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Salvatore Accardo

Lunedì 13 Maggio – Salvatore Accardo – Musica Insieme. Il tempo non ha tolto nulla all’arte di Salvatore Accardo che ancor oggi compie miracoli con il proprio violino.Tecnica virtuosistica, musicalità eccellente, completo dominio del brano eseguito. Purtroppo soggiace, come molti altri esecutori (Bashmet uno per tutti, ma anche la Mullova e la Argerich – quest’ultima però per scelta culturale), alla tentazione di costituire degli ensembles che pur di buona qualità, fanno certamente rimpiangere un concerto tradizionale  del solista che certamente avrebbe soddisfatto appieno il pubblico accorso numeroso. Ci sono solisti che per motivi di salute sono stati obbligati a questo (Ashkenazy – ad esempio) ed altri che hanno avuto il buon senso di abbandonare il tentativo (ad esempio Pollini dopo la non brillante direzione della “Donna del Lago ” di Rossini). Altri, invece, insistono. Peccato: ci sembra che il pubblico meriterebbe uno di quei concerti splendidi cui il maggior violinista italiano (senza offesa per molti altri ottimi esecutori) nel passato ha saputo offrirci.  Bisogna sperare che il miracolo si ripeta: il tempo passa per tutti e vorremmo potere godere ancora una volta della magia di Accardo prima che sia troppo tardi.
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Krystian Zimerman

Krystian Zimerman – 10 Maggio 2013 – Bologna Festival – I grandi interpreti – Zimerman è un grande artista che è però sovente discontinuo. Va ricordato che vinse giovanissimo il concorso Chopin di Varsavia nel 1975 e che da allora ha meritatamente avuto una grande carriera internazionale. Anche a Bologna ha tenuto splendidi concerti ma fra questi non si può annoverare quello del 10 Maggio. A parte una scelta arbitraria dei preludi del I e II libro  (una prassi che riporta a tempi passati) l’intepretazione dei brani di Debussy (che includeva anche le Estampes) è sembrata piuttosto lontana da quella ricchezza timbrica che è richiesta e che ha trovato in Michelangeli il suo massimo interprete. Fra l’altro a causa della ripetuta inserzione di brani di Debussy è saltata l’op. 109 di Beethoven che certamente avrebbe permesso una valutazione più ampia dell’artista. Anche la scelta della seconda sonata di Brahms (un’opera giovanile dai forti accenti schumaniani ma di struttura ancora confusa e ben lontana dal Brahms maturo, portacolori del classicismo) non è apparsa felice. Come (quasi) sempre nei concerti di Zimerman il programma ha incluso un brano di autore polacco (Szymanowski) eseguito certamente con bravura ma insufficiente a compensare una serata tutto considerato deludente. Ciliegina sulla torta: nessun bis. Difficile ipotizzare le cause del mancato successo: forse una condizione di salute non eccellente (quanto influisca la salute sulle esecuzioni solo chi ha suonato uno strumento può capirlo !) o forse la sala del Manzoni da sempre considerata da Zimerman inadeguata. Forse al teatro comunale avremmo avuto un esito diverso: dice niente la cosa ….?
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Stagione Musica Insieme 2013-2014

La stagione ricalca l’impostazione ormai (forse troppo) consolidata degli ultimi anni: alcuni grandi nomi e una serie di comprimari. Un ritorno che certamente farà piacere a tutti è quello di Arkadi Volodos, un pianista che a una tecnica strabiliante associa una grande musicalità che evita il virtuosismo fine a sè stesso.  Fra i cosiddetti grandi nomi  alcuni sono ormai sul viale del tramonto (Radu Lupu – ad esempio – le cui ultime esibizioni sono state solo il pallido ricordo di un grande del passato) mentre alcuni ripetono ossessivamente (e piuttosto noiosamente) la stessa formula (Bashmet con i solisti di Mosca). Fa invece piacere vedere qualche apertura su  giovani esecutori (Colli e Romanowski), su altri solisti non ancora ascoltati a Bologna (Lewis e Jansen) e su  nuove formazioni (come quelle con Brunello e Pires). Una sorpresa felice è quella di non vedere finalmente il freak Bollani in cartellone: di contaminazioni non se ne può veramente più e la sua assenza non farà di certo piangere gli abbonati. Ciò che invece anche in questa stagione manca è il canto e in particolare un concerto di Lieder. Purtroppo è questa una sorta di provincialismo cui una organizzazione che aspira a essere considerata fra le maggiori del campo musicale italiano non dovrebbe soggiacere. Sarebbe bene ricordare che la liederistica in tutto il mondo fuorchè in Italia (ancora ammalata di melodramma nazionale autarchico) è un genere che ha la stessa importanza delle esecuzioni strumentali, che nei paesi di lingua tedesca vede più concerti settimanalmente (con esecutori noti anche al pubblico italiano come Barenboim) e che la sintesi fra musica e poesia costituisce il vertice artistico massimo – come più volte sottolineato da Qurino Principe. Può essere significativo ricordare che persino un’organizzazione di dimensioni assai più ridotte come il Circolo della Musica di Imola ogni anno organizza un concerto di Lieder. Dice niente la cosa ?

