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Teatro comunale


Teatro comunale 21 Maggio 2013. Il dibattito in corso sulla crisi dei teatri bolognesi e sul loro finanziamento meriterebbe un’analisi unitaria del problema. Archiviato il progetto sventurato dell’auditorium (con costi alla fine sulle spalle del comune-pantalone..) rimane il fatto che Bologna si trova ad avere 4 grossi teatri (due di prosa e due dedicati alla musica) con un tasso di utilizzazione irrisorio e quindi un rapporto costi/incassi del tutto insufficiente, il che implica la necessità di pesanti, molteplici interventi delle istituzioni, singolarmente del tutto insufficienti. A ciò si aggiunga che in campo musicale le organizzazioni musicali sono fra loro in perenne (e sovente conflittuale) concorrenza, con l’aggravante di potenziali conflitti di interesse mai affrontati con decisione. Il punto centrale è comunque uno e uno solo: Bologna ha un teatro magnifico – il Comunale –  e intorno ad esso deve esse costruita tutta la programmazione avente come scopo primario la sua piena utilizzazione con una razionalizzazione dei costi coinvolti. Ovviamente nulla vieta che come avviene all’estero organizzazioni diverse si appoggino al teatro ma il risultato deve essere quello del suo pieno impiego (molti dimenticano che negli anni ’50 e ’60 anche la prosa era ospitata al comunale – si ricordi il sempre rimpianto “festival della prosa”). E non hanno pregio le obiezioni relative al numero di posti: gli spettacoli, i concerti possono essere ripetuti (con costi che mai sono il doppio!) e con una differenziazione di prezzo a tutto vantaggio del botteghino (e con una ricaduta positiva sul pubblico giovanile). Probabilmente la prosa non potrebbe essere integralmente ospitata se non in occasioni specifiche e questo implica la presenza di un (uno solo!) teatro dedicato alla prosa, anch’esso però a piena utilizzazione. Un’organizzazione del teatro comunale del tipo proposto porterebbe a una concentrazione dei finanziamenti con gli ovvi effetti benefici senza dimenticare che le casse del comune potrebbero beneficiare della possibile dismissione di beni immobili in zone di altissimo valore. E come ulteriore effetto positivo il teatro comunale – acquisita una posizione di vero prestigio in ambito nazionale – potrebbe finalmente affrontare seriamente per gli spettacoli operistici il problema di una programmazione concordata con altri teatri (Torino e Genova ad esempio) sufficientemente distanti per evitare la sovrapposizione ma con significativa riduzione complessiva dei costi. Si deve sperare che il comune, visto lo stato di necessità, abbia il coraggio e la determinazione per decisioni inevitabilmente controverse ma ormai indilazionabili.
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