Operistica

La traviata – Bologna teatro comunale 28 Aprile 2019

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Anche per un . Even for …
….verdiano non sfegatato la Traviata è certamente un capolavoro assoluto ed è uno dei pochissimi casi in cui il libretto è molto migliore dell‘originale. „La dame aux camélias“ di Alexandre Dumas è un orribile polpettone strappacore oggi praticamente illeggibile. La versione operistica, invece, ha una sua logica ed eleganza e questo contribuisce alla qualità complessiva dell‘opera. Inutile dire che ammannire ripetutamente l‘opera a breve distanza è organizzativamente più che discutibile ma commentare questo fatto è come sparare sulla croce rossa. Gli organizzatori del teatro dovrebbero seguire un corso base di storia della musica per „scoprire“ quanti capolavori sono semplicemente trascurati e non è che un premio – sbandierato come una promozione – cambi il quadro. „Una rondine non…“ recita l‘adagio. Siamo tutti in attesa di vedere il Tristano di apertura del prossimo anno per il quale – si dice – la sponsorizzazione al momento ammonterebbe a 100.000 (centomila) euro (se qualcuno li paga….). Ma veniamo a Violetta Valery e al suo Alfredo che per lei spasima da un anno. Inutile ricordare la storia: Violetta è una „escort“ d‘alto bordo dal cuore tenero e generoso e Alfredo uno scioccone che non si accorge di nulla. Quanto al padre Giorgio Germont ci troviamo di fronte a un rezionario ottuso dell“ancient régime“  che come Alfredo, alla fine, capisce come „passata è la faccenda“ e si pente quando ormai é troppo tardi. “Violetta l’è propi un anzelen“  (in bolognese (è proprio un angelino) sentii dire molti anni fa in loggione. La Traviata proposta dalla regia di Andrea Bernard è semplicemente demenziale, come peraltro ci si poteva aspettare da un regista (?) proveniente dalla corte dei miracoli di Damiano Michieletto che in nome di un malinteso sforzo di rivisitazione del panorama operistico ci ha ammannito negli anni (e non solo in Italia _ spesso esportiamo il peggio purtroppo) alcune delle più ignobili regie degli ultimi tempi: il povero Bernard è solo un pessimo e dilettantesco epigono del cattivo maestro. E naturalmente poiché il “trash” nella nostra società ha sempre più successo si pagano cachets colossali ad alfieri del pessimo gusto (nel caso in questione per una regia già brutalmente “buhata” nel 2017): nel palmarès del teatro bolognese ci sono anche altri innominabili esempi come il famigerato Ratto dal Serraglio (errare humanum est…). Mettere un dito nell’occhio dello spettatore è diventato ormai un titolo di merito. (Per gli amanti del nonsense si rimanda alle dichiarazioni programmatiche del regista reperibili su questo sito, frutto di una contorsione mentale da neurodeliri). Altro che dissacrazione: qui siamo semplicemente nel campo della presa per i fondelli e aspettiamo ansiosamente una Traviata allestita in un bordello, con Violetta nel doppio ruolo di tenutaria e “operatrice”, Alfredo protettore e Giorgio Germont cliente attempato, il tutto condito da esplicite scene di sesso (mamma mia, non vorrei avere dato un cattivo suggerimento!!). Al momento siamo in una casa d’aste che ovviamente è il contesto naturale per Traviata. Notoriamente nelle case d’aste si brinda, si va a cena ed è il luogo ideale per un idillio. Ovviamente c’è poi un quadro che fa da fil rouge di tutta l’opera incartato e scartato a più riprese e dal significato (si fa per dire) polivalente.

Il nido d’amore di Violetta e Alfredo è una casa borghese nella quale Violetta sfoglia svogliatamente un rotocalco. Le zingarelle del secondo quadro del secondo atto sono delle giunoniche matrone che leggono la mano (?) mentre continua a essere sballottato il povero quadro che viene persino aggredito dall’Alfredo furente. In un momento di iperrealismo Giorgio Germont molla un sonoro ceffone ad Alfredo che se ne va con una ignota signorina che l’accompagnerà anche da Violetta morente nel terzo atto. Chi sia non è dato saperlo (ma neppure il regista lo sa).