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Megalomania

E ci risiamo: la malapianta dell’auditorium è come l’evangelico loglio, un’erbaccia che non si riesce a estirpare e che ricresce nonostante gli sforzi per debellarla definitivamente. C’è una specie di gara a chi le spara più grosse: 2000 poi 3000 poi 4000 etc. posti come se il pubblico pagante fosse un’entità di dimensione infinita (Bologna ha a malapena 350.000 abitanti): cosa si ipotizza, un aeroporto per gli Airbus A380 che trasporti per le mirabolanti performances vagonate di spettatori da tutto il mondo ? Questa follia ricorda molto quella che ha caratterizzato la crescita incontrollata di piccole università e piccoli aeroporti per scopi raramente nobili dei politici locali. Il risultato: le piccole università e i piccoli aeroporti chiudono e questo è lo stesso destino prevedibile dell’auditorium che verrebbe a costitutire l’ennesimo problema di bilancio del comune. I soloni che propugnano questo progetto sono (forse, molto forse) operatori culturali di alto livello ma paiono dimenticare costantemente (e volutamente ?) i problemi gestionali come se la creazione della struttura fosse di per sè un’opera che non necessita poi di elevatissimi costi gestionali. Attribuirsi il merito e poi lasciare ad altri la soluzione dei problemi piccoli e grossi (un film già visto in varie occasioni…). E il povero teatro comunale correttamente parametrato sulla dimensione della città ? Nel dimenticatoio.  Ma possibile che il CdA del teatro sia così imbelle da non fare sentire forte e chiara la propria voce e assumere una posizione inequivocabile? Oppure alcuni dei suoi membri in realtà sono dei doppiogiochisti il cui comportamento dovrebbe essere opportunamente contrastato dall’amministrazione comunale ?

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Unforgettable

Lunedì 18 Marzo 2013. Bejing String Trio – Musica Insieme -. C’è un concerto della passata stagione di Musica Insieme che non può essere dimenticato. Un modestissimo trio di tre sprovveduti cinesini, catapultato per non si sa quale congiunzione astrale a Bologna esegue malamente e senza alcuna qualità brani del repertorio classico con la partecipazione di un oboe che fa del suo meglio per migliorare (fatica sisifea!) la deprimente situazione. Ma…. come secondo brano della serata viene ammannito in prima (e certamente ultima…) assoluta un brano del compositore (?) Nicola Sani che gratifica il pubblico, durante la  presentazione del concerto,  anche delle sofferenze che il parto artistico (?) gli ha procurato. Un brano che certamente potrebbe costituire un ottimo argomento per quella preziosa raccolta di recensioni che è il Lexicon of musical invectives (un must da oltre 60 anni per tutti gli appassionati musicali). Che dire?  Il brano avrebbe meritato la ben nota espressione di Fantozzi in occasione dell’ennesima visione delle Corazzata Potemkin essendo non solo orribile (si tratta di rumore puro) ma anche irritante e pretenzioso con quei tre leggii piazzati sul palcoscenico affinché tutto l’uditorio avesse la stessa parte di sofferenza nell’ascolto. Il pubblico si guarda sbigottito e sbotta durante l’intervallo utilizzando irripetibili epiteti all’indirizzo del sedicente (de)compositore. Una parte (piccola) però del pubblico applaude: ma chi saranno mai questi pellegrini ? Lo si capisce dall’inizio della seconda parte: nessuno di loro rimane in sala mentre durante l’esecuzione del pezzullo hanno fatto a gara per farsi vedere dell’ineffabile Sani. Insomma la solita piccola claque di “sudditi” che si esercita nello sport nazionale più diffuso: l’adulazione del potente di turno. Senza ulteriori commenti…..

