Sinfonica

La dama di picche – La Scala 15 Marzo 2022


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MATISSE
Tόλμη, ἔρως καί Θάνατος
… sono gli ingredienti della novella di Puškin Пиковая дама, che  è alla base del libretto del fratello di Ciajkovskij che lo pose in musica in buona parte a Firenze nel 1890 e che costituisce uno dei migliori esiti artistici del compositore (ma a mio giudizio decisamente inferiore all’ Evgeni Onegin). La storia è sostanzialmente quella del povero Hermann, ossessionato dal gioco e innamorato di Liza, cui non può aspirare data la sua condizione sociale ed economica. Viene però a sapere che una vecchia contessa dal passato torbido parigino custodisce il segreto per vincere alle carte (le famose tre carte che escono in sequenza ) e di fatto rinuncia alla amata (che è riuscito a conquistare) per conoscere il segreto. Ma alla fine. durante il gioco, al posto dell’asso pronosticato dalla contessa, esce la donna di picche facendo perdere a Hermann la colossale vincita fino ad allora conseguita e su questo Hermann muore così come è già morta Liza che si suicida scoprendo che a Hermann interessa più il gioco di lei. Insomma alla fine muoiono tutti: contessa. Liza e Hermann. Le atmosfere ossessive di questo classico dell’opera russa sulla maledizione del gioco sono affidate al regista Matthias Hartmann, che alla Scala ha già messo in scena Der Freischütz e Idomeneo (Idomeneo re di Creta  – La scala 4 Giugno 2019).  Una messa in scena a due facce: quella del primo e terzo atto, molto ridotta, con luci al neon estranianti e posizionate a mo’ di persiana: francamente difficile capirne il significato quasi espressionista  e forse volutamente allucinato (ammesso che esista…) ma certamente molto discutibile sul piano visuale. In totale contrasto con il secondo atto, sontuoso nella migliore tradizione scaligera dove scenografia, canto e balletto costituiscono un insieme quasi perfetto. In tutto questo contesto i cantanti hanno poco spazio per una espressione della loro arte scenica. La realtà è che il libretto (come praticamente succede quasi sempre nelle  riduzioni operistiche di testi “sacri”. Solo Wagner non ha corso questo rischio essendo i libretti delle sue opere direttamente redatti da lui stesso…. ) è un po’ scombiccherato, ad esempio con l’aggiunta della figura del principe Eleckij, come se se ne sentisse il bisogno. E anche il testo in generale – privo necessariamente delle nuances della novella che sono però fondamentali in questa storia – risulta troppo episodico, quasi narrato a scatti senza i necessari raccordi. Un ruolo esorbitante e difficile da capire è quello della bella stagione (sicuramente utile per la regia) forse per sottolineare il carattere oscuro e ossessivo del povero Hermann che fa un po’ la figura di uno stralunato fuori di testa.

Dama di picche 2

Dama di picche 1

La musica di Čajkovskij è indubitabilmente di grande qualità e in essa ritroviamo alcuni degli stilemi (quando non addirittura copie) presenti nelle arie dell’ Evgenij Onegin (in particolare nella famosa aria di Taitana) con l’accompagnamento di fiati (segnatamente il clarinetto).

Dama di picche 3

Torna da protagonista la grandissima Asmik Grigorian (v. Die tote Stadt  – La Scala  3 Giugno 2019) che a qualità canore di altissimo livello assomma una presenza scenica da attrice consumata, purtroppo sostituita in alcune rappresentazioni da Elena Guseva che ne è una modesta controfigura. Voce potente e perfetta rappresentazione del personaggio l’Hermann di Najmiddin Mavlyanov. Un plauso incondizionato a Julia Gertseva nel breve ma importante ruolo della contessa e una buona prestazione anche di Elena Maximova come Polina. La direzione è stata affidata a Timur Zangiev dopo la radiazione del putiniano Gergiev (che, al di là delle sue convinzioni politiche, poteva esprimersi – come la Netrebko – almeno in favore del cessate il fuoco e della pace. Quando – speriamo il prima possibile – le armi taceranno non ci sarà solo un’Ukraina semidistrutta ma una ferita, una distruzione del tessuto artitstico e di altri ambiti che  – come le macerie – sarà comunque difficile e lungo da ricostruire). La sua direzione – predisposta però dal radiato Gergiev –  è stata molto apprezata dal pubblico scaligero che gli ha tributato prolungti applausi ad ogni uscita all’inizio degli atti.

