Plamena Mangova
Plamena Mangova -Cortina 4 Agosto 2013.
Madelyn Renée e Jeffrey Swann
Martina Filjak – Ravenna
Martha Argerich &friends (& one feind)
Dagli annali di un secolo appena cominciato.
La mia perfida amica Sissa Festi mi ha inviato il seguente apologhino:
Beatrice Rana
Concerti rock a Bologna
Non so se un blog di musica classica ha il diritto di parlare di musica rock, ma nel dubbio me lo arrogo. Vorrei in questo caso applaudire la decisione della giunta Merola che ha limitato i decibel dei concerti rock serali in estate a 75 e con l’obbligo di terminare alle 22. Una decisione saggia che contempera le esigenze del pubblico “rock” e quello della quiete notturna. Interessante notare come una smentita così clamorosa dell’atteggiamento provocatorio dello scorso anno dell’assessore alla cultura (?) Ronchi non abbia suggerito all’assessore stesso le dimissioni. Ma si sa: le dimissioni in Italia sono un istituto non legato alla dignità delle persone ma normalmente solo all’intervento della magistratura (e anche in tal caso con resistenze fortissime). E in fatto di “cultura” non si può non interrogarsi ancora una volta sulla mostra di Vermeer: quante manifestazioni culturali (e musicali !) si sarebbero potute organizzare con gli stessi fondi? E il ritorno anche economico (tutto da verificare) vale l’investimento? Ai posteri… ma poi in Italia il merito di un (tutto potenziale) sucesso è di uno solo mentre il demerito di un ìnsuccesso è di tutti e quindi di nessuno!
Eccolo di nuovo !
Dopo avere perso l’evento bolognese dell’anno (Abbado-Lupu-Napolitano) sul cui esito musicale attendo commenti da chi ha assistito (essendo andato a trovare il sole nel sud dell’Inghilterra!) riprendo le mie conversazioni a ruota libera. Non avendo nulla di specifico da commentare tocco un argomento cui da tempo volevo dedicare qualche riga. Si tratta della competenza del pubblico dei concerti. Se per assurda ipotesi dietro un tendone di avvicendassero Andras Schiff e un ottimo studente di conservatorio con lo stesso programma, quanti sarebbero in grado di distinguere con sicurezza le due interpretazioni? Probabilmente meno del 10% del pubblico in sala. E perchè ? Perchè il pubblico applaude NON l’interpretazione ma la musica in sè. Sciorinategli un paio di valzer di Chopin, un paio di improvvisi di Schubert e soprattutto un bel Liszt di quellli da baraccone (ad esempio una delle peggiori rapsodie ungheresi – sì, perchè il nostro non ha composto solo la sonata in Si minore!) possibilmente ad alto volume e il gioco è fatto. Applausi scroscianti indipendentemente dall’esecutore. E per una delle ultime composizioni di Brahms? Tiepido consenso in ogni caso. Questo naturalmente pone una volta di più il perenne dilemma: è più importante capire e valutare o semplicemente godere ? Debbo confessare che mi è capitato spesso di invidiare persone chiaramente digiune di musica che si sperticavano in applausi totalmente immeritati soddisfatte però di quanto avevano ascoltato mentre il sottoscritto, con la nota acribia, annotava tutti gli strafalcioni, le violazioni del dettato musicale etc. finendo per immalinconirsi sia per quanto aveva ascoltato sia per la rabbia di vedere premiato chi chiaramente non lo meritava. Sia chiaro: la differenza di giudizio anche fra gli esperti è comune (si pensi al caso Andreeva, vincitrice – a mio e altrui giudizio – immeritatamente dell’ultimo concorso Chopin) ma si basa su un denominatore tacitamente concordato che stabilisce un confine da tutti accettato al di sotto del quale il giudizio negativo è unanime. Non vale purtroppo per “the general public“.
Assenza
Sarò nella “perfida Albione” da domani fino al prossimo lunedì. Non sarò quindi presente al concerto Abbado-Lupu.. Alla prossima settimana.
