo secondario di Fricka: “sic transit gloria mundi”… Quanto alla regia di Guy Cassiers (e all’aspetto scenografico dell’opera curato da Enrico Bagnoli)  il mio giudizio è che si tratti di un’ottima realizzazione  (così come mi erano apparse le altre regie del Ring di Cassiers) che pone il dramma e le scene in una luce atemporale. Molto bravi i ballerini che simulando un comportamento da furie sottraggono l’anello a Brunhilde nella scena del travestimento di Sigfrido come Gunther. Ancora una volta Irene Theorin è stata perfetta scenicamente riflettendo le due anime dell’amante e della vendicatrice in modo del tutto convincente. Lance Ryan, al contrario, ha confermato la propria debolezza scenica con una gestualità eccessiva e tavolta istrionesca: di certo non gli ha giovato il costume di scena (che ricordava vagamente quello del Mods degli inizi degli  anni ’60) mentre i costumi persino grotteschi di Gunther e Gutrun non sono parsi stonati rispetto all’oggettiva pochezza e meschinità del loro ruolo. Il comportamento di Hagen è, per dirlo alla tedesca “übertrieben” (sopra le righe) sottolineato anche dal trucco mefistofelico che seppure corrispondente al ruolo non è strettamente necessario. Un’ultima meritata citazione: bravissime scenicamente e vocalmente le tre Rheintöchter nella scena della tentata seduzione di Sigfried.  Peccato che il pubblico abbia risposto con un applauso un po’ freddino (di circostanza si potrebbe dire) alla fine dell’opera : la colpa però è anche dell’organizzazione che fa iniziare l’opera alle 18. Alle 24 (dopo due intevalli di ben 40 minuti) il pubblico è stanco e molti sono preoccupati di perdere l’ultima metropolitana: un’opera così complessa e lunga necessita di orari più potabili. Necessario dire che all’estero il Götterdämmerung inizia normalmente alle 15 o alle 16 ?

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