HappySad

Direttore

Timur Zangiev

Regia Matthias Hartmann
Scene Volker Hintermeier
Costumi Malte Lübben
Luci Mathias Märker
Drammaturgo Michael Küster
Coreografo Paul Blackman
Maestro del Coro Alberto Malazzi

CAST

Hermann Najmiddin Mavlyanov
Il conte Tomskij Roman Burdenko
Il principe Eleckij Alexey Markov
Čekalinskij Yevgeny Akimov
Surin Alexei Botnarciuc
Čaplickij

Sergey Radchenko

Narumov Matías Moncada
Il maestro di cerimonie Brayan Ávila Martínez
Contessa Julia Gertseva
Liza

Asmik Gregorian

Elena Guseva

Polina Elena Maximova
La governante Olga Savova
Maša/Prilepa Maria Nazarova
Milovzor Olga Syniakova
 
 
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Tόλμη, ἔρως καί Θάνατος are the ingredients of Pushkin’s novel Пиковая дама, which is the basis of the libretto by Tchaikovsky’s brother who set it to music largely in Florence in 1890 and which constitutes one of the best artistic achievements of the composer (but in my opinion decidedly inferior to the Evgeni Onegin). The story is basically that of poor Hermann, obsessed with the cards game and in love with Liza, whom he cannot aspire given his social and economic condition to. However, he learns that an old countess with a murky Parisian past keeps the secret to winning the cards (the famous three cards that come out in sequence) and in fact renounces the beloved (which he managed to conquer) to know the secret. But in the end. during the game, instead of the ace predicted by the countess, the woman of spades comes out making Hermann lose the colossal win achieved until then and on this Hermann dies as well as Liza has already died who commits suicide discovering that Hermann is more interested in the game than her. In short, in the end everyone dies: Countess. Liza and Hermann. The obsessive atmospheres of this classic of Russian opera on the curse of the game are entrusted to the director Matthias Hartmann, who at La Scala has already staged Der Freischütz and Idomeneo (Idomeneo re di  Creteìa – La scala 4 June 2019).  A staging with two faces: that of the first and third acts, very reduced, with alienating neon lights and positioned like a shutter: frankly difficult to understand its almost expressionist meaning and perhaps deliberately hallucinated (if it exists …) but certainly very questionable at the visual level. In total contrast with the second act, sumptuous in the best Scala tradition where scenography, singing and ballet constitute an almost perfect whole. In all this context the singers have little room for an expression of their scenic art. The reality is that the libretto (as practically always happens in all operatic reductions of “sacred” texts. Only Wagner did not run this risk being the librettos of his operas directly written by himself…. ) it is a bit messed up, for example with the addition of the unneeded figure of Prince Eleckij. And even the text in general – necessarily devoid of the “nuances” of the novel that are however fundamental in this story – is too episodic, almost narrated in spurts without the necessary connections. An exorbitant and difficult role to understand is that of the weather (certainly useful for directing) perhaps to emphasize the dark and obsessive character of poor Hermann. Tchaikovsky’s music is undoubtedly of great quality and in it we find some of the stylistic features (if not even copies) present in the arias of Evgenij Onegin (in particular in the famous Aria of Taitana) with the accompaniment of winds (especially the clarinet). Back as a protagonist the great Asmik Grigorian (see Die tote Stadt – La Scala 3 June 2019) who to singing quality of the highest level adds up a stage presence as a consummate actress, unfortunately replaced in some representations by Elena Guseva who is a modest stunt double. Powerful voice and perfect representation of the character Hermann by Najmiddin Mavlyanov. An unconditional applause to Julia Gertseva in the short but important role of the Countess and a good performance also of Elena Maximova as Polina. The direction was entrusted to Timur Zangiev after the dismissal of Putin’s Gergiev (who, beyond his political convictions, could express himself – like Netrebko – at least in favor of the ceasefire and peace. When – we hope as soon as possible – the weapons will be silent there will not only be a half-destroyed Ukraine but a wound, a destruction of the artistic fabric and other areas that – such as rubble – will still be difficult and long to rebuild). His direction – prepared, however, by the radiated Gergiev – was very appreciated by the Scala public who gave him prolonged applause at each exit at the beginning of the acts.
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2 risposte a "La dama di picche – La Scala 15 Marzo 2022"

  1. Avatar di Carlo Borghi Carlo Borghi ha detto:

    Vorrei, se mi è consentito in questa sede, fare un commento sulla criminalità della guerra-aggressione di Putin in Ucraina. Naturalmente Putin è un criminale maniaco. I russi devono tacere. Credo molti sanno cosa sta succedendo ma sono costretti a non fiatare altrimenti rischiano 15 anni di carcere (e non so di che tipo). Gli altri, la gente comune che sa solo accedere alla televisione ed ai giornali russi, sanno solo quello che dice Putin.

    Non mi pare però assolutamente il caso di prendersela con la cultura. Perché Dostoevsky, Stravinskij e tutti gli altri. Perché Gergiev e Netrebko dovrebbero rischiare il carcere? Mi pare che costoro tacciano e non vadano allo stadio ad applaudire il criminale.

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