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Teatro comunale


Teatro comunale 21 Maggio 2013. Il dibattito in corso sulla crisi dei teatri bolognesi e sul loro finanziamento meriterebbe un’analisi unitaria del problema. Archiviato il progetto sventurato dell’auditorium (con costi alla fine sulle spalle del comune-pantalone..) rimane il fatto che Bologna si trova ad avere 4 grossi teatri (due di prosa e due dedicati alla musica) con un tasso di utilizzazione irrisorio e quindi un rapporto costi/incassi del tutto insufficiente, il che implica la necessità di pesanti, molteplici interventi delle istituzioni, singolarmente del tutto insufficienti. A ciò si aggiunga che in campo musicale le organizzazioni musicali sono fra loro in perenne (e sovente conflittuale) concorrenza, con l’aggravante di potenziali conflitti di interesse mai affrontati con decisione. Il punto centrale è comunque uno e uno solo: Bologna ha un teatro magnifico – il Comunale –  e intorno ad esso deve esse costruita tutta la programmazione avente come scopo primario la sua piena utilizzazione con una razionalizzazione dei costi coinvolti. Ovviamente nulla vieta che come avviene all’estero organizzazioni diverse si appoggino al teatro ma il risultato deve essere quello del suo pieno impiego (molti dimenticano che negli anni ’50 e ’60 anche la prosa era ospitata al comunale – si ricordi il sempre rimpianto “festival della prosa”). E non hanno pregio le obiezioni relative al numero di posti: gli spettacoli, i concerti possono essere ripetuti (con costi che mai sono il doppio!) e con una differenziazione di prezzo a tutto vantaggio del botteghino (e con una ricaduta positiva sul pubblico giovanile). Probabilmente la prosa non potrebbe essere integralmente ospitata se non in occasioni specifiche e questo implica la presenza di un (uno solo!) teatro dedicato alla prosa, anch’esso però a piena utilizzazione. Un’organizzazione del teatro comunale del tipo proposto porterebbe a una concentrazione dei finanziamenti con gli ovvi effetti benefici senza dimenticare che le casse del comune potrebbero beneficiare della possibile dismissione di beni immobili in zone di altissimo valore. E come ulteriore effetto positivo il teatro comunale – acquisita una posizione di vero prestigio in ambito nazionale – potrebbe finalmente affrontare seriamente per gli spettacoli operistici il problema di una programmazione concordata con altri teatri (Torino e Genova ad esempio) sufficientemente distanti per evitare la sovrapposizione ma con significativa riduzione complessiva dei costi. Si deve sperare che il comune, visto lo stato di necessità, abbia il coraggio e la determinazione per decisioni inevitabilmente controverse ma ormai indilazionabili.
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Herbert Schuch

Venerdì 17 Maggio: Herbert Schuch – Bologna festival – I grandi interpreti -. Peccato che abbia sbagliato il programma: inserire in sequenza le Geistervariationen di Schumann e le Bagatelle op. 119 di Beethoven ha avuto l’effetto di addormentare il pubblico che neppure si è accorto della fine delle variazioni. Schuch è un pianista di statura che prosegue la grande tradizione dei Brendel (di cui è stato allievo) e degli Schiff con un’interpetazione fortemente intimistica che nulla concede al virtuosismo (in modo anche eccessivo) talchè l’ntero programma (che terminava con gli improvvisi op. 142 di Schubert)  poteva fare dubitare delle capacità tecniche dell’esecutore, ferma restando la sua musicalità. Fortunatamente il bis eseguito (“La campanella” di Liszt) ha messo in luce doti tecniche non comuni con una esecuzione impeccabile Un artista da seguire e forse da valutare su uno spettro più ampio di autori per evitare di attribuirgli qulla etichetta di nicchia che tanto è stata in voga nello scorso secolo.
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Giulia Rossini

Mercoledì 15 Maggio: concerto di Giulia Rossini – Talenti di Bologna festival -. La coda di cavallo da liceale non tragga in inganno: Giulia Rossini ha ingerito un metronomo, l’ha metabolizzato e l’ha inserito  nel suo DNA. Un esempio per tutti: dopo l’introduzione del primo tempo dell’op. 81 di  Beethoven (Les AdieuxDas Lebewohl) la velocità della prima frase musicale (che si compone di ribattuti) ha di fatto cancellato i ribattuti stessi e ha poi portato la successiva scala di accordi a una confusa (e probabilmente imprecisa) esecuzione che ha trasformato la bellissima sonata in uno studio di Czerny (la grande velocità ?). Non manca di potenziale musicalità la nostra giovane esecutrice ma il controllo della velocità esecutiva è la prima dote di un pianista che dimostra la sua maturità e la capacità – pur nel rispetto delle indicazioni dell’autore – di adottare quelle piccole sfumature dinamiche che tanto peso hanno nella interpretazione musicale (si pensi – a titolo di esempio – alle indicazioni metronimiche beethoveniane della grande fuga dell’op. 106: praticamente ineseguibile e in ogni caso con risultati caotici se eseguita senza una adeguata sensibilità musicale). La sonata di Haydn è stata eseguita in modo diligente mentre per la sonata di Schumann vale quanto già indicato per Beethoven. Non mi pare che Giulia Rossini rientri fra i “talenti”: forse fra le possibili e tutte da verificare promesse……
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Recensioni

Le recensioni musicali sono sparite dai giornali: è ora di avere un punto di riferimento che offra un parere indipendente e spassionato sulla vita musicale bolognese. Kurvenal nasce per questo. A presto. (Per i puristi Wagneriani so perfettamente che il compagno di Tristan è Kurvenaal con due “a” ma purtroppo il nome era già stato prenotato……)

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