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Krystian Zimerman
Stagione Musica Insieme 2013-2014
La stagione ricalca l’impostazione ormai (forse troppo) consolidata degli ultimi anni: alcuni grandi nomi e una serie di comprimari. Un ritorno che certamente farà piacere a tutti è quello di Arkadi Volodos, un pianista che a una tecnica strabiliante associa una grande musicalità che evita il virtuosismo fine a sè stesso. Fra i cosiddetti grandi nomi alcuni sono ormai sul viale del tramonto (Radu Lupu – ad esempio – le cui ultime esibizioni sono state solo il pallido ricordo di un grande del passato) mentre alcuni ripetono ossessivamente (e piuttosto noiosamente) la stessa formula (Bashmet con i solisti di Mosca). Fa invece piacere vedere qualche apertura su giovani esecutori (Colli e Romanowski), su altri solisti non ancora ascoltati a Bologna (Lewis e Jansen) e su nuove formazioni (come quelle con Brunello e Pires). Una sorpresa felice è quella di non vedere finalmente il freak Bollani in cartellone: di contaminazioni non se ne può veramente più e la sua assenza non farà di certo piangere gli abbonati. Ciò che invece anche in questa stagione manca è il canto e in particolare un concerto di Lieder. Purtroppo è questa una sorta di provincialismo cui una organizzazione che aspira a essere considerata fra le maggiori del campo musicale italiano non dovrebbe soggiacere. Sarebbe bene ricordare che la liederistica in tutto il mondo fuorchè in Italia (ancora ammalata di melodramma nazionale autarchico) è un genere che ha la stessa importanza delle esecuzioni strumentali, che nei paesi di lingua tedesca vede più concerti settimanalmente (con esecutori noti anche al pubblico italiano come Barenboim) e che la sintesi fra musica e poesia costituisce il vertice artistico massimo – come più volte sottolineato da Qurino Principe. Può essere significativo ricordare che persino un’organizzazione di dimensioni assai più ridotte come il Circolo della Musica di Imola ogni anno organizza un concerto di Lieder. Dice niente la cosa ?
Megalomania
E ci risiamo: la malapianta dell’auditorium è come l’evangelico loglio, un’erbaccia che non si riesce a estirpare e che ricresce nonostante gli sforzi per debellarla definitivamente. C’è una specie di gara a chi le spara più grosse: 2000 poi 3000 poi 4000 etc. posti come se il pubblico pagante fosse un’entità di dimensione infinita (Bologna ha a malapena 350.000 abitanti): cosa si ipotizza, un aeroporto per gli Airbus A380 che trasporti per le mirabolanti performances vagonate di spettatori da tutto il mondo ? Questa follia ricorda molto quella che ha caratterizzato la crescita incontrollata di piccole università e piccoli aeroporti per scopi raramente nobili dei politici locali. Il risultato: le piccole università e i piccoli aeroporti chiudono e questo è lo stesso destino prevedibile dell’auditorium che verrebbe a costitutire l’ennesimo problema di bilancio del comune. I soloni che propugnano questo progetto sono (forse, molto forse) operatori culturali di alto livello ma paiono dimenticare costantemente (e volutamente ?) i problemi gestionali come se la creazione della struttura fosse di per sè un’opera che non necessita poi di elevatissimi costi gestionali. Attribuirsi il merito e poi lasciare ad altri la soluzione dei problemi piccoli e grossi (un film già visto in varie occasioni…). E il povero teatro comunale correttamente parametrato sulla dimensione della città ? Nel dimenticatoio. Ma possibile che il CdA del teatro sia così imbelle da non fare sentire forte e chiara la propria voce e assumere una posizione inequivocabile? Oppure alcuni dei suoi membri in realtà sono dei doppiogiochisti il cui comportamento dovrebbe essere opportunamente contrastato dall’amministrazione comunale ?
Unforgettable
Lunedì 18 Marzo 2013. Bejing String Trio – Musica Insieme -. C’è un concerto della passata stagione di Musica Insieme che non può essere dimenticato. Un modestissimo trio di tre sprovveduti cinesini, catapultato per non si sa quale congiunzione astrale a Bologna esegue malamente e senza alcuna qualità brani del repertorio classico con la partecipazione di un oboe che fa del suo meglio per migliorare (fatica sisifea!) la deprimente situazione. Ma…. come secondo brano della serata viene ammannito in prima (e certamente ultima…) assoluta un brano del compositore (?) Nicola Sani che gratifica il pubblico, durante la presentazione del concerto, anche delle sofferenze che il parto artistico (?) gli ha procurato. Un brano che certamente potrebbe costituire un ottimo argomento per quella preziosa raccolta di recensioni che è il Lexicon of musical invectives (un must da oltre 60 anni per tutti gli appassionati musicali). Che dire? Il brano avrebbe meritato la ben nota espressione di Fantozzi in occasione dell’ennesima visione delle Corazzata Potemkin essendo non solo orribile (si tratta di rumore puro) ma anche irritante e pretenzioso con quei tre leggii piazzati sul palcoscenico affinché tutto l’uditorio avesse la stessa parte di sofferenza nell’ascolto. Il pubblico si guarda sbigottito e sbotta durante l’intervallo utilizzando irripetibili epiteti all’indirizzo del sedicente (de)compositore. Una parte (piccola) però del pubblico applaude: ma chi saranno mai questi pellegrini ? Lo si capisce dall’inizio della seconda parte: nessuno di loro rimane in sala mentre durante l’esecuzione del pezzullo hanno fatto a gara per farsi vedere dell’ineffabile Sani. Insomma la solita piccola claque di “sudditi” che si esercita nello sport nazionale più diffuso: l’adulazione del potente di turno. Senza ulteriori commenti…..
Teatro comunale
Herbert Schuch
Giulia Rossini
Recensioni
Le recensioni musicali sono sparite dai giornali: è ora di avere un punto di riferimento che offra un parere indipendente e spassionato sulla vita musicale bolognese. Kurvenal nasce per questo. A presto. (Per i puristi Wagneriani so perfettamente che il compagno di Tristan è Kurvenaal con due “a” ma purtroppo il nome era già stato prenotato……)