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E’ oltremodo …
. . difficile valutare un brano “moderno” al primo ascolto, Peraltro ci sono precedenti storici come la Grande Fuga op. 133 di Beethoven o le “Sagre du printemps” di Stravinskji che furono accolti negativamente quando non con insulti e sberleffi (ad esempio per il brano di Stranviskji un giornale palò di “Massacre du printemps”. Ovviamente ci sono stati anche esempi positivi, ad esempio la sonata di Franck per violino e pianoforte “adottata” immediatamente da Eugène Ysaye cui era stata inviata per dono di nozze. Per questo mi è difficile valutare i brani di Bjarnason. Da un punto di vista particolarmente personale ho più apprezzato il primo brano mentre ho trovato cervellotico il concerto per violino e orchestra. Innanzitutto la partitura prevederebbe che l’esecutore “fischiasse” accompagnando il violino in alcuni momenti (una scelta molto discutibile anche perché la violinista ha scelto invece il canto a bocca chiusa) e per gli interminabili “solo” del violino. Però dovrei riascoltarlo più volte per farmi un’idea precisa. Ovviamente molto più interessante la “passacaglia” di Britten (il nome antico di “tema con variazioni” adottato anche da Brahms nell’ultimo tempo della quarta sinfonia) mentre le sinfonie di Sibelius (e questa in particolare) semplicemente non mi piacciono (“mea culpa”). Il direttore islandese (Islanda, quella che il mitico Trump ha scambiata per 5 volte per la Groenlandia a Davos) è un ottimo professionista che per un giudizio più approfondito dovrebbe essere riascoltato in un repertorio più articolato. Meno bene decisamente la violinista svedese Bahari allle prese con un partitura impervia ma che ha “candiamente” ammesso di non avere pronto nessun brano per un bis. Fenomenale!
Programma
BJARNASON Fragile Hope Prima esecuzione italiana
BJARNASON Concerto per violino e orchestra Prima esecuzione italiana
BRITTEN Peter Grimes: Passacaglia
SIBELIUS Sinfonia n. 7 in do maggiore op 105
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Non ho capito perchè – Comunale “noveau” -. Forse perchè era per metà musica contemporanea? Anch’io non ho goduto molto di questo concerto. Comincio ad essere un po’ (vecchio) attempato.
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Ho apprezzato l’ intero Concerto anche nella impaginazione ,oltre che nel programma. Elegante e preciso il direttore.Sicuramente un po’ in difficolta’ la simpatica violinista.Mi augurerei solamente che musiche contemporanee entrassero piu’ frequentemente nei programmi concertistici bolognesi. All’ estero e’ normale che vengano eseguiti brani di musicisti contemporanei nei programmi delle Stagioni concertistiche.Per fortuna! Beethoven e Chopin erano contemporanei del proprio tempo.
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Ovviamente la mia valutazione è diversa. Ma ben venga il dissenso!
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