Violetta non muore su un letto ma su dei cuscini messi per terra mentre il carnevale di Parigi è rappresentato in diretta da una TV che lumeggia durante il secondo e terzo atto, tanto per dare un tocco di originalità e buon gusto. Serve qualche altro dettaglio per potere valutare la “regia”? Inutile dire che il “regista would be“, quando alla fine dello spettacolo si è presentato sul palcoscenico, è stato accolto da una salva di meritatissimi “buh” (fra cui il mio).  Chiusa la dolorosa disamina della regia passiamo al lato musicale. Il ruolo di Violetta è stato interpretato da Luisa Tambaro al posto della prevista Margherita Sicilia per problemi di salute. Dopo un inizio leggermente incerto (purtroppo Verdi piazza una delle tre arie importantissime di Violetta, forse la più importante – follie follie – quasi all’inizio dell’opera) ha sostenuto il ruolo con bravura senza eccellere. Il suo difetto maggiore è una voce piuttosto piccola ma – va detto -sempre intonata anche nei passaggi più impervi. L’Alfredo di Francesco Castoro è stato di buona qualità con un tessuto sonoro e una emissione senza incertezze e – a mio parere – insufficientemente applaudito dal pubblico. Al contrario di Simone del Savio come Giorgio Germont che ha raccolto il consenso più convinto. Ma tutto questo ha un significato relativo perché alle prime bolognesi una stupidissima e provincialissima clacque inquina i favori del pubblico per dare luogo a un successo artificiale (ancora una volta un management di seconda categoria). Quanto alla direzione di Renato Palumbo il meglio che si può dire è che non è stata memorabile. In alcuni casi ha sospeso se non rallentato l’esecuzione richiedendo uno sforzo non indifferente ai cantanti (in particolare a Violetta).
PS per una volta mi permetto di esprimere due giudizi differenti con le faccine: uno  per la regia e uno per la parte musicale …
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   .. a not too enthusiastc Verdi’s fan is La Traviata certainly an absolute masterpiece and is one of the very few cases in which the libretto is much better than the original. “La Dame aux Camélias” by Alexandre Dumas is a horrible tiresome work that is practically unbearable today. The operatic version, on the contraryr, has its own logic and elegance and this contributes to the overall quality of the opera. Needless to say to repeatedly present the same opera at a short distance is organizatively more than questionable but commenting this fact is like to shoo on the Red Cross. The theatre managers  should follow a basic course of music history to “discover” how many masterpieces are simply overlooked. We are all waiting to see the premiere of next year with Tristan  for which-it is said-that the sponsorship would amount to 100,000 (one hundred thousand) euros (if someone pays this sum….). But let’s come to Violetta Valery and her Alfredo who has been in love with her  for over a year. Needless to remember  the story: Violetta is a high level “escort”  with a tender and generous heart and Alfredo is a silly do-nothing. As for father Giiorgio Germont we are faced with a dull reactionary of the “ancient régime” that as Alfredo, in the end, understands how “things were” and repents when it is too late. The Traviata proposed by the direction of Andrea Bernard is simply insane, as one could expect from a director (?) who is a disciple of Damiano Michieletto that in the name of a misunderstood effort to re-imagining the operatic panorama has pestered us over the years (and not only in Italy _ we often export the worst unfortunately) with some of the most unacceptable stagings of recent times: poor Bernard is just a bad and amateurish harbinger of a bad teacher. And of course since the “trash” in our society is increasingly successful  colossal cachets are paid to directors of bad taste (in this case for a director already openly “buhed” in 2017): in the palmarès of the comunale theatre there are also other examples such as the infamous Ratto dal Serraglio. Sticking a finger in the eye of the spectators has now become a merit title. (For lovers of nonsense refer to the director’s programmatic statements found on this site, the result of a mental contortion). No desecration: here we are simply in the field of a mockerys and we anxiously await a Traviata staged in a brothel, with Violetta in the double role of “keeper” and “operator”, Alfredo protector and Giorgio Germont elderly customer, with  explicit sex scenes (my God, I would not have given a bad hint!!). At the moment we are in an auction house which of course is the natural setting for Traviata. As it is customar there people drink, dine and it is the ideal place for a romance. Obviously there is a painting that acts as a fil rouge of the entire work which is wrapped and unwrapped on several occasions whose meaning is multipurpose (?). The love nest of Violetta and Alfredo is a bourgeois house in which Violetta reads a magazine. The  young gipsies of the second part of the second act are giunonic matrons who read the hands (?) while the poor painting which is mishandled by a furious Alfredo keeps being tossed around. In a moment of hyper-realism Giorgio Germont slaps violently Alfredo who goes away with an unknown young lady who will accompany him to the dying Violetta in the third act. Who she is is unknown (but not even the director knows). Violetta doesn’t die on a bed but on pillows put on the floor while the carnival in Paris is represented live by a TV set always present in the second and third act, just to give a touch of originality and good taste. More details to evaluate the “direction”? Needless to say that the “director would be”, when at the end of the opera dared to appear on stage, was welcomed by a conspicuous  of well-deserved “buh” (including mine).  After the dutiful examination of the direction let’s consider the musical side. The role of Violetta was played by Luisa Tambaro instead of the planned Margherita Sicilia for health problems. After a slightly uncertain start (unfortunately Verdi places one of the three very important arias of Violetta, perhaps the most important- Follie Follie -almost at the beginning of the opera) played the role with “bravura” without escellence. Her major flaw is a rather small voice but – it must be said – always tuned even in the most difficult moment. The Alfredo of Francesco Castoro was of good quality with a voice without uncertainties and – in my opinion – insufficiently applauded by the public. As opposed to Simone del Savio as Giorgio Germont who gathered the most convinced consensus. But all this has a relative significance because the Bologna premieres have always been flawed  by a stupid and very provincial clacque  which gives rise to an artificial success (once again a theatre management of second category). As for the direction of Renato Palumbo the best people can say is that it was not unforgettable. In some cases it suspended the music slowing down the execution requiring a not indifferent effort to the singers (in particular with Violetta)
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L’opera dal punto di vista musicale
 