I Solisti dell’orchestra Mozart con A.Lonquich
I concerti “a geometria variabile” non mi sono mai piaciuti: viene a mancare quell’unità interpretativa che sola permette un giudizio complessivo sull’esecuzione. Il concerto di ieri sera (che ha alternato brani solo pianistici a due quintetti per piano e fiati) rientra nella sfera delle manifestazioni “di giusto valore”: esecutori singolarmente di buona qualità che però mancano di quell’affiatamento (derivante solo da una prassi esecutiva continuativa) che trasforma un ensemble in un tutto amalgamato in cui il risultato è superiore alla somma dei singoli. Esecuzioni quindi ben “polished” ma tendenzialmente fredde e compassate e quindi certamente non entusiasmanti. A tutto questo ha certamente contribuito il pianismo di A.Lonquich che assomiglia a un soprammobile di ottima fattura ma che finisce col non essere notato data la sua ripetitività. Sia chiaro: nulla da eccepire quanto a tecnica e rispetto del dettato musicale ma certamente pare mancare quel “plus” che trasforma un ottimo pianista in un grande pianista. Un’unica notazione comportamentale: perchè Lonquich cerca costantemente l’ispirazione “altrove” guardando da tutte le parti fuorchè verso il pianoforte con contorcimenti degni di un ginnasta?
Auditorium – Lettera inviata a Merola
Pianofortissimo – Bè
Götterdämmerung – La Scala – Milano
Uno spettacolo ancora una volta all’altezza della grande tradizione della Scala. La conduzione (ormai collaudatissima) di Barenboim è perfetta. Irene Theorin è una Brunhilde superlativa, ripetendo la prova magistrale data lo scorso anno nel “Tristan und Isolde” di Bayreuth (purtroppo disastrato da una regia/scenografia al di sotto di ogni immaginazione). Il tenore Lance Ryan (già protagonista del Sigfried di Bayreuth 2010) si conferma un buon (non superlativo) interprete wagneriano (quanto ci mancano Ian Storey e Jonas Kaufmann) mentre Gerd Grochowski e Anna Samul rispettivamente nei ruoli di Gunther e Gutrun (ruoli che Wagner ha volutamente e segnatamente impostato da comprimari) hanno svolto con buon mestiere il loro compito. Il basso Mikhail Petrenko (Hagen) ha una voce perfetta per il ruolo. Un po’ di tristezza mette Waltraud Meier, che (pur con una voce ancora all’altezza della sua fama) viene confinata nei due ruoli secondari della seconda norna e della walküre Waltraute. Ricorda un po’ il destino della grande Christa Ludwig che nelle sue ultime apparizioni wagneriane veniva relegata al ruolo secondario di Fricka: “sic transit gloria mundi”… Quanto alla regia di Guy Cassiers (e all’aspetto scenografico dell’opera curato da Enrico Bagnoli) il mio giudizio è che si tratti di un’ottima realizzazione (così come mi erano apparse le altre regie del Ring di Cassiers) che pone il dramma e le scene in una luce atemporale. Molto bravi i ballerini che simulando un comportamento da furie sottraggono l’anello a Brunhilde nella scena del travestimento di Sigfrido come Gunther. Ancora una volta Irene Theorin è stata perfetta scenicamente riflettendo le due anime dell’amante e della vendicatrice in modo del tutto convincente. Lance Ryan, al contrario, ha confermato la propria debolezza scenica con una gestualità eccessiva e tavolta istrionesca: di certo non gli ha giovato il costume di scena (che ricordava vagamente quello del Mods degli inizi degli anni ’60) mentre i costumi persino grotteschi di Gunther e Gutrun non sono parsi stonati rispetto all’oggettiva pochezza e meschinità del loro ruolo. Il comportamento di Hagen è, per dirlo alla tedesca “übertrieben” (sopra le righe) sottolineato anche dal trucco mefistofelico che seppure corrispondente al ruolo non è strettamente necessario. Un’ultima meritata citazione: bravissime scenicamente e vocalmente le tre Rheintöchter nella scena della tentata seduzione di Sigfried. Peccato che il pubblico abbia risposto con un applauso un po’ freddino (di circostanza si potrebbe dire) alla fine dell’opera : la colpa però è anche dell’organizzazione che fa iniziare l’opera alle 18. Alle 24 (dopo due intevalli di ben 40 minuti) il pubblico è stanco e molti sono preoccupati di perdere l’ultima metropolitana: un’opera così complessa e lunga necessita di orari più potabili. Necessario dire che all’estero il Götterdämmerung inizia normalmente alle 15 o alle 16 ?
