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Quartetto Emerson – 11 Novembre 2013

Suonando “in pe’ ” (come la Veronica di Jannacci – violoncello a parte ovviamente, di una bravura assolutamente eccezionale) il quartetto Emerson ha fornito una vera prova maiuscola sotto ogni aspetto. Intonazione perfetta, intercambiabilità dei ruoli di primo violino, suono incantevole, affiatamento eccezionale sotto ogni aspetto: insomma uno di quei concerti entusiasmanti che raramente si ascoltano e che si vorrebbe non terminassero mai. Il programma ha spaziato dal ‘700 con Haydn fino al ‘900 di Bartok passando per uno dei Razumovskji di Beethoven: peccato che la lunghezza dei tre quartetti abbia impedito una loro successione esecutiva che rispecchiasse la successione temporale della loro composizione. Di fronte a questo tipo di concerti non c’è molto altro da dire se non che persino l’introduzione iniziale (dal sottoscritto normalmente detestata) e tenuta da Maria Chiara Mazzi è stata – come sempre nel caso della relatice in questione -all’altezza della serata: concisa, pregnante, priva di sbavature  e di grande contenuto culturale.Applauso senza riserve anche da parte del pubblico delle grandi serate.

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