L’opera dal punto di vista registico

Cast

DIRETTORE Renato Palumbo

REGIA, SCENE E LUCI  Andrea Bernard

VIOLETTA VALÉRY Luisa Tambaro

ALFREDO GERMONT Francesco Castoro

GIORGIO GERMONT Simone Del Savio

FLORA BERVOIX Aloisa Aisemberg

ANNINA María Caballero

MARCHESE D’OBIGNY Riccardo Fioratti

BARONE DOUPHOL Paolo Marchini

GASTONE  Rosolino Claudio Cardile

DOTTOR GRANVIL  Francesco Leone

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4 risposte a "La traviata – Bologna teatro comunale 28 Aprile 2019"

  1. Pierluigi Selmi ha detto:

    Demenziale è la sintesi perfetta dell’abominio che abbiamo vista in scena. Va bene innovare ma se uno è incapace meglio la più bieca tradizione. Compositore, librettista ed editore hanno fatto la Traviata così com’è. Se non vi va bene fatevene una vostra, non massacrate quella di Verdi.

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  2. Giuseppe Camorani Scarpa ha detto:

    Condivido pienamente la definizione”demenziale” della regia della Traviata bolognese.
    Mi rammarico non tanto del regista Bernard quanto di chi gli permette di campare (bene) rappresentando pubbliche scempiaggini.
    Sono uscito dal teatro a dir poco amareggiato per l’assurdità della regia e della scenografia: anche la casa di campagna sotto terra (che è poi la stessa proposta come casa parigina di Violetta) è una bestialità inammissibile.
    Mi ha ricordato l’altra bestialità delle teste rotolate sulla scena alla fine dell’ultimo “Ratto dal Serraglio” bolognese, ma almeno quello è stato un inqualificabile, insensato colpo di scena: nella Traviata in cartellone invece la demenza regna dall’inizio alla fine..
    Giuseppe Camorani Scarpa

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    • Purtroppo un management del teatro paga profumatamente questi sciagurati. E la cosa incredibile é che solo una sparuta minoranza approva mentre la maggioranza è disgustata ma non Sa come manifestare il proprio dissenso. Kurvenal tenta proprio di dare voce a questa maggioranza. Purtroppo il numero di iscritti (circa 200) è ancora insufficiente a fare una voce veramente grossa mentre bassissimi interessi di bottega continuano a foraggiare questi sventurati.

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Se tanto mi da tanto temo il prossimo Tristano, tanto per cambiare, “nazista”. Anche se il libretto non lo permetterebbe, la regia sarà certamente “creativa”. Con tanto di stivaloni, Angeli Azzurri, solito bordello (hitleriano), stereotipi “germanici” vari e variegati che tra loro ci entrano come cavoli a merenda ed espliciti richiami politici all’ oggi. Come perdersi l’ occasione?
    Si accettano scommesse.

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