Ravenna Festival
Anche quest’anno, regolare come le feste comandate, viene organizzato il festival etno-nazional-popolare di Ravenna. La caratteristica costante dell’evoluzione del festival è la progressiva, inarrestabile deriva verso una manifestazione “zibaldone” nel quale si vorrebbe far convivere forme “artistiche” diverse che vanno dai (pochi) concerti in senso classico, alle contaminazione (è contaminato persino Yo Yo Ma !), alle esibizioni etniche e persino religiose. Che dire: come nelle elezioni gli elettori hanno sempre ragione (ahi, ahi, Grillo…) così si pretende che gli spettatori (leggi il botteghino) abbiano sempre ragione. Con questa impostazione basterebbe proporre concerti rock e il gioco sarebbe fatto. Purtroppo la cultura è una questione assai più complessa, dove la conoscenza e l’educazione debbono convivere, con lo scopo di aprire a un mondo molto spesso totalmente ignaro (solo in Italia e nei paesi del sesto mondo la scuola trascura l’educazione musicale – a meno che non si voglia spacciare per tale qualche ora di flauto diritto o l’ennesimo, sporadico ascolto di “Pierino e il lupo”) orizzonti inaspettati che hanno una doppia valenza; il piacere dell’ascolto e il miglioramento della sensibilità artistica della persona. L’utopia dei piccoli passi (sperare che il pubblico arrivi alla musica classica attraverso le contaminazoni) ha già da tempo mostrato i propri limiti: il risultato non è l’aumento del pubblico alle manifestazioni di musica classica ma il suo imbastardimento. E se si vuole un esempio concreto basta un nome per tutti: Bollani. Amen
Opinioni
Maleducazione
Jordi Savall
Giovanni Sollima
Bè 2013
Cosa ci attende quest’estate a Bologna per la musica classica ? “Rumours” indicano un ciclo musicale pianistico di cui però sono ancora ignoti interpreti e date. Sarebbe certamente un bel passo avanti rispetto al deserto rock dello scorso anno, quasi che il pubblico estivo bolognese fosse soddisfatto solo dal numero di decibel prodotti fino a tardissima notte (con ovvie e giustificate rimostranze dei cittadini in cerca di meritato riposo a finestre aperte). Ma non vi è però traccia di quelle manifestazioni del passato che tanto riuscivano gradite anche per i luoghi in cui si svolgevano. Parlo dei “piccoli” concerti serali tenuti all’aperto da giovani esecutori nei giardini delle ville di città, a costi irrisori, che oltre all’aspetto musicale avevano il pregio di fare conoscere al pubblico luoghi spesso sconosciuti e/o inaccessibili. La conversione (tardiva e probabilmente “indotta”) dell’assessore Ronchi anche alla musica di qualità, dopo i furori iconoclastici e monoculturali dello scorso anno, è stato certamente apprezzato dalla cittadinanza, ma ora sarebbe il caso di passare a una fase maggiormente esecutiva e realizzativa, soprattutto tenendo conto che sono venuti a mancare anche i concerti che si tenevano a S.Stefano (per ragioni ignote alla maggioranza del pubblico). Assessore Ronchi (e sindaco Merola), suvvia, un po’ più di coraggio….!
Salvatore Accardo
Krystian Zimerman
Stagione Musica Insieme 2013-2014
La stagione ricalca l’impostazione ormai (forse troppo) consolidata degli ultimi anni: alcuni grandi nomi e una serie di comprimari. Un ritorno che certamente farà piacere a tutti è quello di Arkadi Volodos, un pianista che a una tecnica strabiliante associa una grande musicalità che evita il virtuosismo fine a sè stesso. Fra i cosiddetti grandi nomi alcuni sono ormai sul viale del tramonto (Radu Lupu – ad esempio – le cui ultime esibizioni sono state solo il pallido ricordo di un grande del passato) mentre alcuni ripetono ossessivamente (e piuttosto noiosamente) la stessa formula (Bashmet con i solisti di Mosca). Fa invece piacere vedere qualche apertura su giovani esecutori (Colli e Romanowski), su altri solisti non ancora ascoltati a Bologna (Lewis e Jansen) e su nuove formazioni (come quelle con Brunello e Pires). Una sorpresa felice è quella di non vedere finalmente il freak Bollani in cartellone: di contaminazioni non se ne può veramente più e la sua assenza non farà di certo piangere gli abbonati. Ciò che invece anche in questa stagione manca è il canto e in particolare un concerto di Lieder. Purtroppo è questa una sorta di provincialismo cui una organizzazione che aspira a essere considerata fra le maggiori del campo musicale italiano non dovrebbe soggiacere. Sarebbe bene ricordare che la liederistica in tutto il mondo fuorchè in Italia (ancora ammalata di melodramma nazionale autarchico) è un genere che ha la stessa importanza delle esecuzioni strumentali, che nei paesi di lingua tedesca vede più concerti settimanalmente (con esecutori noti anche al pubblico italiano come Barenboim) e che la sintesi fra musica e poesia costituisce il vertice artistico massimo – come più volte sottolineato da Qurino Principe. Può essere significativo ricordare che persino un’organizzazione di dimensioni assai più ridotte come il Circolo della Musica di Imola ogni anno organizza un concerto di Lieder. Dice niente la cosa ?
