Operistica, Recensioni

Carmen – Teatro comunale Bologna 18 Marzo 2016

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Una Carmen non entusiasmante ma nella sua modestia con alcuni elementi positivi. L’impostazione registica è quella di una rappresentazione gestita da un prestigiatore in funzione di deus-ex-machina (scena di levitazione nella taverna di Lillas Pastia e gioco di comparse e sparizioni dei personaggi in un cestone di vimini nel proscenio) che però solo saltuariamente è in grado di influenzare gli avvenimenti che si svolgono in una Siviglia vagamente moderna (con il significato delle scene affidato a scritte realizzate anche con lettere giganti di cartone) e caratterizzata (nelle prime due scene) da grandi cartelloni turistici. Una scenografia e una regia, quella di Pietro Babina, non pretenziosa e per certi aspetti minimalista che nella sua semplicità ha il pregio di non essere velleitaria come purtroppo abbiamo subito altre volte al teatro Comunale (si pensi al recente allestimento del Flauto Magico….). Nella scena finale Carmen e don Josè si muovono come attori di uno spettacolo realista con un pubblico multicolore fino al finale nel quale appunto i due protagonisti – dopo la morte di Carmen – si prendono per mano per salutare il pubblico in sala senza che si chiuda il sipario. Una regia quindi che si muove sempre a cavallo fra il teatro nel teatro e la rappresentazione verista. La direzione musicale di Fréderic Chaslin si muove nei confini di una professionalità senza lode e senza infamia. La protagonista Veronica Simeoni ha una grande capacità scenica, ha il pregio di essere una bella donna e nella scena della taverna di Lillas Pastia dimostra anche di sapere ballare decentemente il flamenco. Ma seppure intonata.. le manca assolutamente la sensualità e la personalità di Carmen, la sua voce non è adatta al ruolo drammatico e intrigante che la partitura e la trama richiederebbero, con il risultato che la sua interpretazione giustamente non scalda assolutamente la platea. Al contrario del don José di Roberto Aronica che interpreta magistralmente la sua parte, sia dal punto di vista scenico che da quella vocale. Voce potente, drammatica, sempre intonata anche nelle zone più impervie (come nell’aria La fleur que tu m’avais jetée). All’estremo inferiore della valutazione l’Escamillo di Simone Alberghini, con una prestazione vocale scialba e anonima, priva di quella ubris che il personaggio richiederebbe con un physique du role a dir poco inappropriato: un torero destinato a essere incornato al primo assalto. Una performance positiva da parte di Maria Katzarava nel piccolo ruolo di Micaela. Un successo piuttosto modesto da parte di un parterre tutt’altro che esaurito e che ancora una volta dovrebbe fare riflettere sulle sorti del teatro cittadino,

HappySad

Cast
Carmen Veronica Simenoni
Micaela Maria Katzarava
Don José Roberto Aronica
Escamillo Simone Alberghini
Direttore Fréderic Chaslin
Regia e scene Pietro Babina
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