Megalomania
E ci risiamo: la malapianta dell’auditorium è come l’evangelico loglio, un’erbaccia che non si riesce a estirpare e che ricresce nonostante gli sforzi per debellarla definitivamente. C’è una specie di gara a chi le spara più grosse: 2000 poi 3000 poi 4000 etc. posti come se il pubblico pagante fosse un’entità di dimensione infinita (Bologna ha a malapena 350.000 abitanti): cosa si ipotizza, un aeroporto per gli Airbus A380 che trasporti per le mirabolanti performances vagonate di spettatori da tutto il mondo ? Questa follia ricorda molto quella che ha caratterizzato la crescita incontrollata di piccole università e piccoli aeroporti per scopi raramente nobili dei politici locali. Il risultato: le piccole università e i piccoli aeroporti chiudono e questo è lo stesso destino prevedibile dell’auditorium che verrebbe a costitutire l’ennesimo problema di bilancio del comune. I soloni che propugnano questo progetto sono (forse, molto forse) operatori culturali di alto livello ma paiono dimenticare costantemente (e volutamente ?) i problemi gestionali come se la creazione della struttura fosse di per sè un’opera che non necessita poi di elevatissimi costi gestionali. Attribuirsi il merito e poi lasciare ad altri la soluzione dei problemi piccoli e grossi (un film già visto in varie occasioni…). E il povero teatro comunale correttamente parametrato sulla dimensione della città ? Nel dimenticatoio. Ma possibile che il CdA del teatro sia così imbelle da non fare sentire forte e chiara la propria voce e assumere una posizione inequivocabile? Oppure alcuni dei suoi membri in realtà sono dei doppiogiochisti il cui comportamento dovrebbe essere opportunamente contrastato dall’amministrazione comunale ?
Unforgettable
Lunedì 18 Marzo 2013. Bejing String Trio – Musica Insieme -. C’è un concerto della passata stagione di Musica Insieme che non può essere dimenticato. Un modestissimo trio di tre sprovveduti cinesini, catapultato per non si sa quale congiunzione astrale a Bologna esegue malamente e senza alcuna qualità brani del repertorio classico con la partecipazione di un oboe che fa del suo meglio per migliorare (fatica sisifea!) la deprimente situazione. Ma…. come secondo brano della serata viene ammannito in prima (e certamente ultima…) assoluta un brano del compositore (?) Nicola Sani che gratifica il pubblico, durante la presentazione del concerto, anche delle sofferenze che il parto artistico (?) gli ha procurato. Un brano che certamente potrebbe costituire un ottimo argomento per quella preziosa raccolta di recensioni che è il Lexicon of musical invectives (un must da oltre 60 anni per tutti gli appassionati musicali). Che dire? Il brano avrebbe meritato la ben nota espressione di Fantozzi in occasione dell’ennesima visione delle Corazzata Potemkin essendo non solo orribile (si tratta di rumore puro) ma anche irritante e pretenzioso con quei tre leggii piazzati sul palcoscenico affinché tutto l’uditorio avesse la stessa parte di sofferenza nell’ascolto. Il pubblico si guarda sbigottito e sbotta durante l’intervallo utilizzando irripetibili epiteti all’indirizzo del sedicente (de)compositore. Una parte (piccola) però del pubblico applaude: ma chi saranno mai questi pellegrini ? Lo si capisce dall’inizio della seconda parte: nessuno di loro rimane in sala mentre durante l’esecuzione del pezzullo hanno fatto a gara per farsi vedere dell’ineffabile Sani. Insomma la solita piccola claque di “sudditi” che si esercita nello sport nazionale più diffuso: l’adulazione del potente di turno. Senza ulteriori commenti…..
Teatro comunale
Herbert Schuch
Giulia Rossini
Recensioni
Le recensioni musicali sono sparite dai giornali: è ora di avere un punto di riferimento che offra un parere indipendente e spassionato sulla vita musicale bolognese. Kurvenal nasce per questo. A presto. (Per i puristi Wagneriani so perfettamente che il compagno di Tristan è Kurvenaal con due “a” ma purtroppo il nome era già stato prenotato……)